E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di fisica
Statica dei fluidi
01 - Legge di Pascal.
Consideriamo un recipiente contenente un liquido (per esempio
dell'acqua) dotato di un pistone ben
aderente alla superficie interna del contenitore ed a contatto con il liquido.
Supponiamo che sul pistone
agisca una certa forza :

Supponiamo di praticare dei fori nel recipiente (e nel pistone stesso).
Ovviamente, se si aumenta la
forza che agisce suo pistone, il liquido fuoriesce con maggior
"intensità" dal recipiente.

L'esperienza mostra quindi che la pressione è aumentata
non solo sulla superficie a contatto con il
pistone, ma anche in corrispondenza dei fori. L'aumento di pressione
è lo stesso in tutti i punti del
liquido e corrisponde a quello esercitato dal pistone.
Il fenomeno è descritto dalla legge di Pascal :
"la pressione esercitata
sulla superficie di un liquido si trasmette inalterata su
tutte le superfici a
contatto con il liquido".
La legge di Pascal vale anche per i gas e può essere enunciata in
un modo più generale:
"la pressione esercitata
sulla superficie di un fluido si trasmette inalterata su
tutte le superfici a
contatto con il fluido".
Chiariamo meglio quanto asserito con l'esempio del torchio idraulico.
Consideriamo il recipiente mostrato in sezione in cui è contenuto un liquido
(di solito olio) ed in cui sono
presenti due pistoni di superficie diversa :

Sia
la
superficie del primo pistone e
quella del secondo. Sul primo pistone venga esercitata
(dall'alto in basso) una forza
. A causa di questa forza, il secondo pistone risente della forza
(dal basso in alto).
Applichiamo la legge di Pascal. Secondo questa legge la pressione si esercita in
maniera uguale su tutte
le superficie a contatto con il liquido. Per questo motivo, la pressione che
esercita il primo pistone e che
vale :
![]()
è la stessa esercitata (dal basso verso l'alto) sul secondo pistone :
.
Da queste formule siamo in grado di ricavare la forza incognita
che vale (confrontando le due
formule) :
.
Consideriamo il caso concreto in cui si abbia :

(usiamo qui per comodità i centimetri).
Sostituendo nella formula precedente risulta infine :
.
Questo risultato può essere compreso in maniera intuitiva con la
seguente osservazione.
La pressione su
vale :
.
Siccome questa pressione si trasmette inalterata sulla superficie
, avremo che su ogni centimetro
quadrato di
compare una forza F = 2N . Poiché
, la forza complessiva su
sarà :
.
Abbiamo ricavato il sorprendente risultato che con una piccola forza
si ottiene una grande
forza
.
La legge di Pascal può quindi essere sfruttata nelle applicazioni di ingegneria
per sollevare con piccoli
sforzi grandi pesi. Innumerevoli sono i congegni che sfruttano
questo principio. Fra i tanti : il crick idraulico,
i freni delle auto, presse ed elevatori ecc. ecc.
Da quanto mostrato (la possibilità di ricavare grandi forze con piccoli sforzi)
sembrerebbe che si possa
guadagnare energia. Purtroppo, le cose non stanno così ed il principio
di conservazione dell'energia
non viene violato.
Si dimostra facilmente che il lavoro fatto dalla forza
è uguale al lavoro fatto dalla forza
. E'
sufficiente osservare che, con lo spostamento in basso di
, una parte di liquido passa dal cilindro
di sezione
a quello di sezione
, provocando uno spostamento in alto di
. Indichiamo con
lo spostamento di
e con
lo
spostamento di
. Il volume del liquido spostato è dato da
ed è naturalmente uguale a
.

Supponiamo che
si abbassi con uno spostamento
. Utilizzando i dati del problema
si ha:
![]()
da cui si ottiene :
.
Si ricava che, se
è mille volte maggiore di
,
sarà mille
volte minore di
. Calcolando il
lavoro fatto da
e da
si ha :
![]()
e :
.
Otteniamo cioè che con una piccola forza ed un grande spostamento otteniamo una
grande forza ma
un piccolo spostamento. In questo modo l'energia è conservata (a
parte quella dissipata a causa
degli attriti).
02 - Legge di Stevino.
Consideriamo un recipiente cilindrico di area di base S
riempito con un liquido (per esempio acqua)
fino ad un'altezza pari ad h e vogliamo trovare la pressione
che il liquido esercita sul fondo del
recipiente.

