E-school di Arrigo
Amadori
Algebra I
Spazi vettoriali
01 – Introduzione.
Gli spazi vettoriali sono alla base di alcuni fra i più proficui capitoli
dell’intera matematica.
Lo spazio euclideo è uno spazio vettoriale così come gli importanti spazi di
Banach e di
Hilbert.
Gli spazi vettoriali sono di fondamentale importanza anche in fisica in quanto
molte grandezze
fisiche (posizione, velocità, accelerazione, forza ecc.) sono vettori.
La funzione d’onda Ψ
che sta alla base della meccanica quantistica è un vettore dello
spazio
che
è un particolare spazio di Hilbert.
Il calcolo tensoriale (il cui tensore fondamentale è il tensore metrico
)
che sta alla
base della teoria della relatività è una estensione del calcolo vettoriale.
Risulta chiaro allora che il concetto di vettore è una delle chiavi di volta
dell’intera scienza.
02 – Moltiplicazione scalare.
Siano A e
B due insiemi qualunque. Sia
f : A x B à
B una funzione dal
prodotto
cartesiano di A
per B a B .
La funzione f
così definita è detta moltiplicazione scalare di
B per
A . Se a
appartiene ad A ed
x appartiene a
B l’elemento
corrispondente ad (a , x) si
indica con ax
e si chiama prodotto scalare di
x per
a .
Esempi :
- 1-
sia A
= R (l’insieme dei numeri reali) e
B =
(l’insieme
delle
funzioni numeriche reali di dominio R).
Una moltiplicazione scalare fra
ed
R è per esempio la
moltiplicazione fra un numero reale k
ed
una funzione numerica reale f
. Quindi (k , f) à
kf è una
moltiplicazione
scalare
- 2 -
nelle condizioni definite sopra, un altro esempio di moltiplicazione
scalare
è evidentemente anche
(k , f) à
k + f
03 – Spazio vettoriale.
Sia (A ; + , *) un
campo e V
un insieme munito di una operazione di addizione
(+) e
di moltiplicazione scalare per A
. L’insieme V
dotato delle operazioni di somma e
moltiplicazione scalare si dice che è uno spazio vettoriale su
A e si indica con V(A)
se si verificano le seguenti condizioni :
-
1 -
(V ; +) è un gruppo
commutativo
-
2 -
la moltiplicazione scalare gode delle proprietà :
-
a(x + y) = ax + ay
-
(a + b)x = ax + bx
-
a(bx) = (ab)x
-
1x = x
per ogni a
e b appartenente ad A
e x
ed y appartenenti
a V .
Gli elementi di V
si chiamano vettori o punti e gli elementi di
A si chiamano scalari.
Si noti che abbiamo indicato con lo stesso simbolo
(+) sia l’addizione fra
gli elementi di A
che fra gli elementi di V
così come utilizziamo lo 0
per indicare l’elemento neutro additivo
sia di A che di
V (l’elemento neutro additivo di
V si chiama vettore nullo).
Ciò non
comporta confusione come apparirà più chiaro in seguito negli esempi di spazi
vettoriali.
Circa la moltiplicazione scalare valgono le seguenti proprietà (omettiamo le
dimostrazioni) :
-
1 -
a0 = 0
-
2 -
0x = 0
-
3 -
(-a)x = a(-x) = -(ax)
Esempi :
-
1 -
, spazio degli n-vettori su A
sia (A ; + , *) un campo e V
=
(prodotto
cartesiano A x A x A x …x A
n volte, con n naturale). Un
elemento x appartenente a V
è la n-pla ordinata
con
le
appartenenti
ad A .
Definiamo l’addizione in V
con :
x + y =
Definiamo il vettore nullo :
0=
e l’opposto con :
Allora (V ; +)
è un gruppo commutativo.
Definiamo la moltiplicazione scalare di
V per
A con :
Le condizioni riguardo alla moltiplicazione scalare sono tutte soddisfatte
quindi V(A)
è uno spazio vettoriale, detto lo spazio degli n-vettori su
A ,
che indicheremo con
.
