E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Le funzioni sono anche vettori
I vettori sono oggetti assai familiari che tutti abbiamo conosciuto a scuola
perché sono utilissimi per
descrivere forze, spostamenti, velocità ecc.
I vettori, come li abbiamo sempre conosciuti, sono rappresentabili da segmenti
dotati di freccia. Li
chiameremo vettori ordinari.
Pochi però sanno che i vettori possono descrivere benissimo anche oggetti
astratti, quali le funzioni,
che apparentemente nulla hanno a che fare con i vettori ordinari.
Lo scopo di questa pagina è mostrare che esistono altri tipi di oggetti
matematici che hanno le stesse
proprietà dei vettori ordinari e che per questo chiameremo essi stessi vettori.
Per comprendere appieno questa pagina occorre essere in possesso delle nozioni
fondamentali sul
calcolo integrale. Si rimanda il lettore non "esperto" ad una
preventiva lettura delle seguenti pagine :
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/IntroduzioneMatematica/Introduzione.htm
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Sintesi/Funzioni.htm
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Sintesi/Derivate.htm
http://www.arrigoamadori.com/lezioni/Sintesi/Integrali.htm
01 - Proprietà generali dei vettori.
Con i vettori ordinari possiamo fare diverse operazioni, alcune banali altre più
complesse.
L'addizione a + b fra vettori si esegue tramite la regola del
parallelogramma :
La sottrazione a - b fra vettori può essere considerata come
la somma del primo più l'opposto del
secondo :
Un vettore a può essere moltiplicato per un numero k
(si dice anche per uno scalare k )
ottenendo così il vettore ka :
(se k = 2 si ottiene un vettore doppio, se k = 3 triplo
ecc. ma con la stessa direzione e verso, se
k = -2 si ottiene un vettore doppio con la stessa direzione ma di verso
opposto ecc.)
Fra due vettori si può fare il prodotto interno (i fisici lo chiamano
anche prodotto scalare). Si tratta
di un'operazione che fra due vettori ottiene un numero (uno scalare). Il
prodotto interno fra i vettori
a e b si indica col simbolo <a , b>
(oppure a · b ). Esso si può rappresentare graficamente come
l'area :
che si ottiene moltiplicando la lunghezza del vettore a per la
lunghezza della proiezione ortogonale del
vettore b sulla retta che giace sul vettore a .
Non ci soffermiamo sul perché di una tale apparentemente "strana"
definizione. Diremo solo che tale
operazione ha ottime giustificazioni "pratiche" (per calcolare per
esempio il lavoro che compie una forza
che subisce uno spostamento si effettua appunto il prodotto interno fra il
vettore che rappresenta la
forza per quello che rappresenta lo spostamento, cioè si fa L = <F · s> ).
Il prodotto interno soddisfa anche alcune proprietà che no indicheremo per
motivi di semplicità.
Nel caso in cui l'angolo α
fra i due vettori fosse retto ( 90° ), il prodotto interno sarebbe nullo
perché
la proiezione ortogonale di b su a sarebbe un punto,
quindi avrebbe lunghezza nulla. Graficamente :
Abbiamo quindi verificato una proprietà estremamente importante :
se due vettori sono perpendicolari
il loro prodotto interno è nullo (e viceversa).
Un altro caso altrettanto importante si ha facendo il prodotto interno di un
vettore per se stesso.
In questo caso <a , a> = a ² , ovvero il prodotto interno di un
vettore per se stesso eguaglia il
quadrato della lunghezza del vettore (la lunghezza di un vettore si chiama anche
intensità, modulo,
valore assoluto o norma del vettore). Graficamente :
perché la proiezione ortogonale di a su a è
a stesso.
Le operazioni qui mostrate sono le operazioni che ci servono per le
considerazioni che verranno.
02 - Spazi vettoriali, basi, dimensioni.
Un insieme di vettori su cui si possono fare operazioni del tipo di quelle che
si possono fare sui
vettori ordinari, così come abbiamo mostrato sopra, si chiama spazio vettoriale.
Se trovassimo degli "oggetti" che non sono propriamente dei vettori
ordinari (segmenti dotati di
freccia) ma che sui quali si potessero fare operazioni dello stesso tipo di
quelle mostrate sopra,
anche quegli "oggetti" potrebbero essere considerati vettori alla stessa stregua di quelli
ordinari.
