E-school di Arrigo
Amadori
Fisica
Relatività generale (RG) (sintesi introduttiva)
- 01 - Principio di equivalenza.
Completata la
teoria della relatività ristretta (RR) che riguardava essenzialmente
i sistemi di
riferimento inerziali ed il campo elettromagnetico, Einstein si dedicò
allo studio del
campo gravitazionale, l'altra interazione nota a quei tempi.
La teoria della
gravitazione ancora "in voga" era la vecchia e ben collaudata teoria
di Newton riassunta
dalla formula :
![]()
La teoria della
gravitazione universale di Newton descriveva i fenomeni gravitazionali
con un ottimo grado
di precisione ed aveva permesso enormi progressi in astronomia.
Ancora oggi la
teoria di Newton, grazie anche alla sua semplicità, viene usata per
descrivere i fenomeni astronomici nel nostro sistema solare (a parte una eccezione
di cui
parleremo in seguito) e molto oltre. Tutta l'astronautica poi
ne è una continua
applicazione.
Newton formulò
anche un modello di universo che rappresenta il primo modello
cosmologico su basi
scientifiche della storia dell'umanità. L'universo di Newton è
infinito ed eterno,
popolato di stelle in esso distribuite uniformemente, immerso in
uno spazio assoluto e dotato di un tempo assoluto.
Dal punto di vista
teorico, però, la teoria gravitazionale di Newton ed il relativo
modello cosmologico
presentavano alcuni problemi di fondo :
-
a - il modello cosmologico di Newton porta ad alcuni paradossi fra cui il
più
eclatante è che la notte non potrebbe essere buia, ma dovrebbe essere
illuminata
(addirittura di luminosità infinita), essendo le stelle in numero
infinito ed esistenti da
un tempo infinito.
-
b - nella teoria di Newton la forza gravitazionale agisce istantaneamente (nella
formula di Newton non vi è traccia del tempo) anche a distanze astronomiche.
-
c - essendo la teoria di Newton universale, da essa si dovrebbe in qualche modo
dedurre
il principio d'inerzia in quanto la distribuzione di tutti i corpi
nell'universo
dovrebbe influenzare il moto di un singolo corpo.
- d - all'interno della teoria della gravitazione di Newton non vi è alcuna
considerazione
del fatto assolutamente singolare che i corpi soggetti a gravità cadono tutti con
la stessa accelerazione
indipendentemente dalla massa. Un caso così singolare
non può essere una pura casualità e dovrebbe avere un ruolo importante nella
.
teoria della gravitazione.
Di questi punti il
quarto risulta il più problematico e, di conseguenza, stimolante per
il fisico teorico.
Già Galileo aveva
notato che i corpi cadono con uguale accelerazione e aveva
effettuato una
serie di misure ed esperimenti a riguardo. Newton stesso aveva
poi studiato il
fenomeno col suo famoso tubo sotto vuoto in cui "incredibilmente"
(questo fatto
stupisce i non "addetti ai lavori" anche oggi) corpi di massa diversa
cadevano nello stesso modo.
Matematicamente il
fenomeno si spiega assumendo che la massa gravitazionale
è uguale alla
massa inerziale. La massa gravitazionale è la massa con la quale
i corpi si
attraggono gravitazionalmente, come descritto nella formula di Newtorn.
La massa
inerziale è il coefficiente di proporzionalità fra la forza che agisce su
un
corpo e l'accelerazione
che esso subisce.
Infatti,
considerando due corpi di massa gravitazionale M ed m posti ad una
distanza R :

fra essi agisce la
forza gravitazionale F = GMm/R2. Se la massa gravitazionale m è
uguale alla massa
inerziale del corpo medesimo, su di esso la forza F imprime una
accelerazione a
= F/m. Sostituendo F e semplificando, si ottiene l'accelerazione :
![]()
L'accelerazione di
m in un punto dato, quindi, dipende solo da G, da M e dalla
distanza
fra i due corpi al quadrato.
Essendo G, M costanti ed R dato, qualunque valore abbia la
massa m, l'accelerazione non
cambia.
Sulla superficie
terrestre (M è la massa della terra, m la massa di un corpo qualunque
che cade, R il
raggio terrestre (lo spazio percorso dal corpo che cade è trascurabile
se piccolo rispetto
ad R (R è circa 6300 km ))), l'accelerazione
gravitazionale con cui
tutti i corpi cadono
è pari a g = 9,8 m/sec2 (indipendentemente dalla massa del corpo
che cade).
Effettivamente su
di un corpo che cade sulla superficie terrestre agiscono altre forze
oltre la forza peso
(forza gravitazionale). Per esempio l'attrito dell'aria è quella che agisce
maggiormente
e dipendo dalla forma del corpo e dalla sua velocità (dopo un certo tempo,
la velocità di un
corpo che cade nell'atmosfera terrestre diventa addirittura costante
(legge
di Stokes)). Altre forze dipendono dal fatto
che la terra non è un sistema inerziale, in quanto
ruotante (forze
centrifughe e di Coriolis). Queste forze "di
disturbo", comunque, possono
essere rese piccole con opportuni
accorgimenti o possono essere
eliminate con considerazioni
matematiche per cui è possibile verificare sperimentalmente
con altissima precisione quanto
precedentemente
affermato.
L'uguaglianza fra
massa inerziale e massa gravitazionale va sotto il nome di principio
di equivalenza ed
è un dato di fatto verificato da moltissimi esperimenti e tuttoggi
considerato valido.
Questo fenomeno è
tipico solo della forza gravitazionale. Le altre forze
conosciute
contengono una distinzione netta fra massa inerziale e massa
"interazionale".
Per esempio una carica elettrica con massa m e carica q, se
immersa in un campo
elettrico, subisce in un punto
dato un'accelerazione
proporzionale a q/m (secondo la legge di Coulomb
combinata con la 2' legge
della dinamica).
Cambiando q oppure m
l'accelerazione cambia di conseguenza.
La gravità, grazie
al principio di equivalenza, è una forza "diversa" dalle altre
e per questo sembra
avere un ruolo proprio assolutamente particolare nella
natura.
- 02 - Principio di relatività generale (RG).