- 2 -
, spazio vettoriale dei polinomi di grado
≤ n su
C
l’insieme dei polinomi di grado ≤
n definiti sul campo complesso
(il
concetto non cambia se si considera un campo qualunque) formano
uno spazio vettoriale se la somma fra polinomi è la usuale somma e la
moltiplicazione scalare è definita semplicemente moltiplicando un numero
complesso per un polinomio (omettiamo la dimostrazione). Tale spazio
vettoriale verrà indicato con
.
-
3 -
, spazio vettoriale delle matrici
n x n su
C
l’insieme
delle
matrici quadrate n x n
con elementi appartenenti al
campo complesso (il concetto non cambia se si considera un campo
qualunque) è uno spazio vettoriale se la somma fra matrici e la
moltiplicazione
scalare sono quelle usuali (omettiamo la dimostrazione). Tale spazio
vettoriale
verrà indicato con
.
04 – Dipendenza lineare.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale. Siano dati n
vettori
appartenenti
a V
ed n
scalari
appartenenti
ad A .
Il vettore
si
chiama combinazione lineare dei vettori
.
Consideriamo i seguenti casi :
-
1 -
esistono degli
non
tutti nulli tali che
.
In questo caso si dice che gli
n vettori sono linearmente
dipendenti
-
2 -
à
tutti
nulli.
In questo caso si dice che gli
n vettori sono linearmente
indipendenti
Esempio :
consideriamo in
i
due vettori (1 , 2)
e (2 , 3) . Essi sono
linearmente indipendenti
perché il vettore combinazione lineare dei suddetti è
:
che
è nullo solo quando :
ovvero
quando
.
05 – Sottospazio
vettoriale.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale e W
un sottoinsieme di V . Se W(A)
è anch’esso uno
spazio vettoriale esso si dice che è un sottospazio
di V(A) .
Per i sottospazi vettoriali
valgono gli importanti teoremi (omettiamo la dimostrazione) :
- 1 -
condizione necessaria e sufficiente perché
W(A) sia un sottospazio di
V(A)
(essendo
W sottoinsieme di V )
è che W
sia chiuso rispetto alla somma
ed alla moltiplicazione scalare, ovvero
che il risultato della somma di due
elementi di W
sia ancora un elemento di W
e che il prodotto scalare di
un elemento di
W per uno scalare sia ancora
un elemento di W
- 2 -
sia V(A)
uno spazio vettoriale e siano
n
suoi vettori. Consideriamo
l’insieme :
ovvero
l’insieme di tutti i vettori combinazioni lineari di
ottenibili
dando agli scalari
tutti i possibili valori.
Allora W(A)
è
un sottospazio vettoriale di V(A)
che si chiama sottospazio generato dai
vettori
06 – Base.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale. Se esiste un numero naturale
n ed un insieme di
n vettori
linearmente indipendenti e
tali che lo spazio vettoriale generato da
coincide con
V(A) allora si dice
che
è una base di
V(A) .
Esempi :
- 1 -
nello spazio vettoriale dei 2-vettori sul campo reale,
, i vettori :
![]()
costituiscono
una base in quanto sono linearmente indipendenti (omettiamo la
dimostrazione) ed
ogni vettore x
di
è esprimibile come:
![]()
per cui
costituisce una base di
![]()
- 2 -
nello spazio vettoriale dei polinomi di grado
≤ 2 sul campo
complesso,
,
i polinomi :
![]()
costituiscono
una base in quanto sono linearmente indipendenti (omettiamo la
dimostrazione) ed
ogni polinomio p(x)
di grado ≤ 2 è
esprimibile come :
![]()
- 3 -
nello spazio vettoriale delle matrici
2 x 2 sul campo
complesso,
,
le matrici :
![]()
costituiscono
una base in quanto sono linearmente indipendenti (omettiamo la
dimostrazione) ed
ogni matrice 2 x 2
è esprimibile come :
![]()
Riguardo al concetto di base
occorre sottolineare che uno spazio vettoriale può non avere
nessuna base.
Consideriamo a questo proposito l’insieme di tutti i polinomi di ogni grado su
C .
Questo insieme è uno
spazio vettoriale ma non possiede nessuna base finita, ovvero non esiste
nessun numero naturale n per
cui esista un insieme
di vettori linearmente
indipendenti che generino lo spazio
vettoriale stesso.
