Operazioni Differenziali ed Integrali sui Campi Scalari (CS) e Vettoriali (CV)
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CS |
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· è uguale alla componente del gradiente nella direzione k. |
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CS |
∇F |
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· la direzione è perpendicolare alla superficie di livello, ed è quella di massima pendenza (lungo cui la variazione del campo è massima); · il modulo è uguale alla derivata direzionale nella direzione di massima pendenza; · è un campo conservativo (Teorema del Gradiente). |
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Integrale di Linea |
∫ C F(r)dr |
lim ∑ i F(ri) ∆ri |
· è un’immediata estensione dell’integrale definito. |
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∫ C F(r)∙dr |
lim ∑ i F(ri)∙ ∆ri |
· non dipende dal percorso se il campo è conservativo |
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CV |
ΓC(F) |
è l’integrale di linea lungo una curva chiusa |
· può essere calcolata scomponendo C in più curve chiuse e poi sommando; · è identicamente nulla se il campo è conservativo; · = 2πk oppure = 0 se il campo è radiale e proporzionale a 1/ρ; · è uguale al flusso del rotore (Teorema di Stokes). |
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Integrale di Superficie |
∫ S F(r)dσ |
lim ∑ i F(ri) ∆Si |
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∫ S F(r)∙dσ |
lim ∑ i F(ri)∙ ∆σi |
· è il Flusso del campo F attraverso la superficie S |
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Flusso attraverso una |
CV |
ΦS(F) |
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· può essere calcolato suddividendo V in più parti e poi sommando; · è uguale all’integrale di volume della divergenza (Teorema di Gauss); · = 4πk oppure = 0 se il campo è centrale e proporzionale a 1/r2. |
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CV |
∇∙F |
è un flusso per unità di volume |
· il suo integrale di volume (esteso a V) è uguale al flusso (attraverso ∂V) (Teor. di Gauss); · è positiva (negativa) in presenza di sorgenti (pozzi); · è nulla (per definizione) se campo è solenoidale. |
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CV |
∇xF |
è una circuitazione per unità di area |
· è identicamente nullo se e solo se il campo è conservativo; · è un campo solenoidale; · il suo flusso è uguale alla circuitazione del campo (Teorema di Stokes). |
Teoremi del Calcolo Vettoriale
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Teorema: |
Fondamentale del Calcolo |
del Gradiente |
di Gauss |
di Stokes |
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Oggetto da integrare: |
Derivata di una Funzione |
Gradiente di un Campo |
Divergenza di un Campo |
Rotore di un Campo |
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Tipo di integrazione: |
Integrale Definito |
Integrale di Linea |
Integrale di Volume |
Integrale di Superficie (Flusso) |
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Dominio di integrazione: |
Segmento di Retta |
Arco di Curva |
Volume |
Superficie |
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Confini del dominio |
Estremi del Segmento |
Estremi dell’Arco |
Superfici che racchiudono il Volume |
Archi di Curva che delimitano la Superficie |
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Valore dell’Integrale: |
Funzione Primitiva |
Campo |
Integrale di Superficie del Campo |
Integrale di Linea del Campo |
Principali Tipi di Campi e relative Proprietà
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Tipo di Campo |
Definizione |
Proprietà |
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la sua Circuitazione è identicamente nulla; |
· il suo Integrale di Linea non dipende dal percorso; · può essere espresso come Gradiente di un Potenziale Scalare; · è irrotazionale. |
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la sua divergenza è identicamente nulla |
· può essere espresso come rotore di un potenziale vettore; · le sue linee di flusso sono curve chiuse. |
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il suo rotore è identicamente nullo |
· è conservativo. |
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F(r) = a(r)er |
· è conservativo. |
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Centrale |
a(r) = k/r2 |
· il suo Flusso attraverso una superficie chiusa non dipende dalla forma della superficie, ed è uguale a 4π k se la superficie contiene l’origine, altrimenti è nullo. |
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F(r) = (k/ρ)et |
· la sua Circuitazione lungo una curva chiusa non dipende dalla forma della curva, ed è uguale a 2π k se la curva contiene l’asse di simmetria, altrimenti è nulla. |
I Campi Scalari ed i Campi Vettoriali sono sostanzialmente delle funzioni che associano ai punti dello spazio rispettivamente dei numeri reali e dei vettori.