Fra tutti i sistemi
di riferimento, quelli accelerati (non in
moto rettilineo uniforme
oppure ruotanti
rispetto ad un sistema inerziale (quindi essi stessi non inerziali))
hanno una particolarità
fondamentale. In essi i corpi non soggetti a forze reali (che
per il principio d'inerzia
si muoverebbero di moto rettilineo uniforme se il sistema di
riferimento fosse
inerziale) vengono visti accelerare e quindi, siccome per il secondo
principio della
dinamica l'accelerazione è proporzionale alla forza, sembra che su
di essi agiscano
delle forze. Siccome queste forze non sono reali (prodotte da una
qualche
interazione), esse vengono chiamate forze apparenti. Dette forze non sono
quindi prodotte da
una qualche interazione, ma sono prodotte dal semplice fatto che il
sistema di
riferimento è accelerato.
Fra i sistemi di
riferimento accelerati, quelli ruotanti e quelli uniformemente accelerati
(rispetto ad un
sistema di riferimento inerziale) sono particolarmente interessanti.
-
a - sistema ruotante : rispetto ad un sistema ruotante (uniformemente) i corpi
non soggetti a forze reali vengono visti ruotare di moto circolare uniforme
con direzione opposta a quella della rotazione del sistema. Per verificare
ciò,
basta ruotare su sè stessi stando in piedi e si vedranno gli oggetti attorno a
sè
ruotare in senso opposto. Se poi i corpi sono già dotati di moto, o subiscono
l'azione di forze reali, essi saranno visti muoversi in modo assai
complicato.
Per esempio, ritornando al caso dell'uomo che ruota su sè stesso, i
corpi
che cadono, se la rotazione è abbastanza veloce, verranno visti compiere
complicate spirali. Un altro esempio è quello della giostra. Da essa il mondo
appare veramente complicato !
- b- sistema uniformemente accelerato : rispetto ad esso, i corpi non soggetti a
forze reali vengono visti accelerare di accelerazione costante, la stessa
del
sistema di riferimento, ma con verso opposto.
La caratteristica
principale delle forze apparenti è che le accelerazioni prodotte da queste
forze sono
indipendenti dalle masse dei corpi che le subiscono. Questo è un fatto di estrema
importanza. Analizzando questa
proprietà dei sistemi di riferimento accelerati Einstein ebbe
l'intuizione
fondamentale che è alla base della RG, per molti la più bella, elegante e potente
teoria
che mai l'uomo abbia creato.
Consideriamo ora un
esperimento ideale della massima importanza. Supponiamo
che
degli astronauti stiano navigando nello spazio in una navicella spaziale
particolare :
essi hanno solo la possibilità di fare esperimenti di fisica
sugli oggetti al suo interno e
non hanno alcuna
percezione di ciò che avviene all'esterno.
Supponiamo che ad
un certo momento essi notino che tutti i corpi all'interno della
navicella subiscano
una medesima accelerazione costante in valore e direzione,
diciamo verso il
pavimento dell'astronave.
Orbene, essi non
potranno mai affermare con nessun esperimento fatto all'interno
della navicella che le accelerazioni che
misurano siano causate dai
razzi della
navicella che la
stanno facendo accelerare oppure da un campo gravitazionale
esterno. Essi
non potranno mai affermare, quindi, di essere in un sistema di
riferimento
accelerato oppure
di essere immersi in un campo gravitazionale
uniforme (come sulla
superficie terrestre).
Questo perchè, per
il principio di equivalenza, in un campo gravitazionale tutti i corpi
subiscono la stessa accelerazione
e la stessa cosa accade anche in un sistema di riferimento
accelerato in cui i corpi non
soggetti a forze reali subiscono la stessa accelerazione.
La conseguenza di
questo esperimento ideale è la base della RG ed è riassumibile
nell'affermazione :
un campo gravitazionale è equivalente ad un sistema di riferimento non
inerziale
(almeno localmente).
Ciò è una
conseguenza diretta del principio di equivalenza fra massa inerziale e massa
gravitazionale. E'
un altro modo di esprimere il principio di equivalenza.
Se un campo
gravitazionale è equivalente ad un sistema di riferimento non inerziale,
potremmo descrivere
il campo stesso come uno spazio-tempo modificato, incurvato,
dalle masse che
generano il campo. Questo perchè in un sistema accelerato i corpi
vengono tutti accelerati
allo stesso modo per cui lo spazio-tempo relativo al detto
sistema sembra in qualche modo
modificato rispetto allo spazio-tempo dei sistemi
inerziali (lo
spazio piatto
di Minkowski). I corpi vengono visti percorrere traiettorie
indipendenti dalla
loro massa (supponendo la loro massa piccola, in modo da non
perturbare le masse
che creano il campo gravitazionale, e quindi il campo stesso).
Questo è il
concetto che sta alla base della RG e ne costituisce l'impianto matematico.
Le masse generano
un campo gravitazionale incurvando lo spazio-tempo. I fenomeni
avverranno di
conseguenza in quello spazio-tempo curvo. Lo spazio-tempo incurvato
dalle masse che
creano il campo gravitazionale rappresenta lo scenario, il "palcoscenico"
in cui avvengono i
fenomeni fisici. Il campo gravitazionale determina la geometria in cui
avvengono i fenomeni.
In uno spazio-tempo
incurvato si possono scegliere infiniti sistemi di riferimento che
seguono la
curvatura dello spazio-tempo rappresentati dalle corrispondenti coordinate
curvilinee. Ciascun
sistema di riferimento (se ha significato fisico, per esempio se in esso
è soddisfatto il
principio di consequenzialità fra causa ed effetto, ovvero il tempo scorre
in
avanti) avrà la stessa "dignità" fisica. In essi le
leggi della
fisica debbono essere le stesse.
Le leggi
della fisica devono essere, di conseguenza, invarianti rispetto ad ogni possibile
trasformazione di coordinate spaziotemporali (non solo
quelle di Lorentz
che valgono
solo per i
sistemi di riferimento inerziali) all'interno di quello spazio-tempo.
Quanto affermato è
la logica estensione del principio di RR in presenza di campi
gravitazionali
e va sotto il nome
di principio di Relatività Generale RG (1916).
- 03 - Spazio-tempo curvo.
In assenza di campo
gravitazionale, lo spazio-tempo non è curvo (è lo spazio piatto-tempo
di Minkowski), in esso
possono essere scelti infiniti sistemi di riferimento inerziali e fra di
essi valgono la RR e le
trasformate di Lorentz.
