E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Meccanica quantistica : ancora i vettori ...
In meccanica classica, in ogni istante, è possibile conoscere la posizione
e la quantità di moto
(massa per velocità) di ogni singolo punto materiale che costituisce un sistema
di corpi.
In sintesi, la meccanica classica si basa sul presupposto che si può conoscere
la traiettoria di
tutti
i punti materiali di un sistema.
Nell'esempio grafico abbiamo disegnato la traiettoria di un punto materiale
evidenziandone la
posizione e la quantità di moto in due istanti diversi (la quantità di moto è
un vettore perché
è data dal prodotto della massa, che è uno scalare (un numero), per la
velocità, che è un
vettore).
Abbiamo parlato di punti materiali (privi di dimensioni ma dotati di massa) e
non di particelle
perché in meccanica classica la concezione atomistica è sconosciuta ed è
appunto nel tentativo
di applicare le leggi della meccanica classica ad atomi e particelle che si
perviene a risultati non
corrispondenti alla realtà.
Per i fenomeni microscopici (indichiamo così i fenomeni relativi alle
particelle che costituiscono la
materia) occorre una nuova meccanica perché la meccanica
classica non è
idonea a rappresentarli.
La meccanica che spiega i fenomeni a livello di particelle (livello
microscopico) è la meccanica
quantistica. Questa nuova meccanica nasce nei primi anni del '900
mentre la meccanica classica
trae origine da Galileo, Newton ed altri fra cui i grandi Lagrange ed Hamilton e
a metà dell' '800
può dirsi completata.
In questa pagina vogliamo esporre i principi fondamentali su cui questa
"strana" meccanica si basa
cercando di spiegarne l'apparato matematico che ne rappresenta l'
"anima".
La meccanica quantistica non è comprensibile al di fuori dell'apparato
matematico che la costituisce.
In questa teoria, fisica e matematica sono intimamente ed indissolubilmente
legate proprio perché
si tratta di una teoria non classica, che si distacca cioè completamente
dal senso comune
(essendo la meccanica classica la prima teoria fisica della storia, essa trae
"origine" dal cosiddetto
"senso comune" o "buon senso" che costituisce il primo
"strumento" di conoscenza che la mente
umana ha prodotto durante l'evoluzione interagendo con il mondo esterno).
In questa pagina si fa ripetutamente riferimento ai concetti esposti alle
seguenti pagine
di questa stessa
sezione di "Miscellanea" :
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Miscellanea/LaDeltaDiDirac.htm
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Miscellanea/FunzioniComeVettori.htm
01 - La funzione d'onda.
In meccanica quantistica il concetto di traiettoria non vale : di una particella
non è possibile conoscere
contemporaneamente posizione e quantità di moto.
Questo è in sintesi il contenuto del cosiddetto principio di
indeterminazione di Heisenberg (1927).
Come è possibile allora costruire una meccanica su un tale principio dal
contenuto così negativo ?
Ci viene allora in aiuto il concetto di probabilità. Di una particella
possiamo conoscere in un certo
istante solo la probabilità che essa si trovi in un certo punto dello spazio.
Immaginiamo di dividere lo spazio tridimensionale in tanti piccoli cubetti
(immaginari).
Orbene, per
ciascuno di questi cubetti è possibile definire la probabilità di trovarci dentro la
particella durante il
suo moto in un certo istante definito.
Questo è ciò che la meccanica quantistica è in grado di fornirci : una descrizione
probabilistica
del mondo.
Dal punto di vista matematico, si introduce la funzione d'onda Ψ
con la quale si descrive in termini
probabilistici un sistema di particelle.
Per semplificare la trattazione ci limitiamo a studiare un sistema formato da
una sola particella vincolata
a muoversi lungo una retta. Studiamo cioè il moto unidimensionale
tenendo presente che i concetti
relativi a questo semplice caso si estendono direttamente ai casi generali (e
reali) di più particelle
che
si muovono nello spazio fisico a 3 dimensioni.
La funzione d'onda del moto unidimensionale sarà solo funzione della variabile
indipendente x , cioè
sarà :
.
