E-school di Arrigo
Amadori
Sintesi
Teoria della relatività
01- Principio di relatività galileiana (RGal).
Galileo stabilì i criteri che
stanno alla base del cosiddetto "metodo scientifico". Esso si basa
sul presupposto che ogni affermazione riguardante i
fenomeni naturali deve avere un riscontro
oggettivo sperimentale. E' solo attraverso gli
esperimenti che le leggi della natura possono essere
conosciute.
Ogni esperimento si riduce in
definitiva a misure di spazio e di tempo.
Per misurare la posizione di un
oggetto nello spazio occorre un sistema di riferimento e per
misurare il tempo che trascorre
fra un evento e l'altro occorre un orologio.
Un sistema di riferimento
potrebbe essere determinato dall'insieme di tre spigoli
perpendicolari di una stanza.
Rispetto ad un tale sistema la posizione di un punto nella
stanza può
essere determinata dai tre numeri che si ottengono mandando le rette
perpendicolari ai tre
spigoli suddetti e misurando le distanze fra l'origine ed i tre punti
così ottenuti.
Dalla figura seguente si può vedere come si possono misurare le
coordinate di un punto :

Fra tutti i sistemi di
riferimento possibili ve ne sono di particolari. In essi le leggi
della fisica risultano
le più semplici possibili. Questi "speciali" sistemi sono
assolutamente
equivalenti nel descrivere le leggi della fisica. Essi vengono chiamati
sistemi inerziali.
Il fatto che le leggi della
fisica siano identiche in tutti i sistemi inerziali è il cosiddetto
principio di relatività
galileiana (RGal). Questo
principio fu scoperto da Galileo ed è
il principio più importante della fisica.
Un sistema inerziale potrebbe
essere un treno che avanza a velocità costante su binari
rettilinei e lisci in cui non
si avverte nessun sobbalzo. Oppure potrebbe essere una nave
che percorre una rotta
rettilinea a velocità costante in un mare completamente calmo.
In entrambi questi sistemi,
naturalmente, dobbiamo neutralizzare il campo gravitazionale
che renderebbe i due sistemi
ovviamente non inerziali. Basta considerare dei piani molto
lisci paralleli alla superficie
terrestre e limitare i nostri esperimenti alle sole due dimensioni
dei piani.
In questi sistemi di
riferimento non ci si accorge di essere in moto (a meno che non si
guardi all'esterno). Tutti gli
esperimenti di fisica fatti in questi sistemi non rivelano alcun
moto del sistema stesso.
Inoltre nei sistemi inerziali le leggi della fisica sono identiche.
Se giocassi a biliardo in una nave
od in un'altra non riscontro alcuna differenza di comportamento
negli urti fra le palle. I due
sistemi inerziali sono assolutamente identici.
Un altro esempio di sistema di
riferimento inerziale potrebbe essere una navicella spaziale
sufficientemente lontana da
ogni pianeta in moto rettilineo uniforme rispetto alle stelle fisse
(le stelle si muovono l'una
rispetto all'altre così lentamente da sembrare immobili fra loro).
In una tale navicella spaziale
possiamo considerare tutte e tre le tre dimensioni.
In un sistema inerziale un
corpo in moto rettilineo uniforme (o in quiete) rimane nel suo stato
di moto finchè non interviene
una causa esterna (forza) a modificarne il moto. Questo è il
cosiddetto principio d'inerzia, il
1' principio della dinamica.
In natura non esiste un sistema
perfettamente inerziale. Attriti, urti, attrazioni gravitazionali e
quant'altro sono sempre
presenti e non possono essere completamente eliminati. Quello che
però si può sempre fare è di
ridurre questi disturbi piccoli a piacere per cui si può immaginare
che entro i limiti di
approssimazione voluti, i sistemi inerziali esistono effettivamente.
I sistemi inerziali sono
infiniti e fra di loro si muovono tutti di velocità uniforme (senza rotazioni).
Immaginiamo due sistemi di
riferimento inerziali in moto uniforme relativo come illustrato
nella figura :

K' si muove rispetto a K
di velocità uniforme V. Gli assi x e x' sono sovrapposti. I due
sistemi posseggono
ciascuno un orologio. Supponiamo che al tempo t = 0 i due sistemi
siano coincidenti (O =
O') ed i due orologi sincronizzati.
K e K' così definiti
rappresentano la base di molti ragionamenti e considerazioni che faremo
in futuro per cui li
chiameremo sempre "familiarmente" come K e K'.
