E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di fisica
Ottica geometrica (parte 1)
L'ottica studia la propagazione della luce.
Non si occupa quindi della natura della luce né di come essa è prodotta ed
assorbita. In prima approssimazione
si osserva sperimentalmente che la luce si propaga, in mezzi omogenei, per raggi
che non sono altro che linee
rette.
Lo studio della propagazione della luce tramite raggi è l'oggetto dell'ottica
geometrica.
In realtà le cose sono molto più complicate e la luce si può immaginare sia
costituita da raggi solo in alcune
ben precise situazioni ed entro certi limiti.
La storia delle ipotesi scientifiche sulla luce inizia con Newton
nella seconda metà del ' 600. Egli ipotizzò
che la luce fosse costituita da corpuscoli colorati in moto
rettilineo. Newton fu quindi il padre dell'ipotesi
corpuscolare della luce. Tramite quella ipotesi, egli riuscì a spiegare
tutti i fenomeni luminosi noti compresa
la dispersione della luce bianca nei vari colori (arcobaleno).
Nello stesso periodo, Huygens ipotizzò invece che la luce fosse
costituita da onde. Questa è la cosiddetta
ipotesi ondulatoria che però per lungo tempo non ottenne grandi successi
e ad essa fu preferita quella
corpuscolare.
Solo nell' '800 l'ipotesi ondulatoria divenne preminente e tutti fenomeni
luminosi allora conosciuti furono spiegati
in termini di onde elettromagnetiche (la luce è infatti un tipo di onda
elettromagnetica). L'ipotesi corpuscolare
fu allora abbandonata.
Ma nel ' 900 nuovi fenomeni prima sconosciuti, quali per esempio l'effetto
fotoelettrico, per essere spiegati,
richiesero l'ipotesi che la luce fosse costituita da fotoni, corpuscoli
di luce (Planck, Einstein). Si ipotizzò
allora che la luce avesse una duplice natura, corpuscolare ed
ondulatoria, e che, a seconda dei casi, si
poteva manifestare l'una o l'altra.
01 - Ottica geometrica.
I fenomeni tipici dell'ottica geometrica (con la quale essi si spiegano con
grande approssimazione) sono :
- la riflessione
:
è il fenomeno con cui un raggio di luce viene riflesso da una superficie
speculare (uno specchio) :

- la diffusione
:
è il fenomeno per cui i raggi di luce vengono riflessi in ogni direzione da una
superficie non speculare
(un corpo ruvido, per esempio). I raggi inizialmente paralleli vengono riflessi
in ogni direzione dalla
non uniformità microscopica (vi sono varie microsuperficie riflettenti secondo
angoli diversi) della
superficie riflettente :

- la rifrazione
:
è il fenomeno per cui un raggio di luce, passando da un mezzo trasparente in un
altro, di diversa
densità, devia il proprio percorso :

Si noti che una parte del raggio incidente viene riflessa. Si noti anche che, il
raggio di luce uscente
dal vetro all'aria, alla fine, se le superficie del vetro sono parallele, sarà
parallelo al raggio incidente.
Se le superficie del vetro non sono parallele, il raggio uscente non è più
parallelo al raggio entrante :

- la dispersione
:
è il fenomeno per cui la luce bianca, passando attraverso un prisma, si
scompone nei vari colori
che la compongono che vanno dal rosso al violetto, i cosiddetti sette colori
dell'arcobaleno :

Il fenomeno si spiega a causa del fatto che i vari colori subiscono rifrazioni
diverse nel passare
dall'aria al vetro ed ancora nell'aria. Il rosso è il meno deviato, il violetto
il più deviato.
Passiamo ora in rassegna i vari fenomeni più dettagliatamente.
02 - Riflessione.
Consideriamo un raggio che viene riflesso da uno specchio e determiniamo
esattamente le caratteristiche del
fenomeno. Innanzi tutto, nel punto in cui il raggio incidente tocca lo specchio,
si deve costruire la normale
,
ovvero la retta perpendicolare al piano in quel punto. Detto questo occorre
precisare che il raggio incidente
si indica con
,
il raggio riflesso con
, l'angolo di incidenza, che è l'angolo fra il raggio incidente e la
normale, con
e l'angolo di riflessione, l'angolo cioè fra il raggio riflesso e la
normale, con
.
In sintesi :

Precisata la "nomenclatura" del fenomeno della riflessione, affermiamo
che valgono le seguenti leggi :
- 1 - il raggio
incidente, la normale ed il raggio riflesso sono posti su uno stesso
piano
- 2 - l'angolo
di incidenza è uguale all'angolo di riflessione, cioè

