E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Muoversi nello spazio-tempo curvo
Secondo la teoria della relatività generale di Einstein le masse incurvano
lo spazio-tempo.
Il campo gravitazionale creato
dalle masse non è altro che lo spazio-tempo stesso.
Vediamo in questa pagina come un corpo di massa sufficientemente piccola
(che per brevità chiameremo
particella)
si può
muovere nello spazio-tempo. Prendiamo qui in considerazione un tale corpo di
massa
piccola
perché esso non modifica
percettibilmente il campo
gravitazionale (e quindi lo spazio-tempo).
Corpi di massa non trascurabile,
invece, interagiscono con le altre masse in modo da modificare il
campo gravitazionale stesso. La
descrizione del moto di tali corpi è estremamente complessa ed
avviene tramite l'equazione
gravitazionale di
Einstein (che qui non prenderemo in considerazione).
Quindi, il caso in cui ci poniamo, è un caso particolare la cui soluzione è
molto più semplice. Comunque,
anche se particolare, il moto di una
particella
in un campo gravitazionale (spazio-tempo curvo) è
altamente istruttivo ed
"affascinante".
Vedremo anche come si propaga la luce nello spazio-tempo curvo.
Per potere comprendere quanto qui riportato occorre conoscere i rudimenti del
calcolo differenziale,
del calcolo tensoriale, della meccanica e della teoria della relatività.
Consigliamo per questo le
seguenti letture preventive :
LaStrutturaMetricaDelloSpazioTempo.htm
SpaziCurvi.htm
SpaTemEinstein.htm
PrincipioDiMinimaAzione.htm
01 - Spazio-tempo curvo.
Consideriamo una certa distribuzione di masse (anche in moto fra loro)
che generano un campo
gravitazionale.
Il campo gravitazionale incurva lo spazio-tempo che geometricamente è
rappresentato da una varietà
riemanniana quadridimensionale dotata delle coordinate
curvilinee :
dove la coordinata
indica il tempo mentre le altre rappresentano le coordinate spaziali. Se
ci
limitiamo ad una varietà
bidimensionale nelle due coordinate curvilinee
possiamo avere
una rappresentazione grafica immergendo
la varietà nello spazio euclideo tridimensionale di
coordinate
:
(abbiamo indicato con S tale varietà) (una varietà
quadridimensionale è immergibile in uno spazio
euclideo a 10 dimensioni).
Nella trattazione considereremo indifferentemente varietà spazio-temporali
a 2 o a 4 dimensioni
in quanto
in 2 dimensioni è possibile tracciare un modello grafico ed
in quanto le proprietà delle
varietà
riemanniane a qualunque dimensione sono in generale le stesse.
Sulla varietà possiamo tracciare le coordinate curvilinee ed ottenere così il
grafico :

da cui appare evidente la corrispondenza biunivoca fra i punti della varietà ed
i valori delle
corrispondenti coordinate curvilinee.
Le proprietà metriche di un varietà sono definite dal tensore
metrico
con
il quale si determina
la lunghezza dell'elemento di linea
tramite la formula :
![]()
dove (ritornando al caso quadridimensionale)
, è sottintesa la somma sugli indici
ripetuti (convenzione di Einstein) e gli indici dei differenziali dx scritti in alto non
indicano l'elevamento
a potenza, ma semplicemente sono degli indici controvarianti (che si scrivono per
convenzione in alto).
Il tensore
è un
tensore doppio (ha due indici), covariante (gli indici sono
scritti in basso),
simmetrico (
) e
costituisce, nel caso di una varietà a 4 dimensioni, un sistema
di 16
funzioni delle coordinate curvilinee :
.
Nel caso di una varietà a 2 dimensioni il tensore metrico si riduce
ovviamente a :
.
02 - Moto di una particella materiale.
Consideriamo ora i due eventi (punti) A e B sulla varietà
S di coordinate curvilinee
e
:

Supponiamo che una particella materiale M (di massa molto piccola
per i motivi già esposti sopra)
si muova
nello spazio-tempo dall'evento A all'evento B . Ciò significa
che al tempo
essa si
trova nel
punto A di coordinata spaziale
ed al tempo
si trova nel punto B di coordinata
spaziale
.