Consideriamo in K' un
segmento lungo l0 solidale con esso, un intervallo di tempo t0 misurato
in esso ed un punto
P in moto con velocità W (sempre rispetto a K').
Ci chiediamo ora : quanto
è lungo l0 rispetto a K ? Quanto dura t0 rispetto a K ? Qual'è la
velocità di P rispetto a
K ?
Le risposte, secondo il
senso comune, sono ovvie : l0, t0, V + W. Ovvero le lunghezze
dei segmenti e gli
intervalli di tempo misurano la stessa quantità nei due sistemi di riferimento
mentre la velocità è
vista aumentata della velocità relativa fra K e K'. In particolare il tempo
sembra scorrere
ugualmente nei due sistemi, sembra essere una entità assoluta.
Vedremo in seguito che le cose
non stanno esattamente così, però in prima approssimazione
queste ipotesi possono essere
considerate valide
(almeno per i fenomeni della nostra vita
quotidiana).
Per quanto riguarda
i corpi in movimento accelerato, le loro accelerazioni vengono viste
identiche in K e K'.
02 - Principio di relatività ristretta (RR).
Circa a metà '800,
Maxwell riuscì a descrivere tutti i fenomeni elettromagnetici in sole 4
equazioni. Da esse
risultò che la luce (e ogni altro tipo di radiazione elettromagnetica) si
propaga nel vuoto
con velocità c pari a circa 300.000 km/sec.
Consideriamo allora
un raggio di luce emesso da K' nella direzione parallela al verso positivo
dell'asse x.
Rispetto a K' la luce viaggia alla velocità c mentre rispetto a K la stessa
luce dovrebbe
viaggiare alla velocità c + V. Se la luce venisse emessa nel verso
contrario
al precedente, la velocità della
luce rispetto a K dovrebbe essere c - V.

Questa supposizione
appare ovvia nell'ambito delle idee di spazio, tempo e movimento che
ci siamo formati
nella vita pratica. In effetti, essendo la velocità della luce estremamente
alta rispetto alle
velocità usuali dell'esperienza quotidiana, c + V è praticamente uguale a c,
per cui non
riusciamo normalmente a distinguere la differenza fra c, c + V e c - V.
E' solo con
esperimenti molto accurati che si possono valutare queste differenze e verso la
fine dell' '800 ne
fu fatto uno particolarmente accurato e preciso (l'esperimento Michelson e
Morley del 1881) che non
portò ad alcun risultato. La velocità della luce appare la stessa in tutti
i sistemi di
riferimento inerziali e non si verifica nessun aumento o diminuzione della
medesima.
La luce si comporta
in modo contrario alle usuali idee di movimento e di questo bisogna
prenderne
semplicemente atto. Siamo di fronte ad un nuovo principio naturale : il principio
della costanza
della velocità della luce.
Questo principio
può apparire assurdo secondo le nostre idee comuni ma nessun esperimento
è mai riuscito
fino ad oggi a contraddirlo. Alla luce di questo non ci rimane altro da fare
che
modificare,
correggere le nostre idee di spazio, tempo e movimento.
Nel 1905 Einstein
pubblicò un articolo in cui descriveva come queste idee devono essere
modificate. Egli
espose il principio di relatività ristretta (RR) come una
modificazione del
precedente
principio di RGal con l'aggiunta del principio di costanza della velocità della
luce.
Le leggi della fisica devono essere le stesse in tutti i sistemi di
riferimento inerziali per i quali,
di conseguenza, lo spazio ed il tempo hanno proprietà diverse
da quelle dettate dal senso comune.
03 - Spazio-tempo 4-dimensionale.
Secondo Einstein non si
deve più considerare lo spazio ed il tempo come entità assolute,
separate. Al contrario,
spazio e tempo fanno parte di una unica realtà, lo spazio-tempo
4-dimensionale.
Passando da un sistema di
riferimento inerziale ad un altro, lo spazio ed il tempo cambiano
di conseguenza. In particolare i due orologi di K e K' non segnano più lo stesso tempo,
bensì
ciascuno il proprio. Un punto, quindi, è descrivibile rispetto a K da 4 numeri (coordinate) :
x, y, z che ne determinano la posizione nello spazio rispetto a K e t che
ne determina la posizione
nel tempo (sempre rispetto all'orologio
solidale con K). Analogamente il punto P avrà rispetto
a K' le
coordinate : x', y', z', t' dove t è diverso da t'.
Un punto in movimento
descrive nello spazio-tempo 4-dimensionale una linea continua
detta linea d'universo.