Un Campo Scalare è una funzione che associa un numero reale ad ogni punto dello spazio (o di una certa regione di spazio).
ES: La temperatura o la pressione di una regione di spazio sono descritte da campi scalari.
NB: Il numero reale definito da un campo scalare non dipende dalla scelta di un particolare sistema di coordinate, è appunto uno scalare.
Detto ℰ N uno spazio euclideo N dimensionale (i cui punti indichiamo con P), ed X un suo sottoinsieme, un campo scalare è un’applicazione F: X→ ℝ, e può essere indicato con F(P).
Poiché ℰ N è isomorfo ad un qualsiasi spazio vettoriale reale VN, un campo scalare può anche essere considerato come una funzione che associa numeri reali a vettori e venire quindi indicato con F(v).
Un Campo Scalare è un’Applicazione F: (X ⊆VN) → ℝ
Per esprimere analiticamente un campo scalare è sufficiente individuare i punti di X per mezzo di un opportuno sistema di coordinate[1]: P = (x1, x2, … , xN). Così facendo il campo scalare F(P) diventa un’applicazione ℝ→ℝ, ed è quindi espresso da una funzione reale di più variabili reali f(xi).
Alla base di questa possibilità c’è l’isomorfismo esistente fra lo spazio euclideo ℰ N e lo spazio ℝN delle N-ple ordinate di numeri reali.
É necessario chiarire la differenza tra la F(P) e la f(xi): la F(P) prescinde da qualsiasi sistema di coordinate utilizzato per individuare i punti P del suo dominio, mentre la f(xi) è solo una delle tante possibili rappresentazioni di F(P), legata allo specifico sistema di coordinate utilizzato, ed è pertanto influenzata da un’eventuale trasformazione di coordinate. In termini formali, detta A: X→ℝN l’applicazione (biunivoca) che identifica i punti di X per mezzo di un particolare sistema di coordinate, abbiamo che f(xi) = F(X-1(xi)).
Questa distinzione è di fondamentale importanza nel momento in cui la nozione di campo scalare viene estesa alle varietà differenziabili, mentre risulta meno rilevante nel caso in cui il dominio del campo sia costituito da uno spazio euclideo o da uno spazio vettoriale reale (tanto che le due nozioni vengono spesso confuse[2] utilizzando la stessa lettera F per indicare indifferentemente sia F(P) che F(xi)).
NB: Nel caso in cui il dominio X coincida con l’intero spazio VN, allora il campo scalare può essere considerato come un operatore da VN ad ℝ ([3]).
Le nozioni di continuità e di differenziabilità di un campo scalare vengono ricondotte alle analoghe nozioni delle funzioni ℝN→ℝ:
Un campo scalare F: ℰN→ℝ viene detto continuo (differenziabile) se può essere rappresentato per mezzo di un’applicazione continua (differenziabile) ℝN→ℝ.
Un Campo Vettoriale è una funzione che associa un vettore ad ogni punto dello spazio (o di una certa regione di spazio).
ES: Per descrivere la corrente d’acqua di un fiume si potrebbe pensare di individuare le singole molecole d’acqua e considerare quindi la velocità vi(t) di ciascuna di esse, ma questo approccio, è difficilmente praticabile per il gran numero delle molecole. Risulta invece preferibile descrivere la velocità come una funzione dello spazio (oltre che del tempo): v = v(r, t). Per ogni punto r all’interno del letto del fiume si fornisce cioè, istante per istante, la velocità della molecola che in quel momento transita per quel punto. Il risultato è un campo vettoriale (variabile nel tempo).
Detti ℰ N uno spazio euclideo N dimensionale (i cui punti indichiamo con P), X un suo sottoinsieme, e WM uno spazio vettoriale reale M dimensionale, un campo vettoriale è un’applicazione F: X→ WM, e può essere indicato con F(P).
