E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di matematica
Funzioni reali notevoli : funzione esponenziale
(3' parte)
06 - Esercizio.
Si consideri la funzione esponenziale
, la retta
tangente ad essa nel punto
e la retta
tangente ad essa nel punto
.
Graficamente :
Si ricavi l'area del triangolo
formato dalle rette
,
con l'asse
, così come
indicata in figura :
Risoluzione.
La pendenza (derivata) della funzione esponenziale
è
, cioè, come ben sappiamo, possiamo scrivere :
.
Il coefficiente angolare della retta tangente
è quindi
,
essendo la derivata (pendenza) della funzione esponenziale in
appunto
(abbiamo posto
che è l'ascissa di
).
Ricordando che l'equazione della generica retta (non verticale)
passante per il generico punto
è :
,
l'equazione di
sarà allora :
ovvero :
.
Il coefficiente angolare della retta tangente
è
,
essendo la derivata (pendenza) della funzione esponenziale in
appunto
(abbiamo posto
che è l'ascissa di
).
L'equazione di
sarà allora :
ovvero :
.
cioè :
.
Essendo tale equazione priva dell'ordinata all'origine (termine noto), la
retta
passa per l'origine
per cui si ha :
,
cioè
coincide con
(il simbolo
significa appunto "coincide").
Siamo ora in grado di calcolare le coordinate del punto di
intersezione
fra le due rette
,
. Per fare
questo, come sempre quando si devono calcolare i punti d'incontro fra due
curve, basta risolvere il sistema :
.
Eguagliando le
si ottiene :
da cui :
ovvero (raccogliendo la
a fattore comune) :
per cui (dividendo ambo i membri per
) :
.
Di conseguenza sarà :
(abbiamo sostituito
nell'equazione
).
Il punto
sarà allora :
.
Per calcolare le coordinate del punto
basta risolvere il sistema :
essendo
l'equazione dell'asse
.
Si ricava direttamente :
per cui il punto
risulta :
.
Ricordiamo, infine, anche che il punto
vale :
.
A questo punto siamo in grado di calcolare l'area cercata.
Si ha evidentemente :
per cui :
.
Approssimando, risulta :
.
07 - Esercizio.
Ricavare la parabola tangente alla curva esponenziale
nel punto
e passante per il punto
.
Graficamente :
Risoluzione.
Due curve sono tangenti in un dato punto se hanno in esso la medesima retta tangente.
Evidentemente, la retta
indicata nel grafico è tangente in
sia alla curva esponenziale che alla parabola.
Essendo la derivata della funzione esponenziale uguale a se stessa, cioè :
,
ed essendo il coefficiente angolare
della retta tangente
uguale alla derivata della funzione esponenziale in
(curva e retta tangente hanno la stessa pendenza
in
), si avrà
che il suddetto coefficiente angolare vale :
(abbiamo posto
che è l'ascissa di
).
L'equazione della parabola generica è :
e la sua derivata, come sappiamo da tempo, è :
.
La derivata della parabola in
sarà allora :
(abbiamo posto anche qui
che è l'ascissa di
) per cui, essendo la derivata della parabola in
uguale al coefficiente angolare
(che vale
) della retta tangente
, si dovrà
avere :
.
L'equazione della parabola si riduce quindi a :
.
Ricaviamo i valori di
e di
.
La parabola passa per i punti
e
. Le coordinate di quei punti devono di conseguenza soddisfare
l'equazione della parabola.
Sostituendo in
le coordinate di
, si ha allora :
cioè :
(infatti,
è il termine noto dell'equazione della parabola, per cui
questo risultato si poteva dedurre immediatamente osservando
grafico).
L'equazione della parabola si riduce quindi a :
.
Per ricavare
,
basterà sostituire all'equazione della parabola
le coordinate
di
. Si avrà :
da cui :
.
L'equazione della parabola cercata è allora :
.
