E-school di Arrigo
Amadori
Tutorial di fisica
Esercitazione 3
01 - Esempio in fisica di rette passanti per un punto.
Consideriamo l'equazione :
.
Essa è formalmente identica all'equazione di una retta passante per un
punto. Nel piano cartesiano
0st essa rappresenta allora una generica retta di coefficiente angolare
v che passa per il punto
:

Il significato fisico di questa equazione è che essa rappresenta il grafico
orario tempo-spazio di un
moto uniforme dotato di velocità v con la proprietà che,
qualunque sia la velocità (ovvero la
pendenza della retta) al tempo
il corpo si trova nello posizione
.

02 - Esempio in fisica di retta passante per due punti.
Consideriamo un corpo in moto rettilineo uniforme. Supponiamo che al
tempo t = 1 il corpo
si trovi nello spazio s = 2 e poi al tempo t = 3 si
trovi nello spazio s = 7 (i tempi siano misurati
come al solito in secondi e gli spazi in metri). Graficamente :

Possiamo riportare questi dati in un diagramma tempo-spazio :

Siccome il diagramma orario di un moto rettilineo uniforme è una retta
(essendo la velocità del corpo,
ovvero la pendenza del diagramma orario, costante in ogni punto) e siccome
questa retta deve passare
per i punti A e B :

potremo scrivere (avendo sostituito (nella formula di riferimento della retta
per due punti) s al posto
di y e t al posto di x ) :
e, sostituendo i valori numerici :
.
Facendo i calcoli si ottiene :
.
Moltiplichiamo ora ambo i membri per 5 e per 2 :
![]()
e semplifichiamo :
.
Dividiamo ambo i membri per 2 :
![]()
e semplifichiamo :
.
Sommiamo 2 ad entrambi i membri :
![]()
e semplifichiamo :
.
Moltiplichiamo, distribuendo, a destra dell'uguale :
![]()
e semplifichiamo :
.
Questa è l'equazione della retta e ridotta ai minimi termini.
Come verifica del risultato trovato notiamo che il coefficiente angolare
è
e l'ordinata
all'origine
è
e
questo corrisponde abbastanza bene col grafico (l'imprecisione sull'ordinata
all'origine
dipende dal fatto che il grafico è stato disegnato a mano libera) :

03 - Esercizio.
Si lascia cadere un sasso per misurare la profondità di una voragine. Dopo
4 s si sente il rumore del
sasso che ha toccato il fondo. Calcolare la profondità della voragine e stimare
l'entità dell'errore (tenendo
presente che la velocità del suono nell'aria è circa 340 m/s ).
Soluzione approssimata.
Gettando un sasso dentro una voragine siamo in grado di stimarne la profondità
misurando il tempo
dall'istante in cui lasciamo cadere il sasso all'istante in cui sentiamo il
rumore del sasso che tocca il
fondo.