Poiché ℰ N è isomorfo ad un qualsiasi spazio vettoriale reale VN, un campo vettoriale può anche essere considerato come una funzione che associa vettori a vettori, e venire quindi indicato con F(v).
Un Campo Vettoriale è un’Applicazione F: (X ⊆VN) → WM .
Per esprimere analiticamente un campo vettoriale è sufficiente individuare i punti di X per mezzo di un opportuno sistema di coordinate: P = (x1, x2, … , xN). Così facendo il campo vettoriale F(v) diventa un’applicazione ℝN→ ℝM, ed è quindi espresso da una M-pla ordinata di funzioni reali di N variabili reali:

o, più sinteticamente: wk = Fk(vi), con k=1, 2, … , M e con i = 1, 2, … , N.
Alla base di questa possibilità c’è l’isomorfismo esistente fra un qualsiasi spazio vettoriale reale VN e lo spazio ℝN delle N-ple ordinate di numeri reali (e analogamente per WM e ℝM)..
Anche nel caso dei campi vettoriali valgono, relativamente alla distinzione tra la F(v) e le Fk(vi), delle osservazioni analoghe a quelle già svolte nel caso dei campi scalari.
NB: Nel caso in cui il dominio X di un campo vettoriale coincida con l’intero spazio VN, allora il campo vettoriale può essere considerato come un operatore da VN a WM.
Inoltre un campo scalare è un caso particolare di un campo vettoriale (dove la dimensione M del codominio è pari a uno).
Le nozioni di continuità e di differenziabilità di un campo vettoriale vengono ricondotte alle analoghe nozioni delle funzioni ℝN→ℝM. In Particolare:
Un campo vettoriale F: VN→WM viene detto continuo (differenziabile) se può essere rappresentato per mezzo di un’applicazione continua (differenziabile) ℝN→ℝM.
Alcuni tipi di Campi Vettoriali godono di particolari proprietà; ne diamo qui un elenco.
Anche se si fa riferimento a nozioni che verranno introdotte nel seguito, riteniamo comunque che questo elenco possa essere utile sia come riferimento, sia per chiarire le interrelazioni esistenti fra le diverse entità.
· Un campo vettoriale viene detto Conservativo se la sua Circuitazione lungo una qualsiasi curva chiusa è identicamente nulla. Esso gode delle sequenti proprietà:
a) il suo Integrale di Linea lungo una qualsiasi curva C dipende solo dagli estremi della curva (e non dalla particolare curva che li congiunge);
b) può essere espresso come il gradiente di un campo scalare (detto Potenziale Scalare);
c) è irrotazionale.
· In Fisica Classica una Forza Centrale descrive una interazione fra due particelle che (a) è diretta lungo la congiungente le due particelle, (b) ha un’intensità che dipende solo dalla distanza relativa fra le particelle (es. forza gravitazionale, forza elettrica). Ponendo una delle due particelle nell’origine e generalizzando, si ottiene la definizione di Campo Centrale:
· Un campo vettoriale viene detto Centrale se, in ogni punto P:
a) la sua intensità dipende solo dalla distanza del punto P da un punto fisso O (normalmente posto nell’origine);
b) la
sua direzione è parallela al segmento
.
Un Campo Centrale può quindi
essere espresso nella forma: F(r) = a(r)er
,dove r è il raggio vettore ed
è il versore radiale.
Un Campo Centrale è quindi dotato di Simmetria Sferica: esso assume cioè un valore costante lungo tutti i punti di una sfera centrata nell’origine. Inoltre tale valore dipende solo dal raggio della sfera, e la direzione del campo è sempre radiale (cioè perpendicolare alla superficie della sfera).
I Campi Centrali godono dell’importante proprietà di essere conservativi.
· Particolare importanza riveste il caso dei campi centrali proporzionali a 1/r2, ovvero dove: a(r) = k/r2.
Infatti sia il campo elettrostatico che quello gravitazionale sono di questo tipo.
Questi campi godono dell’importante proprietà che il loro flusso attraverso una qualsiasi superficie chiusa è indipendente dalla forma della superficie: è uguale a 4π k se la superficie contiene l’origine, altrimenti è nullo.
