E-school di Arrigo
Amadori
Analisi I
Derivate di funzioni reali
01 – Introduzione.
Il concetto di derivata è alla
base del calcolo differenziale (detto anche calcolo infinitesimale),
il
capitolo più importante e fecondo dell’intera analisi matematica.
Le derivate costituiscono lo
strumento principe per studiare una funzione e poterne disegnare
il grafico. Con
la derivata, infatti, si può “esplorare” una funzione e vedere dove essa
cresce,
decresce o ha un massimo o minimo relativo.
Ancora di più, le leggi della
natura sono esprimibili in equazioni che legano certe funzioni
(caratteristiche
dei fenomeni fisici) alle loro derivate. Le leggi della fisica vengono quindi
espresse in equazioni differenziali, lo studio delle cui proprietà e soluzioni
è ovviamente
vitale per l’intero progresso scientifico e tecnologico
dell’umanità.
02 – Definizione di
derivata.
Sia y = f(x)
una funzione numerica reale definita sul dominio
A e sia un punto
a
appartenente ad
A ∩ D(A) (D(A)
è il derivato di A ).
La funzione :
è detta rapporto
incrementale.
Il limite del rapporto
incrementale per x
tendente ad a , se
esiste, si chiama derivata di
f in
a e si scrive :
Questo limite, se esiste, può
essere finito, infinito positivo od infinito negativo.
La derivata della funzione
f nel punto
a ha un significato
geometrico evidente :
essa uguaglia il coefficiente angolare della retta tangente al grafico della
funzione nel punto
di ascissa a
(il coefficiente angolare di una retta di equazione
y = m * x + p è il
parametro m che
rappresenta la tangente trigonometrica dell’angolo che la retta forma
con il
semiasse positivo delle ascisse (in senso antiorario))
Infatti, osservando la prima
figura, il rapporto incrementale è dato da
QH / HP ed uguaglia
la
tangente trigonometrica dell’angolo
α che a sua volta
è uguale al coefficiente angolare m
della retta secante
PQ di equazione y = m * x + p .
Al tendere di
x ad
a , come mostrato nella seconda figura, il punto
Q tende ad avvicinarsi
sempre più a P
e la retta secante PQ
tende a diventare la retta tangente al grafico in
P.
Corrispondentemente la
derivata uguaglierà la tangente trigonometrica dell’angolo
α che
la retta
tangente al grafico nel punto P forma
con il semiasse positivo delle ascisse (in senso
antiorario), ovvero uguaglierà
il coefficiente angolare della
suddetta retta tangente in P.
Esempi :
- 1 -
y = k (k =
costante)
y’(a) = 0 per
ogni valore di a
perché (k
– k) / (x – a) = 0 per
ogni valore di x
diverso da a
(questo
risultato è verificabile anche graficamente perché la funzione
y = k
rappresenta una retta
parallela all’asse delle x per
cui il coefficiente angolare
della tangente in ogni punto alla retta è
ovviamente 0
(la retta tangente coincide
con la retta stessa))
- 2 -
y = x
y’ (a) = 1 per ogni
valore di a
perché (x – a) / (x
– a) = 1 per ogni valore di x
diverso da a
(questo
risultato è verificabile anche graficamente perché la funzione
y = x
rappresenta una
retta di coefficiente angola re 1)
- 3 -
y = x ^ 2 (^
indica l’operatore di elevamento a potenza)
y’(a) = 2 *a
perché (x ^ 2 – a ^
2) / (x – a) = x + a che
tende ad a + a = 2 * a per
x
tendente
ad a
- 4 -
y = x ^ n
y’(a) = n * a ^ (n – 1)
omettiamo la dimostrazione
-5 -
y = sen x
y’(a) = cos a
omettiamo la dimostrazione
-6 -
y = cos x
y’(a) = -sen a
omettiamo la dimostrazione
Essendo la derivata un limite
(il limite del rapporto incrementale) in linea di principio si può
calcolare la
derivata di ogni funzione. Essendo detto limite del tipo indeterminato
0/0 , il
calcolo può però
essere assai problematico.
Vengono in aiuto a questo scopo
una serie di teoremi, descritti più avanti, che rendono il
calcolo della
derivata una operazione pressoché di routine almeno nel caso delle principali
funzioni continue di uso comune.
Riguardo al rapporto fra
derivabilità e continuità vale il seguente fondamentale teorema :
una funzione
dotata di deriva non infinita in un punto è continua in quel punto.
