E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di matematica
Funzioni reali notevoli : l'iperbole equilatera
(3' parte)
09 - Esercizio.
Siano date la retta
e l'iperbole equilatera
che si incontrano nei punti A e B (l'ascissa di A
sia minore di quella di B ). Si prenda una retta verticale
dove il parametro t è un numero reale qualsiasi
compreso fra l'ascissa di A e l'ascissa di B
(comprendendo le stesse). Siano C e D rispettivamente i
punti
d'incontro della retta
con la retta data e con l'iperbole. Si determini il valore del parametro t
per cui l'area
del triangolo OCD sia massima, ovvero, in simboli, per cui sia :
,
dove S( ... ) indica l'area della superficie, O è
il vertice del sistema di assi cartesiani Oxy a cui si riferiscono le
curve, e max indica simbolicamente il valore massimo.
Graficamente :

E' chiaro che al variare di t la retta verticale incontra le curve
in punti diversi per cui l'area del triangolo OCD
cambia di conseguenza in funzione di t . L'area del triangolo
OCD è allora una funzione di t , cioè :
.
Graficamente :

Questo problema appartiene alla categoria dei problemi di massimo e minimo,
problemi che in matematica
rivestono grande importanza. In questi problemi vi è di solito un parametro che
varia ed una grandezza (una
lunghezza, un'area, un volume ecc.) che varia di conseguenza e si chiede di
individuare se e quando questa
grandezza assume valori minimi o massimi.
E' chiaro che quando la retta
passa per A o per B l'area del triangolo OCD
si annulla.
Troviamo innanzi tutto le coordinate dei punti A e B
risolvendo il sistema :
.
Esso fornisce l'equazione :
![]()
che si semplifica moltiplicando ambo i membri per x (che è diverso
da 0 in quanto in 0 l'iperbole non esiste) :
,
sottraendo ad ambo i membri 1 :
![]()
e moltiplicando ambo i membri per -1 :
.
Questa equazione di secondo grado si risolve con la nota formula ottenendo :
.
I punti cercati sono allora :
,
.
Si noti che per l'ascissa di A abbiamo preso il segno meno e che
abbiamo calcolato le ordinate semplicemente
ricordando che
( 1 fratto una frazione equivale alla frazione "invertita").
Siccome la retta verticale
non deve sorpassare A a sinistra e B a destra, avremo la
limitazione per la scelta
del parametro t :
dove
,
..
Per calcolare l'area del triangolo OCD basta conoscere la base
CD e l'altezza OH indicata nel grafico :

Si noti che un triangolo ha tre basi e tre altezze relative e che un'altezza può
essere anche esterna al triangolo. La
opportunità della scelta della base CD e della relativa altezza
OH è qui evidente.
Le coordinate dei punti C e D sono determinabili
immediatamente. Si ha :
,
.
Si deduce allora che :
e che :
OH = t .
L'area cercata sarà allora :
![]()
(base per altezza diviso due).
Semplificando, si ottiene :
.
Questa funzione è evidentemente una parabola con concavità rivolta verso il
basso (rispetto al sistema di assi cartesiani
0tS ). Il suo vertice è :
(l'ordinata non ci interessa) .
L'ordinata all'origine è
e le ascisse dei punti di intersezioni con l'asse delle t sono dati
dall'equazione :
![]()
ovvero, moltiplicando ambo i membri per -2 , da :
![]()
che fornisce (come già abbiamo visto sopra in x ) :
.
Il grafico della parabola è allora :

La parabola descrive l'andamento dell'area del triangolo OCD al
variare di t che, come sappiamo, deve essere
preso in modo che :
.
D'altra parte i valori
,
sono
esattamente le ascisse dei punti d'incontro fra la parabola e l'asse
delle t per cui in questi punti l'area si annulla, come sappiamo già
che deve essere.
La ricerca del massimo dell'area S va quindi limitata a
quell'intervallo. Risulta quindi evidente che il punto V
(il vertice della parabola, qui il punto della parabola al quale
corrisponde il massimo valore dell'ordinata) soddisfa
tale requisito, per cui possiamo affermare che il valore massimo dell'area del triangolo OCD è raggiunto
quando :
,
appunto l'ascissa del vertice V .
Si noti che il valore di t che "massimizza" l'area
corrisponde alla posizione intermedia fra i punti A e B
(questo
risultato è del tutto casuale e non costituisce ovviamente alcuna regola).
10 - Esercizio.
Siano date la parabola
e l'iperbole equilatera
. Si prenda una retta orizzontale
dove
il
parametro t è un numero reale qualunque > 1 . Tale retta
incontra la parabola nei punti A e B (l'ascissa di
A sia minore di quella di B ) e l'iperbole nel punto C . Si
determini per quale valore del parametro t si ha
che il segmento AC è doppio del segmento CB , ovvero che :
.
Graficamente :