La pressione è pari al rapporto fra il peso del liquido fratto la
superficie del cilindro, ovvero :
.
Ricaviamo perciò :
![]()
dove m è la massa del liquido contenuto nel recipiente e g
è l'accelerazione di gravità.
Esprimiamo ora la massa del liquido in funzione della sua densità. Siccome :
![]()
(dove V è il volume del liquido) si ha :
per cui, sostituendo, otteniamo :
.
Siccome il volume del liquido (essendo il recipiente cilindrico) è dato da
V = S·h , ricaviamo :
![]()
che, semplificata dividendo numeratore e denominatore per S , fornisce
infine :
.
Questa è al legge di Stevino (Simon Stevin, 1548 - 1620). Essa esprime
la pressione che un liquido
esercita sul fondo di un recipiente in funzione della densità del liquido,
dell'accelerazione di gravità e
dell'altezza del liquido.
La pressione risulta essere direttamente proporzionale alla densità ed
all'altezza del liquido.
Osservando la formula, notiamo che la pressione non dipende dalla superficie
della base del recipiente.
Questo significa che uguali colonne di liquido di superficie diversa,
esercitano sul fondo la stessa
pressione !!
Se poi sul liquido agisce qualche altra pressione, per la legge di Pascal,
essa deve essere sommata alla
pressione del liquido. Spesso, nei casi particolari, sul liquido agisce la pressione
atmosferica.
La legge di Stevino va quindi completata nel seguente modo :
![]()
dove
esprime appunto questa ulteriore pressione.
La legge di Stevino può essere espressa anche in funzione del peso specifico.
Essendo
, si ha
allora :
.
Come esempio di applicazione della legge di Stevino calcoliamo la forza con cui
l'acqua preme su di un
portello di un sommergibile posto alla profondità di h = 100 m , essendo
S = 2 m² la superficie di detto
portello.

(la distanza h è presa dal dentro del portello alla superficie del
mare).
Calcoliamo la pressione con la legge di Stevino considerando che la densità
dell'acqua è 1000 kg/m³
(ignorando per comodità la salinità dell'acqua di mare) :
(la pressione dell'aria vale mediamente 101300 Pa ed il simbolo
indica
"circa uguale").
La forza sul portello è allora :
.
Si tratta di una forza enorme che corrisponde a circa
(corrispondendo un newton a circa un
ettogrammo peso).
03 - Esercizio.
Calcolare la forza con cui l'acqua preme sullo sportello di un'automobile
malauguratamente caduta in mare
considerando h = 2 m ed S = 1,5 m² .
Soluzione immediata (vedi esempio precedente).
04 - Legge di Archimede.
E' una delle leggi fisiche più "popolari" e l'immagine di Archimede
che, uscendo dal bagno, esclama
"eureka !!" fa parte del "bagaglio aneddotico" comune.
Molto probabilmente Archimede intuì questa legge (o principio) senza
ricavarne una dimostrazione
che invece fu possibile molti secoli più tardi grazie alle scoperte di Stevino.
La legge di Archimede è quindi un teorema dimostrabile a partire
da leggi più generali e questo lo
vedremo nel paragrafo successivo.
La legge di Archimede è la seguente :
un corpo immerso in un liquido
riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del
liquido spostato.
Immaginiamo di immergere un cubo di volume pari ad 1 dm³
costituito da legno di pioppo. Supponiamo
che tale cubo pesi 5 N (si ricava questo valore dalle tabelle
dei pesi specifici). Su questo cubo di
legno agisce perciò la forza peso p = 5 N . Immergiamolo ora
nell'acqua. Secondo la legge di
Archimede, il cubo, se venisse totalmente immerso nel liquido,
riceverebbe una spinta dal basso F
pari a 10 N circa (infatti 1 dm³ di acqua pesa un
chilogrammo, quindi circa 10 N ).

