E-school di Arrigo
Amadori
Miscellanea
Relatività e meccanica quantistica ... at a
glance ... (parte 3')
Meccanica quantistica
La base matematica della meccanica quantistica è l'analisi funzionale delle funzioni a quadrato sommabile.
- a - funzione d'onda
In meccanica quantistica non esiste il concetto di traiettoria continua ("principio di indeterminazione di Heisenberg", 1927).
Contrariamente a ciò che avviene nella meccanica classica, quindi, una particella non è caratterizzata in ogni istante da una posizione e da una velocità che variano in modo continuo.
Le proprietà fisiche di una particella (o da un sistema di particelle), in meccanica quantistica, sono definite da una funzione, detta funzione d'onda, delle coordinate e del tempo.
Nella meccanica quantistica classica (qui trattata) lo spazio è tridimensionale euclideo e dotato di un sistema di coordinate cartesiane ortogonali. Il tempo è assoluto. Ci limitiamo, quindi, ad una impostazione non relativistica.
La funzione d'onda "psi" di una particella è :
ed i sui valori sono in generale numeri complessi.
La funzione d'onda di una particella è tale per cui :
.
Il valore
rappresenta la probabilità di trovare (in un processo di misura)
la particella in un volume "infinitesimo"
in un certo istante
.
Il modulo quadro
della funzione d'onda è la densità di probabilità relativa al punto
al tempo
.
Graficamente :

Facendo la somma di tutte le probabilità infinitesime
su tutto lo spazio
si ha :
,
cioè la probabilità di trovare la particella
in tutto lo spazio
è la certezza
.
Se la particella è vincolata a muoversi su di una retta, si ha il cosiddetto moto unidimensionale.
In questo caso la funzione d'onda è semplicemente :
.
D'ora in poi, per esigenze di semplicità, salvo diversa indicazione, considereremo solo moti unidimensionali di una particella.
La densità di probabilità
e la probabilità
di trovare la particella nell'intervallo
in un certo istante
sono visualizzabili come nel seguente esempio grafico :

La probabilità
di trovare la particella nell'intervallo
in un certo istante
è data dall'integrale :
.
Graficamente :

La probabilità di trovare la particella in tutto l'asse
in un certo istante
è
,
cioè si ha :
.
Graficamente :

- b - equazione di Schrödinger (1926)
La funzione d'onda di una particella evolve nel tempo a causa delle forze che agiscono sulla particella stessa.
Per esempio, nel seguente grafico abbiamo la densità di
probabilità di una particella ai tempi
,
,
:

Utilizzando un grafico tridimensionale, in cui la variabile
sia un asse coordinato, si ha :

L'equazione differenziale che esprime la variazione della funzione d'onda nel tempo è l'equazione di Schrödinger. Si tratta dell'equazione fondamentale della meccanica quantistica.
Conosciuta in un certo istante la funzione d'onda di una particella (o di un sistema di particelle) e le forze che agiscono su di essa (o nel sistema di particelle), l'equazione di Schrödinger fornisce la funzione d'onda in tutti gli istanti successivi.
In una dimensione, l'equazione di Schrödinger è :
,
dove
("acca tagliato") è la costante
di Planck divisa per
(quindi
),
è la massa
della particella e
è l'energia potenziale della medesima che si suppone essere una
funzione della coordinata spaziale.
Inoltre
è la derivata parziale prima della funzione d'onda rispetto al tempo e
è la derivata parziale seconda della funzione d'onda rispetto allo spazio.
La soluzione esatta dell'equazione di Schrödinger è possibile solo in pochi casi. In generale si utilizzano tecniche di approssimazione numerica al computer (vedi http://lnx.arrigoamadori.com/CalcoloNumerico/Schroedinger/schroedinger.htm ).
- c - la funzione d'onda come vettore dello spazio delle funzioni a quadrato sommabile
La funzione d'onda
può essere immaginata come un vettore di uno spazio vettoriale.
Graficamente (in forma simbolica) :

Tale spazio vettoriale viene detto spazio delle
funzioni a quadrato sommabile
.
In questo spazio vettoriale possiamo definire il prodotto interno (prodotto scalare) fra due vettori analogamente a come si fa con i vettori ordinari.
Se
,
, sono due vettori
di
definiamo
il loro prodotto interno simbolizzandolo con la scrittura
.
Esattamente si definisce :
dove
è il coniugato complesso di
.
Si deduce allora che :
.
Questa formula spiega il perché dell'appellativo "a quadrato sommabile"
dato a
.
Il prodotto interno
ha le seguenti proprietà :
dove .
Analogamente a ciò che avviene per i vettori ordinari, possiamo scrivere :
![]()
dove con il simbolo
intendiamo
la norma (intensità, lunghezza) di un vettore e
è l'angolo fra i due vettori.
Graficamente (in forma simbolica) :

Si ha :
![]()
per cui la norma di un vettore
è :
.
Due vettori
,
, sono ortogonali
(perpendicolari) se
, cioè quando :
.
Graficamente (in forma simbolica) :

Supponiamo di costruire in
un sistema di vettori ortonormali, cioè un insieme di vettori
perpendicolari a due a due e ciascuno di norma
unitaria.
Il fatto fondamentale è che, a differenza dello spazio
ordinario
in
cui al massimo si possono definire
vettori ortogonali alla volta, per lo spazio delle funzioni
d'onda
, tale insieme di vettori ortonormali è di numero infinito
!!! Per questo motivo, si dice che lo spazio
ha dimensione infinita.
Chiamiamo tali vettori ortonormali :
.
Per essi si ha :
.
Un qualunque vettore
può essere espresso come combinazione lineare di vettori ortonormali
.
Si ha cioè :
![]()
dove la somma è infinita.
Graficamente (in forma simbolica, considerando solo
dimensioni) :

