E-school di Arrigo
Amadori
presso la :
Scuola Media Statale Anna Frank
DAL BIG BANG AI BUCHI NERI
(3') incontro del 03/12/2003
resoconto
01 - Gli stati della materia.
Concludiamo questa semplice introduzione sulla forza elettromagnetica affermando
che le forze elettriche
determinano anche i vari stati della materia.
Se i legami elettrici fra le molecole sono forti, la materia si presenta allo stato
solido e le
molecole sono
disposte in modo da formare un reticolo (che può essere regolare od irregolare (amorfo)). Le
molecole
oscilleranno così attorno a punti geometrici fissi senza allontanarsi significativamente da essi.
Se i legami elettrici fra le molecole sono meno forti, si ha lo stato liquido.
In questo stato, i legami sono
meno forti rispetto allo stato solido ma sufficientemente forti da costringere
il liquido (a causa della gravità)
in un recipiente. In questo caso non si ha un reticolo e le molecole hanno la possibilità di
traslare disordinatamente
senza
però abbandonare il liquido (se non in maniera sporadica (evaporazione)).
Se i legami elettrici fra le molecole sono deboli o quasi assenti, si ha lo
stato gassoso. Le molecole sono
libere di muoversi ed andare in qualunque punto disponibile dello spazio.
02 - La forza nucleare forte.
Il nucleo degli atomi è costituito da protoni e neutroni. I protoni sono
carichi di elettricità positiva ed i
neutroni sono elettricamente neutri.
Il nucleo atomico è estremamente concentrato ed i nucleoni (protoni e neutroni)
sono posti a distanze
infinitesime.
Siccome i protoni sono caricati dello stesso segno, essi si respingono
elettricamente e questa forza
repulsiva è tanto maggiore quanto minore è la loro distanza (è inversamente
proporzionale al quadrato
della distanza). Addirittura si ha che se la distanza fra due protoni tende
a zero, la forza repulsiva che
fra essi viene ad esercitarsi tende all'infinito.
In teoria, quindi, se consideriamo le sole forze elettriche, i protoni non
potrebbero stare confinati in un
nucleo dalle dimensioni cosi piccole !!!
Perché i protoni possano stare assieme dentro un nucleo occorre quindi che
esista un'altra forza tale da
neutralizzare le forze elettriche repulsive. Questa forza deve
essere estremamente intensa
e deve essere
a corto raggio d'azione, cioè deve esercitarsi solo quando i
protoni sono a distanze minime fra loro. A
distanze maggiori questa forza deve essere trascurabile.
La forza che tiene assieme i nucleoni nel nucleo atomico è la forza nucleare
forte. Per esempio :

La forza nucleare forte è estremamente intensa e, se liberata, essa
sprigiona immense energie. L'energia
che le stelle producono è dovuta alle reazioni nucleari che avvengono nel loro
interno. Qui sulla terra,
l'uomo sta utilizzando questa energia per tentare di risolvere per sempre i
propri bisogni energetici ma
tuttora i problemi relativi alla produzione di questa energia sono enormi sia in
termini di impatto ambientale
(scorie radioattive) che in termini di controllo della medesima (problema del
confinamento della fusione).
La produzione di energia atomica in modo non controllato, invece, è un problema
tecnologico (ahimè) di
facile soluzione : le bombe atomiche e all'idrogeno stoccate nei depositi
militari sono in grado di cancellare
il genere umano dal nostro pianeta !!!
03 - La forza nucleare debole.
Il nucleo atomico è una struttura generalmente stabile. In certi casi, però,
un nucleo può essere instabile e
decadere, rompersi in più parti. Questo è il fenomeno della radioattività
naturale (esiste anche la radioattività
artificiale prodotta bombardando atomi non radioattivi con particelle).
Un fenomeno legato alla radioattività è il cosiddetto decadimento beta. Un
neutrone di un nucleo può
disintegrarsi formando un protone ed un elettrone. Un neutrone ha carica nulla e produce un protone
positivo ed un elettrone negativo, per cui la carica totale rimane invariata
prima e dopo la reazione (in natura
nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma). L'elettrone prodotto
dal decadimento beta fuoriesce
a grande velocità dal nucleo e costituisce la cosiddetta radiazione beta (raggi
beta). Il protone prodotto dalla
reazione rimane nel nucleo.
E' chiaro quindi che nel decadimento beta il numero atomico dell'atomo che la
subisce aumenta di una unità
mentre il numero di massa rimane costante.
E' il caso del cobalto 60. Il nucleo del cobalto 60 è formato da 27 protoni
e 60 - 27 = 33 neutroni. Un
neutrone di questo nucleo può rompersi formando un protone (che rimane nel
nucleo) ed un elettrone che
fuoriesce come raggio beta. Il nuovo nucleo così modificato avrà lo stesso
numero di massa ma numero
atomico aumentato di una unità. Il cobalto 60, quindi, si trasforma in nichelio
60. La reazione si può così
rappresentare :
con emissione di un elettrone.
A livello di particelle, il decadimento beta si rappresenta come :
n →
p + e .
C'è però un grosso problema. In questa reazione l'energia non è conservata.
L'energia prima della reazione
non uguaglia quella dopo la medesima. Ci si rende conto di ciò notando che
sperimentalmente si verifica
che i raggi beta prodotti fuoriescono con velocità diverse (e quindi con
energia diversa) mentre dovrebbero
avere la stessa velocità (energia).
Questo dipende dal fatto che, secondo la meccanica quantistica, l'energia a
disposizione ha un valore ben
determinato che corrisponde alla differenza di energia fra il nucleo del cobalto
e quello del nichelio (che
hanno strutture nucleari ben definite corrispondenti ad energie ben definite).
