E-school di Arrigo
Amadori
Geometria analitica
Geometria differenziale (3' parte)
Prendiamo qui in considerazioni
le principali proprietà delle curve sghembe.
09
– Curve in R³.
Segnaliamo le seguenti importanti nozioni
:
- 1 -
punti notevoli
Consideriamo un punto
P di una curva di R³
ed un generico piano passante
per esso. Il piano interseca la curva in
uno o più punti fra cui il punto P
contato
uno o più volte.
Quando in
P cade una sola intersezione
della curva col piano generico si dice
che
P è un punto semplice.
Se invece in
P cadono
s intersezioni (s > 1) si
dice che P
è un punto
multiplo
di molteplicità s . In particolare
se s = 2
il punto si dice doppio, se
s
= 3 si dice triplo ecc.
Se P è un punto
semplice della curva, la retta tangente alla curva in
P è la
retta che ha un
contatto con essa del primo ordine (almeno).
Se P è un punto
semplice della curva, per esso passano infiniti piani aventi
con la curva in
P due intersezioni
coincidenti. Detti piani si dicono piani
tangenti alla curva in
P e formano un fascio il cui
asse coincide con la retta
tangente alla curva in
P .
Quando la retta tangente alla
curva nel punto semplice P
ha con essa un
contatto esattamente del primo ordine, il punto
P si dice semplice
ordinario
(o regolare). Un punto che non sia ordinario si dice singolare.
I punti multipli sono punti
singolari.
Per le curve trascendenti vi
sono poi altri punti singolari dovuti alle problematiche
di continuità e
derivabilità. Non considereremo simili singolarità.
Supponiamo che P
sia un punto doppio della curva di equazioni parametriche
. Il piano generico passante per P ha equazione
.
Le intersezioni fra la curva ed
il piano si ottengono risolvendo il sistema che
conduce, sostituendo,
all’equazione
. Per
il punto
P (essendo
P doppio) vi saranno due
valori di u
che forniscono
le coordinate di P
. Siano questi valori
.
Se
, il punto
P è origine di due rami
della curva e per ciascun
ramo si ha un fascio di piani tangenti ed una tangente
(asse del fascio di
piani tangenti). Quando le due tangenti sono distinte, il
punto doppio P
si chiama nodo se le tangenti sono reali (se
sono reali
distinti) o
punto
isolato se le tangenti sono immaginarie (se
sono complessi
coniugati). Se
invece le due tangenti coincidono si ha una singolarità più
complessa (nodo
di specie superiore).
Se
, si ha
per ogni valore di
a, b, c
(basta sviluppare in serie di Taylor f, g, ed h
con punto iniziale
, sostituire
nell’equazione del
piano e considerare che di debbono avere soluzioni di
molteplicità 2
per ogni piano passante per P
) per cui si deve avere
. Il punto doppio P
è allora origine di un solo
ramo e si chiama cuspide (come
per le curve piane). Vi è allora un solo fascio
di piani tangenti in
P con asse
coincidente
con la tangente
cuspidale (la dimostrazione proviene da una continuazione del
procedimento
precedentemente indicato).
- 2 - retta tangente
La retta tangente alla
curva di equazione
nel punto
corrispondente al valore
del parametro
u è la seguente :
dovendo la retta e la curva
avere un contatto del primo ordine (almeno).
Questa formula è valida solo per i
punti in cui le tre derivate prime delle
funzioni che costituiscono
l’equazione parametrica della curva non sono
tutte nulle. Quando il punto di
contatto è un punto semplice ciò è assicurato.
- 3 - piano osculatore
Il piano con cui una curva ha
in un suo punto semplice ed ordinario un contatto
del secondo ordine (almeno) si
chiama piano osculatore.
Sia
l’equazione parametrica
della curva e
un suo
punto (semplice ed
ordinario) corrispondente al valore
del parametro
u .
Il piano generico passante per P
ha equazione
.