Questo tempo sia di t = 4 s .
Occorre subito dire che la valutazione della profondità della voragine con
questo metodo non è
così semplice come potrebbe sembrare. Entrano difatti in gioco alcuni
"particolari" che complicano
la stima. I più importanti di essi sono :
- 1 - la resistenza
dell'aria : essa, se presa in considerazione nel calcolo della legge oraria
del moto del sasso, lo complica notevolmente
- 2 - il tempo
di reazione dell'osservatore : il tempo cronometrato è sempre
maggiore di
quello effettivo
- 3 - la velocità
del suono : noi udiamo il tonfo del sasso un certo tempo dopo l'esatto
istante
in cui esso ha toccato il fondo perché il suono ha una velocità non infinita
Tutti e tre questi fenomeni fanno sì che la stima della profondità
fatta ignorandoli sia per eccesso.
Valutiamo ora la soluzione teorica in assenza di questi
"errori".
Il sasso è soggetto alla forza peso costante
la cui intensità è
per cui esso cade di
moto rettilineo uniformemente accelerato.
L'equazione oraria di tale moto è :
.
Per comodità ci poniamo nella situazione in cui lo spazio iniziale e la velocità
iniziale sono nulli
(semplicemente facendo scattare il cronometro quando lasciamo cadere il sasso
senza dotarlo
di una velocità iniziale e misurando lo spazio verso il fondo della voragine
dal punto in cui il
sasso è lasciato cadere).
Avremo quindi più semplicemente :
.
Sostituendo i valori numerici otteniamo :
![]()
(abbiamo chiamato h lo spazio percorso).
Valutiamo ora la soluzione reale considerando solo l'errore dovuto alla velocità
del suono
( 340 m/s ). Per fare questo facciamo un ragionamento approssimato ma di
semplice "traduzione"
matematica.
Consideriamo che il suono, dal fondo della voragine di profondità pari al
valore teorico precedentemente
calcolato, per pervenire all'orecchio dell'osservatore ci mette un tempo pari a
:
![]()
(
= tempo suono).
Dobbiamo allora togliere dai 4 secondi complessivi questo tempo
per trovare
il tempo effettivo che sarà :
(
= tempo effettivo).
A questo punto si rifà il calcolo della caduta con questo nuovo tempo e si
ottiene :
.
Questo metodo di stima è solo approssimato !!! Lasciamo al lettore
volenteroso il calcolo esatto
della stima ...
Questo problema ci dà anche un'idea in quello che è effettivamente il lavoro
del fisico : valutare tutti i
fenomeni in gioco e quantificarne l'importanza rispetto ad una eventuale
soluzione teorica semplicistica.
Soluzione esatta.
Il problema della valutazione della profondità di una voragine
gettandoci dentro un sasso e misurando
il tempo in cui il suono perviene al nostro orecchio (dal momento in cui esso
viene lasciato cadere),
nel solo caso in cui si trascurano l'attrito con l'aria ed il tempo di reazione
dell'osservatore (che misura
il tempo con un cronometro), la volta scorsa è stato risolto con un
procedimento approssimato.
Vediamo ora come il problema andrebbe risolto in modo esatto.

Il tempo in questione, da quando il sasso viene lasciato cadere al momento in
cui il suono dell'impatto
col terreno ci perviene, sia t = 4 s .
Questo tempo si compone di due parti. Il tempo
, da quando il sasso è lasciato cadere a quando
esso effettivamente tocca il terreno, e dal tempo
, corrispondente al tempo impiegato dal suono a
pervenire all'orecchio dell'osservatore dal momento dell'impatto del sasso sul
fondo. Possiamo allora
scrivere :
.
Ricaviamo ora i due tempi.
Per il tempo
:
Siccome il sasso cade di moto
rettilineo uniformemente accelerato (trascuriamo
l'attrito con l'aria) possiamo
scrivere :
![]()
da cui, moltiplicando ambo i membri
per 2 , dividendo per g e invertendo l'uguaglianza, si
ricava :
![]()
da cui, estraendo la radice quadrata
in ambo i membri, si ottiene :
.
Per il tempo
:
Siccome il suono procede dal fondo
della voragine di moto uniforme, possiamo scrivere :
![]()
quindi (essendo la velocità del
suono nell'aria circa 340 m/s ) avremo :
![]()
da cui si ottiene :
![]()
(abbiamo diviso ambo i membri per
340 , moltiplicato per
ed invertito l'uguaglianza).
Siamo ora in grado si sostituire le due espressioni di
e
così trovate nell'equazione
ottenendo :
.
Questa è una equazione nell'incognita h (essendo g
nota, pari a circa 9,8 m/s² ) non di primo grado e
quindi più complessa da risolvere.
Omettiamo qui la soluzione ribadendo che qui ci interessava solo illustrare il
procedimento esatto
con cui risolvere il problema. Quando avremo studiato le equazioni di secondo
grado, saremo in
grado di risolvere esattamente l'equazione.
(la soluzione approssimata dell'equazione, eseguita al computer, fornisce il
valore
)
04 - Calcolo della velocità finale di un corpo che cade.
La legge di conservazione dell'energia meccanica può essere utilizzata per
calcolare direttamente
la velocità con cui un corpo, cadendo, tocca terra.
Essendo :
![]()
(energia cinetica finale = energia potenziale gravitazionale iniziale) possiamo
scrivere :
(dove m , v , g , h hanno gli usuali significati).
Per ricavare v dividiamo ambo i membri per m e
moltiplichiamo i medesimi per 2 :
.
Semplificando otteniamo :
![]()
e successivamente, estraendo la radice quadrata a destra ed a sinistra
dell'uguale :
(la radice quadrata di un quadrato è la base della potenza stessa, cioè
).
La formula trovata dà la velocità del corpo all'istante dell'impatto col
terreno (trascurando l'attrito
con l'aria).
05 - Caduta in aria dalla stessa altezza di due sfere uguali ma di materiale
diverso.
Un corpo di massa qualunque e forma qualunque cade nel campo
gravitazionale terrestre ed in
assenza di aria con la stessa accelerazione g . Più corpi di massa e
forma diverse cadono allo stesso
modo, per cui, se lasciati cadere ad un certo istante dalla stessa
altezza, essi toccano terra allo
stesso istante (in assenza di aria).
Prima :

