E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di fisica
Ottica geometrica (parte 2)
04 - Immagine ottenuta con uno specchio concavo.
Se poniamo un oggetto luminoso davanti ad uno specchio concavo
(per esempio sferico) si ottiene una immagine
via via diversa in dipendenza da dove si colloca l'oggetto luminoso.
Immaginiamo di porre l'oggetto luminoso, che rappresenteremo graficamente con
una freccia, posta rispetto allo
specchio come nella figura seguente. Secondo l'ottica geometrica dall'oggetto
luminoso dipartono raggi luminosi
in tutte le direzioni. Quelli che colpiranno lo specchio verranno da esso
riflessi secondo le leggi della riflessione.
Studiamo il fenomeno elencando vari casi.
- 1 - oggetto
luminoso posto ad una distanza dallo specchio superiore al doppio della distanza
focale :
Consideriamo due raggi incidenti uscenti da A per i quali sia facile
costruire i rispettivi raggi riflessi.
Il raggio che parte da A e si propaga parallelamente all'asse ottico
incontra lo specchio e si riflette in modo che
l'angolo di incidenza sia uguale all'angolo di riflessione (
). Sappiamo che tale raggio riflesso passa per il fuoco
F . Il raggio che partendo da A incontra lo specchio nel
vertice V si riflette alla stessa maniera (
). I due
raggi riflessi si incontrano allora in A' .
Se si esegue la costruzione geometrica di tutti i raggi riflessi relativi ai
raggi incidenti uscenti da A , si trova che tutti
si intersecano on A' . Allora, secondo l'ottica geometrica, in A'
si forma l'immagine del punto A . Eseguendo lo
stesso procedimento per tutti gli altri raggi partenti dall'oggetto ed incidenti
nello specchio, si otterrà allora una
immagine reale, capovolta, rimpicciolita e vicina
al fuoco. Graficamente :

Essa è reale perché l'immagine che si ottiene potrebbe essere raccolta su uno
schermo o impressionare una lastra
fotografica posta dove essa si forma.
Essa è capovolta rispetto all'oggetto luminoso.
Essa è rimpicciolita perché più corta dell'oggetto luminoso.
Se avviciniamo l'oggetto luminoso al fuoco, otteniamo che l'immagine si
ingrandisce e si allontana dal fuoco verso
l'oggetto :


Naturalmente, occorre che lo specchio sia piccolo rispetto al raggio di
curvatura affinché non si abbia
l'aberrazione tipica degli specchi sferici (dovuta al fatto che solo i
raggi paralleli all'asse ottico e ad esso
vicini si riflettono passando per il fuoco, aberrazione inesistente per gli
specchi parabolici).
Se l'oggetto luminoso è posto all'infinito, situazione tipica delle
osservazioni astronomiche, l'immagine diventa
puntiforme e posta sul fuoco F . Questo lo si comprende perché nello
specchio arrivano solo raggi paralleli (o
quasi) all'asse ottico ed essi vengono convogliati tutti nel fuoco F :

- 2 - oggetto
luminoso posto sul centro C dello specchio :
Quando l'oggetto si trova sul centro C dello specchio (il centro
della sfera da cui è stato ricavato lo specchio) si
ottiene un'immagine ancora nel centro C ma capovolta
con le stesse dimensioni dell'oggetto :

- 3 - oggetto
luminoso posto fra il fuoco F ed il centro C dello
specchio :
Quando l'oggetto è fra in fuoco F ed il centro C dello
specchio, si ottiene un'immagine rovesciata, ingrandita
oltre il centro C :

- 4 - oggetto
luminoso posto sul fuoco F dello specchio :
Se l'oggetto luminoso è posto sul fuoco F dello specchio, non
si ha formazione di alcuna immagine :