Fermi e Pauli immaginarono allora che vi fosse in gioco un'altra particella,
finora sconosciuta, che portava
con sé l'energia mancante e chiamarono questa particella molto elusiva (a massa
forse nulla e dotata forse
della velocità della luce che non interagisce quasi mai con la materia) neutrino.
Piuttosto che rinunciare al principio di conservazione dell'energia, ipotizzarono
l'esistenza di una nuova
particella che poi fu successivamente rilevata !!!
La reazione di decadimento beta va quindi modificata in :
n → p
+ e + ν
(la lettera greca ν
"ni" indica appunto il neutrino).
Orbene, il decadimento beta è prodotto da una quarta forza fondamentale, la
cosiddetta forza nucleare
debole.
Non ci addentriamo oltre nello studio di questa forza perché, fra le quattro,
è la meno eclatante, forse la
meno interessante per quanto riguarda lo scopo di questo corso divulgativo.
Concludiamo dicendo che la forza nucleare debole è in effetti collegata alla
forza elettromagnetica che per
questo viene chiamata più precisamente forza elettrodebole. Il fisico Rubbia ricevette il premio
Nobel per
avere verificato sperimentalmente questo fatto previsto in precedenza solo teoricamente.
04 - Fusione nucleare.
Supponiamo di fare avvicinare due nuclei di deuterio (isotopo dell'idrogeno
formato da un protone ed un
neutrone) a tal punto che scattino le forze nucleari. Otterremo così un nucleo
di elio :
Questo fenomeno va sotto il nome di fusione nucleare. A partire da nuclei si
ottengono altri nuclei più
complessi ma, perché ciò accada, occorre spendere una grande energia in modo che
le forze elettriche
repulsive fra i protoni vengano neutralizzate. La quantità di questa energia
necessaria affinché si verifichi
la fusione è molto alta per cui questi fenomeni avvengono normalmente solo
nelle stelle (dove le energie
in gioco sono enormi).
L'uomo è riuscito a produrre la fusione dell'idrogeno in maniera incontrollata
nelle bombe all'idrogeno
(o termonucleari o H) in cui da "spoletta" funge una bomba atomica (a
fissione). La fusione atomica
controllata, invece, è molto problematica ed è stata ottenuta solo per tempi
brevissimi ma rimane come
speranza per il futuro per risolvere i problemi energetici dell'umanità.
Nella fusione nucleare dell'idrogeno (ed in altri casi, ma più problematici da
riprodurre sperimentalmente)
avviene un fenomeno particolare. La massa dei due nuclei di deuterio risulta
superiore (lievemente) alla
massa del nucleo di elio che si produce. Questa differenza di massa, detto difetto di massa,
deve, a causa
del principio di conservazione, essersi trasformata in qualche altra cosa.
Il difetto di massa si trasforma effettivamente in energia secondo la ben nota
formula di Einstein :
E = m · c ²
(dove E è l'energia prodotta, m la massa che si
trasforma in energia e c la velocità della luce).
Siccome la velocità della luce c è circa 300.000
chilometri al secondo, ovvero nel sistema
internazionale :
c = 300.000.000 m/s
(metri al secondo),
si capisce che l'energia prodotta è enorme. Per farci un'idea di questo
immaginiamo che, creando
elio a partire dal deuterio, si perda per difetto di massa un chilogrammo. Facendo i conti
si ottiene :
E = 1 · (300.000.000) ² =
90.000.000.000.000.000 joule
dove il joule è l'unità di misura dell'energia nel sistema internazionale.
Considerando che circa dieci
joule corrispondono all'energia prodotta facendo cadere un corpo di massa un
chilogrammo da un
metro d'altezza nel campo gravitazionale sulla superficie terrestre, lasciamo al
lettore di immaginare
quanto grande sia questa energia !!!
05 - Fissione nucleare.
Maggiore è il numero di massa, maggiore è l'instabilità del nucleo. Per
questo motivo i nuclei di grande
numero di massa possono modificarsi spontaneamente o quando colpiti da altre
particelle.
Un caso particolare si ha con l'uranio 235 (numero atomico 92). Se un neutrone
colpisce il nucleo di un
atomo di questo isotopo dell'uranio, esso si spezza in nuclei più piccoli
emettendo anche due (o tre) neutroni
i quali possono fare disintegrare altri
nuclei di uranio e così via producendo la cosiddetta reazione a catena.
Ognuna di queste singole disintegrazioni va
sotto il nome di fissione nucleare.
Si noti che, diversamente da quanto si possa pensare, per produrre la fissione
nucleare dell'uranio occorre
che i neutroni che lo bombardano siano "lenti", non eccessivamente
energetici.
Ciò che caratterizza energeticamente una reazione di fissione dell'uranio è il
fatto che la massa dell'uranio
prima della reazione risulta maggiore (lievemente) della massa dei prodotti
della disintegrazione. Questo
difetto di massa (così come nella fusione) si trasforma in energia :
Modulando il numero e la velocità dei neutroni si può quindi controllare la
reazione di fissione dell'uranio
ed è esattamente ciò che avviene nei reattori nucleari utilizzati per produrre
elettricità in cui si usa grafite,
acqua pesante (contenente deuterio al posto dell'idrogeno normale), ecc. per
controllare appunto la reazione.
Se non controllata, la reazione a catena produce una esplosione di immane
potenza : la bomba atomica.
Con la fissione nucleare si ha una grande produzione di scorie radioattive il
cui smaltimento rappresenta a
tutt'oggi un problema irrisolto.
Fine.