E-school di Arrigo
Amadori
Algebra I
Trasformazioni (2' parte)
10 – Gruppi di trasformazioni.
Riportiamo qui alcuni importanti
gruppi di trasformazioni :
- 1 -
(Τ ; ∙) è
il gruppo delle traslazioni sullo spazio vettoriale
V(K)
delle trasformazioni T
per cui T(x) = x + a
dove x ed
a
(fissato)
appartengono a V(si noti che le traslazioni non
sono trasformazioni lineari !)
- 2 -
(Ω; ∙) è
il gruppo lineare sullo spazio vettoriale
V(K) n-dimensionale
delle trasformazioni T
lineari e non singolari
- 3 -
(Ψ; ∙) è
il gruppo affine sullo spazio vettoriale
V(K) n-dimensionale
delle
trasformazioni T
per cui T(x) = S(x) + a
dove S
è una
trasformazione lineare ed
a (fissato)
appartiene a V (si
noti che
le affinità non sono trasformazioni lineari !)
- 4 -
(H ; ∙) è il gruppo
ortogonale sullo spazio euclideo reale n-dimensionale
V(R)
delle
trasformazioni lineari T per cui
<T(x) , T(y)> = <x , y>
dove x ed
y appartengono a V
- 5 -
(E ; ∙) è il gruppo
euclideo sullo spazio euclideo reale n-dimensionale V(R)
delle
trasformazioni T
per cui T(x) = S(x) + a
dove S
è
una trasformazione ortogonale ed
a (fissato)
appartiene a
V . Si noti che le trasformazioni del gruppo euclideo
non sono
lineari !
I gruppi qui esposti, se
riferiti tutti ad uno spazio euclideo reale n-dimensionale, sono
referenziati
fra di loro come indicato nel seguente schema (le frecce significano
“contiene”) :
11 – Equivalenza, forma
canonica, invarianza, rispetto ad un gruppo di trasformazioni.
Sia S un
insieme qualunque e (G ;
∙) un gruppo di trasformazioni invertibili (biunivoche)
di
S su sé stesso. Si possono
avere i seguenti casi :
- 1 -
due elementi x
e y appartenenti a S
si dicono equivalenti rispetto a
(G ; ∙) se esiste una
trasformazione T
appartenente a G
tale che T(x) = y
- 2 -
un sottoinsieme S’
di S
si dice che è un insieme di forme canoniche
rispetto a
(G ; ∙) se ogni
elemento x di
S è equivalente ad uno ed
un
solo elemento x’
di S’ . In
questo caso si dice che x’ è una forma
canonica di
x
- 3 -
una funzione f(x)
definita su S
si dice invariante rispetto a
(G ; ∙) se
f(T(x)) = f(x) per
ogni x
appartenente ad S
e per ogni T appartenente
a G
- 4 -
un insieme di funzioni invarianti
si dice che è un sistema
completo di invarianti rispetto a
(G ; ∙) se
( x
è equivalente a y rispetto a
(G ; ∙) )
- 5 -
due funzioni f(x)
e g(x)
definite su S si
dicono equivalenti rispetto a
(G ; ∙) se esiste una
trasformazione T
appartenente a G
tale che f(T(x)) = g(x)
per ogni x
appartenente ad S
Esempi :
- 1 -
sia V(R)
uno spazio euclideo reale n-dimensionale e (H ; ∙)
il gruppo
ortogonale. Sia T
una trasformazione qualunque di
H . Poiché
|T(x)| ² = <T(x) , T(x)> = <x , x> = |x|
² si ha
|T(x)| = |x| per ogni
x
appartenente a
V . La funzione
f(x) = |x| è quindi
invariante rispetto al
gruppo ortogonale
- 2 -
sia
dove
A è una matrice
n x n e
P è una assegnata
matrice
n x n non singolare.
L’insieme delle suddette funzioni è un gruppo
che indichiamo con
(G ; ∙) . Queste
funzioni trasformano una matrice
qualunque in una matrice a lei simile. La
matrice A e la
matrice PAP ¯ ¹
sono allora equivalenti rispetto a
(G ; ∙) . La funzione f(A)
= rango A
è invariante
rispetto a (G ; ∙) .
