E-school di Arrigo
Amadori
Matematica
Introduzione
- 01 - Un viaggio appassionante.
La nascita della
matematica probabilmente avviene quando l'umanità passa dalla fase di
cacciatore-raccoglitore a quella di
agricoltore-allevatore, quando cioè sorsero le esigenze
di dividere il
territorio, amministrare le risorse, razionalizzare la vita sociale che si
stava
formando nelle prime città. La
matematica nasce con la civiltà e con essa cresce e ne
condivide i destini.
Possiamo riassumere
l'intera matematica in alcuni capisaldi fondamentali che corrispondono anche
grosso modo alla sua evoluzione
storica :
- geometria euclidea →→
- algebra →→
- geometria analitica →→
- calcolo differenziale →→
- spazi astratti →→
- geometrie non euclidee →→
Naturalmente questa
suddivisione schematica della matematica va considerata solo per fini di
utilità di studio.
In effetti esistono molti altri capitoli e ciascuno di questi si compone poi di
molte
parti.
Una menzione
particolare va alla logica matematica che studia le regole che stanno alla
base
della matematica
stessa. Sorprendentemente la matematica è addirittura in grado di studiare sé
stessa, di avere
sé stessa come suo capitolo.
Tutti
questi capitoli, però, sono intimamente collegati fra loro perché l'interrelazionalità
interna
alla matematica è il riflesso dell'unità del
cosmo : tutte le cose sono in relazione fra loro.
La matematica, col
procedere della civiltà, diventa sempre di più la base di ogni conoscenza.
Da semplice
strumento per scopi pratici, diventa via via lo strumento principale della conoscenza
della
realtà.
La mente umana non
è in grado di conoscere l' "essenza" delle cose. La mente umana è in
grado
di conoscere solo
le "relazioni" che intercorrono fra i vari costituenti della realtà e
la matematica
fornisce il modo,
la via per giungere alla conoscenza delle leggi del cosmo che esprimono
queste
relazioni.
Galileo, nel '600,
per primo scopre questo concetto e pone le fondamenta al "metodo scientifico"
definendone la
natura, gli scopi ed i metodi. Il metodo scientifico
si basa appunto sulla
misura
delle grandezze
fisiche che caratterizzano i fenomeni per giungere
alle relazioni matematiche che li
caratterizzano.
La conoscenza,
quindi, consiste nello scoprire le equazioni matematiche che esprimono come
le
grandezze relative
agli oggetti costituenti il cosmo sono in relazione fra loro, cosmo di cui
fa parte
ogni cosa, compresi
noi stessi.
Tutte le cose che
esistono, ogni fenomeno, ogni evento, compresa la vita stessa (anche nelle
sue
implicazioni
sociali), possono essere studiate ed analizzate. Di ciascun fenomeno si può scoprirne
le leggi che vi stanno alla
base e queste leggi sono esprimibili in forma matematica.
La matematica è in
definitiva la forma stessa della mente umana, il tramite fra noi ed il cosmo, i
nostri
veri "occhi" che ci
permettono di vedere con esattezza cosa è dentro noi e fuori di noi. Non vale la pena
allora
di affrontare questo
viaggio nella conoscenza che appare come il viaggio più bello ed appassionante
che si possa fare ? La
matematica dovrebbe allora dare un immenso piacere a chi vi si avvicina, ma ...
La scuola, così
come è stato fino ad oggi, ha "insegnato" la matematica in un modo
spesso errato
ottenendo
il nefasto risultato di allontanare dal piacere della matematica generazioni
intere di
giovani. La scuola è colpevole
di
questo "crimine" culturale perché
della matematica spesso ha
mostrato solo il
lato difficile, arido, frustrante e fuorviante : il calcolo fine a sé stesso.
La matematica è
invece costruzione intellettuale, ardita fantasia. Le
strutture matematiche, sia
algebriche
che geometriche, sono opere di altissima bellezza che possono
gareggiare appieno con i
capolavori della
letteratura e dell'arte. Le
stesse teorie fisiche non sono altro che ricostruzioni mentali, modelli matematici
della
realtà. Le moderne teorie
fisiche, come la teoria della relatività e la meccanica quantistica, sono
anche
stupende pagine di poesia
naturale, vertiginose costruzioni dell'intelletto umano in cui è bello
immergersi
totalmente e lasciarsi trasportare come nell'ascolto di un coinvolgente brano
musicale.