La funzione d'onda è definita in modo tale che il quadrato del suo modulo
è uguale alla probabilità
di trovare la particella in un certo punto (in verità si tratta più
esattamente della densità di probabilità,
ma il concetto non cambia) al seguito di una misura della posizione della
stessa. Scriveremo allora :
dove p(x) indica la probabilità di trovare la particella nel
punto x ed il simbolo | | indica il modulo.
Il perché si prende il quadrato del modulo sarà più chiaro in seguito. Per
il momento limitiamoci a
notare che la funzione d'onda può avere valori complessi (sono i numeri
del tipo a + i · b dove
a e b sono "normali" numeri reali mentre
i è l'unità immaginaria che vale la radice quadrata di -1 )
per cui, prendendo il quadrato del modulo, qualunque valore la funzione d'onda
abbia, il risultato è
sicuramente un numero positivo o nullo, come è giusto che
sia.
Esempio grafico :
qui la probabilità di trovare la particella in x' è p' ,
in x'' è p'' , in x''' è p''' . La
probabilità
massima si ha in x'' .
La probabilità di trovare la particella in un qualunque punto della retta
x sarà
il 100% , cioè 1 .
Si può affermare che la particella si trova con certezza ad un certo
istante in un qualche punto
della retta.
Dal punto di vista matematico, essendo p(x) in effetti la densità
di probabilità, la certezza di trovare
la particella in un punto qualsiasi della retta si indica uguagliando l'area fra
la curva (vedi il grafico
sopra) e l'asse delle x al valore 1 . Cioè, ricordando che
detta area è l'integrale di p(x) , si ha :
.
Ogni funzione d'onda atta a descrivere un sistema fisico deve avere questa
proprietà in quanto la
probabilità di trovare la particella da qualche parte è esattamente uguale
ad 1 . Si dice anche
che le funzioni d'onda devono essere normalizzate.
Il fatto che la probabilità di trovare la particella in un punto qualunque
della retta è 1 ed il perché della
formula precedente, può essere spiegato
con un esempio molto "popolare". La probabilità di indovinare
un
numero del lotto su una certa ruota
è 1/90 perché i numeri disponibili sono 90 . Questo significa che
se gioco il 12 sulla ruota di
Roma ho la probabilità di 1/90 di indovinare.
La probabilità che esca un
numero qualsiasi (da 1 a 90 ) sarà invece la somma delle singole
probabilità su tutti i 90 numeri , cioè
(1/90) · 90 = 1 .
L'integrale di p(x) su tutta la retta x è in effetti la somma delle singole
probabilità di trovare la particella
nei singoli punti
sommata su tutti i punti, cioè 1 .
Da quanto detto fin'ora possiamo affermare con sicurezza che le funzioni
d'onda Ψ
devono essere
prese nell'insieme L² delle funzioni a quadrato sommabile,
le funzioni cioè il cui modulo quadro,
integrato su tutta la retta x (da meno infinito a più infinito) è un numero
finito (nel nostro caso uguale
ad 1 ).
02 - Grandezze fisiche e basi di L² .
Le funzioni d'onda allora sono vettori dello spazio vettoriale
L² e come tali godono di tutte le usuali,
interessanti ed utili proprietà dei vettori.
Fra queste soffermiamoci sulla possibilità di scomporre un vettore rispetto ad
una base dello spazio
vettoriale a cui appartiene.
Le basi diverse che si possono scegliere per uno spazio vettoriale sono
molteplici (infinite). Quali basi
potremmo prendere in considerazione per scomporre la funzione d'onda Ψ
?
I fisici, attorno agli anni '20 e '30, hanno per questo escogitato un
"marchingegno" a dir poco geniale.
Ad ogni grandezza fisica osservabile (cioè misurabile, quali posizione, quantità di moto,
momento
angolare, energia ecc.)
viene associato un particolare operatore.
Un operatore è una funzione che "agisce" su un vettore ottenendo come
risultato un altro
vettore. Nel nostro caso, gli operatori corrispondenti alle grandezze osservabili
agiscono sulle funzioni
d'onda ottenendo come risultato un'altra funzione d'onda.