L’insieme degli autovalori di A
è
invariante rispetto a (G
; ∙)
Sui concetti qui esposti valgono
i seguenti teoremi (omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
sia V(R)
uno spazio vettoriale reale n-dimensionale e f(x) e
g(x) due
sue forme
lineari non nulle (f è nulla
se f(x) = 0
per ogni x ). Sia
(Ω; ∙)
il
gruppo lineare di V(R) . Allora f e
g sono equivalenti
rispetto al gruppo
lineare
- 2 -
sia V(R)
uno spazio euclideo reale n-dimensionale e f(x) una
sua forma
lineare non nulla. Rispetto ad una fissata base ortonormale di
V(R) sia
. Posto
si ha che
c è invariante
rispetto al gruppo ortogonale
- 3 -
sia V(C)
uno spazio vettoriale complesso n-dimensionale e
g(x ; x)
una sua forma
quadratica hermitiana non nulla (g(x ; x)
è nulla se
g(x ; x) = 0
per ogni x). Allora
esiste una trasformazione lineare non
singolare per cui
essa si può ridurre nella forma
. Il numero
m è un invariante
rispetto al gruppo lineare e si chiama rango della forma quadratica
hermitiana
- 4 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e g(x ; x) una
sua forma quadratica hermitiana. Sia
A la matrice di essa
rispetto ad una
base fissata. Se i minori
principali di A
sono tutti non nulli, allora
esiste una base (ovvero una trasformazione
lineare) tale che rispetto a questa
la forma quadratica hetmitiana si
scrive
12 – Forma quadratica
definita.
Sia V(C) uno
spazio euclideo complesso n-dimensionale e
g(x ; x) una sua forma
quadratica hermitiana. Essa è ovviamente reale per ogni vettore
x di V .
Se si verifica che
g(x ; x) > 0 per ogni x
non nullo appartenente a V
e allora la
forma si dice definita positiva.
Se si verifica che
g(x ; x) < 0 per ogni x
non nullo appartenente a V
e allora la
forma si dice definita negativa.
Valgono i seguenti importanti
teoremi (omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e g(x ; x) una
sua forma quadratica hermitiana. Sia
la sua matrice rispetto ad
una base fissata. Allora condizione necessaria e sufficiente affinché
g(x ; x)
sia definita
positiva è che sia
, e affinché sia definita
negativa
è che sia
(i
Δ sono i minori
principali di
A
definiti precedentemente).
- 2
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale con prodotto
interno
<x , y> . Siano
dei vettori di
V . Il determinate di
Gram (detto anche gramiano) :
è sempre ≥ 0 .
E’ = 0
se e solo se i vettori
sono linearmente
dipendenti
- 3 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e g(x ; x) una
sua forma quadratica hermitiana. Con una trasformazione lineare non singolare
g(x ; x) può essere posto
nella forma
.
I numeri
p e
q sono invarianti rispetto al gruppo lineare. Le espressioni in
p ed in
q (p
oppure q
possono essere anche nulli) del tipo sopra indicato
è una forma canonica
per le forme quadratiche rispetto al gruppo lineare. La
coppia
(p , q) si chiama segnatura
della forma quadratica e si deduce che
due forme quadratiche sono equivalenti
rispetto al gruppo lineare se e solo se
hanno lo stesso rango e la stessa
segnatura
Questo
teorema viene chiamato legge d’inerzia (di Sylvester)
- 4 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale con prodotto
interno
<x , y> e g(x
; y) una sua forma bilineare
qualsiasi. Allora esiste
una ed una sola trasformazione lineare
T tale che g(x ; y) =
<T(x) , y> .
Si può allora affermare che ogni forma bilineare è associabile ad una (ed
una sola)
trasformazione lineare ovvero che vi è una corrispondenza
biunivoca fra le
forme bilineari e le trasformazioni lineari
13 – Trasformazione
coniugata.
Sia V(C) uno
spazio euclideo complesso n-dimensionale e
T una sua
trasformazione
lineare. Sia A
la matrice di T
corrispondente ad una base fissata. La matrice
(la matrice che si ottiene
prendendo i complessi coniugati
degli elementi di A )
si
chiama matrice coniugata di A.