Un generico spazio
curvo ha una proprietà molto importante che lo raccorda, per così
dire, al più
familiare spazio piatto euclideo. Per quanto esso possa essere incurvato, è
sempre possibile considerarne una porzione nella quale esso sia praticamente
piatto.
Si può capire meglio il concetto considerando la superficie terrestre. Essa è
uno spazio
(varietà) bidimensionale
curvo in cui sono definibili coordinate curvilineee quali
la latitudine
e la longitudine. In grande scala la curvatura della superficie terrestre è ineliminabile e
gli
effetti di ciò
sono ben visibili a tutti. Per
un muratore che sta costruendo una casa,
invece,
la superficie terrestre è piatta ed egli non si pone neppure il problema.
In ogni
spazio-tempo curvo è sempre possibile scegliere un sistema di coordinate
curvilinee
rispetto alle quali
lo spazio-tempo è localmente piatto ed inerziale (spazio-tempo di Minkowski).
Per fare questo è sufficiente immaginare un corpo che cade
liberamente in un campo gravitazionale.
Rispetto a questo corpo, gli altri corpi liberi che
cadono con lui, per un tempo limitato, appaiono
soddisfare la legge d'inerzia. Quelli fermi
permangono fermi, quelli in moto uniforme permangono
in tale moto. Rispetto a quel sistema di
riferimento in caduta per un breve tempo, lo spazio-tempo
è quello piatto
di Minkowski della RR.
Hanno esperienza di ciò gli astronauti quando sono
parcheggiati in orbite terrestri
stazionarie (in effetti è come se cadessero liberamente). All'interno
delle loro navicelle
essi esperimentano la gravità
zero. Qui sulla terra è
possibile verificare quanto
detto per breve tempo
quando, per esempio, un aereo prende un vuoto d'aria o
in certi giochi
al lunapark.
Il fatto che lo
spazio-tempo sia incurvato dalle masse che vi creano il campo gravitazionale
è un concetto al
di fuori dell'esperienza comune. In uno spazio-tempo curvo non valgono le
regole e le
proprietà della geometria euclidea, che è la geometria della nostra vita
quotidiana.
Per chiarire meglio
questo concetto consideriamo un sistema di riferimento inerziale K
ed un sistema di
riferimento K' non inerziale in rotazione uniforme rispetto a K. Consideriamo
anche una circonferenza
solidale con K :
Rispetto a K il
rapporto fra la circonferenza in quiete ed il suo diametro è pigreco. Rispetto
a K' che ruota in senso antiorario la
circonferenza viene vista ruotare in senso orario. Ogni
piccolo segmento della circonferenza viene
visto da K' muoversi con una certa velocità v.
In un certo istante
ogni piccolo segmento di cui è formata la circonferenza viene visto
contrarsi rispetto
a K' secondo la legge della contrazione di Lorentz per cui il
rapporto
fra circonferenza e
diametro è, rispetto a K', diverso da pigreco (il diametro non subisce
la contrazione di Lorentz perchè
non si muove rispetto a K' nel senso della sua lunghezza).
Con questo semplice
esempio si dimostra che lo spazio rispetto ad un sistema di
riferimento
accelerato non è piatto ma è curvo, in quanto non valgono più le regole della
geometria euclidea.
Poichè un campo gravitazionale è equivalente ad un sistema di riferimento
accelerato, lo
spazio-tempo viene incurvato da un campo gravitazionale.
I presupposti su
cui si basa la RG ci costringono ad impostare ogni problema relativo al
campo
gravitazionale come fosse un problema di geometria non euclidea. Il moto
dei
corpi in un campo
gravitazionale, quindi, si riduce ad un problema di geometria. Il campo
gravitazionale
stesso induce nello spazio-tempo euclideo una deformazione trasformandolo
in uno spazio-tempo
non euclideo.
L'apparato
matematico della RG è molto complesso e si basa sul calcolo differenziale
assoluto (detto
anche calcolo tensoriale) iniziato a partire dall' 800 dal grande
matematico Gauss,
sviluppato da Riemann e portato a compimento dal romagnolo
Ricci-curbastro e
dal suo discepolo Levi-civita fra '800 e '900.
Il calcolo
tensoriale descrive le proprietà delle varietà (spazi) curve non euclidee
ed è
interessante notare che questo calcolo fu sviluppato ben prima della RG a
dimostrazione
che spesso la pura ricerca teorico-astratta precede le applicazioni
fisiche delle
stesse.
Il calcolo
tensoriale si basa sul principio scoperto da Gauss (geometria intrinseca) che
per studiare le
proprietà di una varietà n-dimensionale basta definire in essa un
sistema
di coordinate
curvilinee e riferire ad esse ogni "ragionamento", ogni considerazione
sulla
varietà stessa. Non occorre quindi vedere la varietà "da fuori", come immersa in
uno spazio
euclideo ad un numero maggiore di dimensioni (matematicamente, una
varietà
n-dimensionale può sempre essere considerata immersa in uno spazio euclideo
a
n(n + 1)/2
dimensioni, per cui, per esempio, lo spazio-tempo 4-dimensionale può essere
immerso in uno
spazio euclideo a 10 dimensioni).
Il concetto si comprende meglio con
l'esempio della superficie sferica (varietà a 2
dimensioni) immersa nello
spazio euclideo ordinario
(a 3 dimensioni). Le proprietà della
superficie sferica possono essere studiate
guardandole dallo spazio ordinario, ma possono
essere ugualmente descritte a partire
dall'usuale sistema di coordinate curvilinee definite in
essa (latitudine e
longitudine). Le persone che
tracciano le rotte aeree e navali conoscono
bene questo principio. L'unico problema di questa
impostazione è la difficoltà matematica.
Per descrivere le proprietà di una varietà non
euclidea dal suo interno occorre una matematica
molto complessa.
Descriviamo ora
l'impostazione matematica della RG senza nessuna pretesa di completezza,
enunciandone le
formule principali e limitandoci solo a spiegarne concettualmente il
significato. Allo
scopo di capire le basi fisiche della RG ciò è sufficiente. Il lettore può
approfondire il calcolo tensoriale alla
pagina di Matematica, Calcolo differenziale assoluto.
