E-school di Arrigo
Amadori
Analisi I
Integrali di Riemann
01 – Introduzione.
L’integrale è, oltre alla
derivata, l’altro “oggetto” fondamentale che sta alla base del calcolo
differenziale. Con gli integrali si calcolano principalmente le aree ed i volumi
ma, dato il legame
stretto fra derivate ed integrali, essi entrano direttamente
nelle soluzioni delle equazioni differenziali.
Gli integrali costituiscono essi
stessi le cosiddette equazioni integrali dove, invece delle derivate,
sono
presenti gli integrali delle funzioni incognite.
Ciò è di estrema importanza
perché una equazione integrale può in linea di principio essere meglio
approssimata numericamente di una analoga equazione differenziale (omettiamo la
dimostrazione
di questa affermazione perché trattata altrove). Essendo la
soluzione analitica (esatta) delle equazioni
differenziali possibile solo in
pochissimi casi, si capisce ancora di più l’importanza degli integrali :
data
una equazione differenziale, ove possibile, è conveniente trasformarla in
equazione integrale
e poi approssimarne le soluzioni tramite tecniche di calcolo
numerico.
02 – La misura.
Alla base della teoria degli integrali sta la teoria
della misura che stabilisce i concetti e le regole
riguardo alla misurazione
degli insiemi di numeri reali (anche dei sottoinsiemi del prodotto
cartesiano
R ⁿ = R x R x …). Qui occorre solo introdurre alcuni concetti
fondamentali relativi
alla misura su
R . La trattazione completa
della teoria della misura verrà fornita altrove.
Dato un intervallo limitato
A di estremi
a e
b con a ≤ b , si definisce misura dell’intervallo
il
numero b – a
e si indica con :
mis A =
b - a
Un insieme vuoto misura
0 in quanto può
essere considerato come un intervallo aperto del tipo
]a , a[ (per cui
mis A = a – a = 0). Un insieme costituito da un solo punto ha anche
esso stesso
misura nulla, perché può essere considerato come un intervallo
chiuso [a , a]
(contenente solo
il punto a
).
Il concetto di misura nulla può
essere generalizzato ad insiemi più complessi dei due esempi dati
tramite il
concetto di insieme di misura nulla secondo Lebesgue
Sia A un
sottoinsieme proprio di R . Si dice che A
ha misura nulla secondo Lebesgue o
L-misura nulla e si scrive
μ(A) = 0 se per
ogni ε reale
positivo esiste un insieme finito o
numerabile di intervalli aperti In con
n appartenente ad un
sottoinsieme M
di N
tale
che :
Esempi :
- 1 -
la misura dell’insieme vuoto è nulla (già dimostrato)
- 2 -
ogni sottoinsieme finito di R è un insieme di L-misura nulla. Lo possiamo
intuire
graficamente, per esempio, nel caso di
A = {1, 2, 3}:
Infatti, per
ogni ε reale positivo, si possono prendere tre intervalli
aperti la
cui somma delle misure è minore di
ε e che
contengono l’insieme A
- 3 –
l’insieme dei numeri naturali
N è di L-misura nulla. Ciò
si intuisce come
estensione dell’esempio precedente
- 4 -
ogni sottoinsieme numerabile di
R ha L-misura nulla.
In particolare l’insieme
Q dei numeri razionali (omettiamo la dimostrazione che è
intuibile dalle
considerazioni precedenti).
Il concetto di L-misura nulla è
molto importante perché introduce il concetto di quasi-dappertutto.
Una affermazione fatta
relativamente agli elementi di un sottoinsieme A di
R , se vale per
tutti i
punti di A
eccetto che per i punti di un sottoinsieme di
A di L-misura nulla,
si dice
che vale quasi-dappertutto su
A .
Come esempio consideriamo la
funzione :
y = 1 / x
, per
x ≠ 0
y = 0
, per
x = 0
essa è continua su tutto
R eccetto che per
x = 0 . Essendo l’insieme
{0} di L-misura nulla,
la funzione è continua quasi-dappertutto su
R .
03 – Definizione di
integrale.