Per esempio, l'operatore corrispondente alla grandezza fisica "posizione
della particella" è la
moltiplicazione della funzione d'onda per x . Quindi :
.
La "sintassi" relativa agli operatori è piuttosto chiara. Un
operatore viene indicato con l'apposito
simbolo ^ sopra la lettera che lo rappresenta. Un operatore viene
"applicato" ad una funzione
d'onda ed il risultato, in questi caso, è la moltiplicazione fra la
variabile indipendente x e la
funzione d'onda stessa. Cioè una nuova funzione d'onda.
In che modo ad ogni osservabile (si può dire così, più sinteticamente) viene
associato un operatore ?
Attraverso considerazioni matematiche (che qui non riporteremo) che hanno a che
fare col fatto
di fondamentale importanza secondo il quale, quando ci si "accontenta"
di precisioni inferiori, la
meccanica quantistica tende alla meccanica classica. Questo è in sintesi il
cosiddetto principio di
corrispondenza. Questo principio ci permette di trovare la forma matematica
degli operatori che
corrispondono agli osservabili.
Consideriamo adesso un'altra grandezza fisica osservabile, per esempio l'energia.
Il suo operatore
viene indicato di solito con il simbolo
, in onore del grande fisico ottocentesco Hamilton, uno dei
padri della meccanica classica, e viene chiamato hamiltoniano. La sua
forma matematica è piuttosto
complessa (per il livello matematico di questa pagina) perché contiene le derivate
parziali. Inoltre
l'hamiltoniano dipende dal tipo di interazione presente fra le particelle.
Le considerazioni che seguono le faremo rispetto all'operatore hamiltoniano
tenendo presente che,
in generale, esse valgono per ogni tipo di operatore.
L'hamiltoniano "contiene in sé" le informazioni circa una particolare
base rispetto alla quale
scomporre la funzione d'onda e contiene in sé anche tutti i possibili valori che
l'energia del sistema,
descritto appunto
da quell'operatore, può avere.
Qui si ha un'altra grande differenza fra meccanica classica e meccanica
quantistica :
in meccanica classica, una
particella può avere qualunque valore di energia
in meccanica quantistica, una
particella può avere solo determinati valori di energia.
L'insieme dei valori dell'energia che una particella (in generale un sistema di
particelle) può avere
si chiama spettro.
E' proprio questa discontinuità la caratteristica fondamentale della meccanica
quantistica che prende
il nome proprio dai "quanti", pacchetti discreti (non
continui) di energia.
Come si ricavano le informazioni circa la base e lo spettro dell'hamiltoniano ?
Dalla cosiddetta equazioni agli autovalori :
.
Questa equazione è l'equazione fondamentale della meccanica quantistica
ed è dovuta a Schrödinger
(1926).
Risolvendo questa equazione (cosa assai ardua dal punto di vista matematico) si
ottiene un insieme di
valori dell'energia (lo spettro dell'hamiltoniano) che sono i valori dell'energia che
la particella può avere
e si ottiene un insieme di funzioni d'onda ciascuna corrispondente ad ogni valore
dell'energia trovato.
I valori dell'energia trovati si chiamano autovalori dell'operatore
mentre le funzioni d'onda corrispondenti
si chiamano autofunzioni (o atovettori o autostati) dell'operatore.
Per esempio, se gli autovalori sono
i corrispondenti autovettori sono
.
Ciò significa che all'autovalore
corrisponde l'autovettore
e così via.
Difficile ? Solo apparentemente ...
Facciamo un piccolo (grande) passo avanti. Si dimostra che gli autovettori
che si trovano risolvendo
l'equazione agli autovalori formano una base ortonormale dello spazio L² (lo
spazio delle funzioni
d'onda).
Questo significa che una funzione d'onda Ψ
che descrive la nostra particella può essere scomposta
(essendo un vettore) nelle sue componenti rispetto a questa base. Possiamo
allora scrivere :
(gli autovettori sono infiniti !)
dove
sono
gli autovettori e
sono le componenti del vettore Ψ
rispetto alla
base degli autovettori. Le componenti
sono in generale dei numeri complessi.
Per calcolare ciascuna componente basta fare il prodotto interno
fra l'autovettore in questione e
la funzione d'onda, cioè :
con i = 1, 2, ...