Le relazioni matematiche
che legano le coordinate in K e K' alla luce della RR si chiamano
trasformate
di Lorentz (mentre quelle che legano K e K' nell'ambito della RGal,
si chiamano
semplicemente trasformate di Galileo).
Le trasformate di Lorentz
portano ad alcuni risultati assolutamente imprevedibili e
rivoluzionari rispetto ai
precedenti concetti fisici: un
segmento in quiete rispetto a K'
viene visto da K accorciato di una quantità legata alla
velocità relativa fra K e K'. Se
la velocità relativa tende a c,
il segmento viene visto
lungo 0. Viceversa, un intervallo
di tempo misurato in K' viene visto in K durare
di più in funzione della velocità relativa
fra K e K'. Se questa velocità tende a c, la
durata misurata in K tende all'infinito.
La contrazione degli
intervalli e la dilatazione dei tempi sono la conseguenza più
importante della teoria
della RR. Da essa si deduce anche il fatto fondamentale
che la
velocità della luce non può essere superata, essa rappresenta la velocità
limite della
natura.
Dalla teoria della RR (e
dalle trasformate di Lorentz che ne sono la sintesi matematica)
si
deduce anche che le velocità non si sommano semplicemente, ma lo si fa con una
formula tale per cui combinando c con V si ottiene semplicemente c come deve essere
secondo
il principio di costanza della velocità della luce.
04 - Paradosso dei gemelli.
La dilatazione
relativistica del tempo ci porta ad alcune considerazioni molto interessanti.
Consideriamo
un semplice esperimento ideale. Ci sono due gemelli (li chiameremo
K e K'). Un giorno
K' intraprende un viaggio spaziale a velocità prossima a quella
della
luce. Supponiamo
che per K' il viaggio duri un anno. Per K, invece, a causa della
dilatazione dei
tempi (che per velocità vicine a c diventa sempre più elevata) il
viaggio
di K' viene visto
durare supponiamo dieci anni. Quando K' ritorna da K, lo vedrà
invecchiato di nove
anni rispetto a sè stesso.
Questo risultato
potrebbe allora portare ad un paradosso, il cosiddetto paradosso dei
gemelli, perchè il ragionamento potrebbe essere capovolto (K e K'
sono equivalenti in
quanto sistemi di riferimento inerziali) per cui, alla fine del viaggio, K dovrebbe vedere
K'
invecchiato e nello stesso modo K' dovrebbe vedere K
invecchiato
dello stesso numero
di anni.
Il paradosso
potrebbe essere usato (nella sua prima parte, cioè relativamente al
viaggio
di K' rispetto a K)
per constatare che K e K' non sono equivalenti, in quanto i due
gemelli non sono
invecchiati nello stesso modo, per cui il principio di RR verrebbe
contraddetto.
Analizzando meglio
questo esperimento ideale si vede però che esso è mal posto,
contiene un errore
fondamentale di impostazione. K e K' non possono essere
entrambi sistemi di
riferimento inerziali,
dovendo K' subire forti accelerazioni per
partire e poi per tornare.
Considerando K
inerziale, K' non lo è.
Non avendo a che
fare con sistemi di riferimento inerziali il paradosso dei gemelli
non può mettere in crisi la
RR che si occupa
esclusivamente di sistemi di riferimento
inerziali.
Questo esperimento
ideale, invece, è di competenza della teoria della relatività
generale che si
occupa appunto di sistemi di riferimento qualunque, in generale
accelerati.
05 - Equivalenza massa energia.
Un'altra
conseguenza fondamentale della RR riguarda il concetto stesso di
massa ed energia.
Secondo la
meccanica classica un corpo in movimento possiede una energia
cinetica (di
movimento) che si può, per esempio, manifestare quando quel corpo
ne urta un
altro. Se un corpo è in quiete, invece, la sua energia cinetica è nulla.
Secondo la RR,
invece, un corpo ha energia anche quando è in quiete e questa
energia è
data dalla notissima formula :
La formula
esprime un concetto "filosofico" completamente nuovo e ricco
di
conseguenze inaspettate (rispetto alla meccanica classica) : esso afferma la
totale equivalenza
di massa ed
energia (a meno della costante moltiplicativa
c²). Afferma
cioè che
massa ed energia sono due aspetti apparentemente
diversi di una
medesima realtà. La massa può di conseguenza trasformarsi
in energia e
viceversa e la quantità di energia che si produce trasformando
la massa è
enorme perchè m viene moltiplicato per il numero grandissimo
90.000.000.000.000.000.