Le condizioni perché il piano
e la curva abbiano in P
un contatto del secondo
ordine (almeno) sono :
Questo sistema di tre
equazioni nelle tre incognite a , b
, c ha soluzioni non
tutte nulle
quando vale :
(la prima riga è stata
ottenuta dalla differenza fra il piano generico e la prima
equazione del
sistema).
Questa è appunto
l’equazione del piano osculatore nel punto
P .
Risolvendo il determinante si
ottiene :
Si noti che, affinché il
piano sia determinato, occorre che i coefficienti del
piano non siano tutti
nulli. Ciò equivale a che non siano tutti nulli i minori
del secondo ordine
estratti dalla seconda e terza riga del determinante
ovvero che la matrice
formata dalla seconda e terza riga del determinante
abbia rango 2 . Nel caso contrario, il piano osculatore non è
determinato.
Se il piano ha un contatto del
terzo ordine (almeno) con la curva nel punto
P si dice che il piano osculatore
è stazionario.
Le condizioni perché un piano
sia stazionario sono :
dove non tutti i minori del
secondo ordine estratti dalle prime due righe sono
nulli (per evitare che vi sia
un flesso (vedi paragrafo seguente)).
Una curva piana ha i propri
piani osculatori coincidenti con il
piano su cui giace
la curva.
Una curva i cui piani
osculatori sono stazionari, è una curva piana.
- 4 -
punti di flesso
Un punto semplice
P di una curva è un punto
di flesso (o punto di inflessione)
se la retta tangente in quel punto
alla curva ha con essa un contatto del secondo
ordine (almeno).
La tangente alla curva in un
suo punto di flesso si chiama tangente d’inflessione
e se il contatto
della curva con essa è esattamente del secondo ordine il flesso si
dice ordinario.
In un punto di flesso di una
curva i piani passanti per la tangente di inflessione
hanno tutti un contatto
del secondo ordine (almeno) (ciò deriva dalla definizione
di contatto fra curva
e superficie) per cui, essendo detti piani infiniti, in un punto
di flesso il
piano osculatore è indeterminato.
Questa considerazione ci fa
pervenire alla condizione di flesso :
dove la curva ha la usuale
equazione parametrica e dove le derivate prime
non devono essere tutte nulle (il
punto di flesso deve essere un punto semplice).
Se la curva ha equazioni
(cioè si ha
x = u ) le condizioni di flesso
sono :
Se i punti di una curva sono
tutti punti di flesso, come nel caso di R²
, la curva
è una retta.
- 5 - triedro principale
Consideriamo un punto
P semplice ordinario di una curva. Le rette perpendicolari
alla
tangente passanti per P
formano il piano normale alla curva in P . Ognuno
di queste rette
si chiama normale alla curva in P . Fra queste, la normale giacente
sul piano osculatore si chiama normale principale alla curva in P (ed è la
retta
intersezione fra il piano osculatore ed il piano normale). La normale alla
curva in
P perpendicolare al piano
osculatore si chiama binormale. Il piano individuato
dalla tangente e
dalla binormale si chiama piano rettificante.
Nel punto P
(semplice ed ordinario) la tangente, la normale principale e la
binormale formano un triedro trirettangolo le cui facce sono il piano normale,
il piano
rettificante ed il piano osculatore.
Questo triedro si chiama il triedro
principale della curva nel punto P
.
Il triedro principale può
essere utile quando si studia il comportamento di una
curva nell’intorno di un
suo punto P . Infatti, se si
sceglie un sistema di riferimento
centrato nel punto
P e con gli assi coincidenti
con le rette tangente, normale
principale e binormale alla curva in P ,
gli sviluppi in serie di Taylor con punto
iniziale in P delle
equazioni parametriche che determinano la curva risultano
particolarmente
semplici.