(come sappiamo direttamente dalla teoria dei vettori).
Essendo il prodotto interno fra due funzioni di L² definito
dall'integrale su tutto x del prodotto fra
esse, si avrà :
con i = 1, 2, ... .
Questa formula è della massima importanza e permette di trovare le componenti
della funzione d'onda
rispetto agli autovettori di un operatore.
Che significato fisico hanno le componenti
?
Il modulo quadrato di ciascuna componente rappresenta la probabilità di
trovare il sistema
(attraverso un processo di misura) nel valore dell'energia uguale all'autovalore
corrispondente.
Cioè, per esempio,
è
la probabilità di trovare il sistema (la particella) con il valore dell'energia
pari a
.
Questa affermazione è della massima importanza !!! Essa va sotto il nome di principio
di sovrapposizione
perché in sostanza afferma che una particella si trova contemporaneamente in
più stati, ciascuno
dotato di
una sua probabilità, ed è solo attraverso un processo di misura che la
particella viene a
trovarsi in uno
particolare di essi.
Questo proprietà che hanno le particelle di trovarsi nello stesso momento in
più stati diversi è una
caratteristica peculiare della meccanica quantistica che non è riscontrabile in
meccanica classica e che
è addirittura contraria alla logica comune !!! Ma è la natura che deve
adattarsi alla nostra logica o
piuttosto il contrario ?
Qui si ha allora un'altra grande differenza fra le due meccaniche.
Vediamo ora un esempio molto importante. Supponiamo che le componenti
della Ψ
della particella
rispetto all'hamiltoniano siano 1, 0, 0 ... . Questo significa che se
facciamo una misura di energia sulla
particella abbiamo la probabilità 1 (cioè la certezza) di trovare il valore
e la probabilità 0 di trovare
gli altri valori. In altre parole la particella si trova nell'autostato
(si ha perciò Ψ
=
).
In generale possiamo affermare che se la particella si trova in un certo
autostato dell'energia (la sua
funzione d'onda è uguale a quell'autostato) allora essa, ad ogni misura, sarà sempre
trovata dotata
del valore dell'energia corrispondente a quell'autostato.
Anche questa è una affermazione di fondamentale importanza.
03 - L'operatore posizione.
L'operatore posizione corrisponde alla grandezza fisica posizione che la
particella occupa sulla retta
x (rimaniamo sempre nel caso del moto unidimensionale). La grandezza
fisica posizione, quando
misurata, fornisce ovviamente la posizione della particella sull'asse x .
Noi possiamo affermare subito che gli autovettori dell'operatore posizione
sono le delta di Dirac
perché gli autovettori di un operatore corrispondono sempre alle funzioni
d'onda in cui si ha probabilità
1 che una misura della grandezza fisica corrispondente dia appunto quel
valore.
Infatti la funzione d'onda di una particella localizzata nel punto x'
(quindi con probabilità 1 che una
misura della posizione restituisca il valore x' ) è la delta di Dirac
centrata in x' :
che può essere rappresentata graficamente da :
Se scomponiamo la funzione d'onda Ψ
negli autovettori dell'operatore posizione otteniamo :
che, per la nota proprietà della delta di Dirac, fornisce :
.
Essendo
la
probabilità di trovare la particella nel punto x' , si ottiene che
questa probabilità é :
come doveva essere a causa della definizione stessa di funzione d'onda.
Da questo risultato si capisce il perché del fatto che è il quadrato del
modulo della Ψ
a definire la
probabilità
di trovare la particella in un certo punto così come è stato definito al
punto 01 .
04 - Conclusione.
Da questa pagina risulta chiaro che la meccanica quantistica è una teoria
matematica piuttosto
astratta, per capire la quale occorre conoscere il calcolo
differenziale ed integrale e la teoria dei vettori.
Senza queste conoscenze, purtroppo, non si può capire la meccanica quantistica
né, di conseguenza,
l'intima "essenza" delle cose, perché, come diceva Galileo, il linguaggio
della natura è la matematica
e per la meccanica quantistica questo è vero più che mai.
Fine.
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