Queste sono le leggi della riflessione e le possiamo considerare desunte
dall'esperienza anche se possono
essere spiegate sia tramite il modello corpuscolare che quello ondulatorio. Con
il modello corpuscolare la
spiegazione è più semplice ed intuitiva. Basta considerare la riflessione
della luce alla stessa stregua dell'urto
di biglie contro la sponda di un biliardo.
03 - Riflessione su specchi curvi.
Fra i vari tipi di specchi rivestono un particolare interesse ed importanza gli
specchi curvi concavi e convessi.
Tralasciamo perciò l'approfondimento dello studio degli specchi piani
rivolgendoci subito a quelli curvi.
Prendiamo in rassegna gli specchi concavi sferici, concavi parabolici, convessi
sferici.
- 1 - Specchio
concavo sferico.
Si tratta di una calotta sferica con la parte interna riflettente.
Un tale specchio si dice concavo :

ed è ottenuto sezionando una sfera con un piano. La calotta così ottenuta è
fondamentale (come vedremo più
avanti) che sia piccola rispetto al raggio della sfera.
Si ha la seguente nomenclatura :

(il centro C è il centro della sfera da cui è stato ricavato lo
specchio).
Consideriamo ora un raggio luminoso parallelo all'asse ottico (principale) che
dall'esterno colpisce lo specchio.
Supponiamo che tale raggio sia vicino all'asse medesimo. Il raggio sarà
riflesso e a causa delle leggi della
riflessione si avrà :

essendo l'angolo di incidenza uguale all'angolo di riflessione (
). Si noti che, essendo lo specchio curvo, per
ottenere la riflessione abbiamo tracciato la retta tangente allo specchio. Si
noti anche che la normale alla suddetta
tangente è un raggio della sfera (da cui è stato ricavato lo specchio), cioè
passa per C .
Il punto in cui il raggio riflesso interseca l'asse ottico è stato indicato con
F .
Considerando altri raggi paralleli all'asse ottico (ad esso vicini) si ottiene :

da cui si vede chiaramente che tutti i raggi riflessi passano per il punto
F che per questo è detto fuoco dello
specchio. Il fuoco F si trova a metà del segmento VC e
la distanza VF si chiama distanza focale. Abbiamo
cioè :
VF = FC .
La condizione per cui i raggi riflessi passino tutti per F è che i
raggi incidenti, paralleli all'asse ottico, siano
vicini al medesimo. Se ciò non avviene, la convergenza del raggio riflesso non
si verifica più in F :

e si ha perciò il fenomeno dell'aberrazione.
- 2 - Specchio
concavo parabolico.
Se invece di sezionare una sfera, sezioniamo un paraboloide, otteniamo
uno specchio concavo a sezione
parabolica che ha la proprietà per cui la convergenza nel fuoco si ha
indipendentemente dalla distanza dall'asse
ottico del raggio incidente (ad esso parallelo). Questo dipende da una nota
proprietà della parabola.
Si hanno così gli specchi concavi parabolici che sono quindi più
"precisi" di quelli sferici ed in essi non si ha
l'aberrazione descritta precedentemente. Gli specchi parabolici, però,
sono più costosi per cui, per applicazioni
in cui la precisione non è necessaria, si utilizzano specchi sferici (più
semplici da costruire e quindi più economici).
Quando lo specchio ha un'apertura piccola, parabola e sfera coincidono.
Una sfera ed un paraboloide tangenti
praticamente coincidono nelle vicinanze del vertice comune V :

Per questo motivo, quando nelle applicazioni pratiche si è sicuri che i raggi
paralleli all'asse ottico sono ad essi vicini,
è sufficiente utilizzare uno specchio concavo sferico.
In uno specchio concavo parabolico in definitiva non importa a che distanza sono
i raggi incidenti paralleli all'asse
ottico : essi vengono riflessi e tutti convergono nel fuoco.

Molte sono le applicazioni degli specchi concavi fin dall'antichità. Si narra
che Archimede incendiasse le navi
romane con specchi a lunga focale (gli specchi ustori). Nella vita di
tutti i giorni usiamo torce elettriche,
fari automobilistici ecc. ecc.
In questi casi abbiamo la sorgente luminosa nel fuoco per cui si ha il fenomeno
inverso a quelli descritti sopra.
I raggi escono parallelamente dallo specchio per illuminare ecc.

Il caso dei fari anabbaglianti è interessante. Per questi si pone una
sorgente luminosa ad una distanza maggiore
della focale e si scherma la parte inferiore della sorgente luminosa. Si ha
allora che i raggi fuoriescono con una
inclinazione in modo da illuminare verso il basso :

- 3 - Specchi
convessi.
Consideriamo uno specchio ottenuto con una calotta sferica specchiata
all'esterno. In questi tipi di specchi,
i cosiddetti specchi convessi, la riflessione avviene nel seguente modo :

Se i raggi incidenti paralleli all'asse ottico sono sufficientemente vicini al
medesimo, essi vengono riflessi in modo
che è come se uscissero tutti dal fuoco F che è dall'altra parte
dello specchio. L'intersezione di tutti i raggi riflessi
cade in F (anche se i raggi, fisicamente, non passano per F ).
Tali specchi sono usati per costruire gli specchietti retrovisori e gli specchi
stradali. Questo perché, con tali
specchi è possibile "vedere" oggetti sotto un grande angolo :

Fine.
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