Si tratta ovviamente di una parabola rivolta verso il basso
(infatti
) e
si tratta di una parabola unica. Il problema ammette quindi una
sola soluzione. Se avessimo imposto la sola tangenza in
, le parabole sarebbero state infinite.
Lasciamo al lettore, a mo' di completamento dell'esercizio, il calcolo del vertice della parabola e delle sue intersezioni con l'asse delle ascisse.
08 - Esercizio.
Si calcoli l'area della figura indicata nel grafico :
Si tratta di un problema di fondamentale importanza che fa parte di un grande capitolo della matematica che va sotto il nome di calcolo integrale, a sua volta importante capitolo del calcolo infinitesimale (o differenziale).
Qui ne mostreremo la soluzione in modo intuitivo perché tratteremo tutta la problematica relativa al calcolo integrare in modo sistematico più avanti nel corso.
Questo esercizio ci serve ad anticipare questi temi così importanti ed il modo veramente "geniale e "divertente" di risolverli.
Chiameremo l'area indicata che vogliamo calcolare con :
.
La figura piana che delimita l'area presenta un lato curvo. Se tutti i lati fossero dei segmenti (rettilinei), il calcolo dell'area non presenterebbe particolari problemi. Anche se la figura fosse complicata (molti lati, ma tutti segmenti di retta), con opportune triangolazioni si otterrebbe facilmente (anche se con procedimento laborioso) il risultato cercato.
Nel presente caso e sempre quando sono presenti lati curvi, invece, non è possibile utilizzare direttamente le semplici formule che forniscono l'area del triangolo o del rettangolo (formula ancora più semplice, essendo base x altezza).
Per calcolare le aree noi possediamo essenzialmente una sola formula : quella per l'area del rettangolo !!! (l'area del triangolo, in effetti, è la metà di quella di un rettangolo).
Come fare allora per figure che presentano lati curvi ?
L'idea è quella di "ricavare" nella figura tante "strisce rettangolari". Sommando le aree di tali rettangoli si avrà una approssimazione dell'area cercata, approssimazione che sarà tanto migliore quanto maggiore sarà il numero dei rettangoli che costruiremo.
Questo procedimento ha origini molto antiche. I Greci lo utilizzarono forse per primi, ma è solo con il calcolo integrale (capitolo del calcolo infinitesimale (poi detto differenziale)), a partire principalmente da Newton e Leibnitz, che queste problematiche vengono affrontate e risolte in modo sistematico.
Vediamo graficamente come il problema viene affrontato :
Ecc. Ecc.
Nei grafici, abbiamo chiamato con
,
,
le aree formate rispettivamente da
,
,
rettangoli, così come indicato.
Chiaramente il processo può essere iterato all'infinito, cioè si può sempre prendere rettangoli sempre più "sottili" ed in numero maggiore e facendo questo, si approssima sempre meglio l'area cercata.
Possiamo perciò scrivere :
dove con
indichiamo la somma di
rettangoli (la somma delle loro aree).
Il procedimento qui indicato per calcolare l'area
cercata viene attualmente espresso con un "formalismo"
particolare. La lettera
che indica la somma viene "allungata" e "stilizzata"
e si omette di scrivere la parola "limite".
Il formalismo attuale è il seguente :
.
La scrittura :
viene pronunciata così :
integrale da
a
di
in
"de"
.
Nel nostro caso la funzione
è
, ma
il procedimento e quanto qui (ed in seguito) affermato è valido sempre, per ogni
(sotto certe restrizioni) funzione
.
Il simbolo (una
stilizzata) :
è quindi il simbolo di integrale o di integrazione.
I numeri
ed
si chiamano estremi di integrazione ed indicano come l'area in questione
è delimitata rispetto alla variabile indipendente
.
Ma ritorniamo ora al nostro "procedimento iterativo" di suddivisione dell'area cercata in rettangoli e vediamo di scrivere le formule che esprimono il procedimento.
Fissiamo un valore di
, per esempio
e calcoliamo
, cioè l'area formata dalla somma dei
rettangoli, ciascuno con base uguale ad
, con cui approssimiamo l'area cercata.