Supponiamo che la particella non sia soggetta ad altre forze e che essa
sia libera di muovesi all'interno
della varietà spazio-temporale in cui
è immersa e che è incurvata dalla distribuzione delle masse che generano
il campo gravitazionale,
campo
che essa
(la particella) non può modificare, data la sua piccola massa.
La particella percorrerà una linea continua fra gli eventi A
e B che si chiama linea d'universo
(fra A e B ). Questa linea, non potendo la particella "uscire"
dallo spazio-tempo in cui essa è
immersa, sarà una linea continua completamente contenuta nella varietà
che rappresenta lo
spazio-tempo.
La linea che rappresenta il moto effettivo della particella da
A a B sarà una delle possibili
infinite linee continue che collegano sulla varietà i due punti
A e B :
Quale, fra queste infinite linee, la particella "sceglierà"
nel suo moto fra A e B ? La risposta a
questa domanda la possiamo ottenere invocando un principio di natura
assolutamente generale :
il principio di minima azione
(o principio di Hamilton).
Esso afferma, intuitivamente, che la natura sceglie sempre il cammino più
"economico". La natura
non ha "fantasia", per cui i moti dei corpi non sono dettati da regole
"casuali" o "bizzarre". I moti dei
corpi avvengono sempre in modo che la natura compia il minimo
"sforzo".
Esiste allora una grandezza fisica, detta azione, che è sempre minima
durante i moti effettivi dei corpi.
Nel nostro caso ciò significa che l'azione fra A e B
dovrebbe essere minima. Se conoscessimo la
formula matematica
dell'azione, potremmo trovare dove essa è minima e quindi ricavare direttamente
la linea d'universo
della particella durante il suo moto da A a B lungo al quale
l'azione risulta appunto
minima.
Ricavare la formula matematica che esprime l'azione non è cosa semplice e
spesso ci si deve rifare a
considerazioni di "opportunità" e ad altri principi.
Nel nostro caso occorre subito tenere presente che vale il principio di
relatività generale. Secondo
questo principio le leggi della fisica devono essere le stesse in
tutti i sistemi di riferimento che
si possono scegliere sulla varietà spazio-temporale.
Ciò significa che l'azione non deve cambiare al cambiare del sistema di
riferimento ovvero delle
coordinate curvilinee che si possono scegliere sulla varietà.
La grandezza più semplice che è un invariante per tali trasformazioni generali
è l'elemento di linea
.
Esso non cambia al cambiare del sistema di riferimento. L'azione dovrà
allora dipendere da
.
Anche la lunghezza di una linea d'universo che congiunge gli eventi
A e B è invariante (è la
stessa per ogni sistema di riferimento preso sulla varietà). Per questo motivo
possiamo definire
l'azione fra A e B come proporzionale alla lunghezza della linea di universo
fra A e B :
dove S indica l'azione, l'integrale indica la sommatoria di tutti
i
(e quindi la lunghezza della
linea)
e k indica un coefficiente di proporzionalità ininfluente per la
nostra discussione.
Definita l'azione, possiamo ricavare, utilizzando il principio di minima azione,
la linea d'universo per
cui l'azione stessa è minima. Essendo
l'azione proporzionale alla lunghezza della linea da A a B
,
il tutto si riduce al
problema variazionale di definire la linea di minima distanza fra
due punti,
ovvero la geodetica
fra due punti.
In realtà, il valore di k potrebbe essere negativo e la
lunghezza potrebbe essere massima (l'azione,
in questo
modo, sarebbe sempre minima). Per
questo motivo ci si limita alla ricerca
di una linea che
presenti fra A e
B un valore della lunghezza estremale
relativo,
ovvero che potrebbe essere
localmente o massimo
o minimo.
La formulazione matematica di questo
problema variazionale è espresso da
:
dove con il simbolo
si indica la variazione di una grandezza rispetto al suo valore estremale
e
l'uguaglianza
con zero
sta ad indicare che la variazione della
grandezza rispetto al suo valore
estremale deve essere nulla. Si cerca
cioè la linea la cui lunghezza non si discosta da quella
che
ha valore estremale.