Questo importante teorema (di
cui omettiamo la dimostrazione) può essere riassunto dal
seguente schema (in
cui le affermazioni fatte saranno giustificate graficamente) :
- 1 -
esiste la derivata finita in un punto à
la funzione è continua nel punto.
E’ il caso
in cui la tangente nel punto ha coefficiente angolare positivo o
negativo
(finito) e quindi forma un angolo acuto od ottuso, ma diverso
da
π / 2 (omettiamo
l’esempio grafico perché già dato precedentemente)
- 2 -
esiste la derivata infinita in un punto à
la funzione può essere o non essere
continua nel punto.
Per questo
caso portiamo l’esempio di una funzione in cui nell’origine la
derivata è
infinita e la funzione è ivi continua (la funzione radice cubica di
x ovvero
y = x ^ ⅓) e
l’esempio di una funzione che ha nell’origine
derivata infinita ma ivi non
è continua (la funzione discontinua che vale
1 per x >
0 , 0
per x = 0
e -1
per x < 0) :
Per la radice
cubica di x (primo grafico) in
0 la derivata è infinita
perché
il coefficiente angolare della retta tangente è infinito (l’angolo
formato dalla
tangente nel punto e l’asse delle
x è retto).
Per la
funzione discontinua in 0
del secondo grafico è semplice dimostrare
che in
0 la derivata è
+∞ . In questo caso, quindi, in un punto con derivata
infinita la
funzione è discontinua.
- 3 -
la funzione è continua in un punto à
la funzione può avere o non avere
derivata nel punto.
Vi sono
funzioni che sono continue in un punto ma che ivi non hanno derivata.
Per
esempio la funzione modulo y
= |x| (valore assoluto di
x) , continua in
0 ma
ivi non derivabile :
In questo caso è semplice dimostrare che in 0 non vi
è derivata pur essendo
la funzione ivi continua.
Vi sono anche funzioni continue
in tutto R ma che non hanno derivata in nessun punto (questo
teorema, di
cui diamo solo l’ enunciazione, è dovuto a Weierstrass).
03 – Derivata destra e
derivata sinistra.
Se esiste il limite destro del
rapporto incrementale nel punto a
esso si chiama derivata destra.
Analogamente per il limite
sinistro che prende il nome di derivata sinistra. Si scrive nell’ordine
:
Nel caso di y
= |x| , come si può
verificare graficamente, la derivata destra in
0 è
+1 e la
derivata sinistra in
0 è -1 .
In generale, in un punto esiste
la derivata se e solo se esistono e coincidono la derivata destra e
sinistra.
04 – Calcolo della
derivata.
Diamo in questo paragrafo le
regole di calcolo della derivata di una funzione. Queste regole
permettono di
calcolare la derivata di una funzione qualunque in una grande varietà di casi.
Siano f e
g due funzioni
numeriche reali definite sul dominio A
. Sia a un punto del
dominio intersecato con D(A) .
Supponiamo che esistano f ’
(a) e
g ’ (a) e siano finite.
Allora valgono le seguenti
regole di calcolo (omettiamo le dimostrazioni) :
(f + g) ‘ (a) = f ‘ (a) + g ‘ (a)
(f - g) ‘ (a) = f ‘ (a) - g ‘ (a)
(f * g) ‘ (a) = f ‘ (a) * g (a) + f (a) * g ‘ (a)
(c * f) ‘ (a) = c * f ‘ (a) , dove
c è un numero reale
(f / g) ‘ (a) = [f ‘ (a)
* g (a) - f (a) * g ‘ (a) ] / [g (a) ^ 2]
, se g (x)
≠ 0 per ogni
x
appartenente ad A
Esempi :
y = 2 * x^2 – 3 * x + 1
à
y’ (a) = 4 * a – 3
y = 1 / x à
y’ (a) = -1 / (a^2)
Grazie a queste semplici regole
di calcolo basta conoscere la derivata di un numero di funzioni
elementari
sufficientemente vasto, che ogni funzione costituita da esse avrà di
conseguenza la
derivata facilmente calcolata.