La cultura deve
essere unica, umanistica e scientifica assieme perché l'uomo è un tutt'unico
o, meglio,
l'uomo è un essere
che tende dalla complessità all'unità, all'uno. Niente di meglio della
matematica lo
può aiutare a
raggiungere l'unità che egli anela perché la matematica stessa è un processo
di unificazione
che parte dalla
apparente complessità di numeri e figure geometriche per poi giungere
all'unità rappresentata
da strutture
semplici ed astratte.
Le cose appaiono
complesse ed il cosmo si manifesta a noi in una incredibile quantità di fenomeni
diversi e molteplici. La
matematica ci aiuta a capire che la complessità è apparente e che tutte le
cose
sono riconducibili a
pochissimi principi ed entità, forse ad un solo principio, ad una sola forza.
Passiamo ora in
rassegna ai capitoli precedentemente elencati.
- 02 - Geometria euclidea.
Euclide visse ad
Alessandria d'Egitto nel terzo secolo avanti Cristo. Nei suoi "Elementi", che
forse
costituiscono il
più antico trattato di matematica conosciuto, riportò sistematicamente le
conoscenze
di geometria note
ai suoi tempi.
Non sappiamo in
cosa consistette il suo apporto personale rispetto alle conoscenze della sua
epoca,
di certo va a lui
il merito di avere raccolto e ordinato la vasta materia ponendola in forma di
teoria
ipotetico-deduttiva
con una profetica operazione di estrema modernità.
Il merito di
Euclide sta appunto nell'avere raccolto in un sistema ipotetico-deduttivo tutto
il vasto
sapere geometrico
fino a
lui noto. Un sistema ipotetico-deduttivo è basato su un insieme
di
assiomi (postulati,
affermazioni valide a priori di cui non si discute la verità) e di regole
logiche e di
calcolo in modo tale che
ogni teorema (proposizione, affermazione vera basata su certe ipotesi) sia
deducibile in dipendenza dagli assiomi e
dalle regole logiche di partenza.
La geometria
euclidea è il primo esempio conosciuto di sistema ipotetico-deduttivo ed è così
perfetto
(nel corso della
storia vi sono stati apportati solo aggiustamenti non sostanziali) che ancora oggi è
valido (lo sarà per sempre) e costituisce la base di tutti i corsi scolastici
di geometria.
La geometria
euclidea è la geometria che si ricava direttamente dall'esperienza. Essa viene
studiata a fondo
in ogni corso
scolastico per cui non ne riporteremo qui i principi e gli sviluppi perché
possono essere
considerati noti a
tutti.
Riporteremo qui
solo alcuni importanti affermazioni della geometria euclidea perché ci
serviranno in seguito :
- il postulato delle rete parallele : per un punto P esterno ad una retta
r passa
una ed una sola retta
parallela alla retta r
- il teorema di Pitagora : in un triangolo rettangolo la somma dei quadrati
costruiti sui cateti eguaglia il
quadrato costruito sull'ipotenusa, I = C1 + C2

- il teorema della somma degli angoli interni di un triangolo : la somma degli
angoli interni di un triangolo
eguaglia un angolo piatto, a + b + c = 180°

Il postulato delle
rette parallele gioca un ruolo particolarmente importante. Esso rappresentò un
enigma per
due millenni fino
all' '800. Esso sembra così ovvio che per secoli si cercò di dimostrare che non è un assioma,
ma è un teorema
conseguenza degli altri assiomi. I tentativi in tal senso furono tutti vani,
anzi, alla fine, si dimostrò
esattamente il
contrario : il postulato delle rette parallele non è deducibile dagli altri
postulati.
Se addirittura ci
si libera del significato usuale attribuito agli oggetti della geometria (punti,
rette ecc.) e li si
considera oggetti
astratti, ovvero definibili a piacere, purché in modo assiomaticamente esatto,
si perviene
all'incredibile
risultato che possono esistere geometrie assiomaticamente corrette per le quali il
postulato delle
rette parallele non è
valido.
