E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Il principio di indeterminazione di Heisenberg
Il principio di indeterminazione di Heisenberg è alla base della meccanica
quantistica (MQ).
Esso fu proposto da Heinsenberg nel 1927 e questo dopo che l'apparato matematico
della MQ era
già stato
completamente
formulato.
In effetti il principio di indeterminazione di Heisenberg è deducibile
matematicamente da principi più
generali e dall'impostazione matematica della teoria stessa.
In questa pagina mostreremo come il principio
di indeterminazione di Heisenberg possa essere ricavato
matematicamente.
01 - Fondamenta concettuali e matematiche della MQ.
Consideriamo una particella di massa m costretta a
muoversi su una retta (ci limitiamo qui al solo
moto
unidimensionale).
La posizione della particella è indicata con x e la sua quantità
di moto (massa
x velocità) con p :

Secondo la MQ, lo stato di una particella è descrivibile da una funzione
a valori complessi delle
coordinate e del tempo detta funzione d'onda. Indichiamo tale funzione
con :
.
Il significato fisico della funzione d'onda è che essa rappresenta la probabilità
che la particella si trovi
al tempo t nella posizione x . Esattamente si ha :
![]()
dove per la particella, dP rappresenta la probabilità di trovarsi
nell'istante t nella posizione fra x e
x + dx .
Graficamente questa probabilità è data approssimativamente dall'area colorata :

Il numero
rappresenta quindi la densità di probabilità
per la posizione x .
La probabilità per la particella di trovarsi in un intervallo finito [a ,
b] è data dall'integrale :
.
Graficamente :

Ovviamente, la probabilità che la particella si trovi su tutta la retta
è 1 (certezza) per cui si deve
avere :
.
Graficamente :

In questo caso la funzione d'onda si dice normalizzata.
Le funzioni d'onda della MQ sono considerabili come vettori dello spazio
di Hilbert delle funzioni a
quadrato sommabile
per le quali la norma è definita come :

dove
indica il complesso coniugato di
.
Essendo
un vettore, esso può essere scomposto rispetto ad una base
ortonormale dello spazio
nella seguente somma
:
![]()
dove
è
la suddetta base (si tratta di un insieme numerabile di vettori oppure di
un
insieme continuo). Se essi costituiscono un sistema di autovettori (autofunzioni)
ortonormali di una
certa grandezza fisica (per esempio energia, quantità di moto ecc.),
allora i valori
costituiscono le probabilità (o le densità di probabilità se le
autofunzioni rappresentano un insieme
continuo) per la particella di avere i
corrispondenti valori della grandezza fisica in questione.
Si noti che la MQ è una teoria probabilistica. In essa non si dà una
descrizione deterministica della
particella così come si fa in meccanica classica (MC) :
il concetto di traiettoria
continua non è presente in MQ.
Al posto della traiettoria vi è il concetto di probabilità di essere in un
certo punto ad un certo istante.
Si noti anche che, essendo una funzione d'onda sviluppabile rispetto ad un
sistema di autofunzioni, in MQ
si ipotizza che una particella, in un certo istante, si trovi nella sovrapposizione
di più stati.
Il concetto di probabilità e di sovrapposizione sono la basi
della MQ e non sono riscontrabili in MC.
Consideriamo ora un esempio molto semplice di funzione d'onda.
02 - Particella che si trova in un intervallo in modo equiprobabile.
Supponiamo che la particella in un certo istante si trovi nell'intervallo
[-b , +b] ed abbia in ogni punto
dell'intervallo la stessa probabilità. Una tale funzione d'onda è per esempio la
seguente :
![]()
dove b e c sono numeri positivi.
Graficamente :

(attenzione !!! in ordinata abbiamo qui
e non
).
Il corrispondente grafico della densità di probabilità
è :