Nel caso di funzioni composte
(dette anche funzioni di funzioni) si ha il seguente importante
teorema :
sia
y = f(x) e
z = g(y) dove
f ha dominio
A e
g ha dominio f(A)
. La
funzione composta
z = g(f(x)) , stanti le
necessarie condizioni, ha derivata in
a
appartenente ad A e la
derivata vale :
Possiamo giustificare
intuitivamente questa formula considerando che nella moltiplicazione al
secondo
membro fra le derivate i dy
si elidono simbolicamente e rimane solo
dz / dx
come al primo membro. Si giustifica così il
fatto che qui abbiamo utilizzato questo particolare
formalismo.
Esempio :
y = sen 2x
à
y ‘(a) = 2 cos 2a in
quanto moltiplico la derivata del seno rispetto
all’argomento
2x per la derivata di
2x rispetto ad
x
Per una funzione inversa
vale il seguente importante teorema :
sia
y = f(x) una funzione
crescente o decrescente e y = g(x)
la sua funzione inversa.
Se esiste la derivata di
f in a (finita
e diversa da 0 ), allora
esiste anche la derivata
di g
in f(a)
e le due derivate sono legate dalla relazione :
La spiegazione intuitiva della
formula sta nel fatto che simbolicamente 1
/ (dx/dy) = dy/dx .
Esempio :
la funzione
y = sen x ha come
funzione inversa la funzione y
= arcsen x (l’arcoseno
di
x , ovvero l’arco il cui
seno è x).
Conoscendo
la derivata del seno si può così calcolare la derivata della sua funzione
inversa arcoseno :
essendo il
coseno dell’arco il cui seno è a
la radice quadrata di 1
– a ^ 2 (teorema
di
Pitagora) come mostrato nel grafico :
05 – Studio di funzione.
La conoscenza della derivata di
una funzione punto per punto fornisce un valido strumento
per il cosiddetto studio
di funzione tramite il quale è possibile disegnare il grafico di una
funzione ed in particolare stabilirne i punti di crescenza, decrescenza, di
massimo e minimo
relativi.
Consideriamo una funzione
numerica reale f
definita sul dominio A
. Sia x0 un punto
del dominio
A . Si dice che
f è crescente
o non decrescente o decrescente o non
crescente in
x0 se :
Si dice che
x0 è un punto di massimo
relativo forte o debole o un punto di minimo
relativo forte o debole
se :
Geometricamente un punto di
massimo o minimo relativo è un punto del grafico della funzione
in cui la
tangente è parallela all’asse delle ascisse ovvero la derivata in quel punto
è nulla.
Un punto in cui la funzione è
crescente è un punto del grafico della funzione in cui la tangente
forma con il
semiasse positivo delle x
(in senso antiorario) un angolo acuto ovvero il
coefficiente angolare
della tangente è positivo ovvero la derivata è positiva (potrebbe essere
anche
nulla nel punto ma positiva nell’intorno).
Un punto in cui la funzione è
decrescente è un punto del grafico della funzione in cui la tangente
forma con
il semiasse positivo delle x
(in senso antiorario) un angolo ottuso ovvero il coefficiente
angolare
della tangente è negativo ovvero la derivata è negativa (potrebbe essere anche
nulla nel
punto ma negativa nell’intorno).
Ciò risulta chiaro dal grafico
:
in cui A
è un minimo relativo, B
è un punto di crescenza, C
è un massimo relativo e
D
è un punto di decrescenza.
Queste considerazioni
geometriche sono qui state riportate in modo intuitivo e senza una
completa
rigorosità per ragioni di semplicità ed immediatezza. Esse devono servire come
strumento intuitivo per una rapida ”presa di coscienza” dell’andamento di
una funzione.
Per esempio, data la funzione :
y = x ^ 4
–1
la sua derivata nel generico
punto x è :
y’ = 4 * x ^ 3
per cui si vede subito che per
valori di x positivi la funzione è crescente mentre per valori
negativi
di x
la funzione è decrescente. In
x = 0 vi deve essere
allora un punto di minimo
relativo.
Con semplici considerazioni
sulle proprietà della derivata abbiamo quindi immediatamente intuito
l’andamento della funzione data.
Naturalmente lo studio di una
funzione necessita di un approfondimento più rigoroso che può
essere esposto
nei seguenti punti salienti :
- 1 -
definizione del dominio della funzione
- 2 -
definizione delle parti del dominio in cui la funzione è positiva,
negative e nulla
- 3 -
calcolo dei limiti destri e sinistri nei punti particolari del dominio
(punti di frontiera,
di discontinuità, ecc.) nonché agli infiniti positivo e
negativo (qualora il dominio
sia non limitato)
- 4 -
calcolo della derivata e definizione dei punti dove essa è positiva,
negativa e nulla
ovvero definizione dei punti di crescenza, decrescenza, massimi e minimi
relativi
Raccolte queste informazioni,
sarà possibile porle sul piano cartesiano e quindi disegnare il
grafico della
funzione data.