- 5 - oggetto
luminoso posto fra il vertice V ed il fuoco F dello
specchio :
In questo caso, non si ha formazione di una immagine reale perché i raggi
riflessi divergono. Se si considerano i
prolungamenti "immaginari" dei raggi dietro lo specchio, si ottiene
una immagine virtuale, diritta e ingrandita.
Tale immagine è detta virtuale proprio perché non esiste fisicamente. I raggi
non possono oltrepassare lo specchio
per cui, se mettiamo uno schermo o una lastra fotografica dove si forma
virtualmente l'immagine, non si raccoglie
ovviamente alcun raggio luminoso. Se però un osservatore guarda nella direzione
da cui provengono i raggi riflessi,
egli vede una immagine perché i raggi provocano l'illusione ottica di
provenire da dietro lo specchio :

05 - Immagine ottenuta con uno specchio convesso.
L'immagine prodotta da uno schermo convesso è sempre virtuale,
diritta e rimpicciolita :

06 - Rifrazione.
Quando un raggio di luce passa da un mezzo ad un altro di differente
densità ottica (distinta dalla densità come
rapporto massa/volume, ma che tiene conto del "modo" di
propagarsi della luce nel mezzo), esso cambia la propria
direzione. Questo è il fenomeno della rifrazione. Per
esempio, passando da aria, che indichiamo come mezzo 1 ,
ad acqua, che indichiamo come mezzo 2 :

Si noti con attenzione la "nomenclatura" relativa al fenomeno. Si noti
anche che vi è sempre un raggio riflesso
(l'abbiamo indicato tratteggiato), cioè una parte del raggio
incidente viene riflessa dalla superficie del mezzo 2
secondo le leggi della riflessione. Si noti infine che abbiamo usato
la lettera r per indicare il raggio rifratto e
l'angolo di rifrazione e questo non deve generare confusione con il
fenomeno della riflessione dove si usa la
stessa lettera r .
Bisogna subito osservare che se si aumenta la densità del mezzo 2 ,
senza variare la densità del mezzo 1 , si ha
un minore angolo di rifrazione. Il fenomeno, quindi, si accentua
all'aumentare della differenza di densità fra i mezzi.
A questo punto sorge spontanea la domanda : esiste una relazione matematica fra
angolo di incidenza ed angolo
di rifrazione per una data scelta di mezzi, per esempio aria ed acqua ? Se
variamo (a parità di mezzi) l'angolo
di incidenza
, come varia di conseguenza l'angolo di rifrazione
?

In generale osserviamo che se aumentiamo l'angolo
, l'angolo
aumenta di conseguenza, ma non in maniera
proporzionale. Se, per esempio, raddoppiamo
, l'angolo
non raddoppia di conseguenza. Questo significa
che la legge matematica del fenomeno della rifrazione non è una
semplice legge di proporzionalità.
Qualunque sia questa legge matematica, osserviamo però che raggio incidente,
normale e raggio rifratto,
analogamente a quello che succede per la riflessione, stanno sullo stesso
piano.
La legge che descrive il fenomeno della riflessione, come sappiamo, è banale :
angolo di incidenza = angolo di
riflessione (
). La
legge del fenomeno della rifrazione, invece, è più complicata e la dobbiamo
allo scienziato
olandese W. Snell (1621). Essa necessita della conoscenza della funzione
trigonometrica seno.
Il seno di un angolo è definito a partire da un triangolo rettangolo
:

(l'angolo retto è in B ) nel seguente modo :
![]()
ed analogamente :
.
Il simbolo per indicare il seno è sin oppure sen
.
Il seno di un angolo è quindi il rapporto fra la lunghezza di due segmenti;
esattamente il rapporto fra la lunghezza
del cateto opposto all'angolo in questione e l'ipotenusa.
Ritornando al fenomeno della rifrazione, Snell scoprì che il rapporto fra il
seno dell'angolo incidente e quello
dell'angolo di rifrazione è costante e dipende dalle densità dei due mezzi. Più
precisamente :
![]()
dove
si
chiama indice di rifrazione fra il mezzo 1 ed il mezzo
2 .
Il "comportamento" della luce nell'aria è pressoché uguale al
"comportamento" della luce nel vuoto. Per questo
motivo, se il mezzo 1 è l'aria, si suole dire che si fa riferimento
al vuoto. In questo caso si scrive :
![]()
ed n rappresenta l'indice di rifrazione del mezzo 2
relativamente al vuoto.
Osservando la formula, a parità di angolo di incidenza
,
se si prende un n maggiore (prendendo un mezzo
otticamente più denso), l'angolo di rifrazione
diminuisce di conseguenza, come affermato in precedenza.
Uno studio più approfondito del significato fisico dell'indice di
rifrazione, svela una importante proprietà. L'indice
di rifrazione
fra il mezzo 1 ed il mezzo 2 è uguale al rapporto della
velocità della luce nel mezzo 1 rispetto
alla velocità della luce nel mezzo 2 . Esattamente :
![]()
dove
è
la velocità della luce nel mezzo 1 e
è la velocità della luc nel mezzo 2 .
E' doveroso sottolineare che la velocità della luce è diversa nei vari mezzi.
Quando si dice che la luce viaggia alla
velocità :
c = 300.000 km/s circa,
si intende nel vuoto !! Nella materia, invece, la velocità della
luce può essere anche molto minore.
Ecco allora che il concetto di densità ottica di un mezzo acquista un
significato fisico preciso. Essa è legata alla
velocità della luce nel mezzo.
07 - Angolo limite.
Il fenomeno della rifrazione presenta un interessante aspetto. Immaginiamo che
un raggio di luce passi da aria ad
acqua come indicato in figura :

Naturalmente l'angolo di rifrazione
sarà minore dell'angolo di incidenza
.
Se, viceversa, mandiamo un raggio dall'acqua all'aria esattamente all'inverso
rispetto al caso precedente :

otterremo che i raggi di luce formano gli stessi angoli. Si noti che anche qui
abbiamo una riflessione parziale del raggio
incidente, che però non prenderemo in considerazione :

Proviamo ora ad aumentare gradatamente l'angolo in acqua. Otterremo le
seguenti situazioni :

Come si vede dal grafico, si raggiunge un angolo limite secondo il quale
il raggio uscente dall'acqua forma un angolo
retto rispetto alla superficie di separazione fra i mezzi. Per l'acqua
rispetto l'aria (o il vuoto) quest'angolo limite è circa
49° .
Cosa avviene se si supera l'angolo limite ? Il raggio non passa più dall'acqua
all'aria ma si riflette totalmente
nell'acqua secondo le leggi della riflessione :

08 - Esempi di applicazione del fenomeno dell'angolo limite.
Il fenomeno dell'angolo limite nella rifrazione, è sfruttato per costruire
utili strumenti.
- 1 - Prismi per
binocoli, periscopi.
Consideriamo un prima di vetro con sezione a triangolo isoscele rettangolo
:

Mandiamo un raggio di luce incidente perpendicolarmente al lato AB . Esso
entrerà nel vetro senza
cambiare direzione e colpirà il lato AC con un angolo di incidenza di
45° rispetto alla normale n :

Siccome l'angolo di 45° è superiore all'angolo limite fra vetro ed
aria, il raggio di luce non può uscire
dal vetro ma può solo subire una riflessione totale anch'essa di 45°
(rispetto alla normale n ). Si ha
perciò la fuoriuscita del raggio luminoso dal lato BC come
indicato in figura :

In questo modo abbiamo ottenuto una deviazione ad angolo retto di un raggio
luminoso con un semplice
prisma di vetro. Questo fenomeno è utilizzato nella costruzione dei binocoli,
nella tecnica dei periscopi
ecc.
- 3 - Fibre
ottiche.
La tecnica delle fibre ottiche sta entrando prepotentemente nella tecnologia
moderna. Sistemi di
telecomunicazione, internet ecc. ne fanno largo uso. Il principio di
"funzionamento" delle fibre
ottiche è basato sullo sfruttamento dell'angolo limite per la rifrazione fra
vetro ed aria.
Prendiamo un filo abbastanza sottile di vetro o sostanza affine che possa essere
piegato. La luce, al suo
interno, incidendo con angoli superiori all'angolo limite fra vetro ed aria, non
ne può uscire. Si ha così la
propagazione del segnale luminoso lungo una fibra ottica :

Fine.
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