L’integrale di una funzione fra due punti rappresenta la misura dell’area
che il grafico della
funzione forma con l’asse delle ascisse considerando
l’area con segno positivo se la funzione
è positiva, negativo se la funzione
è negativa :
Questo è il significato
geometrico dell’integrale. Per definirlo analiticamente si può pensare di
dividere la superficie in questione in parti che la approssimano e sommarne le
aree. In questo
modo si ottiene una misura approssimata dell’area. Prendendo
parti sempre più piccole (di
area più piccola) ma in numero maggiore si
approssima sempre meglio l’area cercata che
viene ottenuta così come limite
della somma di infiniti parti infinitamente piccole.
Vediamo come questo processo si
può definire rigorosamente.
Consideriamo una funzione
f definita
sull’intervallo limitato e chiuso [a, b] .
Consideriamo
una scomposizione finita
σ dell’intervallo.
Per scomposizione finita di un
intervallo si intende un insieme di punti dell’intervallo {x0, x1, …, xn}
con
a = x0 <
x1 < x2
… < xn = b .
Ogni intervallo Ik
= [xk-1 , xk] con k da
1 ad
n
si chiama componente della scomposizione. Se una
scomposizione contiene un’altra scomposizione,
si dice che è più fine
dell’altra. L’insieme di tutte le scomposizioni finite dell’intervallo [a , b] si
indica con Ω(a ,
b) .
Scelti arbitrariamente
n punti
ξ1, ξ2, ξ3,…,ξn
ciascuno appartenente agli n
intervalli
componenti della scomposizione σ
si consideri la somma :
Si dice che
f è integrabile su
[a , b] se esiste il
limite di tale somma, ovvero se esiste
S
reale tale che :
per ogni scomposizione
σ appartenente
ad Ω (a , b)
tale che mis Ik
< δ(ε) per
ogni
k
e qualunque sia la scelta dei punti
ξ1,…, ξn
.
Il limite
S , se esiste, si
chiama integrale di Riemann e si scrive :
Graficamente :
Esiste un’altra definizione di
integrale di Riemann (basata sulle somme inferiori e superiori che
si ottengono prendendo i min e max della funzione negli
intervalli in cui viene scomposto [a,b] )
che è equivalente a questa che preferiamo per la sua
immediatezza.
Il simbolo
∫ è una
Σ stilizzata
ed indica appunto che l’integrale è una somma. Il simbolo
dx indica la misura
infinitesima degli intervalli componenti la scomposizione.
∫ f(x)dx indica,
quindi, la somma di infiniti addendi ciascuno dei quali è l’area di un
rettangolo di base dx
ed
altezza f(x)
lungo tutto l’intervallo [a
, b] .
L’insieme delle funzioni
numeriche reali definite sull’intervallo
[a , b] che sono
integrabili secondo
Riemann (per cui esiste l’integrale secondo Riemann) è
denotato con
R [a , b] .
Per l’esistenza
dell’integrale di una funzione definita su un intervallo vale il fondamentale
teorema
di Lebesgue-Vitali (omettiamo la dimostrazione) :
una funzione
numerica reale definita su [a
, b] è integrabile secondo Riemann
se e solo se
è ivi limitata e continua quasi-dappertutto.
Esempi :
- 1 -
l’integrale della funzione
y = c , dove
c è un numero reale,
sull’intervallo
[a , b]
vale c * (b –a)
in quanto la funzione rappresenta una retta parallela
all’asse delle
ascisse per cui l’integrale è l’area del rettangolo di base
[a , b]
ed altezza
c . Algebricamente,
utilizzando la definizione di integrale :
- 2 -
l’integrale della funzione
y = x sull’intervallo [0 , 1] vale
1/2 per ovvie
considerazioni geometriche. Algebricamente :
dove abbiamo scomposto l’intervallo
[0 , 1] in
n intervalli di misura
1/n
ed abbiamo preso
per il calcolo l’estremo destro di ogni intervallo componente.
04 – Calcolo
dell’integrale (impostazione del problema).
Per il calcolo dell’integrale,
purtroppo, non esistono formule generali come per il calcolo della
derivata per
cui un integrale è calcolabile analiticamente (esattamente) solo in pochi casi.
