E-school di Arrigo
Amadori
in collaborazione con :
Associazione Astrofili Cesenati
http://www.astrofilicesena.it/index.html
CORSO DI CULTURA SCIENTIFICA DI BASE
(80') incontro del 21/10/2005
resoconto
01 - Telescopio.
Una fondamentale applicazione delle leggi dell'ottica geometrica si ha nella
costruzioni di telescopi, cannocchiali
e binocoli, tutti strumenti utili ad ingrandire oggetti lontani.
Esaminiamo alcuni tipi di telescopio.
- 1 - telescopio
galileiano
Galileo, negli anni 1609 e 1610, costruì ed utilizzò, prima per uso
terrestre-militare e poi astronomico, il telescopio
(o cannocchiale) che porta il suo nome utilizzando la tecnologia delle lenti che
stava nascendo in quegli anni in Olanda.
Galileo non fu l'inventore del telescopio, ma è riconosciuto essere stato il
primo che lo utilizzò per osservare il cielo.
Il telescopio galileiano utilizza una lente convergente come obiettivo
ed una lente divergente come oculare.
Affermando che con un tale telescopio si ottengono immagini virtuali, diritte
ed ingrandite, lasciamo al lettore,
per il momento, immaginare come è costruito e come "funziona" un
telescopi galileiano.
- 2 - telescopio kepleriano
Il telescopio kepleriano ha un principio di funzionamento più facile del
galileiano e fornisce maggiori ingrandimenti.
Con questo strumento, formato da una lente convergente a focale lunga come
obiettivo ed una lente convergente
a focale corta come oculare, si ottengono immagini virtuali,
rovesciate ed ingrandite.
Lo schema del telescopio kepleriano è il seguente :
Proviamo a descrivere l'ottica di questo telescopio.
La prima immagine A dell'oggetto luminoso prodotta dall'obiettivo, reale,
capovolta e rimpicciolita, si forma, come
ben sappiamo, oltre del fuoco F dell'obiettivo. L'oculare ha il
proprio fuoco F' posto in modo che la prima immagine
A sia posizionata fra F' stesso e l'oculare. Si forma perciò
una seconda immagine A' virtuale, diritta (rispetto ad A )
ed ingrandita. L'osservatore vede
perciò una immagine (virtuale, rovesciata ed ingrandita) dell'oggetto.
L'ingrandimento è dato dal rapporto fra la focale dell'obiettivo
e la focale dell'oculare. Cioè :
dove I indica l'ingrandimento, F indica la distanza focale
dell'obiettivo e f la distanza focale dell'oculare.
Per esempio, se F = 1000 mm (millimetri) e f = 10 mm ,
l'ingrandimento sarà I = 1000 / 10 = 100 .
E' chiaro che se diminuiamo, a parità di focale dell'obiettivo, la
focale dell'oculare, otteniamo ingrandimenti via via
maggiori. Potremmo, in teoria, ottenere quindi immagini ingrandite quanto
si vuole.
Le cose, purtroppo, non stanno così, ed aumentando l'ingrandimento oltre certi
limiti, si ottengono immagini sempre
peggiori. Questo dipende essenzialmente da due fenomeni. La diminuzione
della luminosità e l'aberrazione
cromatica.
Aumentando l'ingrandimento, ovviamente la luminosità dell'immagine ottenuta
diminuisce, e questo a scapito della
qualità dell'immagine.
Il fenomeno dell'aberrazione cromatica è dovuto al fatto che la luce bianca
è composta di radiazioni elettromagnetiche
di varie frequenze che si manifestano agli occhi con vari colori.
Orbene, il fenomeno della rifrazione è diverso per
radiazioni di colori diversi. La luce rossa viene deviata da una
lente meno della luce violetta. Il risultato di questo
fenomeno è che si hanno in realtà più fuochi, uno per ogni colore :
e quindi l'immagine risulta aberrata (nel grafico il fenomeno è stato enfatizzato).
Per aumentare l'ingrandimento, a parità di obiettivo, si devono prendere
oculari di focale minore, ma focale minore
significa lente di spessore maggiore e quindi maggiore aberrazione cromatica.
Ecco perché non è possibile spingere l'ingrandimento oltre certi valori.
I telescopi galileiani e kepleriani sono detti rifrattori perché,
essendo formati da lenti, sfruttano il fenomeno della
rifrazione.
- 3 - telescopio newtoniano
Newton conosceva bene i fenomeni di dispersione della luce
(scomposizione nei vari colori) per cui pensò bene
di utilizzare uno specchio concavo per fare convergere i raggi di luce.
In questo modo, non usando più il fenomeno
della rifrazione, si ottiene una prima immagine presso il fuoco dello specchio
non soggetta ad aberrazione cromatica.
Con una lente convergente, usata come oculare, si ottiene poi l'immagine finale
ingrandita a piacimento (ingrandimento
però soggetto alle limitazioni dei fenomeni di diminuzione della luminosità e
dell'aberrazione cromatica causata
dall'oculare).
Lo schema del telescopio newtoniano è il seguente :
I raggi riflessi dallo specchio concavo (specchio primario) del telescopio (di solito parabolico o
sferico di piccola
apertura) vengono deviati lateralmente da uno specchio piano (specchio
secondario) ed inviati all'oculare per
l'ingrandimento dell'immagine. Per questo motivo, una parte centrale dello specchio non viene utilizzata per
l'osservazione (lo specchio secondario copre la parte centrale dello specchio
primario).
Il telescopio newtoniano, quindi, funziona, dal punto di vista ottico, allo
stesso modo di un rifrattore ma utilizza
per la convergenza dei raggi di luce uno specchio invece di una lente così da
evitare l'aberrazione cromatica.
Il telescopio newtoniano è il più semplice dei telescopi a specchio.
Successivamente vennero fatte molte modifiche
migliorative al telescopio newtoniano originario che portarono alla creazione di diverse tipologie di telescopi a
riflessione
che rimangono però del tutto
analoghi.
Fine.