Forse, Euclide
aveva già intuito la possibilità dell'esistenza di geometrie non-euclidee e
qui, forse, sta la sua
vera grandezza.
Approfondiremo questi concetti nella parte dedicata alle geometrie non euclidee (→→).
→→
inizio
- 03 - Algebra.
L'algebra si occupa
dello studio dei
numeri, le loro proprietà e le operazioni fra di essi. L'algebra
fiorì nel
medio evo specialmente grazie
agli arabi (algebra stessa è una parola di origine araba
così come algoritmo).
Oggetto
dell'algebra sono i numeri e le operazioni fra di essi. Ma non solo. Nel corso
dei secoli
si passò a
sostituire i numeri stessi con le lettere e si scoprirono le regole che stanno alla
base
delle espressioni e delle
equazioni.
L'algebra è
oggetto di studio nei corsi di scuola media inferiore e superiore, mentre
l'aritmetica, la
parte dell'algebra
che si occupa espressamente dei numeri, è insegnata a livello di scuola
elementare.
Gli indirizzi
moderni dell'algebra vanno verso una astrazione completa, ovvero l'attenzione
viene posta
sulle regole che
stanno alla base delle cosiddette strutture algebriche senza pensare che gli
elementi
di queste strutture
possano essere numeri o altro. Essi (gli elementi) possono essere oggetti di qualunque
tipo perché quello che
è veramente importante sono le
regole e le proprietà a cui questi elementi soddisfano,
non gli oggetti stessi
che così possono essere anche di natura diversa dai numeri.
Una struttura
algebrica, nel senso moderno, è un insieme di oggetti qualunque (non
necessariamente,
quindi, solo numeri)
dotati di una o
più operazioni definite su di essi (una operazione è una relazione fra
due oggetti
dell'insieme ed un terzo).
In base a come sono
definite le proprietà a cui devono soddisfare le operazioni fra gli oggetti
della struttura
si hanno strutture
diverse : gruppi, anelli, corpi, campi ecc. , solo per nominarne alcuni.
E' nell' '800 che
avviene un completo ripensamento dei concetti che stanno alla base dell'algebra
(così come
dell'intera
matematica) e si ricostruisce tutto il pensiero matematico dalle fondamenta per
trasformarlo alla luce
dell'ottica
ipotetico-deduttiva. La matematica era cresciuta in modo caotico,
spontaneo, quasi da sé. E' così
che si sentì forte
il bisogno di ripensare, analizzare, rifondare tutta la matematica per mettere
ordine e soprattutto
per capire le
regole che stanno alla base di essa.
L'enorme lavoro di
ricostruzione e sistemazione della matematica avvenne fin dalle sue
fondamenta : il concetto
di insieme. Sulla
teoria degli insiemi viene rifondata tutta la matematica fino ad arrivare all'ardita
conclusione
che ogni oggetto matematico è un
insieme o è un elemento di un insieme. I numeri stessi (a parte i numeri
naturali 1 , 2 , 3
,... che vengono dati come esistenti a priori) sono insiemi, ovvero classi
di equivalenza :
per esempio il
numero intero -1 è considerato come l'insieme di tutte le coppie
ordinate di numeri naturali
per cui la differenza
è -1 cioè -1 = {(1 , 2) , (2 , 3) , ecc. ecc.}.
La funzione stessa
è un insieme, è un insieme di coppie ordinate.
Molti matematici
parteciparono a questo immenso sforzo. Fra di essi ricordiamo il grande Cantor,
a cui si deve
quasi per intero la
rifondazione assiomatica della teoria degli insiemi.
Come esempio di
struttura algebrica riportiamo qui il gruppo. Un gruppo è un insieme di
elementi qualunque su cui
è definita una
operazione, che indichiamo con * , che gode della proprietà associativa,
ovvero (a*b)*c = a*(b*c) .
Un gruppo deve
contenere un elemento neutro, detto unità u , tale che a * u
= u * a = a , dove a è un elemento
qualunque del
gruppo. Infine, per ogni elemento a del gruppo deve esistere un
elemento a¯¹, detto inverso, cioè
tale che a *
a¯¹ = a¯¹ * a = u .