Esistono altre particolarità
geometriche nello studio di una funzione, quali concavità e punti di
flesso,
che verranno esposti più avanti ed altre ancora che non verranno qui esposte
perché
considerate non rilevanti in questa esposizione generale.
Come esempio di studio di
funzione consideriamo la funzione :
Essa ha come dominio
R - {+1 , -1} in quanto per
x = +1 e
x = -1 il denominatore
si annulla. Nel dominio la funzione è continua.
La funzione è positiva per
valori esterni all’intervallo
[-1 , +1] . La funzione è
negativa
nell’intervallo ]-1
, +1[ . La funzione si annulla per
x = 0 ed ivi vale
-1 .
I limiti salienti sono :
La retta di equazione
y = 1 parallela
all’asse delle x
si chiama asintoto orizzontale
perché la funzione si avvicina ad
essa sempre di più col tendere di x
agli infiniti.
Le rette
x = +1 e
x = -1 , parallele
all’asse delle y, si chiamano asintoti verticali.
La derivata della funzioni a
conti fatti è :
Essa è positiva per
x < 0 , negativa per
x > 0 e nulla per
x = 0. Ciò implica che per
x
< 0 la funzione è
crescente, per x < 0
la funzione è decrescente e per
x = 0 la
funzione ha un
massimo relativo.
A questo punto siamo in grado di
disegnare la funzione :
Concludiamo l’argomento dello
studio di funzione con due importanti teoremi (di cui omettiamo
la
dimostrazione) :
- 1 -
teorema di Rolle :
sia
f continua in
[a , b] con
f(a) = f(b) ed esista
la derivata di f su tutto
]a
, b[ . Allora esiste almeno un
punto appartenente ad
]a , b[ in cui la
derivata è nulla.
Graficamente
:
- 2 -
teorema del valor medio di Lagrange
:
sia
f continua in
[a , b] ed
esista la derivata di f
su tutto ]a , b[
.
Allora esiste almeno punto c
appartenente ad
]a , b[ tale che
:
Graficamente :
06 – Teorema di de
l’Hospital.
Questo importante teorema (di
cui omettiamo la dimostrazione) permette di risolvere i limiti
indeterminati del
tipo 0
/ 0 e
∞ / ∞ .
Consideriamo due funzioni,
f e
g , che tendono entrambe a
0 o all’
∞ (positivo o
negativo) per x
tendente ad un punto o all’ ∞
(positivo o negativo). Sotto le opportune
condizioni si ha :
(per semplicità abbiamo omesso
i termini x à
).
Come esempio risolviamo il
limite del tipo 0 / 0
:
Facendo le derivate sopra e
sotto si ottiene :
07 – Infinitesimi ed
infiniti.
Per la soluzione dei limiti
indeterminati del tipo 0 / 0
e ∞ / ∞
sono utili anche i concetti
di infinitesimo ed infinito.
Sia f una
funzione che tende a 0 per x
tendente ad un punto o all’infinito (positivo o
negativo). Una tale
funzione si dice che è un infinitesimo.
Sia f una
funzione che tende a ∞ (positivo o negativo) per
x tendente ad un punto
o
all’infinito (positivo o negativo). Una tale funzione si dice che è un infinito.
Infinitesimi ed infiniti si
possono paragonare fra loro (naturalmente infiniti con infiniti, infinitesimi
con infinitesimi) e si può
introdurre il concetto di ordine di un infinitesimo o di un infinito
rispetto
ad un altro. Si ha sinteticamente :
(per semplicità abbiamo omesso
i termini x à
).
Nel primo caso si dice che i due infinitesimi od infiniti non sono confrontabili.
Nel secondo caso si dice che
sono dello stesso ordine.
Nel terzo
caso si dice che f
è di ordine superiore
rispetto a g (se
f e
g sono
infinitesimi) oppure
che f
è di ordine inferiore
rispetto a g (se
f e
g sono
infiniti).
Nel quarto caso si dice che f è
di ordine inferiore rispetto a
g (se
f e g sono
infinitesimi) oppure
che f
è di ordine superiore
rispetto a g (se
f e
g sono
infiniti).