Consideriamo la
varietà 4-dimensionale che descrive lo spazio-tempo in cui
è presente un
campo gravitazionale. In essa sia definito un sistema di coordinate
curvilinee. Ad ogni
punto della varietà si associano 4 numeri :
che ne
rappresentano le coordinate. Si noti che le coordinate vengono indicate
con gli indici in
alto che non significano assolutamente elevamento a potenza.
x0 rappresenta la coordinata temporale,
x1, x2, x3 le coordinate spaziali. Essendo
il sistema di coordinate prescelto del tutto
arbitrario, il tempo viene misurato da un
orologio arbitrario e lo spazio da
coordinate spaziali arbitrarie (angoli, curve ecc.).
Qualunque modo è accettabile
purchè le coordinate ottenute determinino univocamente
il punto sulla varietà
e siano linee continue e senza "spigoli" . La figura seguente
mostra un esempio per il caso di una varietà
2-dimensionale (superficie ordinaria)
immersa nello spazio euclideo ordinario.
Un punto sulla varietà è identificato dalle
due coordinate
curvilinee che lo intercettano
:
Le varietà
4-dimensionali, purtroppo, non possono essere visualizzate ma
le loro proprietà
sono le stesse delle varietà 2-dimensionali per cui, qualora
necessario, faremo
ricorso a queste ultime come modello esplicativo.
Consideriamo 2
punti vicinissimi sulla varietà. La definizione della loro distanza
è alla base di tutto il calcolo
tensoriale e tramite essa si possono dedurre tutte le
proprietà metriche
della varietà. Sempre nell'esempio bidimensionale :
La distanza fra i
due punti viene indicata con ds ed il suo valore è dato da una
formula che diventa
il teorema di Pitagora se lo spazio è piatto e le coordinate
sono quelle
cartesiane. La formula della distanza (al quadrato) di due punti
vicinissimi sulla
varietà è :
ds è la distanza
fra i due punti vicinissimi. g(i,k) (lo indicheremo così nel testo)
è il cosiddetto
tensore metrico fondamentale. dxi e dxk sono le differenze
fra i valori delle
coordinate dei due punti in questione (i e k stanno per 0, 1,
2, 3
rispettivamente). Nelle formule del calcolo tensoriale si utilizza la
convenzione di
Einstein secondo la quale si devono fare le somme sugli
indici ripetuti
senza che ciò sia indicato esplicitamente. La formula estesa
sarebbe allora :
Il tensore metrico
fondamentale g(i,k) è alla base del calcolo tensoriale. Quando
esso è conosciuto,
sono conosciute tutte le proprietà metriche della varietà. Lo
scopo della RG è
quindi quello di determinare g(i,k) date la masse che generano
il campo
gravitazionale. Il tensore g(i,k) può essere considerato come il campo
gravitazionale stesso (d'ora
in poi g(i,k) e campo
gravitazionale verranno considerati
sinonimi). Una volta conosciuto g(i,k) si possono
anche determinare le equazioni del
moto dei corpi che si muovono nella varietà .
g(i,k) può essere
rappresentato sotto forma di matrice :
ed ha la proprietà
di essere un tensore simmetrico, ovvero g(i,k) = g(k,i). Per questa
proprietà gli
elementi diversi del tensore sono 10 su 16.
Nel caso di una
varietà 4-dimensionale di Minkowski (assenza di campo gravitazionale,
ovvero spazio-tempo
piatto), la distanza fra due punti si riduce a :
ed il tensore
metrico g(i,k) prende la forma :
Ricordiamo che in
questo caso dx0 = cdt.
- 03 - Distanze ed intervalli di tempo.
In una varietà
possiamo scegliere un sistema di coordinate curvilinee del tutto
arbitrario.
E' il tensore
metrico g(i,k) che conterrà, si può dire, l' "informazione" della
scelta fatta
e,
contemporaneamente, delle caratteristiche metriche della varietà che non dipendono
dal
sistema di coordinate, come ad esempio la curvatura.
Quanto detto spiega
la ragione della grande complessità del calcolo tensoriale.
Quando si applica
il calcolo tensoriale alla fisica, sorge un altro grosso problema. Come sono
legate le grandezze
fisiche osservabili (intervalli di spazio e tempo) alla scelta arbitraria di un
sistema di
coordinate dentro lo spazio-tempo curvo ?
Il problema si
riduce alla definizione di un intervallo di tempo, una
lunghezza e la possibilità di
sincronizzare gli orologi :
-
1 - tempo proprio : considerando che localmente si può sempre
scegliere
un sistema
di riferimento inerziale, chiamiamo tempo proprio quello
visto scorrere in un tale
sistema di riferimento. Rispetto alla coordinata temporale
x0, chiamiamo
il tempo
proprio con tau. Consideriamo un punto fisso dello spazio ed un intervallo infinitesimo
di tempo proprio che scorre in esso. Esso è legato
al corrispondente intervallo di tempo
rispetto alla coordinata temporale x0
dalla formula :
Le durate di tempo proprio, quindi, cambiano punto per punto e anche nel
tempo,
essendo in funzione di g00, che dipende in generale da tutte le coordinate,
anche
quella temporale. Se g00 fosse uguale ad 1, il tempo proprio sarebbe identico
al
tempo come visto rispetto alla coordinata temporale x0. Nello spazio-tempo
piatto
ciò è, ovviamente, sempre vero. Il tempo proprio è misurabile
fisicamente da un
orologio che non risenta del campo gravitazionale, per esempio un orologio
atomico.
-
2 - intervallo spaziale : se lo spazio-tempo fosse piatto, si potrebbe calcolare
la lunghezza
di un intervallo spaziale semplicemente considerando la distanza fra due punti
spaziali
diversi allo stesso istante. Ciò in RG non è possibile perchè in due punti
spaziali diversi
il tempo proprio scorre diversamente, come abbiamo precedentemente mostrato.
Non
potremmo considerare il tempo visto dalla coordinata x0, perchè è del tutto
arbitrario.