Scegliendo l’asse delle
x coincidente con la retta
tangente alla curva in P
,
l’asse delle y
coincidente con la normale principale e l’asse delle
z con la
binormale
(attenzione agli orientamenti dei tre assi ! essi devono essere tali
da
riprodurre un normale sistema tridimensionale di assi cartesiani ortogonali),
la curva di equazione
sviluppata in serie di Taylor
rispetto
all’origine P
è
e quindi, applicando le
condizioni
di contatto con gli assi, si perviene al risultato (omettiamo
la dimostrazione)
:
Questa è l’equazione di una
curva rispetto al triedro principale centrato
in un suo punto (sviluppata in
serie di Taylor rispetto al punto stesso).
- 6 - cerchio osculatore
Il concetto di cerchio
osculatore in R³
è analogo a quello in R² .
Il cerchio
osculatore ad una curva in un suo punto semplice ordinario è,
quindi, la
circonferenza che ha con la curva in quel punto un contatto del
secondo
ordine (almeno).
Per determinare l’equazione
del cerchio osculatore nel punto P
è sufficiente
considerare l’intersezione fra le infinite sfere
osculatrici alla curva in P
con il
piano osculatore in P
e prendere la circonferenza che ha il centro che giace
sul piano osculatore.
Data la complessità dei
calcoli, conviene riferirsi al triedro principale in P .
La generica sfera ha equazione
.
La curva, rispetto alle
coordinate del triedro principale ha equazione
per cui, sostituendo, si ottiene
.
Applicando le condizioni di
contatto in P (che è l’origine O
del sistema di
riferimento del triedro principale)
F(0) = 0 ,
F ‘ (0) = 0 ed F ‘’ (0) = 0 si
ottiene
.
Dovendo il centro del cerchio
osculatore stare sul piano osculatore, ovvero
sul piano
z = 0, deve essere
. Si ottiene quindi che il centro ed il raggio
del cerchio oscuralore sono :
- 7 -
flessione
L’inverso del raggio del
cerchio osculatore ad una curva in un suo punto
semplice ordinario si chiama flessione
o prima curvatura della curva in
quel punto.
Questa definizione è analoga
a quella data per le curve in R²
ed inoltre,
come per le suddette curve, esiste un’altra definizione di
flessione equivalente
alla precedente.
Consideriamo su di una curva i
punti semplici ed ordinari P
e P’
e definiamo
come verso positivo della curva quello che si ottiene al
crescere del parametro
u
dell’equazione parametrica della curva stessa. Consideriamo le tangenti
alla
curva in P
e P’ . Esse si considerano
orientate coerentemente all’orientazione
della curva. L’angolo formato dalle
semirette positive appartenenti alle due
tangenti si chiama curvatura
dell’arco PP’ . Il rapporto
fra la curvatura
dell’arco PP’
e la sua lunghezza si chiama curvatura media dell’arco
PP’ .
Si chiama flessione o prima curvatura della curva
nel punto P
il limite
a cui tende la curvatura media quando
P’ tende a
P . (Omettiamo la
dimostrazione dell’equivalenza delle due definizioni
di flessione).
- 8 -
torsione
Analogamente al concetto di
flessione si può definire il concetto di torsione
considerando però la
binormale (invece della tangente).
Consideriamo su di una curva i
punti semplici ed ordinari P
e P’
e definiamo
come verso positivo della curva quello che si ottiene al
crescere del parametro
u
dell’equazione parametrica della curva stessa. Consideriamo le
binormali
alla curva in P
e P’ . Esse si considerano
orientate positivamente coerentemente
ai sistemi di assi cartesiani costruiti
sui triedri principali in P
e P’ avendo
definito
il verso positivo delle tangenti confacente col verso positivo della
curva (il verso
positivo delle normali principali in
P e P’ li si può
prendere dalla parte in cui sta
la curva rispetto ad i piani rettificanti).
L’angolo formato dalle
semirette positive poste sulle binormali si chiama torsione
dell’arco
PP’ . Il rapporto fra la torsione dell’arco
PP’ e la sua lunghezza si
chiama torsione media dell’arco
PP’ . Si chiama torsione o seconda curvatura
della curva
nel punto P
il limite a cui tende la torsione media quando
P’ tende a
P .
Continua …
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