Dopo :

Il moto che essi seguono è un moto rettilineo uniformemente accelerato
di equazione oraria :
.
In presenza di aria la situazione cambia notevolmente. Il corpo è
soggetto a più forze che agiscono
su di esso contemporaneamente :
- la forza peso
che è diretta verso
il basso
- la forza di
Archimede (un corpo immerso in un fluido riceve una spinta verso l'alto pari
al
peso
del fluido spostato) che è rivolta verso l'alto e che vale
= costante (il peso
dell'aria spostata dipende dal volume del corpo e quindi, considerando il corpo rigido,
esso
non cambia). Questa forza è molto importante se il corpo è leggero. Un
palloncino
riempito di elio, per esempio non cade a terra, ma sale in alto !!!
- la forza di
attrito con l'aria (detta anche forza di resistenza del mezzo) che è
rivolta verso
l'alto ed è approssimativamente proporzionale al quadrato della velocità del
corpo. Essa vale
- altre forze che
dipendono dal fatto che il pianeta terra è un sistema ruotante per cui
non è
un sistema di riferimento inerziale. Tali forze apparenti noi le
trascureremo per esigenze di
semplicità anche se esse sono importanti (Galileo stesso le prese in
considerazione nei suoi
esperimenti di caduta dei gravi)
Riassumiamo in un grafico la situazione all'istante in cui il corpo inizia a
cadere (la forza di attrito è in
quell'istante nulla) :

(abbiamo posto le forze agenti separate per comodità).
Durante la caduta del corpo, la forza peso e la forza di Archimede rimangono
costanti mentre la
forza di attrito cresce al crescere della velocità del corpo :

Osservando i due grafici si nota che la forza risultante che agisce sul
corpo e che ne determina
l'accelerazione diminuisce durante la caduta. Ci sarà allora un certo
istante in cui la forza risultante
diventa nulla. Da quell'istante in poi il corpo si muoverà di moto
rettilineo uniforme !!! Lo sanno
bene i paracadutisti ...
Cosa succede se confrontiamo le cadute di due corpi sferici di ugual
raggio ma di massa diversa
(per esempio uno di ferro e l'altro di legno) ?
Per il corpo più leggero si raggiungerà prima l'annullamento della
forza risultante per cui esso toccherà
terra più tardi e con minore velocità.
Riportiamo di seguito una simulazione al computer (ottenuta con tecniche
di calcolo numerico) della
caduta di corpi sferici di ugual raggio di massa 1 kg e 2 kg .
Si tratta dei grafici orari tempo-spazio
dei moti nei due casi (i corpi cadono da un'altezza di 50 m ) :


Si noti che dopo un certo tempo i grafici diventano rettilinei, cioè le velocità
diventano costanti come
affermato sopra.
06 - Esercizio sulla conservazione dell'energia meccanica.
Consideriamo il presente problema tipico della "tecnologia" delle
montagne russe :

