E-school di Arrigo
Amadori
Fisica
Relatività ristretta (RR) (sintesi
introduttiva)
- 01 - Campo elettromagnetico.
Maxwell, circa a metà '800, sintetizzò la descrizione dei fenomeni elettromagnetici
in sole
4 equazioni. Da esse si deducono alcuni fatti
estremamente importanti :
- a - I
fenomeni elettrici e quelli magnetici sono le
manifestazioni apparentemente diverse di una
unica forza: la forza elettromagnetica che si distribuisce nello spazio come un
campo
elettromagnetico.
- b - Un
campo elettromagnetico si
propaga nello spazio con velocità finita, c =
300.000 km/sec
circa, la velocità della luce. Se nel punto A una carica elettrica subisce una
accelerazione,
"l'informazione" di quella modificazione viene percepita nel punto B
(distante s da A)
dopo un tempo finito, t = s/c. Questo avviene
perchè un'onda elettromagnetica parte
da A ed arriva in B nel tempo t = s/c.
- c - Il
campo elettromagnetico,
quindi, si propaga attraverso onde elettromagnetiche di diversa
frequenza (o lunghezza d'onda (frequenza * lunghezza d'onda = c)).
- d - Lo
spettro elettromagnetico (in ordine crescente di frequenza od in ordine
decrescente
di lunghezza d'onda) è composto da :
onde radio lunghe, medie, corte, ultracorte, raggi
infrarossi, luce (dal rosso
al violetto),
raggi ultravioletti, raggi X, raggi gamma.
- 02 - Etere.
Le equazioni di Maxwell portano alla conclusione che il
campo elettromagnetico si
propaga
attraverso onde con velocità c. Ma rispetto a quale sistema di
riferimento esso si
propaga
con tale velocità ? Pensando che un'onda elettromagnetica per
oscillare avesse bisogno di
una sorta di mezzo (così come le onde acustiche
hanno bisogno per esempio dell'aria), si
ipotizzò l'esistenza di una
"sostanza" particolare permeante l'universo rispetto alla quale le
onde si propagassero con velocità
c.
Tale sostanza fu chiamata
etere e, in quiete rispetto ad esso, fu ipotizzata l'esistenza di un
sistema di riferimento
inerziale assoluto, privilegiato, rispetto al quale riferire ogni altro
sistema di riferimento.
A causa del principio di relatività
galileiana (RGal), allora, la luce (d'ora in poi spesso
chiameremo così ogni tipo di
campo elettromagnetico) dovrebbe essere vista arrivare in
ogni sistema di
riferimento inerziale con una velocità pari a c più (o meno) la velocità del
detto sistema di
riferimento inerziale rispetto all'etere.
Furono fatti diversi esperimenti
molto accurati per rilevare queste differenze di velocità
della luce (fra tutti menzioniamo quello di Michelson e
Morley del 1881) ma tutti non
rilevarono alcuna differenza.
- 03 - Principio di costanza della velocità della luce.
I risultati sperimentali
portavano ad un assurdo dal punto di vista della RGal perchè
contraddicevano la regola di sommabilità delle velocità.
Per risolvere il problema si
ipotizzò che la velocità della luce fosse la stessa in ogni
sistema di
riferimento inerziale (così come mostravano
tutti gli esperimenti) e che la
RGal fosse valida solo per velocità piccole
rispetto a c, come sono del resto le velocità
rilevabili nell'esperienza
quotidiana.
Si abbandonò
quindi il concetto di etere e nessun fisico se ne occupò più, anche se nel
linguaggio comune
la parola è rimasta legata al gergo delle telecomunicazioni.
Si
cercarono allora nuove trasformate per esprimere le relazioni fra le coordinate ed i
tempi in due diversi
sistema di riferimento inerziali che soddisfacessero il principio di
costanza di c ed avessero come caso limite, per velocità
piccole rispetto a c, le
trasformate di Galileo.
- 03 - Trasformate di Lorentz.
Consideriamo due
sistemi di riferimento inerziali (K e K') di cui K' si muove di velocità
costante V rispetto
a K, gli stessi utilizzati nella RGal :

Dovendo essere c =
costante, le leggi di
trasformazione di spazio e tempo non
potranno più seguire
le regole dettate dall'esperienza quotidiana. Dobbiamo
abbandonare
i concetti di
spazio e
tempo come di entità assolute,
separate.
Dobbiamo addirittura modificare il
concetto stesso di simultaneità.
Le trasformate che
soddisfano le condizioni suddette furono trovate fra '800 e
'900 da
Poincarè e da Lorentz (ma vengono universalmente attribuite a Lorentz)
e formano la base matematica della
teoria della relatività ristretta (RR).
Esse legano
matematicamente le misure di spazio e tempo relativi
a due
sistemi di riferimento
inerziali partendo dal presupposto che la velocità della
luce sia costante nei due
sistemi.