Il problema si risolve immaginando di mandare un raggio di luce da un punto ad
un altro
e rifletterlo sul primo punto. Considerando il tempo proprio intercorso, si può
calcolare
l'intervallo reale dl (naturalmente a livello infinitesimale). La formula, a
conti fatti, é :
-
3 - sincronizzazione : la definizione della coordinata temporale, come già più
volte affermato,
è arbitraria. Qualunque modo di misurare il tempo è accettabile. In questa
situazione
generalizzata sorge il problema di definire quando due eventi che avvengono in
punti
spaziali diversi sono contemporanei (rispetto a x0). Lanciando un raggio di luce da un
punto
fino a colpire un altro punto infinitamente vicino al precedente, e facendolo
riflettere
sul primo, si può pensare che a metà del tempo di andata e ritorno si abbia la
sincronizzazione.
Il valore deltax0 che permette di sincronizzare i due orologi posti nei due
punti, è dato
dalla formula :
dove alfa indica l'indice spaziale che può valere 1, 2, 3. L'indice temporale
è 0.
Si può dimostrare che è sempre possibile, in ogni varietà curva, scegliere un
sistema
di coordinate tali per cui deltax0 è nullo in ogni punto della varietà. Si può
anche
sempre fare in modo che g00 sia uguale ad 1. Tali sistemi si chiamano sincroni.
La sincronizzazione degli orologi ha una importanza fondamentale perchè
permette
di immaginare di posizionare in tutto il campo gravitazionale infiniti orologi
in sincronia
con quello scelto per misurare il tempo x0. Così possiamo immaginare di avere in
ogni
punto un orologio che segna il tempo proprio ed uno che segna il tempo x0.
- 04 - Geodetiche.
Consideriamo un
campo gravitazionale g(i,k) generato da una certa distribuzione di masse
(il campo è dato a
priori, ci occuperemo successivamente di come esso è determinato dalle
masse che lo
creano) ed un corpo di massa m piccola, ovvero non in grado di perturbare
il campo stesso.
Chiamiamo questo corpo "particella di prova", o "particella
esploratrice".
Come si muoverà la
particella di prova nello spazio-tempo 4-dimansionale curvo generato
dal campo
gravitazionale ?
Per capire come si
muove la particella di prova nel campo può essere utile ricorrere
all'esempio
2-dimensionale. Supponiamo, quindi, che la particella si possa muovere
sulla varietà
2-dimensionale senza poterne uscire. Ovviamente, se vista dallo spazio
3-dimensionale
esterno, essa compierà in ogni caso una linea curva (essendo la varietà
curva) :
Supponiamo che la
particella debba andare da A a B (sulla varietà). Fra le infinite
possibili
linee che
congiungono A con B essa sceglierà la più breve (se non vi sono forze a
disturbarla).
La linea più breve fra due
punti si chiama
geodetica.
In 4 dimensioni
avviene la stessa cosa. Una particella esploratrice descrive nel suo moto
una geodetica. Il
fatto che nessuna altra traiettoria è "scelta" dalla particella,
dipende da un
principio fisico
molto importante, il principio di minima azione, che si può intuitivamente
enunciare
affermando che in natura i corpi si muovono scegliendo traiettorie per le quali
si compie il
"minor sforzo" (la natura non ha "fantasia", sceglie sempre
la soluzione più
"economica").
Matematicamente
l'equazione di una geodetica su una varietà è :
dove xi sono le
coordinate, le d sono le derivate seconda e prime (in successione) delle x
rispetto ad s e
gamma(i,k,l) sono i cosiddetti coefficienti di Christoffel. La sommatoria
va
fatta rispetto agli
indici k ed l. I simboli di Christoffel sono di fondamentale
importanza
nel calcolo
tensoriale. Nello spazio 4-dimensionale essi sono 64 funzioni delle
coordinate
secondo la formula
:
dove g(i,m)
con gli indici in alto è il tensore metrico fondamentale controvariante
(l'altro,
quello definito precedentemente con gli indici in basso, si dice covariante),
e le delta
sono le derivate parziali di g rispetto alle coordinate. La sommatoria
va fatta
sull'indice m. Il tensore metrico covariante g(i,k) è legato al corrispondente
g(k,l)
controvariante dalla formula :
![]()
dove la
sommatoria va fatta rispetto a k e delta è la cosiddetta delta di Kronecker
che è
rappresentata dalla matrice :

La grande
complessità delle formule che determinano le geodetiche in una varietà
4-dimensionale fà
sì che anche nei casi più semplici una soluzione analitica sia
impossibile.
Assumono, quindi, fondamentale importanza le tecniche di
approssimazione e
fra queste quelle numeriche al calcolatore. La formula della
geodetica può
essere approssimata con risultati ottimi data la sua particolare
forma (una volta
conosciuto g(i,k)). Il risultato è la determinazione delle equazioni
parametriche
x0=x0(s), x1=x1(s), x2=x2(s), x3=x3(s), della traiettoria
compiuta dalla
particella esploratrice che si muove nel campo.
Se lo spazio-tempo
è piatto i simboli si Christoffel sono tutti nulli per cui l'equazione
della geodetica
viene risolta da una retta generica. Ciò significa che in assenza del
campo
gravitazionale un corpo si muove di moto rettilineo uniforme (o rimane in
quiete). Ritroviamo
così il 1' principio della dinamica come caso limite di una teoria
più vasta che si
basa sul principio di equivalenza. Il 2' principio della dinamica (per
quanto riguarda le
forze gravitazionali), è inscrivibile anch'esso all'interno della
descrizione dei
moti in termini di geodetiche. L'eliminazione di principi non più
essenziali è una
delle conseguenze di quando si passa ad una teoria più generale.
- 05 - Equazione di Einstein.
Ora siamo in grado
di calcolare le geodetiche che le particelle compiono dentro
un campo g(i,k)
dato. Manca solo di conoscere come g(i,k) è determinato dalle masse
che creano il campo e la descrizione fisica del campo gravitazionale è completa.
Einstein pervenne a
questo risultato partendo dal principio di minima azione applicato
sia alle masse che
al campo, per cui l'equazione che ne dedusse è in grado di prevedere
i movimenti delle
masse e la struttura del campo, simultaneamente. L'equazione, che prende
il suo nome,
in effetti è formata da 16 equazioni di cui 10 sono indipendenti. Si tratta di
una equazione
estremamente complessa di cui ci limiteremo solo a descriverne la
struttura.