· Un campo vettoriale viene detto Radiale se, in ogni punto P:
a) la sua intensità dipende solo dalla distanza fra ρ il punto P ed una retta fissa R;
b) la sua direzione è tangente alla circonferenza C normale ad R passante per P.

Figura 1‑1 – Campo Radiale
Un Campo Radiale può quindi essere espresso nella forma: F(r) = b(ρ)et, dove ρ è il raggio della circonferenza C ed et è il versore tangente a C nel punto P.
Un Campo Radiale è quindi dotato di Simmetria Cilindica: esso assume cioè un valore costante lungo tutti i punti di un cilindro il cui asse coincide con la retta R. Inoltre tale valore dipende solo dal raggio del cilindro, e la direzione del campo è sempre tangenziale (cioè perpendicolare al raggio del cilindro).
· Particolare importanza riveste il caso dei campi radiali proporzionali a 1/ρ, ovvero dove: b(ρ) = k/ρ.
Infatti sia il campo elettrostatico di un filo rettilineo uniformemente carico che il campo magnetostatico di un filo rettilineo percorso da una corrente stazionaria sono di questo tipo.
Questi campi godono dell’importante proprietà che la loro circuitazione lungo una qualsiasi curva chiusa è indipendente dalla forma della curva: è uguale a 2π k se la curva contiene l’asse di simmetria, altrimenti è nulla.
· Un campo vettoriale la cui divergenza sia identicamente nulla viene detto Solenoidale, Esso può essere espresso come il rotore di un campo vettoriale (detto Potenziale Vettore).
· Un campo vettoriale il cui rotore sia identicamente nullo viene detto Irrotazionale. I campi irrotazionali sono conservativi.
La nozione di derivata introdotta per le funzioni reali di una variabile reale può essere estesa ai vettori che siano funzione di una variabile reale (ad esempio il raggio vettore r di una particella in moto: r = r(t)), definendo banalmente:
( 2‑a)
.
La definizione è ben posta in quanto a secondo membro abbiamo il prodotto della differenza di due vettori per uno scalare (1/∆t), e gli assiomi degli Spazi Vettoriali ci garantiscono che il risultato è ancora un vettore.
Detta poi f(t) una funzione reale di t, si verifica immediatamente che ∂t(f(t)r(t)) = (∂tf)r + f ∂tr (dove abbiamo utilizzato la notazione compatta).
Esprimendo r(t) in termini delle sue componenti xi(t) secondo una base {e(i)} , abbiamo che, se la base rimane fissa nel tempo (e quindi ∂te(i) = 0), risulterà: ∂tr(t) = ∂t(xi(t) e(i)) = (∂txi(t))e(i), e quindi, detti v = ∂tr e vi = ∂txi, risulta: vi = ∂txi.
L’ultima espressione esprime il fatto che, se la base rimane fissa, le componenti della derivata di un vettore sono uguali alle derivate delle sue componenti.
NB: Se invece la base è mobile, la relazione non è più così semplice, in quanto saranno presenti dei termini aggiuntivi (vedi p. es. l’accelerazione centrifuga e quella di Coriolis e le cosiddette forze apparenti).
e-school: Analisi II - Funzioni f: ℝN→ℝ differenziabili (2° parte) – 06 – Derivata secondo una direzione e secondo una retta
La Derivata Direzionale di un campo scalare F(r) secondo una direzione identificata dal vettore unitario k è definita come:
Alla base di questa definizione c’è il fatto che, se nel dominio di F a partire dal punto r0 ci spostiamo lungo una direzione prefissata k, il campo scalare F(r) si riduce ad una funzione di un’unica variabile (la distanda da r0), alla quale possiamo quindi applicare il procedimento “standard” di derivazione delle funzioni reali di una variabile reale.

