Leh : la capitale.
Leh è la capitale del Ladakh. Oggi è una tranquilla ma animata cittadina
di circa ventimila abitanti, un tempo è stata la sede di potenti re a cui
era sottomesso lo stesso Tibet.
L'imponente palazzo reale risalente al diciassettesimo secolo, oggi completamente in
rovina.
Leh è situata a oltre 3500 metri sul livello del mare in una ampia pianura
solcata dal fiume Indo. E' l'unica città in senso proprio di tutto il
Ladakh (altrove puoi trovare solo villaggi, deserti e montagne) e oggi è
uno strano miscuglio di vecchio e nuovo. Turisti, venditori di tappeti
kashmiri, militari indiani (la linea di cessate il fuoco con il Pakistan
è a pochi chilometri a nord) e ladakhi si mescolano dando luogo ad una
realtà affascinante.
Veduta della città
dal palazzo reale.
Passeggiando fra le vie della città e fra i bazar puoi notare con dolore
che l'identità culturale ladakha rischia di scomparire sommersa dal
turismo, dal traffico e dai numerosi mercanti kashmiri. Ma se superi lo
strato creato dai negozi, gli alberghi e i ristoranti, puoi ancora trovare
la vecchia, silenziosa, magica città vecchia.
Un monaco bambino e la statua di Chenserì in un gompa presso il palazzo reale.
Strette stradine che si inerpicano sulla montagna verso il palazzo reale,
case di pietra, templi cadenti con statue stupende di divinità buddiste,
rare persone dai vestiti di lana grossa lunghi fino ai piedi, dagli strani
copricapi e dal sorriso aperto e gentile. Stupefacente è la sensazione che
si prova sbirciando fra le fessure di antiche porte di legno fatiscente,
all'interno di templi buddisti in rovina, ma dove imponenti, coloratissime
statue di budda ancora emanano la loro energia, il loro potere suggestivo
ed ipnotico in una luce limpida ed irreale, in un silenzio riempito solo
dall'eco di antichi ed arcani mantra.
La stazione delle corriere è un animato bazar.
Più di tutte ricordo la statua di Chenrezì in un gompa (tempio tibetano)
giusto ai piedi del palazzo reale. Ricordo che ero appena arrivato nel
Ladakh e l'incontro con quella statua rappresentò per me l'incontro con
l'essenza stessa del luogo in cui ero giunto.
Chenrezì è la divinità più importante del buddismo tibetano. La divinità
che tutti i tibetani (si ritrova anche nel buddismo giapponese in forma
femminile) adorano, pregano e a cui si rivolgono per chiedere grazie e
protezione.
Una festa buddista.
Chenrezì (in sanscrito Avalokiteshvara) è un bodisattva (un budda che
rinuncia al nirvana per aiutare tutti gli esseri viventi, e che fa voto
di entrare nel nirvana solo dopo che tutti gli esseri, uomini, animali,
spiriti e dei, abbiano raggiunto la salvezza), emanazione del budda Amitaba
(detto anche il budda della luce infinita), uno dei quattro (o cinque,
secondo certe scuole) Adibudda (budda primordiali che sottostanno al tutto),
che con le sue mille braccia e i suoi mille occhi guarda compassionevole
dall'alto gli esseri schiavi del dolore e li aiuta a raggiungere la
liberazione.
I miei amici tibetani di Leh.
Il Dalai Lama, capo dei buddisti tibetani, è considerato la reincarnazione
di Chenrezì ed ogni credente, ogni giorno, ripete infinite volte il mantra
"om mani padme hum", il mantra che evoca la grazia di Chenrezì, attraverso
il quale si può raggiungere il Nirvana.
I miei amici kashmiri di Leh.
(testo e foto di Arrigo Amadori)
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