Un carrello si trova in A con velocità
. L'altezza dal suolo di A è
. Con
quale velocità
esso raggiungerà il punto B ? La seconda quota è
. Riuscirà il carrello
a raggiungere C ? Se lo raggiungerà, che velocità avrà ? Se non lo
raggiungerà, a quale altezza
esso arriverà ? Si considerino trascurabili gli attriti di ogni tipo. (la massa
del carrello è m ).
Suggerimento :
- l'energia
meccanica totale in A è :
- l'energia
meccanica totale in B è : ![]()
- l'energia
meccanica totale in C sarebbe : ![]()
Soluzione.
L'energia meccanica in A è :
.
L'energia meccanica in B è :
(essendo in B la quota nulla non vi è energia potenziale).
Trascurando gli attriti, per il principio di conservazione dell'energia
meccanica, avremo :
![]()
cioè, sostituendo :
.
Da questa formula siamo in grado di ricavare
. Per fare questo operiamo alcune semplificazioni.
Moltiplicando ambo i membri per 2 e semplificando, abbiamo :
.
Raccogliendo m nel secondo membro otteniamo :
.
Dividendo ambo i membri per m abbiamo :
.
Da questa formula possiamo ricavare
estraendo la radice quadrata da ambo i membri :
![]()
da cui, sostituendo i valori numerici di
,
e
, otteniamo :
.
Vediamo ora se il carrello (sempre trascurando gli attriti) riesce a raggiungere
C .
Consideriamo che il carrello, dopo avere oltrepassato il punto B ,
raggiunga la quota h con velocità
nulla (perdendo cioè tutta la sua energia cinetica a scapito di quella
potenziale) (si noti che, al momento,
non sappiamo se h sarà maggiore della quota di C
!!). Potremo allora scrivere :
(essendo la velocità alla quota h nulla e di conseguenza l'energia
potenziale alla quota h uguale
all'energia cinetica in B ) (trascurando sempre gli attriti).
Dalla formula appena scritta, dividendo ambo i membri per m
otteniamo :
![]()
e quindi, dividendo ambo i membri per g :
.
Sostituendo i valori numerici e facendo i calcoli otteniamo infine :
.
Da questo risultato appare chiaro che il carrello non riesce a raggiungere il
punto C che si trova alla
quota di 30 m :

07 - Esercizio sulla conservazione dell'energia totale.
Consideriamo un paracadutista di massa m = 80 kg che si lancia da
un'altezza h di 2000 m e che
tocca terra alla velocità di v = 3 m/s :

Si chiede a che velocità il paracadutista toccherebbe terra in assenza di aria.
Dato poi per scontato che,
in presenza di aria, egli tocca terra con una velocità inferiore a quella in
assenza di aria, si chiede inoltre
quanta energia meccanica si è perduta (perché trasformata in energia termica
assorbita delle molecole
dell'aria), il lavoro totale fatto dalle forze resistenti (attrito con l'aria)
ed il valore medio della forza d'attrito
(dell'aria).
Soluzione.
Calcoliamo la velocità "teorica" con cui il paracadutista toccherebbe
terra se non vi fosse la
resistenza dell'aria.
Poiché, a causa dell'assenza di attriti, tutta l'energia potenziale che il
paracadutista ha alla quota
h (si suppone che al momento del lancio la sua velocità sia nulla) si
trasforma nell'energia cinetica
che esso avrà al momento di toccare terra (a terra l'energia potenziale è
nulla) possiamo scrivere :
![]()
cioè :
.
Da questa formula si ricava direttamente v . Per fare questo operiamo le
solite semplificazioni
dividendo ambo i membri per m , moltiplicando per 2 ed
estraendo la radice quadrata. Otteniamo
allora :
.
Sostituendo i dati numerici abbiamo :
![]()
che trasformata in km/h diventa :
.
Si tratta di una velocità considerevole che non permetterebbe la possibilità
di alcun lancio !! L'effetto
dell'aria, invece, dissipa (assorbe) gran parte dell'energia meccanica
del paracadutista permettendogli
di toccare terra con una velocità "accettabile".
Consideriamo ora la caduta "reale" del paracadutista in presenza
della resistenza dell'aria.
L'energia meccanica iniziale del paracadutista alla quota h è pari
alla sua energia potenziale
gravitazionale (essendo la sua velocità iniziale nulla) :
.
L'energia meccanica finale, al momento in cui tocca terra (dato che la velocità
è nota), è :
.
Il paracadutista aveva alla quota h l'energia meccanica di
1568000 J . Giunto a terra egli ha solo
360 J . E' evidente che, per il principio di conservazione dell'energia
in tutte le sue forme, la
differenza fra le due energie si è trasformata in un'altra forma di energia non
meccanica. La
differenza di energia la ritroviamo trasformata in calore trasmesso alle
molecole dell'aria.
Possiamo per questo immaginare che la forza di attrito (resistenza) dell'aria
che si oppone alla
caduta del paracadutista ha compiuto, durante la caduta, il lavoro :
.
Possiamo anche calcolare la forza di attrito media (come se agisse in
maniera costante, anche
se sappiamo che la forza di attrito dipende da vari fattori ed in particolare
dalla velocità del corpo
che cade per cui essa non è certamente costante). Siccome in generale il lavoro
è
,
avremo :
da cui, sostituendo i valori numerici, otteniamo :
![]()
che rappresenta appunto la forza di attrito media con cui l'aria si oppone al
moto.
Si noti che questa forza è circa pari al peso del paracadutista che vale :
.
Questo dipende dal fatto che, a causa dell'attrito dell'aria, dopo poco
tempo dal lancio, il paracadutista
procede di moto rettilineo uniforme perché la forza peso è appunto
neutralizzata dalla forza di attrito
dell'aria. Per gran parte del moto, quindi, la forza di attrito è uguale
(in intensità) alla forza peso del
paracadutista.
08 - Esercizio.
Consideriamo la dinamica del giro della morte (trascurando gli attriti).