Vediamo alcuni
esempi di gruppo :
- il gruppo dei numeri interi con l'operazione somma : infatti
vale la proprietà associativa (es. (2 + 3) + 4 = 2 + (3 + 4))
esiste l'unità 0 (es. 2 + 0 = 0 + 2 = 2)
per ogni numero intero esiste l'inverso additivo (es. 2 + (-2) = (-2) + 2 =
0)
- il gruppo delle rotazioni delle figure sul piano con l'operazione * (dove A *
B significa eseguire
la rotazione B poi, successivamente, la rotazione A ) :
infatti
vale la proprietà associativa (es. (A * B) * C = A * (B * C))
esiste la rotazione unitaria I , cioè la rotazione di angolo nullo (es. A
* I = I * A = A)
per ogni rotazione esiste la rotazione inversa (es. A * A¯¹ = A¯¹ * A =
I)
→→
inizio
- 04 - Geometria analitica.
Dall'antichità
classica fino a tutto il medioevo ed oltre la matematica risultava divisa in due
parti apparentemente
separate ed
autonome : la geometria e l'algebra. Da una parte le figure geometriche e le
loro proprietà, dall'altra
i numeri, le
espressioni e le equazioni con le loro proprietà.
Fu nel 1637,
con la pubblicazione del libro " La Geométrie", che Cartesio propose la fusione delle due branche
in una sola, la
geometria analitica.
Cartesio (anche
accogliendo idee precedenti a lui) propose un sistema algebrico-geometrico
basato sul sistema
di assi ortogonali
che da lui prese il nome di assi cartesiani. Ogni punto del piano viene
associato ad una coppia
di numeri, dette
coordinate (ascissa ed ordinata) del punto ed ogni curva del piano viene
associata ad una equazione
che lega la x
(ascissa, asse orizzontale) con la y (ordinata, asse verticale) in modo univoco.
Nella prima figura
che segue è mostrato come si associa ad un punto una coppia ordinata di
coordinate. Nella
seconda figura
viene mostrato come si associa ad una retta una equazione di primo grado che
lega la x alla y
e tale che ogni
punto sulla retta abbia coordinate che soddisfino l'equazione della retta :

Con la geometria
analitica si associa così ad ogni ente geometrico un ente algebrico e viceversa
e questa unificazione
produce vantaggi
enormi. L'invenzione di Cartesio fu tale da schiudere di fronte
all'umanità un nuovo mondo da
esplorare ricco di
proficue conseguenze.
Ogni problema di
matematica, fisica, economia ecc. può da allora essere espresso,
rappresentato in una forma
altamente
significativa, semplice e diretta, visuale, tale da semplificarne addirittura la
soluzione.
La geometria
analitica rappresenta l'inizio della matematica moderna e da allora il progresso
matematico è continuo
e costante. Senza
la "rivoluzione" cartesiana il progresso scientifico (e quindi
tecnologico) sarebbe ancora fermo
al medioevo.
Come ulteriore
esempio di come si possa associare ad una curva una equazione, mostriamo come si
trova
l'equazione della
circonferenza centrata nell'origine e di raggio R :
Ogni punto
P sulla circonferenza dista R dal centro 0 .
Essendo OH = x e PH = y , per il teorema di Pitagora
si ha x
² + y ² = R ² che è appunto l'equazione della circonferenza che viene
soddisfatta dalle coordinate
di ogni punto su di
essa.
Una curva qualunque
è rappresentata da una equazione (funzione) che simbolicamente si indica
con y = f(x) .
Le coordinate
x ed y dei punti della curva, e non altri, soddisfano
l'equazione della curva :
→→
inizio
- 05 - Calcolo differenziale.
Il calcolo
differenziale (detto anche calcolo infinitesimale) è sicuramente il capitolo più
proficuo della matematica
specialmente per quanto riguarda le applicazioni fisiche.
Il calcolo
differenziale nasce fra '600 e '700 per opera principalmente di Leibnitz e
Newton ed è basato sul
concetto di limite,
ovvero il comportamento di una funzione y = f(x) al
tendere di x ad un numero od
all'infinito.