07 – Coordinate.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale e
una sua base . Lo
spazio generato dalla base
coincide con lo spazio vettoriale per cui ogni
vettore x di V(A)
è esprimibile dalla
combinazione lineare
dove i coefficienti
appartengono ad
A .
Poiché per ogni vettore
x di
V esiste una ed una sola n-pla
corrispondente
(omettiamo la
dimostrazione), i valori
si chiamano coordinate
del vettore x
rispetto alla base
.
08 – Dimensione.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale su cui è definita una base di
n vettori. Poiché ogni
altra base
di V(A) è composta anch’essa da
n vettori (omettiamo la
dimostrazione), si dice che V(A)
ha dimensione n
e si scrive dimV(A) =
n .
Esempi :
- 1 -
lo spazio
ha dimensione
n
- 2 -
lo spazio
ha dimensione
n + 1
- 3 -
lo spazio
ha dimensione
n ²
09 – Cambiamento di base.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale di dimensione n
. Siano
ed
due
sue basi. Sia
x un vettore di
V(A) e siano
e
le coordinate di
x
rispetto alla prima ed
alla seconda base per cui :
![]()
D’altra parte ogni vettore
della base
può essere espresso in
funzione dei vettori
della base
per cui :

ovvero, sinteticamente :
![]()
dove i coefficienti
sono opportuni elementi del
campo A .
Sostituendo, si ottiene :
![]()
Semplificando e confrontando, si
ottiene :
![]()
Questa formula fornisce le
coordinate di x
rispetto alla base
note le coordinate
rispetto
alla base
.
La matrice
si chiama matrice del
cambiamento di base.
Se esprimiamo un vettore di uno
spazio vettoriale di dimensione n
come una matrice colonna
(vettore colonna) formata dalle sue
coordinate rispetto ad una base :

La formula del cambiamento di
base si esprime sinteticamente del seguente modo :
![]()
Dove Aξ indica
la moltiplicazione fra la matrice A
e la matrice ξ .
10 – Isomorfismo.
Siano U(A) e
V(A) due spazi vettoriali
sullo stesso campo (A ; + , *)
. Gli spazi si dice
che sono isomorfi se esiste una applicazione α : U(A) à
V(A) che soddisfa le seguenti
condizioni :
- 1 -
α è biunivoca da
U(A) su
V(A)
- 2 -
f(x + y) = f(x) + f(y)
- 3 -
f(ax) = af(x)
per ogni
x e
y appartenenti a U(A)
e per ogni a
appartenente ad A .
L’applicazione
α si chiama isomorfismo
e l’isomorfismo fra i due spazi si indica con
.
Si hanno gli importanti teoremi
(omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
siano U(A)
e V(A) due spazi vettoriali sullo stesso campo e di dimensione
finita. Sia
e sia
una base di
U(A) . Allora
è una base di
V(A)
- 2 -
due spazi vettoriali U(A)
e V(A)
sullo stesso campo e di dimensione finita
sono isomorfi se e solo se
hanno la stessa dimensione
Il concetto di isomorfismo fra
spazi vettoriali è molto importante ed utile perché, se si verifica
l’isomorfismo fra due spazi, i due spazi sono assolutamente equivalenti dal
punto di vista delle
loro proprietà vettoriali.
11 – Spazio intersezione ed
unione.
Sia U(A) uno
spazio vettoriale e siano V(A)
e W(A)
due suoi sottospazi.
L’insieme dei vettori comuni a
V ed a
W munito delle operazioni di addizione e moltiplicazione
scalare è uno spazio vettoriale che si chiama spazio intersezione e si
denota con (V∩W)(A) .
L’insieme di tutti i vettori
che si ottengono sommando tutti i vettori di
V(A) e di
W(A) (a due
a due) munito delle operazioni di addizione e moltiplicazione scalare è uno spazio
vettoriale che
si chiama spazio unione e si denota con
(V+W)(A) .
Le definizioni sono ben poste in
quanto sia (V∩W)(A)
che (V+W)(A)
sono spazi vettoriali
(omettiamo le dimostrazioni).
