E-school di Arrigo
Amadori
in collaborazione con :
Univesità per adulti di Cesena
presso la
Scuola Media Statale Anna Frank
http://members.xoom.virgilio.it/_XOOM/AnnaFrank/index.htm
DAL BIG BANG AI BUCHI NERI,
ovvero,cosa stanno ... combinando ... gli scienziati ?
(9') incontro del 28/01/2004
resoconto
01 - Teoria del campo elettromagnetico di Maxwell.
Nella seconda metà dell '800, il grande fisico inglese Maxwell riassunse
la descrizione di tutti i
fenomeni elettromagnetici noti in sole 4 equazioni.
Questa mirabile sintesi rappresenta una delle tappe più importanti del pensiero
scientifico di tutti i
tempi.
La teoria di Maxwell è una teoria classica in quanto basata sui
presupposti della meccanica
classica (i concetti di punto materiale, di traiettoria continua ecc.) ma che presenta
una assoluta
novità rispetto alla meccanica classica :
il concetto di campo.
Nella meccanica classica i punti materiali interagiscono fra loro in modo
istantaneo. Questo
significa che un cambiamento di posizione di un punto materiale si
ripercuote su tutti gli altri in
modo istantaneo.
Nella teoria di Maxwell, invece, un cambiamento di posizione di una carica
elettrica si ripercuote
sulle altre dopo un certo tempo. In altre parole, l ' "informazione" che una
carica si è spostata, "arriva"
alle altre cariche dopo un certo tempo, non in maniera istantanea. "Qualcosa" è partito dalla cariche
che si è mossa e, viaggiando nello spazio, ha raggiunto dopo un certo tempo le
altre cariche.
Questo "qualcosa" è il campo elettromagnetico che, attraverso
le onde elettromagnetiche, si è propagato
nello spazio ed ha raggiunto le altre cariche.
Il campo elettromagnetico è quindi qualcosa di fisico, reale. E' una
nuova entità, da aggiungere ai
punti materiali, nella descrizione della natura.
Questa è la grande novità insita nella teoria di Maxwell ed assente
nella meccanica classica.
Il campo elettromagnetico si propaga nello spazio in forma di onde che
viaggiano alla velocità della
luce (la luce è appunto una forma di radiazione elettromagnetica, quella
che siamo in grado di "vedere")
che vale c = 300.000 km/s
circa.
Nel grafico, una carica elettrica Q oscillando genera un campo
elettromagnetico che raggiunge il punto
P
dopo un certo tempo dovuto alla velocità di propagazione del medesimo (onda
elettromagnetica) pari
a c (nel vuoto).
Questo fatto è alla base del funzionamento di radio, tv, telefoni
cellulari ecc.
La velocità con cui "viaggia" il campo elettromagnetico è enorme ed è per questo che Galileo e Newton
considerarono istantanee le propagazioni delle interazioni, in accordo del resto con il "senso comune".
Il campo elettromagnetico è descritto matematicamente da due vettori :
il vettore E , detto vettore
campo elettrico, ed il vettore H , detto vettore
campo magnetico.
I vettori E ed H si "dispongono" poi lungo le
cosiddette linee di forza ponendosi in ogni punto
tangenti ad esse.

Il semplice esperimento di porre della limatura di ferro in prossimità di un
magnete rende visibili, per
esempio, le linee di forza di un campo magnetico.
Le linee di forza sono linee geometriche immaginarie ed in numero infinito.
Per convenzione, però,
possiamo supporre che esse siano in numero finito tanto maggiore quanto più è
intenso il campo
(elettrico o magnetico).
Il campo elettromagnetico, nelle sue due componenti elettrica e magnetica, è creato
però solo dalle
cariche elettriche, che possono essere positive o negative e
che sono trasportate dagli elettroni
(le negative) e dai protoni (le positive) oltre che da altre
particelle subatomiche cariche.
Nell'immagine che segue, abbiamo il campo elettrico creato da una carica
Q immobile :
Le sue linee di forza sono rette che partono dal punto in cui è posta la carica
ed il vettore campo
elettrico E è posto lungo le linee di forza stesse in tutti i loro
punti. L'intensità del vettore campo
elettrico è maggiore quando ci si avvicina al centro e minore quando ci si allontana.
Anche il campo magnetico è prodotto dalle cariche elettriche ! Non
esiste quindi la carica
magnetica (anche se una recente teoria quantistica sul magnetismo, non
ancora dimostrata, prevede
l'esistenza del monopolo magnetico).
Le 4 equazioni di Maxwell descrivono i fenomeni elettromagnetici esprimendo le
relazioni matematiche
che intercorrono fra i vettori E ed H .
Vediamo ora in sintesi cosa affermano queste equazioni.