Figura 2‑1 - Derivata direzionale
Come sappiamo (cfr. Calcolo Differenziale ed Integrale) il grafico di una funzione di due variabili F(x, y) è costituito dalla superficie z = F(x, y). Dato un punto P nel piano xy, consideriamo quindi la retta r del piano xy di direzione k e passante per P ed il piano π, parallelo all’asse z, contenente la retta r. L’intersezione del piano π con il grafico di F è una curva piana, la cui tangente nel punto F(P) è la derivata direzionale di F secondo la direzione k.
É necessario tener presente che, variando la direzione di k, il piano π ruoterà attorno ad una retta verticale passante per il punto P, e di conseguenza cambierà il profilo della sua intersezione con il grafico di F: ovviamente la derivata direzionale di una funzione dipende dalla direzione secondo cui essa viene calcolata!
Come vedremo nella ( 2‑e) la derivata direzionale secondo una direzione k è la componente del gradiente in quella direzione.
e-school: Analisi II - Funzioni f: ℝN→ℝ differenziabili (4° parte)
Consideriamo l’insieme di tutte le funzioni differenziabili F(x, y, z) (ovvero di tutti i campi scalari differenziabili F(r)). Ad ogni funzione è possibile associare la terna ordinata delle sue derivate parziali prime: (∂xF, ∂yF, ∂zF). Non è difficile verificare che – in virtù della linearità dell’operazione di derivazione – l’insieme di queste terne ordinate, dotato delle ovvie operazioni di somma e di moltiplicazione per uno scalare, ha struttura di Spazio Vettoriale Reale di dimensione tre.
Il generico vettore di questo spazio viene detto Gradiente del campo F(r), ed è solitamente indicato con ∇F, dove si è utilizzato l’operatore differenziale nabla, la cui definizione, in coordinate cartesiane, è data da:
NB: Se si utilizza un sistema di coordinate non cartesiane (ad es. polari, sferiche o curvilinee) l’espressione delle grandezze definite tramite l’operatore nabla (gradiente, divergenza e rotore) cambierà forma.
Poiché le derivate parziali di F(r) sono a loro volta delle funzioni di r, è evidente che il gradiente di un campo scalare, poiché definisce un vettore per ogni punto dello spazio, è un campo vettoriale.
Rammentiamo la formula del differenziale totale di una funzione F(xi) di più variabili:
∆F = ∂iF ∆xi (dove abbiamo utilizzato la notazione compatta). Tenendo conto che ∂iF dono le componenti del vettore ∇F, e che ∆xi sono le componenti del vettore ∆r, la formula del differenziale totale può essere espressa in forma vettoriale come:
( 2‑d) ΔF = ∇F∙Δr = ∂rF∙∆r
La natura vettoriale del gradiente risulta evidente dalla ( 2‑d): infatti, poichè ∆F è uno scalare e ∆xi è un vettore controvariante, per il criterio di tensorialità abbiamo che ∂iF deve essere un vettore covariante.
Il gradiente di un campo scalare ha una chiara interpretazione geometrica:
· La Direzione del Gradiente (in un punto):
– è perpendicolare alla Suprficie di Livello (per quel punto);
– è quella lungo cui la Variazione del Campo è massima.
· L’Intensità del Gradiente è pari alla Derivata Direzionale calcolata lungo la direzione di Massima Pendenza
· Per dimostrare che il gradiente è perpendicolare alla superficie di livello, iniziamo a considerare il caso bidimensionale: se da un punto qualsiasi r0 ci si sposta lungo una curva di livello C, il campo rimane – per definizione – costante F(C) = F0, ovvero non subisce variazioni: ∆F = 0. Considerando quindi uno spostamento infinitesimo ∆r lungo una curva di livello, in virtù della ( 2‑d), abbiamo che: ∇F∙Δr = 0, e quindi i due vettori ∇F e Δr sono perpendicolari. D’altra parte il vettore ∆r giace sulla tangente alla curva di livello nel punto r0, e quindi il gradiente è perpendicolare alla curva di livello.
Il discorso è sostanzialmente identico nel caso tridimensionale, salvo il fatto che ora abbiamo delle superfici di livello e che lo spostamento ∆r lungo una superficie di livello può avvenire in qualsiasi direzione. In questo caso ∆r giace sul piano tangente alla superficie di livello per r0. Poiché ∇F∙Δr = 0 per qualsiasi direzione di ∆r nel piano tangente, ne consegue che il gradiente è perpendicolare alla superficie di livello per r0.