(abbiamo posto in prospettiva solo il cubo e non il recipiente).
Essendo tale spinta maggiore del peso del cubo, esso in effetti tende a galleggiare
e lo fa posizionandosi
a metà del pelo dell'acqua (in questa posizione, infatti, solo
0,5 dm³ di legno sono immersi per cui ricevono
una spinta pari a metà della precedente, ovvero 5 N , che
"neutralizza" la forza peso) :

Immergiamo ora un cubo di 1 dm³ di ferro. Esso pesa circa
78 N e, come nel caso precedente. riceve
la stessa spinta di Archimede, pari a 10 N . In questo caso il corpo affonda
:

(vettori non in scala).
Sulla legge di Archimede si basa la tecnologia navale e sommergibilistica.
Un sommergibile, evidentemente, deve pesare un po' meno del peso dell'acqua
contenuta nel suo volume.
Per affondare esso deve incamerare acqua (pesando il sommergibile così di più
della spinta di Archimede),
per emergere deve espellere acqua lasciando al suo posto l'aria (pesando il
sommergibile di conseguenza di
meno della spinta di Archimede).
05 - La legge di Archimede come teorema.
La legge di Archimede è dimostrabile matematicamente a partire dalla legge
di Stevino. La legge di
Archimede è quindi un teorema.
Per mostrare questo, immergiamo un cubo di una sostanza qualsiasi
per esempio in acqua. Sulle sei
facce del cubo agiscono, a causa della pressione con cui l'acqua
spinge su di esse, sei forze :

Se invece di un corpo solido a forma di cubo prendessimo un corpo solido di qualsiasi
altra forma, i
risultati che otterremmo sarebbero i medesimi. Prendiamo in
considerazione il cubo solo per semplicità
di calcolo.
Non prendiamo inoltre in considerazione la pressione atmosferica che
preme sulla superficie dell'acqua
perché essa agisce (per la legge di Pascal) in maniera uguale
su tutti i punti della superficie del cubo e
quindi il suo effetto sulle sei superficie del cubo è nullo.
Le forze che agiscono sulle quattro facce laterali sono ovviamente uguali
in intensità (le face laterali sono
tutte alla stessa profondità) e opposte in verso a due a due. Esse
quindi si annullano. Sul cubo agiscono
in definitiva solo le due forze relative alle due facce orizzontali :

Naturalmente si ha :
![]()
perché la faccia su cui agisce la forza
è ad una profondità maggiore della faccia su cui agisce la
forza
.
Applichiamo ora la legge di Stevino alle due facce in questione
supponendo che esse si trovino alla
profondità
e
ed
abbiano superficie S :

Ricordando che la forza che agisce su di una superficie è uguale al prodotto
fra la pressione e la superficie
stessa, grazie alla legge di Stevino possiamo scrivere :
![]()
dove
e
sono le
pressioni con cui l'acqua agisce sulle due superfici in questione, d
è la densità
dell'acqua e g è l'accelerazione di gravità.
La forza
effettivamente agente sul cubo sarà :
![]()
dove abbiamo raccolto il termine dgS .
La differenza fra le due profondità, che chiamiamo
, rappresenta l'altezza del cubo. Per questo
motivo, il prodotto S·h è il volume del cubo (chiamiamolo
V ).
Possiamo allora scrivere :
e, siccome dV rappresenta la massa m dell'acqua
ipoteticamente contenuta nel volume V del cubo,
avremo :
F = mg
ovvero, per il secondo principio di Newton :
F = peso dell'acqua spostata .
Ecco così dimostrata la legge di Archimede che per questo diventa teorema.
06 - La legge di Archimede vale anche per i gas.
La legge di Archimede vale anche per i gas, cioè per i fluidi in
generale. Un corpo immerso in un gas,
per esempio l'aria, riceve quindi una ben precisa spinta di Archimede, anche se
piccola. Per una persona
tale spinta è di pochi grammi, quindi trascurabile, ma se il corpo in
questione ha un piccolo peso, come
per esempio un pallone pieno di un gas più leggero dell'aria (idrogeno, elio
ecc.), esso salirà perché la
forza di Archimede in questo caso supera il peso del corpo.
L'azione comune di pesare qualcosa con una bilancia deve, a causa
della legge di Archimede, essere
quindi ben compresa e precisata. Una bilancia a molla
(dinamometro), per esempio, se immersa nell'aria,
non misura in verità la forza gravitazionale con cui la Terra attira a sé
un corpo (il "vero" peso di quel corpo),
ma la differenza fra il suddetto "vero" peso e la spinta (verso
l'alto) di Archimede. Per le bilance a stadera,
poi, le cose sono ancora più complicate. Se il volume dell'oggetto da pesare è
uguale al volume del peso
campione, il "disturbo" della forza di Archimede è nullo.
Diversamente, occorre tenere presente la differenza
dei volumi.
Per compiere una pesata precisa occorre quindi effettuarla nel vuoto
(assenza di aria).
Lasciamo al lettore volenteroso l'interessante meditazione sulla domanda
"d'effetto" :
pesa più un chilo di ferro od un
chilo di paglia ?
07 - Il "diavoletto" di Cartesio (riassunto di fluidostatica).
Si tratta di un divertente esperimento in cui vengono coinvolte le tre
leggi fondamentali della fluidodinamica :
la legge di Pascal, la legge
di Archimede e la legge di Stevino.
Consideriamo un recipiente (una bottiglia, per esempio) pieno d'acqua fino a
circa un centimetro dall'orlo
che è separato dall'esterno da una membrana di gomma. Fra la superficie
dell'acqua e la membrana vi
è dell'aria a pressione normale (uguale a quella esterna atmosferica).
Immerso nell'acqua vi è un corpo leggero (per esempio di plastica dura),
trasparente, allungato e chiuso,
zavorrato in fondo e riempito in parte d'aria ed in parte di acqua. Il corpo
presenta in un certo punto un
piccolo foro che fa comunicare l'acqua al suo interno con l'acqua del recipiente
(naturalmente alla stessa
pressione).
Il corpo immerso (il "diavoletto", perché in origine era un piccolo
oggetto a forma appunto di diavoletto
vuoto all'interno e con il foro nella punta della "coda") è in equilibrio
statico (a causa della spinta di
Archimede) ed in posizione verticale (a causa della zavorra). La spinta
di Archimede eguaglia (in intensità)
il peso del diavoletto (dato dalla somma del peso dell'involucro, della zavorra
e dell'acqua al suo interno
(il peso dell'aria al suo interno è trascurabile)) :

