Il monastero di Thikse.
Raggiunsi il villaggio-monastero di Thikse camminando lungo il fiume, su
quiete stradine, attraversando silenziosi villaggi e campi particolarmente
lussureggianti. Gruppi di bambini mi venivano incontro correndo sorridenti
e festosi. Era agosto (l'estate ladakha, ahimè così breve, era al culmine)
e tutto, uomini e cose, sembravano avvolti in un'atmosfera di pace, e pigra
felicità. Il calore era intenso e la luce accecante. Lungo i mille rivoli
del fiume, la vita scorreva placida e lenta.
Fra Shey e Thikse, lungo la sponda destra dell'Indo.
Camminavo assorto nei miei pensieri mentre la collina di Thikse diventava
sempre più vicina, così immerso in quella calda ed accogliente pace.
Il villaggio ed il tempio sono una realtà integrata.
Il villaggio-monastero di Thikse è un tipico esempio di come la religione
e la società siano un tutt'uno per i popoli di cultura tibetana. Al centro
del villaggio, quasi sempre in posizione dominante, il tempio. Attorno, le
case abitate in prevalenza dalle famiglie dei monaci. Per le famiglie
tibetane, il massimo onore è quello di avere un figlio monaco, e tutti si
impegnano per tutta la vita al mantenimento del monastero. I bambini
indossano la tunica rossa del monaco fin da circa i sei anni, frequentano
la scuola nel monastero, poi, se desiderano, possono prendere i voti
religiosi o rimanere laici.
Il monastero di Thikse è molto grande, e i monaci che vi risiedono sono
diverse decine. All'interno vi sono interessantissime statue e stupendi
affreschi. Visitare quel tempio è una esperienza unica, è come un viaggio.
Si passa da cunicoli e cappelle buie fortemente suggestive, a stanze solari,
con statue gigantesche e coloratissime, il tutto in un caos sorprendente.
All'interno del tempio.
Ricordo in particolare le statue delle divinità tantriche (sorta di
sincretismo fra l'induismo shivaita e il tardo buddismo indiano). Immagini
spaventose o sorridenti, divinità unite in amplesso: tutto il vasto mondo
iconografico del buddismo tibetano completamente incentrato sul significato
della vita e della morte.
Panorami sulla valle dell'Indo.
Divinità pacifiche o irate, paradisi sublimi ed inferni terrificanti, ma
tutto, come insegna il Bardo Todol (il Libro Tibetano dei Morti) nient'altro
che creazione carmica della mente umana. I sentimenti positivi e negativi
prendono forme di esseri e di divinità, ma sempre insostanziali ed
illusori. Se il carma (le azioni di un individuo) è positivo, alla mente
appaiono divinità pacifiche, altrimenti appaiono le divinità irate che, come
in un incubo, terrorizzano e torturano. Ma è tutta una illusione. Queste
immagini non sono reali, e, volendo, possono essere trasformate nel loro
aspetto pacifico. Dipende dalla forza spirituale di ciascuno.
Durante il processo della morte (che dura molti giorni) lo spirito del
morto vaga avendo esperienze allucinatorie trasportato dal vento del
proprio carma (le proprie azioni). Durante quel periodo, il Bardo, egli
deve superare molte prove ed ha la possibilità di salvarsi (entrare nel
Nirvana) o di rinascere (fatto che per il buddismo è sempre negativo,
doloroso) in uno stato dell'esistenza favorevole (in uno dei paradisi, per
esempio) o sfavorevole (in un inferno, o come animale, o come fantasma
ecc.). In tutto questo processo, il morto può essere aiutato da un monaco
che gli legge all'orecchio il Bardo Todol e lo aiuta a riconoscere le
visioni e a non averne paura, oppure, se durante la vita ha meditato ed
approfondito sufficientemente i segreti del Bardo, può raggiungere la
liberazione o la rinascita che desidera da solo.
Maitreya, il budda che verrà.
Immerso in questi pensieri, stimolato dalla potenza evocativa di quelle
immagini, rivissi in quella visita tutta l'essenza del buddismo tibetano
in un modo così naturale ed intenso. Esperimentai la forza evocativa
di quelle immagini.
(testo e foto di Arrigo Amadori)
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