Magia della matematica !!! La matematica astrae regole ed operazioni da un
insieme di oggetti
spesso "pratici", "ordinari", le studia e le classifica e
poi estende quelle regole ad oggetti che
non hanno nulla a che fare con i precedenti, di tipo diverso, ma che come essi si
"comportano".
In conclusione, se trovassimo oggetti dalle stesse proprietà dei vettori ordinari, li
potremmo
chiamare anch'essi vettori.
Le funzioni matematiche sono oggetti che, sotto particolari condizioni, si
comportano esattamente
come i vettori ordinari. Quindi le funzioni formano spazi vettoriali.
Prima però di proseguire in questa direzione occorre sottolineare alcune
importantissime proprietà
degli spazi vettoriali ordinari.
Per uno spazio vettoriale si può sempre definire una base rispetto alla
quale riferire ogni vettore dello
spazio vettoriale stesso.
Senza addentrarci nei particolari, mostriamo questo con un esempio grafico per i
vettori ordinari del
piano ed i vettori ordinari dello spazio.
Una base serve allora per scomporre un vettore nelle sue componenti.
Osservando gli esempi si
può scrivere per i vettori del piano :
e per i vettori dello spazio :
.
Notiamo anche che ogni componente può essere scritta come prodotto di un numero
per il
corrispondente vettore di base. Per esempio :
e che quindi le due formule riportate sopra possono essere scritte come :
e :
.
Il numero di vettori che costituisce una base di uno spazio vettoriale si chiama
dimensione dello
spazio stesso. Il piano ha quindi dimensione 2 e lo spazio
dimensione 3 .
Ecco come si definisce "esattamente" (anche se abbiamo mostrato questo
in modo molto intuitivo
per non appesantire troppo la trattazione) il concetto di dimensione !!!
Sottolineiamo infine che particolare importanza hanno le basi formate da vettori
perpendicolari fra loro
e di lunghezza unitaria, le cosiddette basi ortonormali (nell'esempio
grafico abbiamo disegnato basi
proprio di questo tipo).
Rispetto ad una base ortonormale, ogni componente di un vettore può
essere ricavata semplicemente
facendo il prodotto interno del vettore della base corrispondente alla
componente scelta per il vettore
in questione. Si ha cioè :
.
Graficamente, nel caso dei vettori del piano e per la componente
numero 1 :
a causa del fatto che
ha lunghezza unitaria.
Anche questa è una formula di estrema importanza.
03 - Funzioni come vettori.
Proviamo ora a mostrare che anche per le funzioni possono essere definite
operazioni analoghe
a quelle definite sopra per i vettori ordinari e che per questo motivo possiamo
dire che le funzioni
sono dei vettori.
Iniziamo con i polinomi di grado n .
Limitandoci al caso di n = 3 (per motivi di semplicità), definiamo
le operazioni di somma, sottrazione
e moltiplicazione per un numero (uno scalare). Tralasciamo per il momento il
prodotto interno. Facciamo
ciò direttamente con i seguenti esempi :
dove abbiamo usato le ben conosciute regole dell'algebra elementare.
Si noti che il risultato di queste operazioni è sempre un polinomio di
grado 3 .
Si noti anche un
polinomio di grado 2 può
essere considerato come un polinomio di grado 3
a cui manca il
monomio di grado 3 , ovvero il
cui coefficiente è nullo. Esempio :
.
Per questo motivo fanno parte dell'insieme dei polinomi di grado n
anche i polinomi di grado n - 1 ,
n - 2 ecc.
Si noti anche che i polinomi di grado 0 sono semplicemente i numeri,
infatti, per esempio :
essendo :
.
L'insieme dei polinomi di grado 3 è allora uno spazio vettoriale.
Di conseguenza anche l'insieme
dei polinomi di grado n è uno spazio vettoriale ed ogni
polinomio di grado n è un vettore di tale
spazio.
Vediamo ora se è possibile definire una base nello spazio vettoriale dei
polinomi di grado n .