L'equazione di Einstein è :
dove R(i,k)
è il tensore di Ricci, g(i,k) il noto tensore metrico covariante, R è la
curvatura
scalare della
varietà, k è qui la costante di gravitazione universale di Newton, c la
velocità
della luce ed infine T(i,k) è il tensore di energia-impulso che esprime come
le masse e
l'energia di un eventuale campo elettromagnetico sono distribuite nello
spazio.
Il tensore di
Ricci R(i,k) è definito come il prodotto fra il tensore
metrico controvariante
ed il tensore di Riemann il quale esprime la curvatura della
varietà punto per punto. Il tensore
di Riemann è un insieme di 4 ^4 (256)
componenti mentre il
tensore di Ricci è formato
da sole 16 componenti. Se il tensore di Riemann è nullo in ogni
sua componente, lo spazio
è piatto (euclideo). Se il tensore di Ricci è nullo in tutte le
sue componenti non è detto che
lo spazio sia piatto.
La formula che definisce il tensore di
Ricci è :
Tornando
all'equazione di Einstein, R è la
cosiddetta curvatura scalare ed è un indice della
curvatura della varietà.
Essa è definita dalla formula :
Il
tensore di Rieman è un tensore molto complesso ed è definito dalla
formula :
Le gamma sono
i simboli di Christoffel e le delta sono le derivate seconde del tensore
metrico
fondamentale.
Le incognite
della equazione di Einstein sono le g(i,k) e le T(i,k), ovvero il campo e
la
distribuzione di massa ed energia. A causa della sua complessità l'equazione di
Einstein
è risolubile
esattamente solo in pochissimi semplici casi .
L'equazione
di Einstein è in forma tensoriale e può essere riscritta, portando a sinistra
tutti gli
addendi, come : Tensore(i,k) = 0. Una proprietà fondamentale dei tensori
è
che se un
tensore è nullo rispetto ad un sistema di riferimento (sistema di
coordinate),
lo è anche
per ogni altro. Da ciò si deduce che l'equazione di Einstein è invariante
rispetto ad
ogni trasformazione di coordinate. Cambiando le coordinate, l'equazione
rimane la
stessa. Così è soddisfatto il principio di RG.
- 06 - Buchi neri.
Come esempio
di soluzione esatta dell'equazione di Einstein, riportiamo il caso del
campo gravitazionale creato
nel vuoto da una massa puntiforme. Questo
caso è di
fondamentale importanza
perchè vale anche per distribuzioni di massa a simmetria
centrale (per
esempio stelle e pianeti, che in prima approssimazione possono essere
considerati
corpi sferici) e quindi rappresenta un modello matematico di riferimento
insostituibile.

Questa
soluzione è dovuta a Schwarzschild (1916). La massa m che crea il campo è
posta
nell'origine
del sistema di riferimento. Il punto P, in cui calcoliamo il campo, dista r dal
centro.
Teta e fi
sono gli angoli che definiscono la latitudine e la longitudine del punto P
(coordinate
sferiche). La
formula della metrica del campo creato da una massa puntiforme è :

dove rg è
il cosiddetto raggio gravitazionale (k la costante di gravitazione di Newton) :
Le coordinate r,
teta, fi e t sono coordinate curvilinee in uno spazio-tempo curvo e sono
definite
in questa metrica
in modo che :
-1- la circonferenza con nel centro la massa che crea il campo e
raggio r sia 2 pigreco r
(ciò non è scontato, perchè lo spazio, in questo caso, non è
euclideo.
-2- essendo il campo a simmetria centrale, teta e fi sono gli usuali angoli che
determinano
la latitudine e la longitudine.
-3- il tempo t è misurato da un orologio posto all'infinito dove il campo è
nullo. (in conformità
con il fatto che g00 tende ad 1 per r tendente all'infinito, ovvero che
all'infinito x0 è uguale
al tempo proprio). Si noti che valgono le condizioni per cui gli orologi possono
essere
sincronizzati in tutto il campo.
Osservando la
formula si nota subito che per r = rg (cioè per tutti i punti di una superficie
sferica
di raggio pari al
raggio gravitazionale) il coefficiente di dt2 si annulla e quello di dr2 va
all'infinito.
Inversamente, per r
= 0, cioè dove è posizionata la massa che crea il campo, il primo coefficiente
va all'infinto e
l'altro va a zero.
Un comportamento
divergente nell'origine è nelle aspettative, in quanto, a distanza nulla
dalla
sorgente del campo
(che è puntiforme) la forza gravitazionale deve essere infinita (come nella
formula di
Newton), così come
all'infinito deve essere nulla. Il comportamento divergente per
r = rg, invece,
risultò del tutto inatteso e rimase inspiegato fino agli anni 40.
La metrica di
Schwarzschild proponeva
un caso inatteso ed apparentemente inspiegabile.
Nelle teorie scientifiche
spesso succedono
questi casi. Una teoria, se è ben posta, spiega i
fenomeni conosciuti e ne
prospetta dei nuovi
che poi devono essere compresi e verificati
dall'esperienza.
Inizialmente si
pensò che una particella, venendo dall'esterno, non potesse entrare nella sfera
di
raggio rg. Questa
sfera, detta la sfera di Schwarzschild, fu ipotizzato essere un limite
invalicabile
per una particella
che cadesse verso il centro. Fu solo negli anni
40 che si trovò una interpretazione
più esatta a questo fatto apparentemente strano
e che portò
all'ipotesi dei buchi neri.
In effetti, si
comprese che una particella cadendo verso il centro, entra di fatto nella sfera
di
Schwarzschild, ma
poi, non ne può più uscire.
Se la massa di una
certa distribuzione di materia è sufficientemente grande e gli atomi possono
avvicinarsi
liberamente, si ha il fenomeno del collasso gravitazionale. Ciò può accadere
in una
stella che sta
esaurendo il combustibile nucleare che la tiene in vita (l'idrogeno).
Raffreddandosi,
la stella, se la
massa è sufficientemente grande, comincia a contrarsi e a ridursi di volume
fino a
densità enormi (col
raffreddamento progressivo, la
gravità, che è sempre centripeta, vince la
repulsione elettrica fra
i protoni i quali vengono compattati
sempre più e combinati con gli
elettroni fino a
che la stella diventa composta da soli neutroni).