Simili
energie si ottengono nelle reazioni atomiche di fissione (in cui nuclei
pesanti tipo
l'uranio si rompono generando parti più leggere ed energia dal
difetto di
massa (reattori nucleari, bombe atomiche)) e di fusione (in cui
nuclei
leggeri come per esempio il deuterio si fondono formando elio con
trasformazione del difetto di massa in energia (stelle, bombe H)).
06 - Principio di relatività generale (RG).
Dalla appena
esposte descrizione del mondo restano fuori i sistemi di riferimento
accelerati, quelli
cioè che si
muovono di moto non rettilineo uniforme rispetto ad
un sistema inerziale.
Einstein intuì che
le leggi della fisica dovessero essere le stesse in ogni sistema
di riferimento, non
solo in quelli inerziali. Questa estensione della RR va sotto
il nome di principio
di relatività generale (RG).
Il problema della
definizione della RG era però complicato dal fatto che già nella RR
si fa menzione del
solo campo elettromagnetico (principio di costanza della velocità
della luce) mentre
rimaneva del tutto escluso l'altro campo di forze noto a quei tempi,
il campo
gravitazionale. Come inserire nella teoria anche il campo gravitazionale ?
Del campo
gravitazionale era nota la formula di Newton che esprime la forza con cui
due masse
qualunque si attirano. La forza gravitazionale è una forza universale che
agisce fra tutti i
corpi, piccoli o grandi che siano. E' una forza molto debole che diventa
apprezzabile solo
fra corpi molto grandi. Nessuno si rende conto che per
esempio c'è
forza gravitazionale anche fra me stesso ed il computer su cui sto
scrivendo !
Einstein si dedicò
al problema della definizione della RG dal 1905 al 1916 e lo risolse
partendo da
una intuizione geniale su un fatto semplicissimo che è sotto gli occhi di
tutti :
tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione indipendentemente dalla loro massa
(non considerando
l'attrito dell'aria ed il fatto che la terra ruota su sè
stessa).
Questo fenomeno era
stato studiato già da Galileo e da Newton ma nessuno dei due
aveva pensato che
questo fatto fosse di fondamentale importanza e non una pura
casualità.
Questo fenomeno va
sotto il nome di principio di equivalenza ed esprime il fatto che
la massa inerziale
è uguale alla massa gravitazionale, ovvero che due corpi si attirano
gravitazionalmente
con la stessa massa con la quale reagiscono a qualunque forza, di
qualunque
tipo.
Il 2' principio
della dinamica afferma che se una forza agisce su un corpo, gli imprime
una accelerazione
proporzionale alla forza stessa (Aristotele pensava, invece, che la forza
fosse proporzionale
alla velocità perchè non considerava gli attriti, vedi l'esempio di un
carro trainato da
buoi i quali lo tirano con forza costante ed ottengono una velocità costante,
a causa appunto
degli attriti).
Il coefficiente di
proporzionalità fra forza e accelerazione si chiama massa inerziale (o
semplicemente
massa) e la formula che lega queste grandezze è la arcinota F = ma.
Due corpi si
attraggono gravitazionalmente con una forza proporzionale alle masse
(inerziali) dei due
corpi per cui non vi è distinzione fra massa inerziale e massa gravitazionale.
Vi è un solo tipo
di massa.
Questo è un dato
di fatto verificabile sperimentalmente e da ciò si deduce immediatamente
(omettiamo la
semplice dimostrazione matematica) che l'accelerazione con cui un corpo
cade è
indipendente dalla massa del corpo stesso. Non considerando l'attrito dell'aria
(basta fare
l'esperimento in un tubo sotto vuoto) una piuma ed un sasso cadono allo stesso
modo.
Einstein collegò
il fenomeno della caduta (con la stessa accelerazione) dei corpi in un
campo
gravitazionale col
fatto che rispetto ad un sistema di riferimento uniformemente accelerato
(con accelerazione
costante) tutti i corpi vengono visti accelerare con la stessa accelerazione
(opposta a quella
del sistema) non dipendente dalla massa dei corpi.
Einstein notò che
un campo gravitazionale è indistinguibile da un sistema di riferimento
accelerato
(almeno per tempi
sufficientemente corti).
Spieghiamo meglio
il concetto con un esperimento ideale molto significativo. Supponiamo
che
degli astronauti stiano navigando nello spazio in una navicella spaziale
particolare :
essi hanno solo la possibilità di fare esperimenti di fisica
sugli oggetti al suo interno e
non hanno alcuna
percezione di ciò che avviene all'esterno.