Nell'esempio, la
funzione f(x) tende a b per x tendente
ad a , tende a c per x tendente a più
infinito, tende
a 0 per x tendente a meno infinito, tende a più
infinito per x tendente a d da sinistra,
tende a meno
infinito per x tendente a d da destra.
Gli oggetti
principali del calcolo differenziale sono la derivata e l'integrale.
La derivata indica
la pendenza di una curva in un punto, ovvero è legata all'angolo che la retta
tangente ad
una curva in un
punto forma con l'asse delle ascisse (x).
Consideriamo una
funzione y = f(x) ed un punto P(x0 ,
f(x0)) sulla curva. Immaginiamo un punto P'
diverso da P . Successivamente immaginiamo un punto P''
, un punto P''' ecc. ecc. sempre più vicini
al punto P (così come è indicato nella figura sottostante).
Costruiamo i rapporti P'H'/H'P , P''H''/H''P
,
P'''H'''/H'''P , ecc. ecc. Questi rapporti
(che definiscono le pendenze delle rette secanti PP' , PP'' , ecc.)
tendono ad un numero che si
chiama derivata della funzione nel punto x0 e si indica
col simbolo f '(x0) .

Nel processo
indicato, le secanti PP' , PP'' , PP''' ecc. ecc. tenderanno allora
a diventare la retta tangente
alla curva nel punto P e la
derivata esprimerà la pendenza della suddetta retta tangente (vedi la figura
sottostante) :
La derivata di una
funzione in un punto ha tali implicazioni da renderla uno strumento di
fondamentale
importanza per
tutta la matematica e la fisica. La derivata è fra i principali strumenti di
conoscenza della
realtà.
Mostriamo qui come
la derivata può essere utilizzata nell'approssimazione di una funzione.
Nella figura che
segue è visualizzato un classico problema di approssimazione : calcolare il
valore
approssimato della
funzione f = f(x) nel punto di ascissa x0 + h dati
il valore della funzione
nel punto di
ascissa x0 ed il valore della derivata della funzione nel
punto di ascissa x0 ovvero f ' (x0).
Siccome la derivata
in P è la pendenza della retta tangente alla curva nel punto
stesso, si avrà
f ' (x0) = QH/HP =
QH/h da cui si ricava QH = f ' (x0) * h .
QH +
f(x0) rappresenta un valore approssimato della funzione nel punto di
ascissa x0 + h tanto più h
è piccolo, ovvero
il punto P' si avvicina al punto P . L'errore che commettiamo
in questa approssimazione
è uguale alla
misura del segmento QP' che diventa sempre più piccola (tende a 0)
all'avvicinarsi
di Q'
a P , ovvero al decrescere di h .
Essendo QH
+ f(x0) = f ' (x0) * h + f(x0) , abbiamo ottenuto una approssimazione del valore
della
funzione nel punto
di ascissa x0 + h conoscendo il valore della funzione e della sua
derivata nel punto
di ascissa x0
e questa approssimazione è tanto migliore quanto più h è piccolo
(tendente a 0).
Il risultato qui
trovato è di fondamentale importanza perché in un numero grandissimo di casi
concreti
non si conosce la
funzione e quindi non si può sapere i valori che essa assume in ogni punto.
Spesso,
al contrario, si
conosce il valore di una funzione in un punto e la sua pendenza in quel punto.
Con la derivata si
è quindi in grado di conoscere il valore (approssimato) della funzione in un
punto
vicino e quindi se
si conoscesse la derivata in ogni punto,
iterando il procedimento, si troverebbe il
valore della
funzione in tutti i punti successivi. In questo modo si potrebbe costruire una
funzione
incognita, di cui
non si conosceva inizialmente la forma.
In fisica quanto
abbiamo detto è di fondamentale importanza e lo scopo della fisica stessa è di trovare
delle equazioni che
leghino le grandezze in esame e le loro derivate. Queste equazioni si
chiamano
equazioni
differenziali e le leggi della fisica sono espresse da equazioni differenziali.