Le trasformate di Lorentz
sono :
Sviluppando le
trasformate di Lorentz in serie di potenze di Taylor per velocità
v << c (v/c
piccole) esse diventano identiche alle trasformate di Galileo così
come previsto.
Analizzando le
trasformate di Lorentz si deduce immediatamente un risultato
fisico fondamentale.
Se V = c, i
denominatori si annullano. Ciò significa che
la velocità della luce
non è fisicamente
raggiungibile da
nessun sistema di
riferimento
inerziale rispetto ad un altro. Nessun corpo può raggiungere
la
velocità della luce che rappresenta quindi un limite naturale invalicabile.
Un altro fatto
fondamentale balza all'evidenza ed esprime matematicamente
quanto sopra
affermato concettualmente riguardo al tempo. t è diverso da t',
ovvero il tempo
viene visto scorrere nell'altro sistema in modo diverso dal proprio.
Questa conseguenza rivoluzionaria determina una totale diversità
"filosofica" fra la
RGal e la RR.
- 04 - Spazio-tempo 4-dimensionale.
Come risulta dalle
trasformate di Lorentz lo spazio ed il tempo sono
legati matematicamente
fra loro e possono
essere considerati come
facenti parte di
una unica entità fisica, lo
spazio-tempo.
Si può allora
definire lo spazio-tempo come una varietà geometrica a 4
dimensioni. Un
evento è in esso rappresentato dalle 4 coordinate x, y, z, t
prese rispetto ad
un sistema di riferimento inerziale scelto a priori. Un corpo
che si
muove nello spazio-tempo descrive in esso una linea che è chiamata
linea di universo.
Due eventi diversi
corrispondono a due punti diversi dello spazio-tempo
4-dimensionale. Fra
di essi si può definire un concetto di distanza in modo
che, se due eventi
sono collegati fra loro da un raggio di luce, questa distanza
sia nulla.
Lo spazio-tempo
4-dimensionale (detto anche spazio-tempo di Minkowski)
possiede quindi una
struttura metrica. E' uno spazio metrico. La metrica è
definita dalla formula :
![]()
dove ds rappresenta
la distanza fra i due eventi molto vicini P1(x1,y1,z1,t1) e
P2(x2,y2,z2,t2) relativi ad un dato
sistema di riferimento inerziale. dt rappresenta
l'intervallo di tempo fra i due eventi, ovvero t2 - t1. dx, dy, dz rappresentano le
differenze fra le coordinate spaziali
di P1 e P2 come illustrato di seguito
:
.
A1(x1,y1,z1) ed A2(x2,y2,z2)
sono i
corrispondenti spaziali (dello spazio
ordinario
3-dimensionale) dei punti P1(x1,y1,z1,t1) e P2(x2,y2,z2,t2) dello
spazio-tempo
4-dimensionale..
La distanza
spaziale ordinaria dl (al quadrato) fra i due eventi si ricava applicando
il teorema di Pitagora
ed è :
![]()
Se i due eventi
sono collegati da un raggio di luce (il raggio parte da A1 al tempo t1
e giunge in A2 al
tempo t2) allora ds2 = 0.
Se ds2 >0
l'intervallo si dice di tipo tempo. Se ds2 < 0 l'intervallo si dice di tipo
spazio.
La formula della
metrica può essere scritta in un modo da ricordare direttamente il
teorema di Pitagora
(a parte i segni meno) :

La metrica così
definita è una metrica euclidea e rappresenta uno spazio-tempo
piatto (cioè con
le usuali proprietà dello spazio euclideo della nostra esperienza
quotidiana). Il
fatto che lo spazio fisico reale non sia a metrica euclidea (piatta),
bensì sia curvo,
è il principale risultato della teoria della relatività generale.
- 05 - Principio di relatività
ristretta (RR).
Nel 1905 Einstein
pubblicò un articolo che rappresenta una delle pietre miliari
della fisica
moderna. In esso egli espose ed ordinò tutte le idee riguardo a
spazio e tempo alla
luce delle caratteristiche del campo elettromagnetico
organizzando tutta
la vasta materia in una teoria completa, semplice e dalle
implicazioni
assolutamente innovative.
Egli enunciò in
quell'articolo il principio di RR estendendo di fatto la RGal ai
fenomeni
elettromagnetici.
La RR, quindi, non
è altro che la RGal con l'aggiunta del principio di costanza
della velocità
della luce (che per Galileo era infinita) riformulata matematicamente
in uno scenario
quadridimensionale con il tempo assurto a dimensione propria.
La RR si può
riassumere nel fatto che le leggi della fisica devono essere
le stesse in ogni
sistema di riferimento inerziale cioè, matematicamente,
devono essere invarianti rispetto alle trasformate di
Lorentz.
