E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Esempio di spazio funzionale
(n.d.a
: questa
breve introduzione all'analisi funzionale l'ho scritta originariamente nel forum
di
Matematicamente.it alla
pagina
http://www.matematicamente.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=2508
)
Che ne dite di
un bell'esempio "classico" di spazio funzionale ? Giusto a mo'
di introduzione al grande
capitolo della matematica che va sotto il nome di
analisi funzionale.
Premettiamo che le strutture di spazio topologico, vettoriale, metrico,
normato e
con prodotto
interno,
di cui parleremo in questa pagina, sotto sotto,
non sono altro che "estrapolazioni" delle
proprietà dello spazio euclideo a n dimensioni
(basterebbe addirittura solo
R
!!).
Premettiamo subito anche che (a scanso di equivoci) le parole "spazio"
ed "insieme" in matematica
sono sinonimi.
E' lo spazio euclideo il nostro vero "maestro" ! E' lo spazio della
nostra esperienza, la base di tutto
(come è giusto che sia) !!!
In questa pagina esporremo un esempio molto "istruttivo" di spazio funzionale, di un
insieme, cioè, i cui
elementi (punti) sono delle funzioni.
Consideriamo l'insieme delle funzioni numeriche reali continue da [a,b]
ad R e
chiamiamolo C[a,b] .
Graficamente :

dove f e g sono
due funzioni di questo insieme.
La prima cosa che possiamo affermare è che C[a,b] è uno spazio vettoriale.
La dimostrazione di questo è molto semplice e lo si può intuire pensando che
due funzioni continue si
possono sommare e
sottrarre fornendo ancora una
funzione continua (quindi ancora appartenente a
C[a,b] ). Una funzione continua
può essere inoltre moltiplicata per un numero fornendo ancora una
funzione
continua.
Questo è esattamente quello che avviene per i vettori "ordinari"
(quelli che rappresentano forze,
spostamenti ecc.).
Se f appartiene a C[a,b] , essa è allora un vettore !!! e la possiamo
"trattare" come un vettore, cioè
essa "eredita" tutte le
proprietà dei vettori.
Definiamo ora una norma dentro C[a,b] . Definiamo cioè la possibilità di
affermare che una funzione
(come vettore) ha una
lunghezza (da non confondersi con la lunghezza della curva che
rappresenta
il grafico della funzione !!! ).
Questo può sembrare strano, ma in effetti, la lunghezza di un vettore
"ordinario", per essere tale, deve
soddisfare poche regole e, se
qualcosa, anche astratta, obbedisse alle stesse regole, la potremmo
chiamare
anch'essa lunghezza (in senso lato, astratto).
Possiamo definire molte norme diverse (non c'è limite alla fantasia, purché
esse soddisfino quelle
poche regole ...). Fra esse, scegliamo la seguente,
perché
particolarmente interessante :

(questa definizione può sembrare "cervellotica", ma si capirà
più avanti che non lo è per nulla ...).
Graficamente :

La norma del vettore f è allora la radice quadrata dell'area verde !!!
Lo spazio C[a,b] dotato della norma definita sopra è allora uno spazio normato.
Uno spazio normato, per conseguenza diretta, è anche uno spazio metrico.
Uno spazio metrico è un insieme su cui è definita la possibilità di calcolare
la distanza fra due suoi
elementi (punti).
Questa distanza, in analogia con ciò che accade nello spazio euclideo dei
vettori "ordinari", è data
dalla seguente formula fondamentale :
d(x , y) = ||x - y||
cioè la distanza fra due punti (vettori) è data dalla norma della loro
differenza.
Graficamente (in
) :

La metrica dello spazio C[a,b] indotta dalla norma definita sopra sarà allora :
dove f e g sono due funzioni di C[a,b].
Graficamente :