L'altro importante
oggetto del calcolo differenziale è l'integrale. Anche l'integrale è un limite
e definisce
l'area della
superficie che una curva forma con l'asse delle x fra due punti
:
L'integrale viene
definito come un processo al limite immaginando di dividere la superficie in
strisce
(per esempio
rettangoli) sempre più piccole. La somma di infinite strisce di area
infinitesima darà il
valore della
superficie in esame, ovvero l'integrale della funzione f(x) da
a a b che si scrive come .
indicato in figura
Nelle figure
sottostanti descriviamo il processo di definizione dell'integrale :
Aumentando il
numero di rettangoli l'area ottenuta dalla loro somma approssima sempre meglio
l'area cercata ed,
al limite, l'approssimazione tende al valore esatto dell'area cercata.
→→
inizio
- 06 - Spazi astratti.
Lo spazio
geometrico della nostra esperienza è uno spazio euclideo tridimensionale,
ovvero
è un insieme di
punti in cui vale la geometria euclidea. Ogni punto è caratterizzato da una
terna
di numeri (x
, y , z) rispetto ad un sistema di assi cartesiani ortogonali
tridimensionale :
Nel caso ci si
limiti ad un piano, lo spazio diventa bidimensionale, mentre se si considera
una sola retta, i
punti su di essa formano uno spazio monodimensionale.
A questo punto
sorge spontanea una domanda : esistono spazi euclidei a dimensione
maggiore
di 3 ?
Ovviamente spazi di
tali dimensioni non avrebbero un corrispondente con l'esperienza ma nulla
vieta di immaginare
tali spazi dal punto di vista teorico, astratto.
E' quindi possibile
definire uno spazio euclideo a n dimensioni semplicemente
considerando
che ogni punto
abbia una n-upla di coordinate e che valga il teorema di Pitagora per calcolare
la distanza fra due
punti di questo spazio.
Nel caso di n = 5
, per esempio, due punti hanno coordinate P(a1 , a2 , a3 , a4 ,
a5) e
Q(b1 , b2 , b3 , b4 , b5)
e la
distanza PQ si calcola col teorema di Pitagora :
PQ ² = (a1 - b1) ² + (a2 - b2) ² + (a3 - b3) ² + (a4 - b4) ² + (a5 - b5)
²
Naturalmente la
distanza fra due punti di uno spazio a più di 3 dimensioni non ha riscontro
pratico,
ma concettualmente
una simile distanza è valida quanto quella fra punti di spazi a dimensioni
minori o
uguali a 3 (gli
spazi della nostra esperienza).
Il caso di n
= 4 ha una particolare importanza perché rappresenta lo spazio fisico in
cui i fenomeni
fisici si
esplicano. Alle tre dimensioni spaziale si aggiunge una quarta dimensione
temporale ottenendo
così lo
spazio-tempo quadridimensionale di Einstein (in esso la distanza fra due punti si calcola però
in
modo diverso dallospazio euclideo
sopra definito). La fisica, in questo modo, si collega intimamente
alla
geometria.
Abbiamo così
introdotto la possibilità di creare, inventare spazi astratti e questo si può
fare in molti
modi diversi, a
seconda di quale proprietà si vuole sottolineare. Si possono addirittura creare
spazi
ad infinite
dimensioni.
Negli esempi
precedenti gioca un ruolo fondamentale la distanza fra due punti. Tali spazi si
chiamano
spazi metrici. Se
l'accento viene posto sulla possibilità di creare intorni di punti (insiemi che
contengono
i punti stessi) si ottiene
uno spazio topologico. Esistono poi gli spazi vettoriali, gli spazi di Banach,
gli
spazi di Hilbert ecc.
ecc.
I processi di
astrazione che portano alla creazione di nuovi spazi matematici si basano tutti
sul fatto che
i punti di tali
spazi non sono più in generale punti geometrici, così come li intendiamo nella
esperienza
pratica, bensì
sono oggetti qualunque.
Uno spazio astratto
è quindi un insieme di oggetti qualunque che si chiamano punti e che
soddisfano
certe proprietà.
La parola "punto", quindi può specificare i punti geometrici
veri e propri oppure oggetti
di altro tipo.
Uno spazio, per
esempio, può essere formato da funzioni. Ogni funzione è un
"punto" di quello spazio.