La 2' legge della
dinamica F = ma non è invariante rispetto alle trasformate
di Lorentz (lo è
rispetto alle trasformate di Galileo).
Le equazioni di
Maxwell, ovviamente, lo sono.
- 06 - Contrazione delle lunghezze e dilatazione dei tempi.
Alcune conseguenze
dalla RR sono del tutto contrarie al senso comune e
fin dalla loro
scoperta furono sottoposte ad innumerevoli verifiche sperimentali.
Nonostante tale
(giusto) "accanimento", a tuttoggi non vi è nessuna evidenza
sperimentale che
rilevi una contraddizione al principio di RR ed alle trasformate
di Lorentz che ne sono la
veste matematica. Anzi, ogni giorno esse vengono
verificate nel lavoro
quotidiano del fisico.
Naturalmente, col
progresso scientifico, aumentando di pari passo la precisione
degli strumenti di
misura, verrà il giorno in cui anche la RR, così come ogni altra
teoria,
dovrà essere corretta. In fisica non si può mai affermare che una teoria è
vera in assoluto,
si può solo dire che è "vera" (verificata) entro i limiti di misura e la
verifica o il superamento di
essa dipende dall'aumentare delle conoscenze teoriche
e delle realizzazioni
tecnologiche.
Consideriamo i
nostri soliti sistemi di riferimento inerziali (K e K'). Supponiamo
che in K' vi sia un segmento rigido immobile
rispetto ad esso ed adagiato sull'asse
delle x. La sua lunghezza rispetto a K' sia l0. Quale sarà la
lunghezza l dello stesso
segmento rispetto a K ? Secondo il senso comune e le
trasformate di Galileo (che ne
sono
la forma matematica) la risposta sarebbe l = l0, ovvero il segmento
viene visto
della stessa lunghezza rispetto ad entrambi i
sistemi di riferimento inerziali. Invece,
semplici calcoli applicati
alle trasformate di Lorentz portano ad un risultato
sorprendente. l risulta minore di l0
secondo la relazione :
il cui
grafico è :
Da questo si
deduce che solo a velocità prossime a quella della luce si ha
una
deviazione apprezzabile dal valore l0. Se la velocità di K' tende a c
il segmento
viene visto da K con una lunghezza sempre minore, tendente a 0.
Se V = c, il
segmento diventa (rispetto a K) di lunghezza nulla.
Consideriamo
ora due eventi che avvengono in un punto fisso rispetto a K'
ma in due
istanti diversi. Consideriamo che la distanza temporale fra questi
due eventi
sia t0. Quanto dura il medesimo intervallo di tempo visto da K ?
Semplici
calcoli a partire dalle trasformate di Lorentz portano al seguente
risultato:
Il
grafico che visualizza la formula mostra chiaramente che a
velocità
piccole rispetto a c le durate praticamente coincidono. A velocità
via via
maggiori l'intervallo temporale viene visto da K durare sempre di più.
Per V =
c la durata (sempre vista da K) diviene infinita.
Questi sorprendenti
risultati ribadiscono il fatto che a velocità piccole rispetto
a
c le trasformate di Lorentz coincidono con le trasformate di Galileo. Solo
a velocità altissime, prossime a quella
dalla luce, avvengono le cosiddette
contrazioni e
dilatazioni relativistiche.
Gli intervalli
spaziali in movimento vengono visti dal sistema di riferimento inerziale
"fermo" accorciarsi.
Gli intervalli
temporali, invece, vengono visti allungarsi, cioè il
cosiddetto tempo proprio
che si misura in un
sistema di riferimento inerziale in moto
viene visto allungarsi dal
sistema di riferimento inerziale "fermo", ovvero l'orologio
che misura il tempo
proprio (solidale con il sistema in movimento) viene visto
rallentare.
- 07 - Paradosso dei gemelli.
Il rallentamento
degli orologi è un fenomeno relativo. Il fenomeno si può riassumere
affermando che K vede l'orologio in quiete su K' rallentare mentre
vede il proprio
orologio segnare il
tempo normalmente. Analogamente K' vede rallentare
l'orologio
solidale con K (e ciò nella stessa
misura) e vede il proprio segnare il tempo normalmente.
Questo perchè K e K'
sono assolutamente equivalenti.
Se con un
esperimento si potesse verificare che K e K' non sono equivalenti cadrebbe
l'intera RR.
Consideriamo allora
un semplice esperimento ideale. Ci sono due gemelli (li chiameremo
K e K'). Un giorno
K' intraprende un viaggio spaziale a velocità prossima a quella
della
luce. Supponiamo
che per K' il viaggio duri un anno. Per K, invece, a causa della
dilatazione dei
tempi (che per velocità vicine a c diventa sempre più elevata) il
viaggio
di K' viene visto
durare supponiamo dieci anni. Quando K' ritorna da K, lo vedrà
invecchiato di nove
anni rispetto a sè stesso.