Si noti che, dovendo essere t > 1 , la retta
si trova sempre al di sopra della retta y = 1 .
Le coordinate dei punti A , B , C sono ricavabili direttamente e
valgono :
,
,
in quanto per A e B si ha :
mentre per C si ha :
.
Si ottiene allora che :
e :
ed, evidentemente, entrambe sono lunghezze dipendenti dal parametro t .
Affinché si abbia, come richiesto,
,
basta porre :
![]()
ovvero :
![]()
da cui, sommando ad ambo i membri
, si ricava :
![]()
e, sommando il primo termine col terzo ed il secondo col quarto :
cioè, moltiplicando ambo i membri per -1 :
.
Si tratta di un'equazione irrazionale (perché contiene l'incognita
t sotto radice) e fratta (perché contiene l'incognita
al denominatore). Per tali equazioni non esiste una formula generale di
risoluzione per cui bisogna valutare caso per caso
una possibile strategia risolutiva. In questo caso molto semplice, conviene
separare i due termini ottenendo :
![]()
(abbiamo sommato ad ambo i membri
).
Se moltiplichiamo ambo i membri per t (che è diverso da 0 )
otteniamo una forma ancora più semplice :
.
A questo punto, tenendo sempre presente che t è per noi positivo (
> 1 ), eleviamo al quadrato ambo i membri :
![]()
(se due numeri positivi sono uguali lo saranno anche i loro quadrati) che
fornisce :
.
Abbiamo così ottenuto una semplice equazione algebrica di terzo grado che si
risolve immediatamente facendo la radice
cubica di ambo i membri. Otteniamo allora :
.
Questo è il valore cercato per cui si ha
. Esso vale approssimativamente 2,08 .
11 - Pendenza dell'iperbole equilatera.
La pendenza dell'iperbole equilatera
in un suo punto P , così come per ogni altra curva, è data
dalla
pendenza della retta tangente ad essa in P . Indichiamo
con t tale retta tangente.
Per esempio, nel caso di k > 0 (tutto ciò che segue vale anche, "mutatis
mutandis", per k < 0 ) :

La retta tangente nel punto P all'iperbole equilatera (così come
per ogni altro tipo di curva, lo ribadiamo) è ottenibile
come passaggio al limite di una retta secante, sempre passante
per P , così come illustrato nel grafico :

Nel grafico, la secante s passante per P e Q
viene fatta spostare via via in modo che il punto Q tenda
a
sovrapporsi al punto P . In questo modo la retta secante
s diventa la retta tangente t all'iperbole
in P .
Calcoliamo ora la pendenza della retta secante s
considerando che l'ascissa di P sia
e quella di Q sia
.
Nel grafico :

Il numero h è detto incremento della x .
E' immediato affermare che l'ordinata di P è
e quella di Q è
. Graficamente abbiamo :

Notando che HQ = h , possiamo sicuramente affermare che la pendenza
della retta s è :
,
essendo il numeratore
pari alla la lunghezza del segmento HP dotata, in questo caso, del
segno meno,
dato che la pendenza di s è qui negativa (infatti, se k >
0 e h > 0 ,
) .
L'espressione della pendenza di s scritta sopra può essere
semplificata nel seguente modo :
.
Per ricavare la pendenza della retta tangente t all'iperbole
in P , ovvero la pendenza dell'iperbole in P ,
basta
eseguire il limite per
dell'espressione
che rappresenta la pendenza della secante calcolata sopra. Il perché di
questo risulta chiaro osservando il grafico :

E' chiaro che, quando la retta secante tende a diventare tangente, il valore
dell'incremento h tende a 0 .
Scriveremo allora che la pendenza della retta tangente t
all'iperbole nel suo punto P , ovvero la pendenza della
curva stessa in P , vale :
.
Tale limite è di immediata intuitiva soluzione (basta sostituire ad
h il valore 0 ). Esso fornisce :
.
Un altro modo universalmente conosciuto di denominare ed indicare
più proficuamente la pendenza dell'iperbole
(ed in generale di ogni altra curva) è tramite il concetto di derivata.
Possiamo scrivere :
dove f indica la funzione in oggetto (l'iperbole equilatera) e
l'apice indica la derivata (ovvero la pendenza).
Se consideriamo l'ascissa di P pari a x , la pendenza
dell'iperbole sarà in P :
.
E' chiaro che al variare di x la pendenza dell'iperbole
equilatera cambia. Per esempio, sempre nel caso di k > 0 :

Possiamo facilmente renderci conto che :
se k > 0 la pendenza
è sempre negativa e si ha :
per x tendente a
la pendenza tende a 0
per x tendente a 0 per valori positivi la pendenza tende
a
per x tendente a 0 per valori negativi la pendenza tende
a ![]()
per x tendente a
la pendenza tende a 0
Riassumendo graficamente (dove il valore della pendenza y' punto per
punto è dato dalla funzione in rosso) :

se k < 0 la pendenza
è sempre positiva e si ha :
per x tendente a
la pendenza tende a 0
per x tendente a 0 per valori positivi la pendenza tende
a
per x tendente a 0 per valori negativi la pendenza tende
a ![]()
per x tendente a
la pendenza tende a 0
Riassumendo graficamente (dove il valore della pendenza y' punto per
punto è dato dalla funzione in rosso) :

Fine.
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