Supponiamo che ad
un certo momento essi notino che tutti i corpi all'interno della
navicella subiscano
una medesima accelerazione costante in valore e direzione,
diciamo verso il
pavimento dell'astronave.
Orbene, essi non
potranno mai affermare con nessun esperimento fatto all'interno
della navicella che le accelerazioni che
misurano siano causate dai
razzi della
navicella che la
stanno facendo accelerare oppure da un campo gravitazionale
esterno. Essi
non potranno mai affermare, quindi, di essere in un sistema di
riferimento
accelerato oppure
di essere immersi in un campo gravitazionale
uniforme (come sulla
superficie terrestre).
Il fatto che un
campo gravitazionale è matematicamente identico ad un sistema di
riferimento
accelerato è un altro modo di esprimere il principio di equivalenza ed
è la base su cui
si fonda la RG.
Un campo
gravitazionale è allora equivalente ad un sistema di riferimento (non inerziale)
in cui lo
spazio-tempo risulta modificato, influenzato, incurvato dalle masse che lo
generano.
Ecco così che i sistemi
di riferimento non inerziali vengono conglobati nella teoria come
generalizzazione di
quelli inerziali in presenza del campo gravitazionale.
Così la descrizione
della natura (per quanto riguarda la forza elettromagnetica e gravitazionale)
è completa.
D'ora in poi non si farà
più la distinzione fra sistemi di riferimento inerziali e non. Per entrambi
vale lo stesso principio
di RG : le leggi della fisica devono essere le stesse rispetto a tutti i
sistemi di
riferimento.
Lo spazio-tempo
4-dimensionale viene così perturbato dalle masse che generano il campo
gravitazionale che lo
incurvano. Questo significa che lo spazio-tempo della realtà fisica non
è
piatto, cioè euclideo. In esso
non valgono più le regole della geometria euclidea. In uno spazio
non euclideo, per
esempio, la somma degli angoli di un triangolo è diversa da 180 gradi, il rapporto
fra circonferenza e diametro è
diverso da pigreco e due rette parallele si possono incontrare. Lo
spazio-tempo reale non è euclideo.
Questo dato può sembrare
stupefacente perchè in effetti la geometri euclidea è ben soddisfatta
nell'esperienza comune
fino a distanze molto rilevanti. Nel sistema nostro solare, per esempio,
lo
spazio-tempo può
considerarsi pressochè piatto. La curvatura dello spazio-tempo comincia a
farsi sentire per
distanze molto grandi, per l'universo nel suo insieme o per oggetti particolari
quali
i buchi neri.
La RG permette
addirittura di fare ipotesi sulla formazione e lo sviluppo dell'universo nel
suo
complesso e grazie alla
RG la cosmologia ha assunto un ruolo vitale e fondamentale nella
fisica moderna.
07 - Spazio-tempo curvo.
Il concetto di
spazio-tempo non euclideo è molto difficile da immaginare perchè non
possiamo
visualizzare spazi a più di 3 dimensioni. In questo paragrafo cercheremo
di
farci un'idea della
curvatura dello spazio omettendo per semplicità il tempo e limitandoci
all'esempio di uno
spazio 2-dimensionale (una superficie) immerso nel comune spazio
3-dimensionale
euclideo della nostra esperienza. Le proprietà riscontrabili in un simile
esempio sono estendibili a spazi
di qualunque dimensione compreso lo spazio-tempo
4-dimensionale della RG.
Immaginiamo una
superficie 2-dimensionale curva. Immaginiamo di disegnare delle linee
curve sulla
superficie in modo che ogni punto della superficie sia rappresentato
dall'incrocio
di due di queste
linee come indicato nella figura seguente :
In questo modo
abbiamo definito sulla superficie un sistema di coordinate curvilinee.
Un esempio
familiare di ciò sono la latitudine e la longitudine sulla superficie
terrestre.
Ogni punto sulla
superficie terrestre è individuato univocamente dalla sua latitudine e
longitudine. Nella
nostra vita quotidiana, in effetti, la curvatura terrestre è un dato
trascurabile. Ci
sembra di vivere a tutti gli effetti su una superficie piana e non ci
poniamo mai il
problema del fatto che la terra è sferiforme. Non è così per chi fa
la professione del
disegnatore di rotte marine od aeree, per loro la curvatura terrestre
è
ineliminabile.
In ogni modo, se
prendiamo una porzione sufficientemente piccola di uno spazio curvo
qualunque, possiamo
sempre considerare in esso lo spazio come "quasi" perfettamente
piatto, euclideo.
