E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Le trasformazioni di Lorentz
La fisica si basa sul principio di relatività. Si hanno tre
formulazioni di questo principio :
- principio di relatività
galileiana (RGal)
- principio di relatività
ristretta (o speciale) (RR)
- principio di relatività
generale (RG).
Il primo lo si deve a Galileo, gli altri ad Einstein (1905, 1916).
Alla base dei suddetti principi (e quindi della fisica stessa) vi è il concetto
di sistema di riferimento
inerziale (SRI).
Un SRI è un sistema di riferimento, costituito da assi cartesiani ortogonali,
rispetto al quale un
corpo non
soggetto a forze (libero) si muove con velocità costante (in senso vettoriale, per cui,
per esempio, un
moto circolare uniforme non è un moto a velocità costante !).
E' chiaro che tutti i SRI si muovono fra loro con velocità relativa
costante (in senso vettoriale)
Il principio di RGal afferma che le leggi della meccanica devono
essere le stesse in tutti i SRI,
ovvero tutti i SRI sono equivalenti dal punto di vista della meccanica.
Il principio di RR contiene in sé il principio di RGal ma con l'aggiunta
del principio di costanza
della velocità della luce. Secondo questo ulteriore principio, la velocità della luce (
c = 300.000
km/s circa nel vuoto) è la stessa in tutti i SRI. Per questo motivo, il principio di RR può
essere
formulato affermando che le
leggi della fisica devono essere le stesse in tutti i SRI,
intendendo
con la parola "fisica" (invece della sola parola "meccanica" come nella
RGal) che si devono aggiungere
ai
fenomeni della meccanica anche quelli dell'elettromagnetismo.
Resta fuori dalla descrizione la gravità che viene presa in
considerazione dalla teoria della RG (di
cui non ci occuperemo qui). I fenomeni relativi all'interazione nucleare non erano noti
ai tempi della
formulazione della RR e della RG. Essi vengono descritti dalla teoria cosiddetta del modello
standard.
In questa pagina ci occuperemo dei fondamenti matematici della RR che
portano alla scrittura
di certe trasformazioni matematiche dette trasformazioni di Lorentz (in verità
dovute anche ai
lavori fondamentali di Poincaré e Minkowski) .
L'impostazione comune alla RGal e alla RR è la definizione di due SRI in moto
relativo così come
indicati nel grafico :
Il SRI K' si muove con velocità
costante rispetto al SRI K . Gli assi cartesiani dei due SRI
sono disposti nel modo più semplice (paralleli). I due SRI sono dotati di un orologio
ciascuno. Essi
segnano i tempi t e t' . Agli istanti t = 0 e t' =
0 i due SRI sono coincidenti. In questo modo
abbiamo introdotto il concetto di sincronizzazione.
Un evento è definito come "qualcosa" che avviene in un certo punto
dello spazio ad un certo istante
del tempo.
Esso è definito matematicamente dalla quadrupla :
rispetto al SRI K
e da :
rispetto al SRI K' .
E' ovvio che un evento deve essere sempre definito rispetto ad un SRI ben
preciso. Non esiste
in fisica il concetto di spazio e tempo assoluti. In verità, la relatività
dello spazio era già stata
affermata nella formulazione della RGal mentre la relatività del tempo
è un concetto introdotto
da Einstein nella RR.
Per Galileo, quindi, lo spazio è relativo ed il tempo assoluto ( t = t' ), per
Einstein il tempo è relativo
(
) così come lo spazio.
L'idea di un tempo relativo è qualcosa di totalmente non intuitivo
: siamo, istintivamente, portati
a pensare ad un tempo assoluto. Da Einstein in poi il buon senso, l'intuito, non
sono più "buoni maestri"
e questo ha ovviamente contribuito a far crescere il "divario"
culturale fra gli scienziati e gli uomini
"comuni".
Occorre "pensare" sempre di più in termini matematici,
astratti.
Un evento è quindi immaginabile come un punto di uno spazio
quadridimensionale, lo spazio-tempo
(detto anche cronotopo). Nell'ambito della RGal e della RR tale spazio ha
una struttura metrica
euclidea (o, come vedremo più avanti, pseudo-ecuclidea).