1' equazione di Maxwell.
La prima equazione di Maxwell si può
esprimere nel seguente modo :
il flusso del campo elettrico E su una superficie chiusa è
proporzionale alla carica
contenuta in essa.
Simbolicamente si può scrivere :
dove la lettera greca
("fi") indica il flusso, S indica una superficie chiusa
qualunque, E indica
il vettore campo elettrico e Q
indica la carica elettrica contenuta nella superficie stessa.
Il flusso è un "oggetto
matematico" che per il momento possiamo considerare uguale al numero
di linee di forza che passano per
la superficie in questione. Definiremo meglio più avanti il significato
matematico (geometrico)
del flusso.
Occorre però precisare che, se le
linee di forza "escono" dalla superficie (in dipendenza dal
verso
del vettore che descrive il campo), il flusso è
considerato positivo, mentre, se le linee di forza
"entrano" nella superficie, il flusso è considerato negativo.
La prima equazione di Maxwell afferma
allora che il flusso del campo elettrico su una superficie
chiusa qualunque non dipende dalla
superficie scelta, ma solo dalla carica elettrica contenuta in
essa. Ciò risulta chiaro dalla
seguente immagine :
Siccome il flusso rappresenta il
numero delle linee di forza che intercettano una superficie, prendendo
superficie chiuse diverse che
contengono la stessa carica, questo numero di linee di forza ovviamente
non cambia, quindi il flusso non
cambia.
2' equazione di Maxwell.
La seconda equazione di Maxwell si può
esprimere nel seguente modo :
il flusso del campo magnetico H su una superficie chiusa è nullo.
Simbolicamente si può scrivere :
dove H indica il vettore
campo magnetico.
La seconda equazione di Maxwell
affermando che il flusso del campo magnetico è sempre nullo,
esprime il fatto che in ogni superficie
chiusa, il numero di linee di forza magnetiche che entrano
eguaglia
il numero di linee di forza magnetiche che
escono. In altre parole, non esiste, al
contrario di ciò che accade per il campo elettrico, una "origine"
delle linee di forza, cioè non
esiste la carica magnetica !!!
Le linee di forza del campo
magnetico, quindi, sono sempre chiuse. L'esperimento di spezzare un
magnete a metà più volte, ottenendo così
sempre una altro magnete, mostra proprio questo.
02 - Nella fisica moderna non vi sono affermazioni, verità,
"assolute".
Affermazioni quali "il vuoto è l'assenza di ogni cosa" oppure
"allo zero assoluto vi è la quiete assoluta"
sono,
secondo la fisica moderna, affermazioni errate.
Secondo la fisica moderna, illuminata dalle conquiste della meccanica
quantistica, non si possono fare
affermazioni assolute. La realtà è probabilistica e vi è sempre
una probabilità non nulla (anche se
estremamente piccola) che eventi considerati dalla fisica classica impossibili,
in realtà possano accadere.
Allo zero assoluto (la temperatura più bassa raggiungibile in natura),
per esempio, gli elettroni degli atomi
si portano ai livelli energetici minimi cosi come ogni altra particella.
In questi livelli energetici minimi,
le particella mantengono un moto, anche se debole. Esse non possono fermarsi.
Quindi non esiste la
quiete assoluta.
Per quanto riguarda poi il vuoto, in natura esso non è per nulla
vuoto (nel senso di assenza di ogni cosa,
concetto che abbiamo ereditato dalla filosofia greca). Secondo la meccanica
quantistica il vuoto è come un
"mare" di fotoni (quanti, particelle, di energia
elettromagnetica) che spontaneamente generano un elettrone
ed una antielettrone (antiparticella dell'elettrone, detto anche positrone,
identico all'elettrone ma con carica
positiva) che, dopo una vita brevissima, si annichiliscono formando di nuovo un
fotone.
Questo processo avviene continuamente e ovunque. Il vuoto, quindi, non è vuoto
(nel senso filosofico del
termine) ma è pieno di energia, seppur debolissima, la cosiddetta energia
del vuoto.
Se poi uno di questi fotoni genera una coppia elettrone-positrone nelle
vicinanze dell'orizzonte degli eventi
di un buco nero (superficie ideale che attornia il buco nero e tale per
cui qualunque cosa la oltrepassasse,
entrando in essa,
non ne potrebbe uscire più) una di queste particelle potrebbe essere catturata
dal buco
nero per cui un
osservatore esterno vedrebbe che il buco nero emette una particella (quella non
catturata).
In questo
modo un buco nero emette particelle e quindi evapora per cui anche un buco
nero non è
completamente
nero, esso è ... grigio ...
Questa idea sull'evaporazione dei buchi neri la dobbiamo al grande fisico
inglese S. Hawking.
Fine.