La distanza fra le due funzioni f e g sarà allora la radice quadrata dell'area
verde !!!
Si vede bene che se le due funzioni sono uguali, la loro distanza (come deve
essere) è nulla.
La possibilità di definire una distanza fra due funzioni è di fondamentale
importanza. Possiamo per
esempio, data una funzione, trovare tutte quelle che
distano da essa per un numero minore di un
numero dato. Possiamo, cioè,
costruire un intorno circolare (o sfera aperta) di una certa funzione
come se
essa fosse un punto !!!
Ciò è di importanza enorme. Possiamo quindi, con gli intorni circolari, creare
una topologia ed
ottenere perciò uno spazio
topologico.
Il nostro spazio C[a,b] è quindi anche uno spazio topologico.
Il nostro spazio C[a,b] possiede a questo punto tutte le proprietà degli spazi
vettoriali, normati,
metrici e topologici !!!
Scusate se è poco ... ma non è ancora tutto ...
Il fatto che abbiamo costruito su C[a,b] una struttura metrica, cioè la
possibilità di definire una distanza
fra due funzioni, è di estrema
importanza.
Tra le tante cose che una metrica ci "regala", riveste una particolare
importanza la possibilità di costruire
delle successioni di funzioni
convergenti
ad una funzione.
In generale, una successione di punti converge ad punto dato (detto limite
della successione), quando
la distanza dal generico punto n-esimo della
successione al punto limite tende a zero al tendere all'infinito
di n
( n appartenente all'insieme dei numeri naturali).
Siccome le funzioni di C[a,b] sono punti di uno spazio metrico, ecco che allora
possiamo costruire
successioni di funzioni convergenti ad una funzione limite.
Successioni, cioè, per cui :
.
Graficamente :

(si noti come è "bello" e comodo trattare le funzioni come fossero punti !)
Nasce a questo punto un grosso problema. Ci sono successioni che hanno la
proprietà di avere i loro
termini con distanza tendente a zero al crescere
dell'indice, ma che non convergono ad un punto
dell'insieme.
Questo succede per esempio in Q (numeri razionali). Vi sono successioni di
numeri razionali che non
convergono a numeri razionali, ma a
numeri irrazionali
!!
Tecnicamente, una successione per cui la distanza fra gli elementi tende a zero
al crescere dell'indice si
chiama successione di
Cauchy. Una successione di
Cauchy è una successione per cui (in sintesi) :
.
Come si vede bene, una successione di Cauchy è convergente ma in essa non è
definito a priori il
punto a cui essa converge. In questo modo, una successione
di Cauchy può convergere ad un
elemento dell'insieme o convergere ad un
elemento fuori dall'insieme.
Orbene, gli spazi metrici per cui tutte le successioni di Cauchy convergono ad
elementi dell'insieme
stesso si chiamano spazi metrici completi.
L'insieme R (numeri reali) considerato come spazio metrico con la metrica usuale
d(x , y) = |x - y| è
uno spazio completo, mentre Q (numeri razionali) con la
stessa metrica non lo è.
L'essere completo o non è una proprietà di fondamentale importanza e gli spazi
completi godono di
enormi vantaggi (lo si può intuire dalle proprietà
"vantaggiose" di R
rispetto a Q).
Non essere completo, per uno spazio, è, purtroppo, una grossa
"iattura" ... per cui si cerca di lavorare
sempre (nei limiti del possibile) con spazi completi.
Gli spazi normati completi si chiamano spazi di Banach.
Domandiamoci allora, il nostro spazio C[a,b] con la metrica che ci abbiamo
costruito sopra è uno
spazio completo ?
La risposta è purtroppo no !!! e questo fa sì che lo spazio C[a,b]
non venga
comunemente usato con
la metrica che abbiamo definito sopra, ma con un'altra
(più semplice e comoda) che però ha un
handicapp che vedremo successivamente
(non ci potremmo costruire sopra il prodotto interno, altra
cosa molto
importante).
Dimostriamo ora perché lo spazio C[a,b] con la metrica di cui sopra non
è completo.
Immaginiamo una successione di funzioni di questo tipo (la dimostrazione che
daremo è solo grafica
ed intuitiva, giusto per dare l'idea) :