Facciamolo osservando il grafico :
Avremo :
essendo in questo caso :
la base di ogni singolo rettangolo.
Per un valore qualunque di
avremo :
dove i puntini significano che si procede fino a giungere all'ultimo
termine, quello con
.
Poiché l'area cercata vale :
,
si tratterà allora di calcolare tale limite per
tendente all'infinito.
Questi tipi di limite (si tratta di serie di infiniti termini) sono in generale non risolubili esattamente. Soluzioni esatte possono essere ricavate solo in pochi casi !!!
Si procede allora, con l'aiuto del computer, a calcoli
approssimati. Prendendo valori di
molto grandi, per esempio
, si ottiene in pochi istanti di tempo macchina un risultato
approssimato che può risultare soddisfacente per applicazioni
pratiche (fisiche, ingegneristiche ecc.).
Ma il matematico teorico non si "accontenta" di un risultato approssimato e, se possibile, ne cerca uno esatto.
Il problema qui proposto, cioè di calcolare un'area per una figura che ha lati curvi, può essere allora affrontato in un modo generale che porta a soluzioni esatte in un numero molto maggiore di casi (non in tutti i casi, purtroppo ... come vedremo più avanti nel corso).
Vediamo come si procede in modo più generale.
Mettiamoci ancora nella situazione in cui
e poniamo :
per cui, nell'esempio, sarà :
.
Poniamo anche :
così generalizziamo al massimo il procedimento che andiamo a mostrare, per cui esso varrà anche per ogni altra funzione oltre all'esponenziale qui introdotta.
Il grafico che ne deriva (analogo al precedente) è :
Introduciamo ora la nuova funzione
in modo che si abbia :
.
Graficamente, mettendo "in colonna" i grafici di
e di
(così risultano meglio paragonabili) :
(la curva
è stata tracciata non osservando le proporzioni fra le aree)
Il primo valore
è preso a caso in quanto ciò che conta veramente sono le differenze
così come indicate nella formula precedente che definisce
.
Ciascuna differenza, come si deduce osservando per esempio la prima
formula
, corrisponde
ad un'area così come indicato nel grafico.
Supponiamo ora che
abbia un valore qualunque e supponiamo che questo valore sia molto
grande, diciamo "grande a piacere".
Avremo allora :
Riscriviamo le formule dividendo ogni termine di qua e di là
dall'uguale per
che è un numero "piccolo a piacere" (essendo
"grande a piacere"), ma non nullo (ricordiamo sempre che
dividere per
è proibito !!!).
Avremo :
.
Ciascun rapporto scritto a sinistra è circa la pendenza
(la derivata) della curva
in ogni suo punto (si ha esattamente la derivata in ogni
punto quando si pone
).
Possiamo allora affermare che si ha :
ovvero che la derivata di
eguaglia
in ogni punto.
La funzione
si chiama una primitiva di
.
Torniamo ora al nostro caso particolare per cui :
.
Noi sappiamo già molto bene che :
per cui possiamo, in questo caso, scrivere :
.
Ritorniamo ora alla formula :
e sommiamo "in colonna" tutti i termini presenti nelle espressioni. E' facile notare che si ottiene una semplificazione "a cascata".
Tali somme si chiamano anche "serie telescopiche" i primi studi delle quali risalgono al grande Evangelista Torricelli (1608 - 1647) al cui nome sono legate, essendone stato egli un "precursore", queste tecniche generali di integrazione.
Semplificando, si ottiene :
essendo la sommatoria dei termini a destra esattamente uguale
a
.
Ma, nel nostro caso
, per cui avremo :
cioè :
.
Siccome già stiamo supponendo
(altrimenti l'eguaglianza
non sarebbe valida), possiamo scrivere direttamente :
.
L'area cercata è quindi esattamente
.
Approssimando (il numero di Nepero
è irrazionale, quindi con infiniti decimali non periodici),
otteniamo per esempio :
.
Fine.