Limitandoci ancora al semplice caso di n = 3 si possono scegliere i
seguenti 4 vettori :
(si rammenta che
è un polinomio di grado 1 e che 1 è un polinomio di
grado 0 ).
Essi costituiscono una base dello spazio vettoriale dei polinomi di grado
3 perché ogni polinomio
di grado 3 può essere rappresentato dalla seguente combinazione
(che si dice lineare) :
,
basta dare opportuni valori ai coefficienti a , b , c
, d .
Se una base dello spazio vettoriale dei polinomi di grado 3 è
formata da 4 vettori, allora la
dimensione di questo spazio è 4 . Questo è un risultato assolutamente
affascinante, anche
l'insieme dei polinomi ha una dimensione !!!
Per lo spazio vettoriale dei polinomi di grado n avremo un risultato
analogo. La sua dimensione
sarà n + 1 ed una sua base sarà :
.
Vediamo ora lo spazio vettoriale dei polinomi di grado qualunque.
In questo caso non abbiamo fissato un grado per cui dobbiamo considerare tutti i
polinomi di qualunque
grado essi siano.
Ogni polinomio può essere sommato ad ogni altro polinomio ed il risultato è
ancora un polinomio.
Ugualmente i polinomi possono essere sottratti fra loro o moltiplicati per uno
scalare (un numero)
qualunque ed il risultato è ancora un polinomio.
Possiamo allora concludere che l'insieme dei polinomi di qualunque grado è uno
spazio vettoriale.
E' possibile definire una base per questo spazio ? Che dimensione avrà questo
spazio ?
Considerando che se fissassimo una base di questo tipo :
avremmo solo la possibilità di "costruire" tutti i polinomi di
grado n , che ne sarà di quelli di grado > n ?
Arriviamo così alla conclusione che non esiste una base formata da un numero
finito di vettori con i
quali "generare" tutti i polinomi di qualunque grado.
Lo spazio in questione ha infinite dimensioni !!!
Abbiamo ancora una volta ottenuto un risultato "eccitante",
l'esistenza cioè di spazi vettoriali ad infinite
dimensioni. La matematica non finirà mai di stupirci ...
Che tipo di infinito abbiamo ottenuto ? (esistono infatti diversi tipi di
infinito ...). La risposta è molto
semplice, si tratta di un infinito numerabile perché i vettori di questa base
sono numerabili, "contabili",
anche se in numero infinito.
04 - Lo spazio L² .
Che ne è dell'ultima operazione definita per i vettori ordinari, il prodotto
interno ?
Proviamo ora a costruire uno spazio vettoriale di funzioni dotato di prodotto
interno. Consideriamo le
funzioni reali definite per ogni valore reale che abbiano però la proprietà di
essere tali per cui esse
stesse elevate al quadrato formino un'area rispetto all'asse delle x
che abbia un valore finito.
Ricordiamo che tale area è l'integrale del quadrato della funzione per cui se
è data la funzione y = f(x)
si ottiene :
dove il valore S è un numero finito.
Tali funzioni si dicono a quadrato sommabile. Per esempio (graficamente)
:
Le funzioni a quadrato sommabile costituiscono uno spazio vettoriale perché su
esse sono
definibili le solite operazioni (addizione, sottrazione e moltiplicazione per
uno scalare).
Su queste funzioni possiamo in aggiunta definire anche il prodotto interno
nel seguente modo.
Prendiamo due funzioni f(x) e g(x) e calcoliamo
l'integrale da meno infinito a più infinito
del loro prodotto. Il risultato che troviamo diciamo che è il prodotto interno fra i due
vettori
(le due funzioni).
Scriviamo allora :
.
Questo è la formula del prodotto interno fra due funzioni, f e
g , a quadrato sommabile.
Lo spazio vettoriale di tali funzioni dotato del prodotto interno così definito
si chiama spazio L² .
Il prodotto interno fra le due funzioni uguali f sarà :
.
Noi sappiamo che il prodotto interno di un vettore per se stesso è uguale al
quadrato della norma
(lunghezza) del vettore stesso per cui :
(la norma del vettore f si indica anche con ||f|| ).
Lo spazio L² è di fondamentale importanza per la meccanica
quantistica, anzi ne è la base matematica.
Fine.
Pagina precedente