Questo è un concetto molto importante ed è sempre applicabile, qualunque
sia la curvatura.
Consideriamo due
punti A e B sulla superficie come indicato in figura ed immaginiamo
di tracciare delle
linee che li congiungono. Queste linee devono giacere completamente
sulla superficie e
mai distaccarsi da essa. Fra tutte le possibili linee ve ne è una sola che
ha la proprietà di
essere la più breve. Questa linea si chiama geodetica.
Torniamo ora allo
spazio-tempo 4-dimensionale della RG. Esso è da considerarsi in
generale incurvato
dalle masse. Esso sarà piatto (euclideo) solo in assenza di masse.
Comunque possiamo
sempre scegliere una piccola porzione di questo spazio-tempo
tale da essere
considerato a tutti gli effetti praticamente piatto.
Fisicamente una
tale piccola porzione euclidea la si può scegliere immaginando un sistema
di riferimento che
cade liberamente nel campo gravitazionale per un tempo abbastanza
piccolo. Si può
verificare ciò quando un aereo prende un vuoto d'aria, in certi giochi da
luna-park oppure in una navicella
spaziale in orbita
stazionaria attorno alla terra. In questi
sistemi in caduta libera, ogni corpo
cade allo stesso modo,
indipendentemente dalla sua massa
(principio di equivalenza) per cui
in effetti tutti i
corpi appaiono privi di peso (peso = forza
gravitazionale) e cadono
tutti assieme al sistema
di riferimento, quindi appaiono rispetto ad esso
in quiete o in moto rettilineo
uniforme. Questo sistema in caduta libera appare inerziale per i suoi
"abitanti" ed in esso la
geometria appare euclidea.
Lo spazio-tempo
4-dimensionale è nel suo complesso sempre curvo (a meno che non sia
privo di masse)
anche se localmente può essere considerato piatto. Prendiamo due punti
A e B di questo
spazio-tempo ed immaginiamo tutte le linee che li congiungono. Queste
linee, come
nell'analogia 2-dimensionale, non possono mai uscire dallo spazio-tempo curvo,
ne devono
assolutamente seguire la curvatura. Fra tutte le linee che congiungono A e B
ve ne è una di
distanza minima. La geodetica.
Un corpo qualunque,
nel suo moto nello spazio-tempo, deve seguire una geodetica. Questo
principio deriva da
un principio naturale più generale, il principio di minima azione,
secondo
il quale la natura
compie sempre il minimo "sforzo", ovvero la natura è priva di "fantasia". Un
corpo percorrendo una geodetica
soddisfa il principio di minima azione.
Conoscendo la
curvatura dello spazio-tempo si possono determinare le geodetiche e quindi si
possono conoscere
le traiettorie compiute dai corpi che si muovono nello spazio-tempo. Questo
risultato permette
una descrizione completa dei fenomeni che avvengono nello spazio-tempo curvo.
Rimane solo da
definire la curvatura dello spazio-tempo in funzione delle masse che vi creano
il campo
gravitazionale. Ovvero, data una distribuzione di masse, come di conseguenza
viene
incurvato lo
spazio-tempo ? La risposta a questa domanda assieme al concetto di geodetica
descrive
completamente il campo gravitazionale e la sua evoluzione (nonchè come i corpi
si
muovono in esso).
La definizione
della curvatura dello spazio-tempo avviene attraverso l'equazione di Einstein,
una
equazione
estremamente complessa che è in grado di descrivere ogni tipo di campo
gravitazionale
ed addirittura l'universo
nel suo complesso.
08 - Conseguenze della RG.
Il fatto che il
campo gravitazionale creato dalle masse incurvi lo spazio-tempo produce
conseguenze
assolutamente nuove
rispetto alla meccanica classica. Ne elenchiamo alcune particolarmente
importanti :
1- spostamento verso il rosso (red shift) gravitazionale : a causa
dell'incurvamento dello
spazio-tempo un orologio immerso in un campo gravitazionale viene visto
marciare più
lentamente da un osservatore posizionato al di fuori del campo (ovvero dove il campo
è più
debole). Supponiamo allora di osservare un orologio posto sulla superficie del
sole dove
il campo gravitazionale è sicuramente molto intenso. Secondo quanto
precedentemente
affermato lo dovremmo vedere segnare il tempo più lentamente di un analogo
orologio
posizionato qui sulla terra. Il problema è che non potremo mai posizionare un
orologio
sul sole per via della enorme temperatura. Possiamo però utilizzare gli "orologi
naturali"
che già vi sono posizionati. Gli atomi eccitati emettono radiazioni di frequenza
ben
determinata. Noi possiamo considerare queste frequenze tipiche di ogni atomo
come
degli orologi perfetti. Osservando le frequenze di emissione degli atomi sul
sole osserviamo
che esse ci appaiono minori, più rosse, di quello che dovrebbero essere e ciò conformemente
all'incurvamento dello spazio-tempo prodotto dal campo gravitazionale
solare..