In
particolare non esiste una formula per l’integrale del prodotto o del
rapporto fra due funzioni.
Nella prassi, il calcolo di un
integrale viene approssimato con l’uso di tecniche di calcolo
numerico al
calcolatore. L’approssimazione di un integrale è un problema di semplice
soluzione (esistono vari metodi molto efficaci) e si possono ottenere
approssimazioni
grandi a piacere, fino alla precisione massima di un computer
(essendo l’integrale
approssimabile da una somma di prodotti).
Passiamo ora in rassegna ad
alcuni importanti teoremi utilizzabili nel calcolo dell’integrale
(omettiamo
le dimostrazioni).
- 1 -
Siano f
e g due funzioni appartenenti ad
R[a , b] (integrabili
nel senso
di Riemann sull’intervallo
[a , b] ). Si ha che le funzioni definite su
[a , b] :
f + g
f * g
f / g se g ≠
0 nell’intervallo
[a ,b]
c * f dove c è
un numero reale
|f|
appartengono
ad R[a , b] .
- 2 - Sia
f appartenente ad R[a , b]
e c
un punto di [a , b] .
Si ha :
- 3 - Siano
f e
g appartenenti ad
R[a , b] . Si ha
(teorema di linearità) :
dove c
è un numero reale.
- 4 - Siano
f e
g appartenenti
ad R[a , b]
. Sia f(x)
≤ g(x) quasi-dappertutto
su [a , b] . Si ha :
- 5 -
Sia f
appartenente ad R[a
, b] allora esiste μ reale
tale che (teorema
della media) :
se di più f è continua su
[a , b] allora esiste
un c appartenente
all’intervallo
tale che :
graficamente :
- 6 -
Sia f
appartenente ad R[a
, b] . Si conviene di porre :
05 – Teorema fondamentale
del calcolo integrale.
Sia f
appartenente ad R[a , b]
e sia x0
un punto di [a ,
b] . Consideriamo la
funzione :
graficamente :
Questa è una funzione
assolutamente continua ed è chiamata funzione integrale. Essa ha
derivata in tutti i punti in cui f
è continua (quindi quasi-dappertutto su
[a , b] ) e vale
la formula (omettiamo la dimostrazione) :
che è la formula fondamentale
del calcolo integrale.
Questa formula esprime il legame
fra derivata ed integrale è alla base del calcolo integrale.
06 – Calcolo
dell’integrale.
Data una funzione numerica reale
f definita su
[a , b] si definisce primitiva
di f
una
funzione continua Φ
su [a . b]
tale che :
per ogni punto di
[a , b] . Le primitive di una funzione sono ovviamente infinite. Infatti
se Φ
è una primitiva di f
lo è anche Φ
+ c , dove
c è un qualunque
numero reale. Esistono
anche funzioni che non hanno primitiva.
Una primitiva della funzione
f si chiama anche integrale
indefinito (in contrapposizione
con l’integrale fra due punti detto anche integrale
definito) e si indica con ∫
f(x) dx .
Esempi di primitive :
-
y = c
à
Φ = cx
-
y = x
à
Φ = (1/2) *x ^ 2 (dove
^ indica l’operatore
di
elevamento a potenza)
-
y = x ^ 2
à
Φ = (1/3) *x ^ 3
-
…
…
-
y = x ^ n
à
Φ = (1 / (n + 1))
* x ^ ( n + 1)
-
y = sen x
à
Φ = - cos x
-
y = cos x
à
Φ = sen x
La determinazione di una primitiva di una funzione data
può essere considerata come l’operazione
inversa del calcolo della derivata
di una funzione. Si tratta quindi di trovare una funzione la cui
derivata
eguaglia la funzione data.
Questo problema non è risolubile in modo generale.
Non esistono formule generali per trovare la
primitiva di una funzione
data (così come invece esistono per trovare la derivata di una funzione).
Ci si
basa soprattutto sull’intuito e su una buona conoscenza delle derivate delle
funzioni di uso
comune.
Ricavare una primitiva di una funzione data è
fondamentale perché un basilare teorema (di cui non
diamo la dimostrazione)
afferma che :
se f
è una funzione continua su [a
, b] e Φ è
una sua primitiva allora :
Il calcolo di un integrale si riduce allora nel trovare
una primitiva di una funzione.