La trasformazione
corrispondente ad
(rispetto
alla medesima base)
si chiama trasformazione coniugata di
T .
14 – Trasformazione
aggiunta.
Sia V(C) uno
spazio euclideo complesso n-dimensionale dotato di prodotto interno
<x , y> e
T una sua
trasformazione lineare. La trasformazione
T* è detta la
trasformazione
aggiunta di T se vale :
<T(x) , y> = <x ,
T*(y)>
per ogni
x ed
y di V
.
La trasformazione aggiunta
T* è unica (omettiamo la
dimostrazione).
Se A è
la matrice di T
rispetto ad una base fissata, allora
(trasposta della coniugata
di
A ) è la matrice di T*
rispetto alla medesima base (omettiamo la dimostrazione). Per
questo
motivo indicheremo con A*
la matrice aggiunta di A
intendendo che A*
=
.
Le trasformazioni aggiunte su di
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale soddisfano le
seguenti proprietà
(omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 - (ST)* = T*S*
- 2 -
(T*)* = T
- 3 -
(S + T)* = S* + T*
- 4 -
- 5 -
I* = I
dove S e
T sono due trasformazioni
lineari e k
è un numero complesso ( I è
la
trasformazione identica).
15 – Trasformazione
normale, autoaggiunta, unitaria [ortogonale], positiva.
Gruppo unitario.
Sia V(C) [V(R)]
uno spazio euclideo complesso [reale] n-dimensionale e
T una
sua trasformazione
lineare.
Si hanno i seguenti casi :
- 1 -
se T T* = T* T allora
T si dice normale
- 2 -
se T = T*
allora T
si dice autoaggiunta
- 3 -
se T T* = T* T =
I allora
T si dice unitaria
[ortogonale]
- 4 -
se <T(x) , x> > 0
per ogni x ≠ 0
appartenente a V , allora
T
si dice positiva
Sullo spazio euclideo complesso
n-dimensionale V(C)
sia U
l’insieme delle
trasformazioni unitarie. Allora
(U ; · ) è un gruppo che
prende il nome di gruppo
unitario (omettiamo la dimostrazione).
Sono importanti le seguenti
considerazioni :
- 1 -
se T = T* allora
T T* = T* T pertanto una
trasformazione
autoaggiunta è anche normale
- 2 -
una trasformazione unitaria è anche normale
- 3 -
se T T* = T* T =
I si ha che
T è non singolare e
T* = T ¯ ¹
- 4 -
se A
è la matrice di T
rispetto ad una base ortonormale, T*
ha per
matrice
. Se T = T*
allora
e per questo la matrice si
dice
hermitiana (nel caso reale è simmetrica). La condizione
T T* = T* T = I
implica
onde
(nel caso reale è
e quindi
A è ortogonale)
Sui concetti qui definiti
valgono gli importanti teoremi (omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una sua
trasformazione lineare. Allora essa può essere espressa nel seguente modo :
dove
e
sono due trasformazioni
autoaggiunte. Si ha
e
- 2 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una sua
trasformazione lineare. Essa è normale se e solo se esiste una base
ortonormale rispetto alla quale la matrice di T
è diagonale
- 3 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale. Una sua
trasformazione T autoaggiunta od
unitaria ammette un sistema
ortonormale di
n autovettori. La
matrice A
corrispondente a T
rispetto a questa base è diagonale e vale :
dove i λ
sono gli autovalori di T
(non tutti necessariamente distinti).
Se
T è autoaggiunta gli
autovalori sono reali. Se T è
unitaria essi
hanno modulo 1 . Viceversa, se una trasformazione lineare rispetto
ad una base ortonormale ha matrice diagonale a termini reali, essa è
autoaggiunta. Se ha matrice diagonale a termini diagonali di modulo
1 è unitaria.
Il presente
teorema è di fondamentale importanza.
- 4 - sia
V(C) uno spazio euclideo
complesso n-dimensionale. Una sua
trasformazione lineare T è
unitaria se e solo se <T(x)
, T(y)> = <x , y>
definizione per
ogni x
e y di V .