Se le proprietà a cui soddisfano i punti (le funzioni) di quello spazio sono
applicabili formalmente,
per
esempio, anche ad uno spazio fatto di punti geometrici, si considera che quei
due spazi sono
equivalenti. Sono costituiti da elementi diversi ma hanno le stesse proprietà.
Se si conoscono
tutte le proprietà di un certo spazio esse possono essere applicate "in
toto" ad un altro
spazio equivalente
al primo.
Questo processo è
di fondamentale importanza. Consideriamo a questo proposito l'esempio delle funzioni
d'onda Ψ della meccanica
quantistica. Una funzione d'onda Ψ descrive la probabilità di
trovare una
particella in un
certo punto dello spazio. Questa probabilità (in verità si tratta di una
densità di probabilità)
è uguale al
quadrato del valore assoluto della funzione d'onda (che è una funzione a valori
reali ed immaginari).
Le funzioni
d'onda Ψ formano uno spazio funzionale
dotato di certe proprietà identiche a quelle degli
spazi di Hilbert.
Tutte le proprietà degli spazi di Hilbert si applicano pienamente anche allo
spazio
delle funzioni
d'onda Ψ . Lo spazio delle
Ψ è quindi uno spazio di Hilbert.
A causa di ciò, per
esempio, una certa
Ψ può essere scomposta rispetto
ad un sistema di funzioni d'onda
ortogonali
di base come se
fosse un vettore di uno spazio di Hilbert qualunque :
Ψ = a1 * Ψ1 + a2 * Ψ2 +
a3 * Ψ3
(in verità il numero di dimensioni di questo spazio di Hilbert sarebbe
infinito, ma il concetto non
cambia)
Questo
risultato ottenuto applicando direttamente allo spazio delle Ψ le proprietà specifiche
degli
spazi di Hilbert,
è di fondamentale importanza perché, fisicamente, le componenti della Ψ così trovate
rappresentano la
probabilità che ha la particella di trovarsi nello stato rappresentato via via
dalle
funzioni d'onda Ψ1
, Ψ2 , ... (queste probabilità sono
rispettivamente a1 , a2 , ...).
→→
inizio
- 07 - Geometrie non euclidee.
La geometria della
nostra esperienza comune è la geometria euclidea. Essa è un sistema
ipotetico-deduttivo
basato su ben
determinati assiomi e regole logiche. Tutti i teoremi sono deducibili dai
postulati e dalle regole.
Abbiamo già
mostrato in precedenza che possono esistere altri sistemi ipotetici-deduttivi
altrettanto validi
logicamente.
Nell' '800, Bolyai
e Lobacewski mostrarono che si potevano creare geometrie non euclidee
semplicemente
rinunciando al
postulato delle rette parallele. Naturalmente in queste geometrie i concetti di
punto, linea ecc.
devono essere
ridefiniti.
Mostriamo qui (per
grandi linee) il modello di Klein di uno spazio non euclideo cosiddetto
iperbolico :
I punti di questo
spazio non euclideo sono quelli racchiusi nell'ellisse. Una retta di questo
spazio è una corda
qualunque
dell'ellisse, per esempio la retta PQ che è individuata dai
punti A e B . Preso un punto qualunque
O dello
spazio per esso possono essere prese infinite rette (tutte le corde dell'ellisse
passanti per O). Se
definiamo la retta
parallela ad una retta data come quella retta che non ha punti in comune con
essa, si
deduce che in
questo spazio, per il punto O , passano infinite rette parallele
alla retta data PQ .
Nella figura, la
retta r1 incontra PQ , le rette r2 ed
r3 non incontrano PQ , quindi sono parallele ad essa.
Abbiamo così
costruito una geometria non euclidea in quanto qui non vale più il postulato
delle rette parallele
secondo il quale,
per un punto passa una ed una sola retta parallela ad una retta data.