Quando (se ciò è
possibile) tutta la
materia di un corpo che collassa entra dentro la sfera di
Schwarzschild di
quel corpo (per la terra rg = 0,9 cm, per il sole rg = 3 km), si crea un fenomeno
del tutto nuovo. Il
campo gravitazionale diviene così intenso da curvare talmente lo spazio-tempo
a tal punto che nulla
può più uscire da quella sfera, neanche la luce. Si ha così la nascita
di un buco
nero.
La sfera di raggio
rg si chiama anche orizzonte degli eventi.
Un buco nero, per la sua
caratteristica di non emettere alcunchè non è visibile e quindi non
può essere osservato
direttamente. Una verifica dell'esattezza di questa teoria è assai problematica,
però, indirettamente, si
possono notare stelle che ruotano velocemente attorno ad un punto e che
vengono risucchiate
con emissioni di scie di materia e cose simili. Evidenze di fenomeni di questo
tipo cominciano
ad essere numerose per cui si può dedurre che siano causati da ipotetici buchi
neri.
Recentemente è stata
fatta l'ipotesi che in effetti un buco nero non è poi così nero, esso emette
materia e radiazione
anche se in misura minima. Questo avverrebbe per fenomeni legati alla
meccanica quantistica. In
meccanica quantistica, una particella può superare, con una certa
probabilità (non nulla)
anche una barriera di potenziale che secondo la meccanica classica
sarebbe insuperabile.
Questo fenomeno, detto effetto tunnel, fa sì che io abbia una probabilità
non nulla, per esempio,
di saltare 10 metri. E' chiaro che questa probabilità è pressochè
nulla, però, per la legge dei
grandi numeri, se facessi infiniti tentativi, avrei una frequenza di risultati
positivi uguale alla probabilità
teorica.
In una stella collassata
vi è un numero grandissimo di particelle, per cui qualcuna esce di fatto
dal buco nero. Un buco
nero evapora lentamente .
Consideriamo una
particella che cade liberamente attratta dalla massa posta al centro. Il
processo
può essere visto
in due modi (le considerazioni che seguono sono ricavate analizzando
matematicamente
la metrica di Schwarzschild
) :
-1- dal sistema di riferimento di Schwarzschild (sistema di riferimento
all'infinito) : supponiamo
che la particella cada radialmente con velocità iniziale nulla. Essa verrà
vista cadere verso
il centro fino a raggiungere l'orizzonte degli eventi. La particella verrà
vista avvicinarsi a tale
superficie, senza mai superarla, in un tempo infinito e con velocità tendente a
zero. Per il
sistema di riferimento all'infinito, quindi, la particella non oltrepassa
l'orizzonte degli eventi
per poi cadere nel centro.
-2- dal sistema di riferimento solidale con la particella che cade : da questo
sistema, la particella
viene vista cadere verso il centro, oltrepassare l'orizzonte degli eventi, e poi
cadere nel centro
del campo che rappresenta una vera singolarità. Il tutto avviene in un tempo
proprio (tempo
misurato dall'orologio solidale con la particella) finito. Quando la particella
oltrepassa l'orizzonte
degli eventi la sua velocità "propria" diventa uguale alla velocità
della luce.
Le due descrizioni
dello stesso fenomeno potrebbero sembrare contradditorie. In effetti non lo
sono. Sono
due scenari diversi visti
da due sistemi di riferimento diversi.
Il processo di
caduta di una particella verso il centro gravitazionale può essere preso come
prototipo per
descrivere il
fenomeno più complesso del collasso gravitazionale che avviene per un sistema
formato da
moltissime
particelle.
Se consideriamo le
particelle non interagenti fra di loro, il collasso gravitazionale è
descrivibile come sopra
(per una singola
particella). Siccome la mutua interazione fra le particelle oltre una certa
densità diviene
determinante, la
formazione di un buco nero è un fenomeno molto più complesso di quanto
descritto per
una singola
particella e necessita della meccanica quantistica (che descrive appunto le
interazioni fra le
particelle).
La ricerca di una
teoria completa gravitazionale e quantistica rappresenta la frontiera della
fisica contemporanea.
- 07 - Conseguenze della RG.
Analizzando
l'equazione di Einstein si perviene all'individuazione di alcuni
"effetti" non riscontrabili nella teoria
gravitazionale
classica di Newton. Ne accenniamo alcuni :
-1- spostamento verso il rosso (red shift) gravitazionale : nella metrica di Schwarzschild
notiamo che
il tempo proprio è legato al tempo x0 dalla relazione :
valida per r >= rg. Ciò significa che il tempo proprio viene visto scorrere
più lentamente rispetto
all'orologio posto all'infinito. Consideriamo allora un orologio posto sulla
superficie del sole.
Dall'infinito questo orologio viene visto marciare più lentamente per causa del
campo gravitazionale
abbastanza intenso che è presente sulla superficie del sole. In effetti sul
sole non potremmo mai
mettere un orologio, data l'enorme temperatura, però possiamo considerare gli orologi
"naturali" che
già vi sono posizionati : gli atomi eccitati , che con le loro transazioni
elettroniche emettono righe
spettrali ben definite. Consideriamo, per esempio, una riga dell'idrogeno
eccitato ad una data
temperatura. A causa della deformazione spazio-temporale prodotta dal campo
gravitazionale
del sole, noi dovremmo vedere questa riga con una frequenza minore
di quella prodotta qui sulla
terra a parità di energia. Dovremmo vedere quella riga più
rossa del normale. Questo fenomeno
si chiama red shift gravitazionale.
-2- spostamento del perielio di mercurio : mercurio è il pianeta più
vicino alo sole e la sua orbita
deve risentire più di ogni altro pianeta dell'incurvamento spaziale generato
dal campo
gravitazionale solare. Gia da metà '800 era nota una piccola variazione
(43" per secolo) del
perielio di mercurio secondo la quale il pianeta non percorre una ellisse
chiusa, bensì compie
un'orbita a "rosetta". Questa anomalia non trovava una spiegazione
nell'ambito della teoria
newtoniana. All'interno della RG questo fenomeno trova una spiegazione
nell'incurvamento
spaziale che in prossimità del sole è apprezzabile. Per comprendere meglio
quanto il campo
incurvi lo spazio, supponiamo di misurare la distanza fra due punti posti su un
raggio nella
metrica di Schwarzschild (che rappresenta un campo a simmetria radiale come
quello del
sole) :
Un semplice calcolo porta alla formula :
Da essa si deduce che la lunghezza del segmento AB non è uguale alla differenza
fra r2 e r1,
come accadrebbe se lo spazio fosse piatto, ma è maggiore. Solo all'infinito,
lontano dalla
sorgente del campo, lo spazio diventa piatto ed il segmento AB misura
r2 - r1.