Un motociclista esegue il giro della morte in modo che, nel punto più alto
della traiettoria circolare
che egli compie, la forza centrifuga a cui è soggetto sia esattamente
uguale (come intensità, perché
i versi sono opposti) al suo peso (sommato a quello della motocicletta) (d'ora
in poi, per esigenze
di fluidità di scrittura, dicendo "motociclista" consideriamo anche
la sua moto, ovvero intenderemo
il sistema motociclista + motocicletta) (per comodità grafica abbiamo indicato
il sistema motociclista +
motocicletta con un tondino nero).
Questa condizione (uguaglianza in intensità fra forza centrifuga e forza peso)
fa sì che nel punto
A il motociclista tocchi appena la traiettoria. Questa condizione
è necessaria per semplificare i
calcoli che dovremo fare. Nella realtà, la forza centrifuga in A
potrebbe benissimo superare in
intensità la forza peso, mentre non dovrebbe mai esserne inferiore, pena la
caduta del motociclista.
Abbiamo detto che trascuriamo gli attriti per cui possiamo considerare in via
teorica che il sistema
sia già a "regime", ovvero che il motociclista percorra a motore
spento ed indefinitamente la traiettoria.
In realtà il motore acceso della motocicletta fornisce continuamente l'energia
perduta a causa degli
attriti facendo sì che il motociclista non si stacchi dalla traiettoria e
precipiti a terra.
Nel punto A si deve perciò avere :
![]()
dove
indica l'intensità della forza centrifuga in A e p il
peso del motociclista la cui massa
sia m .
Ricordando che la forza centrifuga vale
( v è la velocità e R è il raggio del cerchio)
scriveremo allora :
![]()
dove
è
la velocità del motociclista in A , ovvero, dividendo ambo i membri per
m e
moltiplicando per R :
.
Questa formula esprime la velocità al quadrato del motociclista in A
in situazione di equilibrio
di forze.
Consideriamo ora il bilancio energetico (trascurando gli attriti).
In B l'energia potenziale gravitazionale del motociclista è nulla
mentre in A la sua energia meccanica
si compone come al solito nella somma fra energia cinetica ed energia
potenziale. Avremo allora :
![]()
ovvero :
![]()
dove 2R è la quota del punto A .
Moltiplicando ambo i membri per 2 otteniamo :
.
Raccogliendo m al secondo membro abbiamo :
![]()
da cui, dividendo ambo i membri per m , ricaviamo :
.
Questa formula ci fornisce il valore della velocità al quadrato del
motociclista in B .
D'altra parte, in B la forza centrifuga a cui è soggetto il
motociclista è :
per cui, sostituendo il valore di
precedentemente trovato, otteniamo :
![]()
da cui, sostituendo il valore di
trovato all'inizio, ricaviamo :
.
La formula appena trovata esprime il fatto che il motociclista in B
è soggetto ad una forza
centrifuga pari al quintuplo del proprio peso ( mg ) !!!
Sommando in B a questa forza centrifuga anche la forza peso del
motociclista (rivolta nello
stesso verso) otteniamo lo "sbalorditivo" risultato che il
motociclista in B è soggetto ad una
forza complessiva pari al sestuplo del suo peso :
.
09 - Esercizio.
Calcolare a quale distanza dalla Terra si devono trovare i satelliti
geostazionari.
I dati del problema sono :
costante di gravitazione universale :
![]()
massa della Terra : ![]()
raggio della Terra :
.
Soluzione.
Risolviamo il problema scegliendo un sistema di riferimento inerziale
(per esempio il sistema
delle stelle fisse). Riferire il moto dei corpi a sistemi di riferimento
inerziali è sempre conveniente
perché se li riferiamo a sistemi di riferimento non inerziali (per esempio
ruotanti come la superficie
della terra) occorre introdurre, perché continuino a valere le 3
leggi della dinamica, le cosiddette
forze apparenti con il risultato di "complicare" in generale la
risoluzione dei problemi ad essi connessi.
Il satellite S ruota attorno alla Terra compiendo un'orbita
circolare di raggio R rispetto al centro
della medesima. Poiché il satellite è geostazionario (cioè
"visto" immobile nel cielo rispetto ad un
osservatore sulla superficie terrestre), il tempo T impiegato
da esso a compiere un giro completo
deve essere pari ad un giorno ( 24 ore).