Come altro esempio
di geometria non euclidea consideriamo la geometria della superficie sferica. Le
rette
di questa geometria
sono i cerchi massimi. Dato un punto P sulla superficie sferica ed
una retta (circolo
massimo) r che non passi per P , non esiste
nessuna retta parallela alla retta r perché tutte le rette
che passano
per P , essendo cerchi massimi, incontrano la retta
r :
Questa geometria
non euclidea ha una interessante proprietà : la somma degli angoli interni di
un tringolo
qualunque (sulla
superficie sferica) non è uguale ad un angolo piatto, come succede sempre
nella
geometri euclidea.
Consideriamo il tringolo disegnato in figura :
esso ha 3 angoli
retti, per cui la somma degli angoli è diversa da un angolo piatto (due angoli
retti).
A questo punto
sorgono spontanee alcune domande : la geometria dello spazio che costituisce
l'universo è
ovunque euclidea ?
Siamo certi che lo sia nella piccola scala della nostra esperienza quotidiana,
ma lo è
anche per distanze
maggiori ? Potrebbe essere che la geometria in grande scala dell'universo sia
non
euclidea ma che lo
diventi con grande approssimazione localmente, in piccola scala ?
A queste domande si
può rispondere solo con l'osservazione astronomica e con teorie che descrivono
l'universo in
grande scala. La teoria della relatività generale di Einstein si occupa appunto
di questo
fondamentale
problema.
→→
inizio
08 - Indirizzi moderni.
Il processo di
assiomatizzazione, l'iscrizione di una teoria matematica dentro una struttura
logica formata da
assiomi e regole,
assieme al processo di astrazione, passaggio dal concreto all'astratto, sono
processi di
fondamentale
importanza in matematica e caratterizzano la matematica moderna rispetto alla
matematica del
passato.
Sicuramente sono la vera peculiarità della matematica moderna.
Questi processi (assiomatizzazione
ed astrazione) sono l'essenza della matematica moderna. Attraverso
ciò si perviene
a teorie la cui "verità" è in sé, non dipendente dalla natura degli
oggetti di cui si occupa
la teoria stessa.
Questo è molto importante perché se una teoria matematica è dimostrata essere
vera
a livello astratto
lo sarà anche a livello concreto, ovvero la si potrà applicare a casi concreti
particolari.
Tutte le proprietà
di un sistema ipotetico-deduttivo possono essere applicate volta per volta ad oggetti
particolari che si è
verificato avere le stesse proprietà del sistema stesso. Per esempio, le proprietà di
un campo sono applicabili ai
numeri reali così come ai numeri complessi. Le proprietà di un gruppo
si
possono applicare ai numeri
interi così come alle rotazioni (come già mostrato sopra).
Sorge a questo
punto l'esigenza di determinare se un sistema ipotetico-deduttivo è completo
e se è
coerente. Per
completezza si intende il fatto che ogni proposizione (teorema) all'interno del
sistema
sia una conseguenza
dei postulati del sistema. Per coerenza si intende il fatto che ogni
proposizione
all'interno del
sistema sia corretta e non porti a contraddizioni od antinomie.
Intuitivamente si
è portati a pensare che ogni sistema ipotetico-deduttivo possa essere
esteso
opportunamente in
modo da renderlo completo e non contraddittorio. Le ricerche in questa
direzione, invece,
portarono ad un risultato inaspettato dalle conseguenze profonde.
Nel 1931 Gödel
enunciò il suo rivoluzionario teorema :
un sistema ipotetico-deduttivo o è incompleto o è cotradditorio.
Questo significa
che, per esempio, già nell'aritmetica esistono proposizioni che non sono
dimostrabili usando
gli assiomi dell'aritmetica stessa e che, se altri assiomi venissero aggiunti
allo
scopo, si troverebbero poi
altre proposizioni non dimostrabili. Viceversa se si aggiungessero
tutti gli assiomi necessari a
rendere il sistema completo, allora l'aritmetica diverrebbe
contraddittoria.
In altre parole,
non è possibile dimostrare la verità di una teoria matematica restando al
suo
interno.
Il teorema di
Gödel ha profonde implicazioni e dopo la sua pubblicazione il panorama
del pensiero
matematico è mutato profondamente. Alla fine dell' '800 sembrava che la
matematica fosse
sul punto di essere "terminata" e compiuta : nulla di più errato, la
"creazione"
matematica sarà
senza fine.
Fine.
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