Sorge ora spontanea l'esigenza di definire un insieme di trasformazioni
matematiche che mettano
in riferimento le coordinate di un evento rispetto ai due SRI.
Simbolicamente :
.
Nell'ambito della RGal tali trasformazioni sono molto semplici (derivano da
ovvie considerazioni basate
sul "buon senso") e sono chiamate trasformazioni di Galileo.
Esse valgono :
.
Nell'ambito della RR, invece, le trasformazioni da un SRI all'altro non sono di
immediata deduzione.
Questo dipende dal fatto che in RR vale il principio (verificato dalle
osservazioni sperimentali) che
la velocità della luce è la stessa ( c , nel vuoto) in ogni SRI.
Secondo le trasformazioni di Galileo le velocità si sommano. Infatti,
facendo la derivata rispetto al
tempo (assoluto) nella seconda equazione si ottiene :
(il punto indica la derivata prima rispetto al tempo) ovvero :
.
Le trasformazioni di Galileo non possono per questo essere valide
anche per la RR perché, se così
fosse, si avrebbe che la velocità della luce si sommerebbe alla
velocità V relativa fra i due RSI e
questo contro il principio di costanza della velocità della luce.
Vediamo ora come si ricavano le trasformazioni fra i due SRI nell'ambito della
RR (le trasformazioni
di Lorentz).
Consideriamo due eventi collegati da un raggio di luce nel SRI K' ,
cioè immaginiamo che un raggio
di luce parta dal punto
e raggiunga il punto
:
Naturalmente si ha :
che può essere scritta più semplicemente come :
.
Si noti che abbiamo indicato la velocità della luce con c e
non con c' in quanto, per il principio della
costanza della velocità della luce, si ha c = c' .
Lo stesso fenomeno è "visto" dal SRI K in modo analogo
(i SRI sono fisicamente equivalenti) per cui
si può scrivere nelle coordinate spaziotemporali di K :
ovvero :
.
Possiamo quindi affermare che :
ovvero :
.
Osservando la struttura di questa ultima formula possiamo immaginare di dotare lo spazio-tempo
della
metrica :
dove con
indichiamo la distanza fra due eventi (rispetto a K )
generici, non necessariamente
collegati da un raggio di luce. Per due eventi collegati da un raggio di luce
si avrà :
mentre, se non sono collegati da un raggio di luce, si avrà :
.
Le trasformazioni che esprimono le coordinate di K in
funzione di quelle di K' (e viceversa) devono
soddisfare la relazione :
.
Siccome la metrica qui definita è simile a quella euclidea, le
trasformazioni ammesse saranno analoghe
a delle rototraslazioni. Dovranno cioè essere :
dove i coefficienti
devono avere determinante 1 (abbiamo per comodità associato il
termine c
al tempo).
I termini
devono essere nulli per motivi di sincronizzazione dei due SRI. Inoltre, per
ragioni di
semplicità, abbiamo posto fin dall'inizio :
.
Le trasformazioni si riducono perciò nelle seguenti più semplici :
che corrispondono ad una rotazione sul piano 0tx .
I valori di
sono determinabili considerando che si deve avere :
(si ricava questa formula facendo la distanza fra due eventi di cui uno è nullo
e lo è, a causa della
sincronizzazione definita sopra, in entrambi i SRI) e sono funzioni
iperboliche.
Si ha allora :
dove
è
un angolo dato. E' facile verificare la formula sostituendo in
.
Consideriamo ora il moto dell'origine 0' di K' rispetto
a K . Per quel punto abbiamo x' = 0 e la
formula delle trasformazioni si riduce in :
da cui, dividendo in colonna, si ottiene :
.
Ma
(la
velocità relativa fra i due SRI) per cui si ottiene :
.
Esprimendo seno e coseno iperbolici in funzione della tangente iperbolica e sostituendo in
:
si ottiene in definitiva :
che sono le trasformazioni di Lorentz.
Le conseguenze fisiche di queste trasformazioni sono enormi e rivoluzionarie.
Non ne parleremo
qui ma ci limitiamo solo a notare che spazio e tempo appaiono in
un qualche modo "mescolati"
all'interno
delle formule ...
Fine.
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