Rispetto al sistema di riferimento inerziale delle stelle fisse, il satellite
S , poiché non si muove di moto
rettilineo uniforme ma si muove di moto circolare uniforme, è soggetto
ad una forza centripeta che
lo mantiene sulla sua traiettoria circolare (ricordiamo che, per il principio
d'inerzia, un corpo su cui
non agiscono forze o su cui la risultante delle forze è nulla
permane, rispetto ad un sistema di riferimento
inerziale, nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme finché
una forza esterna non interviene a
modificarne lo stato di moto).
Chiamiamo con
la forza centripeta che costringe il satellite a compiere una traiettoria
circolare.

Da cosa è prodotta fisicamente la forza centripeta
? Essa coincide con la forza di attrazione
gravitazionale
con cui la Terra attira a sé il satellite.

Noi conosciamo già le formule che esprimono le intensità delle suddette forze.
Esse sono :
e ![]()
dove m è la massa del satellite, v è la sua velocità
periferica, G è la costante di gravitazione
universale e M è la massa della Terra.
Dovendo le due forze coincidere, potremo scrivere :
![]()
ovvero :
.
Vediamo ora di semplificare l'equazione in modo da ricavare il valore di R
Dividendo entrambi i membri per m si ottiene :
.
D'altra parte la velocità periferica v del satellite é
.
Sostituendo tale velocità nella formula precedente otteniamo :
che si semplifica in :
![]()
ed in :
.
Moltiplichiamo ora ambo i membri per
:
e semplifichiamo :
.
Moltiplichiamo ambo i membri per
:
e semplifichiamo :
.
Abbiamo così trovato una semplice equazione di terzo grado
nell'incognita R . Per risolverla basta
estrarre le radici cubiche di entrambi i membri :
![]()
da cui si ottiene :
![]()
che rappresenta la soluzione del problema.
Si noti il fatto molto importante che la distanza R con cui ruota un
satellite geostazionario non dipende
dalla massa del medesimo. Questo significa che tutti i satelliti
geostazionari, indipendentemente dalla
loro massa, ruotano alla stessa distanza da terra.
Sostituendo i dati numerici abbiamo :
dove abbiamo posto
.
Si noti che in questi calcoli usiamo, come sempre, le proprietà delle potenze
preferendo le potenze
di 10 (per la loro comodità di utilizzo). Si noti anche che le unità
di misura delle varie grandezze in
gioco sono, come sempre, espresse nel Sistema Internazionale (S.I.).
A conti fatti (approssimando), otteniamo il risultato :
.
Per conoscere l'effettiva "quota" h a cui è posto il
satellite geostazionario, basta sottrarre da R la
misura r del raggio terrestre, cioè :
h = R - r .
Otteniamo quindi :
![]()
che corrisponde ad una quota di circa 36.000 km .
Fine.
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