E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
,
perché ?
Ci proponiamo in questa pagina di mostrare come la famosissima formula di
Einstein
sia derivabile matematicamente dai principi generali della meccanica e
della teoria della relatività.
Come abbiamo
già visto alla pagina MuovNelloSpaTemCurvo.htm
, l'azione per una particella che
si muove fra gli eventi A e B nello spazio-tempo
è :
.
Per semplicità supponiamo che lo spazio-tempo sia piatto (galileiano).
In questo caso l'elemento
è dato dalla formula :
![]()
dove i significati delle lettere sono i soliti.
In assenza di campo gravitazionale lo spazio-tempo è piatto e,
come già sappiamo, una particella
si muove in
esso di moto rettilineo uniforme (principio d'inerzia). Ignoriamo
anche ogni altro tipo
di interazione.
Vediamo
allora di ricavare l'energia di questa particella.
Per rendere i calcoli più semplici, ci limitiamo al caso bidimensionale
:
dove l'elemento di linea al quadrato si riduce a :
da cui si deduce :
e, ponendo
,
più semplicemente :
.
L'azione per la particella, applicando la formula appena trovata, è :
.
Siccome in meccanica l'azione è l'integrale della lagrangiana
:
(vedi la pagina ../MeccanicaClassica/EquazioniDelMoto.htm
)
possiamo, confrontando, scrivere :
.
Abbiamo così la lagrangiana di una particella nello spazio-tempo piatto.
Proviamo ora a determinare la costante k . Per fare questo consideriamo il
fatto di fondamentale
importanza che, quando le velocità in gioco sono molto piccole
rispetto alla velocità della luce c
(e questo succede per un grande numero di fenomeni fra i quali tutti quelli che
sono sotto i nostri
occhi), la velocità della luce c può essere considerata pressoché
infinita e le leggi della meccanica
classica sono valide con ottima approssimazione (la
meccanica relativistica tende alla meccanica
classica per c tendente all'infinito).
Poniamoci cioè nella situazione :
(dove << indica "molto minore").
La lagrangiana di una particella libera (non soggetta a forze) in
meccanica classica è :
(vedi la stessa pagina indicata sopra).
D'altra parte, se
, possiamo sviluppare in serie di Taylor la lagrangiana
relativistica
e confrontare
le due espressioni dopo avere troncato lo sviluppo di Taylor per
esempio al secondo termine.
Lo sviluppo così troncato della lagrangiana relativistica produce (a conti
fatti) :
(dove
indica "circa uguale").
Confrontando questa formula con quella della lagrangiana classica otteniamo (non
considerando il temine
costante
perché fisicamente
ininfluente (una lagrangiana è sempre definita a meno di una costante
additiva)) :
per cui la lagrangiana relativistica della particella libera diventa
infine :
che possiamo più convenientemente
scrivere come :
.
Questa formula è di fondamentale importanza e costituisce la base della meccanica
relativistica.
Si noti che la lagrangiana, in relatività, è una grandezza sempre negativa. Le
implicazioni di ciò sono
molto interessanti e ci fanno pervenire alla conclusione che l'integrale
dell'elemento
lungo una
linea d'universo rettilinea è massimo (dovendo essere per tale linea l'azione è minima).
Dalla lagrangiana si derivano direttamente l'impulso (quantità di moto) della
particella e la sua energia.
Le formule sono :
![]()
e :
![]()
dove p è l'impulso ed E l'energia della particella.
Applicandole direttamente si perviene alla formula che dà l'energia :
.
Essa fornisce l'energia di una particella libera in moto con
velocità v .
Se la particella fosse ferma (rispetto al sistema di riferimento galileiano
scelto a priori) avremmo :
.
Questa è l'energia della particella a riposo (sempre rispetto al sistema
di riferimento galileiano
scelto a priori).
Il risultato trovato è rivoluzionario (rispetto alla meccanica
classica) perché indica appunto che
una
particella libera a riposo possiede una energia positiva (ed enorme !!)
Secondo la meccanica classica una particella libera a riposo, essendo l'energia
cinetica :
,
deve avere, poiché
, energia nulla.
Ecco dimostrata la arcifamosa formula dell'energia di Einstein !!!
Fine.
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