Questo risultato
potrebbe allora portare ad un paradosso, il cosiddetto paradosso dei
gemelli, perchè,
come abbiamo affermato sopra, il ragionamento potrebbe essere
capovolto (K e K'
sono equivalenti in quanto sistemi di riferimento inerziali) per cui,
alla fine del viaggio, K dovrebbe vedere K'
invecchiato e nello stesso modo K'
dovrebbe vedere K
invecchiato
dello stesso numero di anni.
Il paradosso
potrebbe essere usato (nella sua prima parte, cioè relativamente al
viaggio
di K' rispetto a K)
per constatare che K e K' non sono equivalenti, in quanto i due
gemelli non sono
invecchiati nello stesso modo, per cui la RR verrebbe contraddetta.
Analizzando meglio
questo esperimento ideale si vede però che esso è mal posto,
contiene un errore
fondamentale di impostazione. K e K' non possono essere
entrambi sistemi di
riferimento inerziali,
dovendo K' subire forti accelerazioni per
partire e poi per tornare.
Considerando K
inerziale, K' non lo è.
Non avendo a che
fare con sistemi di riferimento inerziali il paradosso dei gemelli
non può mettere in crisi la
RR che si occupa
esclusivamente di sistemi di riferimento
inerziali.
Questo esperimento
ideale, invece, è di competenza della teoria della relatività
generale che si
occupa appunto di sistemi di riferimento qualunque, in generale
accelerati.
- 08 - Composizione delle velocità.
Consideriamo i
soliti sistemi di riferimento inerziali K e K' in moto rettilineo
uniforme con velocità relativa V. Supponiamo che un
punto si muova rispetto
a K' con velocità v' e per semplicità
parallela all'asse delle x. Secondo la RGal
il punto verrà visto da K muoversi con
velocità v pari alla somma V + v'. Questo
risultato è ovviamente
errato dal punto di vista
della RR.
Con semplici
calcoli sulle trasformate di Lorentz si perviene alla formula corretta :
Da essa si deduce
che se v' è nulla, cioè il punto è in quiete rispetto a K', v
risulta uguale V
come è ovvio che sia. Aumentando v' e tendendo a c, si nota,
invece, che v tende
a c. Questo è una ulteriore conferma del fatto che c è una
velocità
fisicamente insuperabile. Se un corpo raggiunge la velocità della luce
rispetto ad un
sistema di riferimento inerziale,
sarà visto andare alla stessa
velocità c da qualunque altro
sistema di riferimento inerziale in moto relativo
uniforme rispetto al primo.
- 09 - Equivalenza massa energia.
Secondo la
meccanica classica (MC) un corpo di massa m che si muove
con velocità v
rispetto ad un sistema di riferimento inerziale possiede una
energia cinetica E data dalla formula :
da cui si
deduce che se il corpo è in quiete (v = 0) l'energia cinetica di
quel corpo è
nulla.
Apportando le
correzioni relativistiche alla MC si ottiene la cosiddetta
meccanica
relativistica (MR) le cui leggi sono invarianti rispetto alle
trasformate
di Lorentz (mentre quelle della MC lo sono rispetto alle
trasformate
di Galileo).
L'energia di
un corpo di massa m in moto con velocità v in un sistema
di
riferimento inerziale assume in MR
la forma :
Le
conseguenze fisiche di questa formula sono rivoluzionarie rispetto
alla MC.
Dalla formula si
deduce che se v aumenta e diviene prossima
alla velocità della luce c
allora
l'energia del corpo tende all'infinito. Al
contrario, se v diventa
nulla,
ovvero il corpo è in quiete, l'energia
diventa :
Questa
formula famosissima esprime un fatto fisico del tutto nuovo
rispetto alla MC e cioè afferma che un corpo in quiete possiede una
energia
di riposo non nulla.
La formula
esprime anche un concetto "filosofico" completamente nuovo e
ricco di
conseguenze inaspettate (rispetto alla MC) : esso afferma la
totale equivalenza
di massa ed
energia (a meno della costante moltiplicativa
c2). Afferma
cioè che
massa ed energia sono due aspetti apparentemente
diversi di una
medesima realtà. La massa può di conseguenza trasformarsi
in energia e
viceversa e la quantità di energia che si produce trasformando
la massa è
enorme perchè m viene moltiplicato per il numero grandissimo
90.000.000.000.000.000.
Simili
energie si ottengono nelle reazioni atomiche di fissione (in cui nuclei
pesanti tipo
l'uranio si rompono generando parti più leggere ed energia dal
difetto di
massa (reattori nucleari, bombe atomiche)) e di fusione (in cui
nuclei
leggeri come per esempio il deuterio si fondono formando elio con
trasformazione del difetto di massa in energia (stelle, bombe H)).
Fine.
Pagina precedente