Questo fatto, in meccanica quantistica, va sotto il nome di "principio di sovrapposizione degli stati" e significa che una particella si trova "contemporaneamente" in una sovrapposizione di stati diversi.
I numeri, in generale complessi,
sono detti le componenti del vettore
rispetto al sistema ortonormale
.
Una singola componente è data da :
.
Graficamente (in forma simbolica, per una componente) :

(le linee tratteggiate indicano le lunghezze dei vettori)
- d - grandezze fisiche ed operatori
In meccanica quantistica, ad ogni grandezza fisica della meccanica classica si fa corrispondere un operatore ("principio di corrispondenza").
Si tenga presente che vi sono grandezze fisiche quantistiche, come lo spin, che non corrispondono ad alcuna grandezza fisica classica !!!
Un operatore è una funzione che nello spazio
associa
un vettore ad un altro.
Dato un generico operatore
(indichiamo in questo modo un operatore), avremo perciò :
.
L'operatore
fa quindi corrispondere al vettore
il vettore
.
Gli operatori della meccanica quantistica sono operatori lineari, operatori per i quali vale la legge di linearità :
,
dove
,
, sono numeri.
Alla grandezza fisica classica "coordinata" (posizione)
corrisponde
l' "operatore quantistico coordinata"
.
Alla grandezza fisica classica "quantità
di moto"
corrisponde
l' "operatore quantistico quantità di moto"
.
Alla grandezza fisica classica "momento
angolare"
corrisponde
l' "operatore quantistico momento angolare"
.
Alla grandezza fisica classica "energia"
corrisponde
l' "operatore quantistico energia"
.
ecc.
D'ora in poi, salvo diversamente indicato, prenderemo in
considerazione solo l'operatore energia
.
Tale operatore, di cui non daremo qui la forma matematica, è detto anche operatore hamiltoniano.
Consideriamo la seguente equazione operatoriale :
dove
è un numero.
Tale equazione è detta "agli autovalori".
Risolvendo questa equazione si ricavano certi valori
, detti autovalori
dell'operatore
ed, in corrispondenza, certi vettori
(di norma unitaria) , detti autovettori dell'operatore
.
Ad ogni autovalore
corrisponde cioè il proprio autovettore
. Si ha cioè la corrispondenza :
.
Gli autovettori sono detti anche autostati.
Si dimostra che gli autovettori
dell'hamiltoniano
formano un sistema ortonormale, cioè sono vettori di norma
unitaria ortogonali a due a due.
Un generico vettore
(funzione d'onda di una particella) può essere quindi
posto nella forma (scomposto nelle sue componenti) :
dove :
.
Questo fatto è di estrema importanza e costituisce il "punto focale" di tutta la meccanica quantistica.
Applichiamo ora l'operatore
al vettore
.
Considerando che
è lineare, si ottiene :
.
Calcoliamo anche il prodotto interno :
.
Sfruttando le proprietà di linearità del prodotto interno, si ottiene :
cioè, in sintesi :
.
Questo risultato è fondamentale.
Se interpretiamo i valori :
![]()
come le densità di probabilità di trovare,
in un processo di misura, i valori delle energie
(rispettivamente)
, l'espressione
rappresenta il valore medio dell'energia.
Scriveremo allora :
.
Questa espressione è, in un certo senso, il "punto di arrivo" della meccanica quantistica, "punto" in cui l'apparato matematico (in verità molto astratto) si "riconduce" alla realtà fisica.
Sintetizzando :
una particella
è descritta da un vettore (funzione d'onda)
le cui componenti
rispetto ad un sistema ortonormale di autovettori
dell'energia
rappresentano (i loro moduli quadri) le densità di
probabilità che la particella, in un processo di misura, sia
trovata avere i valori dell'energia rispettivamente
.
Lo stesso, fatte le dovute precisazione, vale per le altre grandezze fisiche.
Supponiamo che una particella sia descritta dalla funzione
d'onda
che è uno degli autovettori dell'energia.
Per questa particella si ha :
.
Il valore medio dell'energia per questa particella è quindi :
.
Questo significa che una particella descritta da un particolare autovettore si trova ad avere un'energia ben determinata, l'autovalore dell'energia corrispopndente a quell'autovettore. Per questo motivo, si usa il temine autostato come sinonimo di autovettore.
Un autostato di una certa grandezza è una funzione
d'onda (uno stato) in cui la particella viene trovata, in una misura, ad assumere un ben determinato valore
certo, con probabilità
.
Negli altri stati, che non siano autostati,
la particella è in una sovrapposizone di autostati e vi è
una probabilità diversa da
che in una misura la particella possa essere trovata assumere
un particolare valore fra i possibili autovalori.
L'insieme degli autovalori di un operatore quantistico di una certa grandezza fisica si chiama spettro.
Abbiamo qui mostrato lo spettro discreto (discontinuo)
degli autovalori
dell'operatore hamiltoniano
. In meccanica quantistica, altre grandezze fisiche
hanno anche spettri continui, ovvero autovalori che variano con
continuità.
Anche l'operatore
, in certi casi, ha spettro continuo o addirittura misto.
Il fatto che uno spettro possa essere anche continuo non costituisce un problema all'apparato concettuale fondante la meccanica quantistica.
A causa degli spettri continui vi è solo una complicazione nell'apparato matematico.
Le somme
corrispondenti agli sviluppi dei vettori nelle loro componenti,
dovranno essere sostituite, nel caso di spettro continuo, da
opportuni integrali.
Fine.