Ora premiamo sulla membrana. La pressione esercitata in questo modo viene
comunicata per la legge
di Pascal al liquido contenuto nel recipiente nello stesso modo in tutti
i suoi punti.
Questo aumento di pressione compare quindi anche sulla superficie esterna del
diavoletto e, in
corrispondenza al foro, la pressione dell'acqua esterna diventa maggiore della
pressione dell'acqua
interna al diavoletto. Di conseguenza un certa quantità d'acqua entra nel
diavoletto comprimendo
l'aria in esso contenuta e facendo quindi aumentare la pressione che quest'aria
esercita sull'acqua
all'interno.

Quando la pressione all'interno del diavoletto diventa uguale alla pressione
esterna, l'acqua cessa
di entrare. La quantità d'acqua entrata dipende dalla pressione esercitata
sulla membrana. Questa
pressione può essere regolata in modo da far entrare una quantità d'acqua
sufficiente a rendere il
peso del diavoletto superiore a quello dell'acqua spostata. Per la legge di Archimede
il diavoletto
affonderà.
Diminuendo la pressione sulla membrana, la pressione esterna sul foro del
diavoletto diminuisce e
questa volta è la pressione interna ad essere maggiore. L'aria compressa si
dilata facendo uscire
dell'acqua finché le due pressioni ritornano uguali. Il diavoletto si
alleggerisce e, se esce una quantità
sufficiente d'acqua, finisce per pesare meno dell'acqua spostata. Per la legge
di Archimede il diavoletto
ritorna a galla.
Se si esercita sulla membrana una pressione tale da far entrare la quantità
d'acqua necessaria a
rendere il peso del diavoletto uguale a quello dell'acqua spostata, il
diavoletto non sale e non scende,
rimanendo in equilibrio a qualunque profondità.
Se il recipiente dove si trova il diavoletto è abbastanza alto da permettere la
discesa fino ad una profondità
maggiore, il diavoletto non risale più in superficie. Il motivo è il
seguente: per la legge di Stevino, la pressione
dovuta al peso del liquido contenuto nel recipiente aumenta con la profondità
e nuova acqua entra nel
diavoletto durante la discesa. Quando si toglie la pressione sulla membrana,
esce l'acqua che era entrata
grazie a questa pressione, ma non quella che era entrata grazie alla profondità
raggiunta dal diavoletto.
Quest'ultima può essere sufficiente a rendere il peso del diavoletto maggiore
del peso dell'acqua spostata
ed in questo caso il diavoletto non può più risalire.
I sommergibili "funzionano" in questo modo (naturalmente
l'acqua viene fatta entrare ed uscire tramite
potenti motori) per cui si può dire che il diavoletto di Cartesio sia stato il
primo sommergibile della
storia.
Fine.
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