Una tale funzione d'onda porta alla condizione di normalizzazione
(eseguita su
)
:
ovvero :
.
In MQ la funzione d'onda esprime tutte le caratteristiche fisiche
della particella, non solo quindi la
densità di probabilità della posizione. Per questo motivo dobbiamo essere in
grado di ricavare da
anche la densità di probabilità della quantità di moto p .
Per fare questo basta conoscere la forma della funzione d'onda di una particella
dotata di una determinata
quantità di moto p , ovvero l'autofunzione (o autostato) della quantità
di moto p . Rifacendoci all'ipotesi
di de Broglie, secondo la quale ad una particella è associata un'onda
di lunghezza d'onda :
dove h è la costante di Planck, possiamo affermare che l'autostato
della quantità di moto p , che
indichiamo con
, è :
dove
è una costante che al momento non ci interessa determinare
(è la costante di normalizzazione
della funzione d'onda), i è l'unità immaginaria e
, si pronuncia "h tagliato", vale
.
La funzione
infatti rappresenta un'onda di lunghezza d'onda uguale alla lunghezza d'onda di
de
Broglie (lo si vede ponendo
).
Detto questo, la componente della quantità di moto (il cui modulo quadro
dà la sua densità di probabilità)
si ricava proiettando la funzione d'onda della particella sull'autostato
della quantità di moto, cioè :
dove con
indichiamo appunto la componente della quantità di moto p
(si noti che per fare la
proiezione si prende il complesso coniugato di
).
Il calcolo dell'integrale è piuttosto semplice (si tratta, ameno di costanti,
della trasformata di Fourier di
che, in questo caso, essendo
costante, è facile da calcolare analiticamente).
Ottenendo
,
riusciamo quindi ad "estrarre" dalla funzione d'onda
l' "informazione" di come è
distribuita
la probabilità per la quantità di moto p . Tutto ciò è
"meraviglioso" ed "affascinante" e
costituisce il "cuore" matematico della MQ, cuore che si base sull'analisi
funzionale legata alla
teoria degli spazi vettoriale ed in particolare dello spazio
.
I facili calcoli ci forniscono :
ed, essendo
, si ha di conseguenza :
.
Questa è la componente della quantità di moto p rispetto
alla corrispondente autofunzione per cui la
densità di probabilità della quantità di moto risulta :
.
L'integrale su tutti i valori di p di questa funzione deve dare
ovviamente 1 per cui :
.
Questa condizione di normalizzazione può essere utilizzata per determinare il
valore della costante
.
Lasciamo
al lettore interessato il calcolo non banale limitandoci a fornire il risultato
finale :
.
03 - Principio di indeterminazione di Heisenberg.
Confrontiamo graficamente alcune densità di probabilità
di
x ,
ottenute variando il valore della
costante
b , con le rispettive densità di probabilità
di p (le costanti
ed
sono poste
per
comodità uguali ad 1 ) :
per b = 0.5 :
per
b = 1 :
per
b = 2 :
Quello che balza subito agli occhi è il fatto che quando b si
"allarga", allora la densità
si "stringe".
Analizziamo questo fatto fondamentale definendo i valori
(dove nel nostro caso
) e
così come indicato in figura :
Come appare evidente, la particella si trova nell'intervallo
(e con uguale probabilità) e
possiede una quantità di moto compresa principalmente
nell'intervallo
(non consideriamo
i valori di p al di fuori di detto intervallo perché proco
probabili).
Nella letteratura scientifica si usa chiamare
precisione (o indeterminazione) della posizione e
precisione
(o indeterminazione) della quantità di moto.
Ricaviamo ora il valore di
considerando che in sua corrispondenza l'argomento del seno della formula
(che dà
)
vale
. Abbiamo cioè :
da cui si deduce che :
.
Siamo giunti al fondamentale risultato che :
il prodotto della precisione della
posizione per la precisione della quantità di moto è costante
(e questa costante è una costante
universale).
Questa affermazione è valida per ogni altro tipo di funzione d'onda
(del
genere qui rappresentato, cioè
"centrato"
attorno ad un valore dato) e va
sotto il nome di principio
di indeterminazione di Heisenberg.
Esso viene comunemente formulato
più genericamente come :
.
Fine.
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