Il ragionamento può essere articolato più dettagliatamente come segue:
- detto F0 =F(r0.), l’equazione F(r) = F0 rappresenta la superficie di livello passante per r0;
- sia r = r(t) l’equazione parametrica di una generica curva passante per r0 (ad es. per t=0, e quindi r(0) = r0); questa curva giacerà sulla superficie di livello per r0 se: F(r(t)) = F0 = F(r(0));
-
differenziando la funzione composta F(r(t)) abbiamo:
,
che può essere espressa in forma vettoriale come ∇F(r(t))∙r’(t), e quindi per t=0 otteniamo ∇F(r0)∙r’(0) = 0;
- ciò significa che in r0 il gradiente è perpendicolare alla tangente r’(0) alla generica curva giacente sulla superficie di livello, e quindi – in virtù dell’arbitrarietà di questa curva – è perpendicolare alla superficie di livello per quel punto.
· Per dimostrare che la direzione del gradiente è quella lungo cui la variazione del campo è massima (direzione di “massima pendenza”), basta esprimere la ( 2‑d) come: ∆F = |∇F| |∆r| cos θ (dove θ è l’angolo fra la direzione dello spostamento e quella del gradiente); è chiaro ∆F risulta massima quando le due direzioni coincidono.

Figura 2‑2 – Direzione di massima pendenza
· Per dimostrare infine che l’intensità del gradiente è pari alla derivata direzionale calcolata lungo la direzione di massima pendenza, basta introdurre la formula del differenziale totale ( 2‑d) nella definizione della derivata direzionale ( 2‑b). Detto k il versore della generica direzione di ∆r, e posto ε = |Δr|, si ottiene: ∂kF(r0) = lim ε→0 ΔF / ε = lim ε→0 (∇F ∙ Δr) / ε , e quindi:
( 2‑e) ∂kF = ∇F ∙ k
ovvero:
La Derivata Direzionale di un Campo Scalare in una Direzione
è pari alla Componente del Gradiente in quella Direzione.
Detto infine h il versore della direzione di massima pendenza (ovvero la direzione in cui la variazione del campo è massima), poiché questa direzione è parallela a quella del gradiente, abbiamo: ∇F = |∇F| h, e quindi la ( 2‑e) diventa:
|∇F| = |∂hF|
· Anticipiamo infine il fatto che il gradiente ∇F(r) è un campo conservativo (Teorema del Gradiente).
Le proprietà del Gradiente risultano evidenti da un punto di vista geometrico.
Consideriamo infatti il caso bidimensionale, dove il campo scalare è rappresentato da una superficie. Con riferimento alla Figura 2‑3, supponiamo di trovarci nel punto A situato su questa superficie ad altitudine h, e di voler salire all’altitudine h+Δh per il cammino più breve. Ovviamente il cammino più breve sarà anche quello più ripido.

Figura 2‑3 – Direzione di massima pendenza
Sia
C un punto ad altitudine h+∆h e B il punto sulla verticale di C ad altitudine
h; il triangolo ABC è rettangolo, e quindi la lunghezza del percorso da A a C è
data da:
, e poichè
è
fissato, il percorso più breve si ottiene minimizzando
.
Poichè
le due curve
di livello passanti per i punti A e B si trovano a distanza infinitesima,
le loro tangenti nei punti A e B risultano parallele (a meno di infinitesimi di
ordine superiore). Ne consegue che
risulta minimo quando
è perpendicolare alla curva di livello passante per A. Ciò significa che la
direzione di massima pendenza è quella perpendicolare alla curva di livello (qed).
Questa dimostrazione può essere formulata in termini analitici come segue:
- dopo aver stabilito un riferimento cartesiano nel piano xy, abbiamo che:
∆h = ∆F(x, y) = Fx∆x + Fy∆y ;
- per trovare la direzione nel piano xy per cui ∆h risulta massimo (o minimo), fissiamo il