Intuitivamente, determinare l’ordine di un infinitesimo
od infinito rispetto ad un altro, significa
confrontare le “velocità” nel
tendere a 0
od all’ ∞
che essi hanno (qui la velocità non ha
nessuna implicazione cinematica,
usiamo questo termine solo per dare un’idea intuitiva di come
si può
“quantizzare” la convergenza o
la divergenza al solo scopo di confrontarle).
Se l’ordine è il medesimo
significa che i due infinitesimi od infiniti sono comparabili ovvero
tendono a
0 od all’
∞ con la stessa
“velocità”.
Se un infinitesimo è di ordine
superiore rispetto ad un altro, ciò significa che il primo tende a
0 più
“velocemente” del secondo (infatti il rapporto tende a
0 , ovvero il numeratore va
a
0
più “velocemente” del denominatore).
Se un infinitesimo è di ordine
inferiore rispetto ad un altro, ciò significa che il secondo tende a
0 più
“velocemente” del primo (infatti il rapporto tende a
∞ , ovvero il
denominatore va a
0
più “velocemente” del numeratore).
Se un infinito è di ordine
superiore rispetto ad un altro, ciò significa che il primo tende a
∞
più
“velocemente” del secondo (infatti il rapporto tende a
∞ , ovvero il
numeratore va a ∞
più “velocemente” del denominatore).
Se un infinito è di ordine
inferiore rispetto ad un altro, ciò significa che il primo tende a
∞
più
“lentamente” del secondo (infatti il rapporto tende a
0 , ovvero il denominatore
va a ∞
più “velocemente” del numeratore).
Si dice che un infinitesimo o un
infinito f è di ordine
α rispetto
ad un altro infinitesimo
o un infinito
g se esiste un numero
α > 0 tale
che il limite :
è reale e diverso da
0 (per semplicità omettiamo
i termini x à
). In questo caso si dice
che l’ordine di
f rispetto a
g è
α e si
scrive :
Questi concetti portano
all’importante teorema noto come il principio di sostituzione
degli
infinitesimi ed infiniti che può essere usato per il calcolo dei limiti
indeterminati
0 / 0
e ∞ / ∞
:
consideriamo il rapporto :
dove
f1 ,
f2 , g1
, g2
sono o tutti infinitesimi o tutti infiniti. Per il calcolo del
limite del
rapporto si possono eliminare al numeratore ed al denominatore gli infinitesimi
di ordine superiore oppure gli infiniti di ordine inferiore.
Intuitivamente il teorema si
spiega considerando che un infinitesimo di ordine superiore va a
0 più
“velocemente” dell’altro, per cui può essere trascurato, mente un
infinito di ordine
inferiore va all’
∞ più
“lentamente” dell’altro, per
cui può essere trascurato.
Esempio :
calcoliamo il limite indeterminato del tipo
∞ /∞ :
Evidentemente
2x^2 è un infinito di
ordine superiore rispetto a -3x +1
così come
x^2
è un infinito di ordine superiore rispetto
a -4x +2 .
Applicando il principio di
sostituzione degli infiniti, il limite così si
risolve :
08 – Derivate di ordine
superiore ad uno.
La derivata
f ‘ (x) della funzione
f(x) è essa stessa
una funzione che collega ogni punto
di
x alla derivata della funzione
f(x) . Essendo f
‘ (x) una funzione è
possibile fare la
derivata di essa stessa. Si otterrà così la derivata
seconda f
“ (x) . Poi la derivata
terza
f
‘“ (x) ecc. ecc.
Per questo la derivata f ‘ (x) è
detta anche derivata prima.
Così facendo si possono creare
le derivate di ordine superiore ad uno che vengono
indicate da :
dove a
è un punto ed n
è un numero intero positivo o nullo.
Si conviene porre :
per cui la derivata di ordine
0 è la funzione stessa.
Esempio :
09 – Concavità e punti di
flesso.
Per quanto riguarda lo studio di
funzione, la derivata seconda occupa un ruolo molto
importante.
Se in un punto la derivata
seconda è positiva allora in quel punto la funzione ha concavità
verso
l’alto, se è negativa ha concavità verso il basso.
Se in un punto la derivata
seconda è nulla e a destra e a sinistra del punto essa ha valori
di segno
opposto, quel punto è detto punto di flesso.
Graficamente :
Fine.
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