La soluzione di questo problema all'interno della geometria degli spazi-curvi è
piuttosto complessa
per cui ci limitiamo a darne il risultato.
L'equazione parametrica della linea d'universo fa A e B
è in generale :
(dove s è il parametro "lunghezza della linea").
La linea di
universo che rende minima l'azione è tale da soddisfare l'equazione differenziale del secondo
ordine :
dove gli indici
prendono i valori 0 , 1 , 2 , 3 , sono sottintese le somme per gli
indici ripetuti
e le grandezze
sono i cosiddetti simboli di Christoffel che valgono :
(fare le somme sugli indici ripetuti).
L'equazione scritta sopra è l'equazione della geodetica fra i punti
A e B , essa fornisce l'equazione
parametrica della suddetta.
Graficamente, in 2 dimensioni :
Facciamo ora alcune importanti considerazioni :
- 1 - Che l'azione
sia proporzionale alla lunghezza della linea fra A e B
è verosimile proprio
perché non ha molto "senso" che la particella, nel suo moto reale,
compia un cammino
(nello spazio-tempo) di lunghezza non minima (o non estremale).
- 2 - La particella
è qui soggetta al solo campo gravitazionale creato da altre masse. Se non
vi fosse alcun campo gravitazionale la particella dovrebbe, per il principio
d'inerzia,
muoversi di moto rettilineo uniforme (vedi 3 punto). Possiamo
allora affermare che
il muoversi lungo una geodetica nello spazio-tempo rappresenta una estensione
del
principio d'inerzia in presenza di campo gravitazionale. Possiamo anche
affermare che
con la teoria della relatività generale, il concetto di inerzia acquista
un significato fisico
preciso : un corpo segue una geodetica dello spazio-tempo incurvato dalla
presenza
delle altre masse. L'inerzia è quindi "l'azione che l'universo compie
sui corpi".
- 3 - Calcoliamo la
traiettoria della particella nel caso di assenza di campo
gravitazionale,
ovvero se lo spazio-tempo è piatto (o galileiano). Il tensore
metrico è in questo caso :
.
Essendo le sue derivate nulle, i simboli di Christoffel sono tutti nulli per cui
l'equazione
della geodetica si riduce a :
che si risolve banalmente fornendo :
dove le a , a' , a'' e le b , b' , b'' sono opportuni coefficienti. La linea
trovata è quindi una
retta che nel caso bidimensionale si riduce a :
.
Graficamente :
(in questo caso il tensore non è propriamente galileiano, ma è anch'esso
formato da termini
costanti, quindi con derivata nulla).
Seguono alcuni esempi di geodetiche su alcune varietà bidimensionali :
cilindro
cono sfera
ellissoide paraboloide
toro pseudosfera
(i grafici sono stati elaborati con il programma di calcolo numerico :
http://lnx.arrigoamadori.com/CalcoloNumerico/Geodeticz1/geodetica1.htm
)
03 - Moto della luce.
La luce si muove in uno spazio-tempo incurvato dal campo gravitazionale
non in modo rettilineo.
Solo se lo spazio-tempo è piatto (galileiano)
la luce si muove in modo rettilineo.
Per
determinare la traiettoria di un raggio di luce nello spazio-tempo curvo occorre
tenere presente
che per un
raggio di luce è sempre :
(questo fatto è stato ampiamente mostrato nelle pagine suggerite all'inizio di
questa).
La luce viaggerà allora in linee d'universo tali per cui :
.
La deduzione matematica di una formula per la propagazione della luce nello
spazio-tempo curvo
è piuttosto complessa per cui ne tralasciamo la trattazione.
La deviazione della luce da parte di un campo gravitazionale fu uno dei
primi fenomeni previsti dalla
teoria della
relatività generale verificati sperimentalmente subito dopo la
pubblicazione della teoria
tramite
l'osservazione delle stelle apparentemente vicine alla corona solare durante le eclissi
totali
di sole.
Fine.
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