Esempio :
07 – Integrazione per
sostituzione.
In presenza di funzioni
composte, un integrale può essere semplificato in vista di una possibile
soluzione.
Si ha l’importante teorema
detto dell’integrazione per sostituzione (diamo qui una versione
del teorema più restrittiva ma di più semplice utilizzo (omettiamo la
dimostrazione)) :
Sia
f una funzione
continua su [a , b]
e sia g una
funzione continua crescente o
decrescente su
[a ,b] (e quindi
invertibile) dotata di derivata prima su
[a , b] .
Allora si ha :
dove g ‾ ¹
indica la funzione inversa di
g .
Come esempio di integrazione per
sostituzione calcoliamo l’integrale :
sostituendo ad
x la funzione
x =
g(t) = t / 2 e
tenendo presente che g’(t)
= 1/2
e che
la funzione inversa di g
è t = 2x
, si ottiene :
08 – Integrazione per
parti.
Nel caso che la funzione
integranda contenga come fattore una derivata, è possibile utilizzare
il
teorema dell’integrazione per parti. In questo modo, dove possibile,
si può tentare di
semplificare
l’integrale al fine di pervenire
ad una sua soluzione (omettiamo al dimostrazione) :
siano
f e
g due funzioni continue su
[a, b] ed ivi dotate
di derivate prime esse
stesse continue su
[a , b] . Allora si ha :
Come esempio di integrazione per
parti calcoliamo l’integrale :
considerando che
cos x è la derivata
di sen x
e che 1
è la derivata di x
, si ottiene :
09 – Integrale
generalizzato (o improprio).
La definizione di integrale di
Riemann è relativa alle funzioni numeriche reali definite sull’intervallo
[a , b] . La definizione può essere estesa, generalizzata, anche per
funzioni definite sugli intervalli
[a
, b[ ,
]a , b] ,
[a , +∞[ e ]-∞ , b] se
il limite dell’integrale di Riemann nei punti dove la
funzione non è definita
od agli infiniti (positivo e negativo) converge. Più precisamente :
- se f
è definita su [a , b[
ed è integrabile su [a
, b - ε] per ogni
ε > 0
, ε < b – a
ed
è reale il limite :
- se f è definita su ]a
, b] ed è integrabile su
[a + ε , b] per ogni
ε > 0
, ε < b – a
ed
è reale il limite :
- se f
è definita su [a ,
+∞[ ed è integrabile
su [a , b]
per ogni b
> a ed è reale
il
limite :
- se f
è definita su ]-
∞ , b] ed è
integrabile su [a , b]
per ogni a
< b ed è reale
il
limite :
In tutti questi casi si dice che
la funzione è integrabile in senso generalizzato (od improprio).
Esempi :
graficamente :
la funzione
pur essendo divergente in 0
, è integrabile in senso generalizzato su
[0 , 1] .
graficamente :
Esistono due importanti teoremi
che assicurano se una funzione è integrabile in senso
generalizzato che si
riferiscono ai concetti di infinitesimi e d infiniti (omettiamo le
dimostrazioni) :
- 1 -
Sia f
una funzione definita su
[a , +∞[
integrabile su [a
, b]
per ogni b > a
. Sia f
un infinitesimo per x
à
+∞ . Se l’ordine
di
f rispetto ad
1/x per
x à
+∞ è maggiore di
1 allora
f
è integrabile in
senso generalizzato su [a ,
+∞[ .
- 2 -
Sia f
una funzione definita su
[a , b[ integrabile
su [a , b - ε]
per ogni
ε positivo e
minore di b - a
. Sia f
un infinito per x à
b- .
Se l’ordine di
f rispetto ad 1 / (b – x)
per x à
b- è minore di 1
allora
f è integrabile in
senso generalizzato su [a , b] .
Infine, se la funzione
|f| è integrabile in
senso generalizzato si dice che f
è assolutamente
integrabile in senso generalizzato. Se una
funzione è assolutamente integrabile in senso
generalizzato è anche
integrabile in senso generalizzato. L’inverso non è vero.
Fine.
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