Riguardo agli spazi intersezione
ed unione vale l’importante teorema (omettiamo la dimostrazione) :
-
nelle condizioni di cui sopra si ha dim(V+W)(A) = dimV(A) + dimW(A) -
dim(V∩W)(A)
12 – Trasformazione di uno
spazio vettoriale in sé.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale. Una applicazione f
: V à
V si chiama trasformazione
di
uno spazio vettoriale in sé.
Esempio :
-
sia V(A)
uno spazio vettoriale ed a
un suo vettore. La trasformazione
per cui si abbia
si chiama traslazione
ed è una applicazione
biunivoca di V
su V ovvero una
particolare permutazione di V
13 – Trasformazione
lineare.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale e T : V à
V una trasformazione di
V(A) in sé. Essa si
dice lineare
se valgono le seguenti proprietà :
- 1 -
T(x + y) = T(x) + T(y) per
ogni x
ed y appartenenti
a V
- 2 -
T(ax) = aT(x)
per ogni x
appartenente a V
ed a
appartenente
ad A
Esempi :
- 1 -
consideriamo
, lo spazio degli n-vettori su
A . Sia
una matrice
n x n su
A . Se
è un vettore di
l’applicazione
,
espressa dalla moltiplicazione della matrice per il vettore colonna, è
una
trasformazione lineare di
in sé (omettiamo la
dimostrazione)
- 2 -
la trasformazione I : V à
V tale che I(x) = x per
ogni x
di V
si chiama
trasformazione identica ed è una trasformazione lineare
(omettiamo la
dimostrazione)
- 3 -
la trasformazione O : V à
V tale che O(x) = 0 per
ogni x
di V si chiama
trasformazione nulla ed è una
trasformazione lineare (omettiamo la dimostrazione)
Per le trasformazioni lineari
sussistono i seguenti teoremi (omettiamo le dimostrazioni) :
- 1 -
sia V(A)
uno spazio vettoriale ed U(A)
un suo sottospazio di dimensione m
.
Sia T
una trasformazione lineare di V(A)
in sé. Allora il trasformato di
U(A)
che indicheremo con
(T(U))(A) è un
sottospazio di V(A)
di dimensione ≤ m
- 2 -
sia V(A)
uno spazio vettoriale di dimensione
n . Sia
una
sua base e
un insieme qualunque di
n vettori di
V . Allora
esiste una ed una sola trasformazione lineare
T tale che
14 – Caratteristica o rango
di una trasformazione lineare.
Sia V(A) uno spazio
vettoriale di dimensione finita e T
una sua trasformazione lineare.
Si chiama caratteristica o rango
della trasformazione lineare T la dimensione del
sottospazio trasformato di
T , ovvero :
rango di
T = dim(T(V))(A)
.
Se la dimensione di
V(A) è uguale
al rango di T
si dice che T
è non singolare.
Se la dimensione di
V(A) è maggiore del rango
di T
si dice che T è
singolare.
Riguardo al rango di una
trasformazione lineare valgono i seguenti teoremi (omettiamo le
dimostrazioni) :
- 1 -
sia V(A)
uno spazio vettoriale di dimensione
finita e T
una sua
trasformazione lineare. Allora
T è singolare se e
solo se esiste un
vettore
x diverso da 0
tale che T(x) = 0
- 2 -
sia V(A)
uno spazio vettoriale di dimensione
finita e T
una sua
trasformazione lineare non singolare. L’applicazione inversa di
T è
anch’essa una
trasformazione lineare che si chiama trasformazione
inversa di
T e si indica con ![]()
L’insieme delle trasformazioni
lineari non singolari su V(A)
di dimensione finita dotato
dell’operazione di moltiplicazione
(composizione di due trasformazioni, es.
)
risulta un gruppo non
commutativo (omettiamo la dimostrazione) che indicheremo con
.
15 – Affinità.
Sia V(A) uno
spazio vettoriale di dimensione finita. Sia
a un vettore di
V(A) e
T
una trasformazione lineare in
V(A) . Allora
l’applicazione lineare S :
x à
T(x) + a si
chiama trasformazione
affine od affinità.
Fine.
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