Si tratta di una successione di Cauchy che palesemente tende alla funzione f che
è discontinua in c !!!
Ma lo spazio C[a,b] contiene solo funzioni continue, per cui esso, con questa
metrica, purtroppo non
è completo.
Possiamo allora chiederci come "estendere" questo spazio in modo da renderlo
completo (rispetto alla
metrica definita sopra). Questo si può fare con
l'introduzione delle funzioni sommabili, cioè integrabili
secondo Lebesgue con
ulteriori condizioni aggiuntive. Le funzioni sommabili possono essere anche
discontinue per cui riusciremmo così ad evitare il problema mostrato sopra.
Questo, però, esulerebbe dallo scopo semplicemente introduttivo di queste brevi
note, per cui ci
accontentiamo di uno spazio non completo
perché su questo
spazio possiamo costruirci sopra (non
tutto il male vien per nuocere ...)
un'altra fondamentale struttura, quella indotta dal prodotto interno.
Il prodotto interno fra due vettori (i fisici lo chiamano di solito prodotto
scalare) è una operazione che
associa a due vettori un numero.
Per i vettori "ordinari" di
(spazio euclideo tridimensionale), il prodotto interno fornisce :
dove x ed y sono due vettori e
è l'angolo fra di essi.
Le applicazioni fisiche del prodotto interno sono innumerevoli (si pensi solo
alla definizione di lavoro).
Il prodotto interno soddisfa alcune importanti proprietà e soprattutto è
legato alla norma dalla seguente
formula fondamentale :
(infatti, l'angolo fra due vettori coincidenti è nullo per cui il coseno vale
1 ) cioè il prodotto interno fra
un vettore e
se stesso è uguale alla norma al quadrato del vettore.
Chiediamoci ora : possiamo definire un prodotto interno anche per uno spazio
funzionale, ed in particolare
per il nostro spazio
C[a,b] già dotato di
struttura vettoriale e di norma ?
La risposta è sì. Basta introdurre un prodotto interno che soddisfi le
proprietà tipiche dei prodotti interni
ed in particolare che soddisfi la
formula precedente ed automaticamente "erediterà" tutte le proprietà
dei prodotti interni.
Avremo perciò, per C[a,b] dotato della solita norma :
dove f e g sono funzioni di C[a,b] .
Infatti, se f = g , avremo :
che è uguale, come doveva essere, alla norma quadrata di f (cioè
).
Abbiamo così costruito uno spazio con prodotto interno.
Se uno spazio con prodotto interno è anche completo, esso prende il nome di spazio
di Hilbert.
Lo spazio C[a,b] dotato del prodotto interno definito sopra non è uno spazio di
Hilbert (purtroppo),
perché, come abbiamo già visto, non è completo.
Il fatto di potere fare il prodotto interno fra funzioni è una
"conquista" fondamentale del pensiero
matematico !!!
Le funzioni le possiamo così "maneggiare" come vettori a tutti gli
effetti e per esempio possiamo anche
verificare se due funzioni sono
ortogonali. Basta
che il loro prodotto interno (così
come per i vettori
"ordinari") sia
nullo. Basta cioè che :
<f , g> = 0 .
Se per due funzioni f e g si verifica questo, esse nono
ortogonali !!!.
Addirittura possiamo individuare sistemi di funzioni ortonormali (cioè funzioni
che, come vettori,
sono a due a due perpendicolari e di lunghezza (norma)
unitaria) e scomporre una funzione qualunque
rispetto ad un tale sistema
ortonormale, così che si potrà scrivere :
dove le
costituiscono il sistema di funzioni ortonormali
e le
sono le
componenti della funzione (vettore) rispetto a quel
sistema ortonormale.
Gli sviluppi in serie di Fourier ed altri si basano proprio su questi concetti.
Si noti che il numero di vettori che costituiscono il sistema ortonormale,
ovvero il numero delle
componenti del vettore, è in questo caso
infinito.
Gli
spazi funzionali hanno dimensione infinita !!!
Non entriamo oltre nei particolari perché a questo punto nascerebbero infinite
problematiche (in cui
la completezza gioca un ruolo fondamentale). E' come avere
scoperto un "territorio vergine" dalle
innumerevoli potenzialità.
A noi è qui bastato appena prenderne coscienza e renderci conto che tutto ciò
è meraviglioso ed
affascinante.
Per finire, ci potremmo chiedere : ma a che serve tutto ciò ?
Oltre alle molte implicazioni matematiche in tutte le problematiche relative
alle funzioni (comprese le
equazioni
differenziali, gli sviluppi in serie, il calcolo variazionale ecc.) gli spazi funzionali giocano
un ruolo fondamentale nella meccanica quantistica, senza i quali essa non potrebbe sussistere.
Lo stato di un sistema quantistico è descritto completamente da una funzione,
la funzione d'onda
('psi'), che è un vettore dello spazio di Hilbert delle
funzioni a quadrato sommabile
(non molto
dissimile dal nostro esempio di
C[a,b] ma, per fortuna, completo !!).
Ad una grandezza fisica osservabile corrisponde un sistema di stati
in cui il sistema
quantistico può
trovarsi,
stati corrispondenti ad un sistema
ortonormale di funzioni di
.
Un sistema quantistico è in un certo stato ben definito (relativo ad una
grandezza fisica) se una misura
fatta sul
sistema
fornisce con
certezza il
valore della grandezza relativo a quello stato.
Per esempio, se un elettrone si trova nello stato corrispondente
all'energia E , ogni misura effettuata
su di lui fornirà lo stesso valore E .
Le componenti della funzione d'onda
del sistema quantistico rispetto alle
varie funzioni del sistema
ortonormale corrispondente
ad una grandezza fisica,
rappresentano le probabilità di trovare il sistema
quantistico in
quei particolari stati.
E qui fisica e matematica diventano una sola cosa ...
Fine.
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