Bodhgaya : l'illuminazione
Un giorno, il giovane principe Siddarda, nonostante il padre gli avesse
proibito di uscire dalla reggia (una profezia lo aveva messo in guardia
per quello che sarebbe successo), uscì per strada e per la prima volta
si rese conto della misera condizione del genere umano.
fiori di loto
Dopo quel giorno in lui tutto cambiò. Cominciò quel processo che trasformò
il giovane Siddarta nel Budda, l'illuminato. Siddarta decise di lasciare
la reggia, si spogliò di tutto ed iniziò la vita di asceta peregrinante
per cercare la verità.
Ancora oggi in India e Nepal, alcuni scelgono la vita dura dei senza
famiglia, per cercare l'illuminazione. Sono i Saddu, veri e propri
asceti.
Siddarta, come ogni Saddu, cominciò a percorrere un cammino di privazioni,
disciplina e mortificazione dei desideri seguendo alcuni fra i più
popolari guru del suo tempo e vivendo in quella parte dell'India dove
allora come oggi si riuniscono gli asceti ed i loro seguaci, la zona di
Varanasi (Benares) lungo il sacro fiume Gange.
il loto, con le sue radici nel fango e i suoi fiori meravigliosi,
è un forte simbolo di salvezza
Siddarta si sottopose a dure discipline e mortificazioni cercando di
raggiungere la consapevolezza, la spiegazione di tutto, seguendo le
dottrine yoga che affermano la necessità di liberarsi dal corpo per
ottenere l'illuminazione, che considerano il corpo il vero nemico
dell'uomo (simili concezioni le ritroviamo molto sentite nel nostro
Medioevo cristiano).
Ma quelle esperienze lo delusero profondamente. Ad un tratto capì che per
raggiungere il Nirvana non serviva sottoporsi a simili torture, non
serviva uccidere il proprio corpo o chiedere aiuto a uomini e Dei. Capì,
ad un tratto che la via giusta era la via di mezzo, disciplina sì, per
non essere schiavi del proprio corpo, ma riconoscimento che tutto deriva
dalla mente, e che la mente è il veicolo che può portare al Nirvana. Capì
che non seguendo un Guru, non pregando gli Dei, non sottoponendosi a
regole e discipline disumane si ottiene il Nirvana.
il luogo dell'illuminazione di Budda e l'albero sacro della Bodhy
Approfondendo questa intuizione, Siddarta, seduto sotto un grande albero
(un fico indiano, Ficus religiosa), raggiunse l'illuminazione ed ottenne
il Nirvana, diventando il Budda.
il grande tempio della Mahabody costruito accanto al luogo dell'illuminazione
L'evento straordinario avvenne in una località vicino alla città di Gaya,
non lontano da Varanasi, oggi chiamata Bodhgaya (il suffisso bodh ci
ricorda l'evento).
Bodhgaya oggi è un tranquillo e felice villaggio disperso nella campagna
dello stato del Bihar (stato fra i più poveri dell'India).
la campagna vicino a Bodhgaya
Fra templi e pellegrini che qui vengono numerosi da tutte le parti del
mondo, vivono più di ventimila indiani, portando avanti la loro esistenza
fra brulicanti e variopinti bazar, in una atmosfera incredibilmente
serena e tranquilla, quasi come quell'evento ancora oggi condizioni
positivamente uomini e cose.
il bazar di Bodhgaya
Ogni nazione a tradizione buddista ha qui il proprio tempio e molti
monaci da tutto il mondo vivono qui per lunghi periodi. Qui si è
stabilita anche una folta comunità di tibetani fuggiti dal Tibet.
una pagoda Tailandese
il Gompa tibetano
un tempio Buthanese in costruzione
Passai qui giorni e giorni camminando nei brulicanti mercati, o sedendo
in meditazione nei Gompa (templi tibetani) o presso il grande tempio
della Mahabodhi, costruito nel punto in cui Budda ottenne l'illuminazione
e dove ancora oggi un discendente dell'albero originario sotto il quale
Budda sedette stende i suoi poderosi rami.
scorci di vita nel campo profughi tebetano
Qui ho incontrato per la prima volta i Tibetani e la loro cultura, ed
ho iniziato ad amarli per la loro dolcezza, simpatia, per il loro sorriso,
iniziando un interesse ed un legame con loro e la loro cultura che ancora
oggi è forte e vivo in me.
monaci tibetani in preghiera
Bodhgaya è in definitiva un luogo speciale, dove quell'evento è ancora
vivo, dove ancora puoi sperare che il destino dell'uomo non sia solo
cenere.
lampade votive a burro
(testo e foto di Arrigo Amadori)
|