2- spostamento del perielio di mercurio : mercurio è il pianeta più
vicino al sole e la sua orbita
deve risentire più di ogni altro pianeta dell'incurvamento spaziale generato
dal campo
gravitazionale solare. Gia da metà '800 era nota una piccola variazione
(43" per secolo) del
perielio di mercurio secondo la quale il pianeta non percorre una ellisse
chiusa, bensì compie
un'orbita a "rosetta". Questa anomalia non trovava una spiegazione
nell'ambito della teoria
newtoniana. All'interno della RG questo fenomeno trova una spiegazione
nell'incurvamento
spaziale che in prossimità del sole è apprezzabile. .
3- deviazione della posizione apparente delle stelle nelle vicinanza della
superficie solare :
se lo spazio è incurvato dal campo gravitazionale del sole, un raggio di luce che
passa nelle sue
vicinanze (dove l'incurvamento è maggiore ed il fenomeno più rilevabile) non
può compiere un
cammino rettilineo (come se lo spazio fosse euclideo). Le stelle posizionate
(apparentemente) nei
pressi della superficie del sole devono allora avere la loro luce deviata dal campo
gravitazionale
solare. Il sole funge allora da "lente gravitazionale" e le stelle
appaiono spostate rispetto alla posizione
che hanno quando sono posizionate lontane (apparentemente) dal sole. Questo fenomeno è
verificabile
solo durante le eclissi solari totali.
4- onde gravitazionali : come ogni campo, anche il campo gravitazionale deve
propagarsi
nello spazio con una velocità finita. Einstein stesso ipotizzò che anche il campo
gravitazionale
si propaga per onde gravitazionali alla velocità della luce. Le
onde gravitazionali possono essere
immaginate come le "increspature" del campo
gravitazionale. Le onde gravitazionali sono state
anche
quantizzate ed è stata fatta l'ipotesi che esse viaggino sotto forma di particelle, i gravitoni,
così come le onde elettromagnetiche viaggiano sotto forma di fotoni. Le onde gravitazionali
sono molto deboli per cui a ancora oggi non sono state rivelate con esattezza.
5- buchi neri : se la massa di una
certa distribuzione di materia è sufficientemente grande e
gli atomi possono avvicinarsi
liberamente, si ha il fenomeno del collasso gravitazionale. Ciò
può accadere in una stella che sta
esaurendo il combustibile nucleare che la tiene in vita,
(l'idrogeno). Quando una stella si raffredda, essa comincia a contrarsi e a ridursi di volume
fino a densità enormi (col
raffreddamento progressivo, la gravità, che è sempre centripeta,
vince la repulsione elettrica fra
i protoni i quali vengono compattati
sempre più e combinati
con gli elettroni fino a
che la stella diventa composta da soli neutroni). Quando (se ciò è
possibile) tutta la
materia di un corpo che collassa entra dentro la superficie degli eventi di
quel corpo (ogni corpo ha la propria, per la terra è una sfera di raggio 0,9 cm concentrica col
centro della terra, per il sole è una
sfera di 3 km di raggio), si crea un fenomeno del tutto nuovo.
Il
campo gravitazionale diviene così intenso da curvare talmente lo spazio-tempo a tal punto
che nulla
può più uscire da quella sfera, neanche la luce. Si ha così la nascita
di un buco nero.
Un buco nero, per la sua
caratteristica di non emettere alcunchè non è visibile e quindi non
può essere osservato
direttamente. Una verifica dell'esattezza di questa teoria è assai
problematica, però, indirettamente, si
possono notare stelle che ruotano velocemente
attorno ad un punto ed altri fenomeni analoghi. Evidenze di fenomeni di questo tipo
cominciano
ad essere numerose per cui si può dedurre che siano causati da ipotetici
buchi
neri. Recentemente è stata
fatta l'ipotesi che in
effetti un buco nero non è poi così
nero, esso emette materia e radiazione
anche se in misura
minima. Questo avverrebbe per
fenomeni legati alla meccanica quantistica. In
meccanica quantistica, una particella può
superare, con una certa probabilità (non nulla)
anche una
barriera di potenziale che secondo
la meccanica classica sarebbe insuperabile.