Questo teorema può essere usato
come di trasformazione unitaria
(nel caso reale esso coincide con la
definizione di trasformazione ortogonale la
quale, quindi, come abbiamo
già visto, è il corrispondente reale della
trasformazione unitaria)
- 5 -
sia V(R)
uno spazio euclideo reale n-dimensionale e T una sua
trasformazione
autoaggiunta. Allora esiste una base ortonormale rispetto alla
quale la matrice
di T
è diagonale (confronta teorema –3-)
- 6 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale. Sia
g(x ; y) una
sua forma
bilineare hermitiana. Allora esiste una base ortonormale
rispetto alla quale
dove i coefficienti
λ sono
numeri
reali. In particolare si ha
- 7 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una
sua
trasformazione autoaggiunta. Se la forma quadratica hermitiana
<T(x) , x>
è ≥
0 per ogni
x appartenente a
V , posto
e detto
un vettore di modulo
1 per cui
, si ha che
e
sono un autovalore ed un
autovettore di T
- 8 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale. Ogni sua
trasformazione
lineare non singolare può essere messa nella forma :
T = H K = K’ H’
dove H
ed H’ sono
trasformazioni positive e K e K’
sono
trasformazioni unitarie
- 9 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una
sua
trasformazione lineare corrispondente alla matrice
A rispetto
ad un base
fissata. Indichiamo con
, k = 1 , 2 , … , n ,
il
M.C.D.
(massimo comun divisore) dei minori di ordine
k della
matrice A - λ I
. Allora
dipende solo da
T e non dalla
scelta della
base
16 – Matrice di Jordan.
Una matrice
m x m del tipo :
si chiama matrice elementare
di Jordan (nel primo caso 1 x 1
, nel secondo 2 x 2
ecc.).
Sia chiama matrice di Jordan
una matrice n x n
del tipo :
dove
indica la matrice elementare
di Jordan
con
che sta per
λ
e dove
;
indica la matrice elementare
di Jordan
con
che sta per
λ e dove
; ecc. ecc. con
. Con
O si indicano matrici
quadrate o rettangolari
i cui elementi sono tutti nulli.
Esempio :
Si noti che una matrice
diagonale è una particolare forma di matrice di Jordan.
Si hanno gli importanti teoremi
(omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
sia A
una matrice di Jordan n x n
nel campo complesso. Indichiamo
con
, k = 1, 2, … ,n , il
M.C.D. (massimo comun
divisore)
dei minori di ordine k della
matrice A
- λ I (come
precedentemente
mostrato). Allora si ha :
da cui,
introducendo i rapporti
detti divisori elementari
(con
), si ottiene :
I divisori
elementari individuano univocamente la matrice di Jordan perché
assegnati i
medesimi, si ottengono tutti i valori che compongono la matrice
di Jordan.
- 2 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una sua
trasformazione lineare. Allora esiste una base rispetto alla quale la matrice
di
T è una matrice di
Jordan. Si deduce quindi che ogni matrice
n x n
sul campo
complesso è simile ad una matrice di Jordan.
Questo teorema è di fondamentale importanza perché assicura la
possibilità
di trasformare per similitudine una matrice qualunque in una forma
molto più
semplice (la matrice di Jordan). Non essendo ogni matrice
trasformabile in
forma diagonale, la possibilità di trasformarla almeno in
matrice di Jordan è
un risultato di capitale importanza.
Questo teorema vale anche se lo spazio vettoriale
V(C) non è
eucliceo.
- 3 -
condizione necessaria e sufficiente affinché due matrici
n x n sul campo
complesso
siano simili è che abbiano gli stessi divisori elementari
- 4 -
la forma canonica di Jordan di una trasformazione lineare in uno spazio
euclideo complesso n-dimensionale è univocamente determinata dalla
trasformazione. Le matrici di Jordan sono quindi forme canoniche delle
matrici
rispetto al gruppo delle trasformazioni di similitudine (cambio di
base)
- 5 -
sia V(C)
uno spazio euclideo complesso n-dimensionale e T una sua
trasformazione lineare. Condizione necessaria e sufficiente perché esista
una
base rispetto alla quale la matrice di T
sia diagonale, è che i divisori
elementari abbiano radici tutte semplici
Fine.
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