-3- deviazione della posizione apparente delle stelle nelle vicinanza della
superficie solare : se lo
spazio è incurvato dal campo gravitazionale del sole, un raggio di luce che
passa nelle sue
vicinanze (dove l'incurvamento è maggiore ed il fenomeno più rilevabile) non
compie un cammino
rettilineo (come se lo spazio fosse euclideo). Le stelle posizionate
(apparentemente) nei pressi
della superficie del sole devono allora avere la loro luce deviata dal campo
gravitazionale solare.
Il sole fungerebbe allora da "lente gravitazionale" e le stelle
apparirebbero spostate rispetto alla
posizione che avrebbero lontane (apparentemente) dal sole. Questo fenomeno è
verificabile solo
durante le eclissi solari totali.
-4- onde gravitazionali : come ogni campo, anche il campo gravitazionale deve
propagarsi nello
spazio con una velocità finita. Einstein stesso ipotizzò che anche il campo
gravitazionale si
propagasse per onde gravitazionali dotate della velocità della luce. Le
onde gravitazionali
possono essere immaginate come le "increspature" del campo
gravitazionale ovvero del
tensore metrico che lo descrive. Le onde gravitazionali sono state anche
quantizzate ed è
stata fatta l'ipotesi che esse viaggino sotto forma di particelle, i gravitoni,
così come le
onde elettromagnetiche viaggiano sotto forma di fotoni. Le onde gravitazionali
sono molto
deboli per cui a ancora oggi non sono state rivelate con esattezza.
- 08 - Cosmologia.
L'equazione di
Einstein è in grado di descrivere l'evoluzione sia del campo gravitazionale (il
tensore
g(i,k)) che del
moto delle masse al suo interno. L'equazione di Einstein è in grado di
descrivere,
quindi, anche la
struttura dell'universo nel suo insieme (in larga scala, ovvero quando i
fenomeni
quantistici sono
ininfluenti). Questo fatto assolutamente nuovo (ricordiamo l'ineguatezza
della
teoria newtoniana a
tale scopo) fu subito messo in luce da Einstein stesso (1917).
Da quel momento la
cosmologia è diventata una branca della fisica dinamica e vitale come non mai in
passato. Si iniziò
a ipotizzare modelli di universo basati sui presupposti più svariati ma che
sempre
dovessero
soddisfare l'equazione di Einstein. Furono ipotizzati modelli omogenei o non,
isotropi o non,
aperti, chiusi,
statici o non.
Fu solo nel 1929
che con la scoperta (dovuta a Hubble) dello spostamento verso il rosso
delle
galassie (red shift
cosmologico) la cosmologia prese una direzione ben precisa : l'universo sembra
espandersi.
Osservando le
galassie esse appaiono più rosse di quello che dovrebbero essere. Ciò si può
spiegare
in base all'effetto
Doppler. Questo effetto, che noi sperimentiamo comunemente nel campo
delle
onde acustiche (il
fischio del treno che ci viene incontro è più alto mentre è più basso quando
si
allontana), afferma
che la frequenza di un'onda di qualunque tipo (acustica, elettromagnetica)
emessa
da una sorgente in
moto relativo rispetto ad un osservatore appare maggiore se la sorgente si muove
in direzione
dell'osservatore, minore se si allontana.
Ora, se le galassie
appaiono più rosse, ciò potrebbe significare o che in esse vi è un campo
gravitazionale
intensissimo (red
shift gravitazionale) o che esse si stanno allontanando rispetto a noi (red
shift cosmologico).
Siccome non vi è
motivo di pensare che le galassie lontane abbiano campi gravitazionali
particolarmente
intensi, si può
affermare che esse appaiono più rosse perchè si allontanano da noi.
L'universo, quindi,
si sta espandendo e, portando il processo all'indietro nel tempo, probabilmente
in
un lontano passato
esso doveva essere tutto concentrato in un volume limitato da cui, poi, è
iniziata
l'espansione.
Questa è l'ipotesi del big bang che oggi rappresenta l'ipotesi più avvalorata
sulle origini
e l'evoluzione del
cosmo.
Se l'universo si
espande, ci possono essere due possibilità. O l'espansione dura per sempre e
l'universo
è destinato a
diventare sempre più rarefatto e freddo oppure, dopo l'espansione, se la massa
totale è
sufficientemente
grande, l'universo comincia ad implodere (big crunch) fino a tornare alla
situazione
iniziale per poi,
magari, riesplodere e ricominciare ad espandersi e questo all'infinito.
L'avverarsi di uno
o l'altro dei modelli dipende dalla massa complessiva dell'universo. La misura
della
massa totale è un
problema assai complesso perchè la massa di cui ci perviene
"informazione" è solo
quella che emette
radiazione elettromagnetica (al momento noi "vediamo" l'universo
attraverso
telescopi
ottici, radiotelescopi, telescopi a raggi infrarossi, x ecc. ma tutti solo
in grado di captare
radiazioni
elettromagnetiche).
Nell'universo,
però, c'è sicuramente anche della massa della quale non ci perviene
informazione, la
cosiddetta massa
oscura. E' formata almeno dai buchi neri che dovrebbero essere numerosi,
dai
neutrini, nel caso
essi abbiano massa non nulla (non è ancora chiara se la massa del neutrino è
nulla
o no), e che sono
numerosissimi.
Se consideriamo
solo la massa visibile, sembra che essa sia troppo piccola per contrapporsi
all'espansione
per cui l'universo
dovrebbe espandersi per sempre. Il problema è aperto ma, mentre si stanno
facendo
stime ed ipotesi
sempre più approfondite sulla massa oscura, una scoperta recente (ancora in
fase di
verifica) è
destinata a rivoluzionare tutte le nostre idee riguardo al cosmo : sembra che
l'espansione
dell'universo stia
addirittura accelerando (in positivo).
Siamo forse alla
vigilia della scoperta di una nuova forza ?
Fine.
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