Questo fenomeno, detto effetto tunnel, fa sì che
io abbia una probabilità non nulla, per esempio, di saltare 10 metri in alto. E' chiaro che questa
probabilità è pressochè nulla, però, per la legge dei
grandi numeri, se facessi infiniti tentativi,
avrei un numero di risultati positivi uguale alla probabilità
teorica (rapportata al numero dei
tentativi). In una stella collassata vi è un
numero grandissimo di particelle, per cui qualcuna
esce di fatto dal buco nero. Un buco nero evapora lentamente .
09 - Cosmologia.
L'equazione di
Einstein è in grado di descrivere l'evoluzione sia del campo gravitazionale
che del
moto delle masse al suo interno. L'equazione di Einstein è in grado di
descrivere,
quindi, anche la
struttura dell'universo nel suo insieme (in larga scala, ovvero quando i
fenomeni quantistici che agiscono a livello atomico e subatomico sono
ininfluenti).
Questo fatto assolutamente nuovo fu subito messo in luce da Einstein stesso (1917).
Da quel momento la
cosmologia diventò una branca della fisica dinamica e vitale come
non mai in passato. Si iniziò
a ipotizzare modelli di universo basati sui presupposti più
svariati ma che
sempre dovessero
soddisfare l'equazione di Einstein. Furono ipotizzati
modelli omogenei o non,
isotropi o non, aperti, chiusi,
statici o non.
Fu solo nel 1929
che con la scoperta (dovuta a Hubble) dello spostamento verso il rosso
delle galassie (red shift cosmologico) la cosmologia prese una direzione ben precisa :
l'universo sembra espandersi.
Osservando le
galassie esse appaiono più rosse di quello che dovrebbero essere.
Ciò si può
spiegare in base all'effetto
Doppler. Questo effetto, che noi sperimentiamo
comunemente nel campo
delle onde acustiche (il
fischio del treno che ci viene incontro
è più alto mentre è più basso quando
si allontana), afferma
che la frequenza di un'onda
di qualunque tipo (acustica, elettromagnetica)
emessa da una sorgente in
moto relativo
rispetto ad un osservatore appare maggiore se la sorgente si muove in direzione
dell'osservatore, minore se si allontana.
Ora, se le galassie
appaiono più rosse, ciò potrebbe significare che esse si stanno
allontanando rispetto a noi. L'universo, quindi,
si starebbe espandendo e, portando
il processo all'indietro nel tempo, probabilmente,
in un lontano passato,
esso doveva
essere tutto concentrato in un volume limitato da cui, poi, è
iniziata l'espansione.
Questa
è l'ipotesi del big bang che oggi rappresenta la teoria più avvalorata
sulle origini e
l'evoluzione del cosmo.
Se l'universo si
espande, ci possono essere due possibilità. O l'espansione dura per
sempre e l'universo è destinato a
diventare sempre più rarefatto e freddo oppure, dopo
l'espansione, se la massa
totale è sufficientemente
grande, l'universo comincerà ad
implodere (big crunch) fino a tornare alla
situazione iniziale per poi,
magari, riesplodere
e ricominciare ad espandersi
di nuovo.
L'avverarsi di uno
o l'altro dei modelli dipende dalla massa complessiva dell'universo.
La misura della massa totale è un
problema assai complesso perchè la massa di cui ci
perviene
"informazione" è solo quella che emette
radiazione elettromagnetica (al momento
noi "vediamo" l'universo
attraverso telescopi
ottici, radiotelescopi, telescopi a raggi infrarossi,
x ecc. ma tutti solo
in grado di captare radiazioni
elettromagnetiche).
Nell'universo,
però, c'è sicuramente anche della massa della quale non ci perviene
informazione, la cosiddetta massa
oscura. E' formata almeno dai buchi neri e dai neutrini,
nel caso
essi abbiano massa non nulla (non è ancora chiaro se la massa del neutrino sia nulla
o no).
Se consideriamo
solo la massa visibile, sembra che essa sia troppo piccola per contrapporsi
all'espansione per cui l'universo
dovrebbe espandersi per sempre. Il problema è aperto ma,
mentre si stanno
facendo stime ed ipotesi
sempre più approfondite sulla massa oscura, una
scoperta recente (ancora in
fase di verifica) è
destinata a rivoluzionare tutte le nostre idee riguardo
al cosmo : sembra che
l'espansione dell'universo stia
addirittura accelerando (in positivo).
Siamo forse alla
vigilia della scoperta di una nuova forza ?
Fine.
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