E-school  di  Arrigo Amadori

in collaborazione con :

Associazione Astrofili Cesenati  http://www.astrofilicesena.it/index.html  


CORSO DI CULTURA SCIENTIFICA DI BASE

(53') incontro del 21/01/2005 

resoconto


01 - Equazione della parabola (continua).

Abbiamo visto in precedenza che l'equazione di una parabola generica con asse verticale (e vertice 
in un punto qualunque del piano) rispetto al sistema di riferimento   ha equazione :

        .

La medesima parabola, se riferita al sistema di riferimento  , ha equazione :

        .

Si noti che la stessa curva ha due differenti equazioni rispetto a due sistemi di riferimento diversi.

       

Ricordiamo anche le equazioni della traslazione di assi cartesiani :

         

e :

         

che legano le coordinate di un punto rispetto al sistema    con quelle del medesimo punto rispetto 
al sistema  e viceversa.

L'equazione della parabola generica :

       

può essere ulteriormente semplificata. Svolgendo il quadrato del binomio al secondo membro abbiamo : 

        .

Eseguendo la moltiplicazione al secondo membro otteniamo (distribuendo rispetto alla somma) :

        .

Ora semplifichiamo ed isoliamo la  y  a sinistra dell'uguale portando il termine    a destra :  

        .

L'equazione che abbiano ottenuto presenta una certa "regolarità". Ha la  y  al primo grado a sinistra 
mentre a destra abbiamo un polinomio di secondo grado in  x  (che, per criteri di "ordine" ed 
"eleganza", scriviamo a partire dal grado massimo).

Se poniamo :

       

l'equazione è ulteriormente semplificabile  e diventa :

        .

Questa è l'equazione generale della generica parabola con asse verticale ed origine in un punto 
qualunque del piano.

Ora esprimiamo le coordinate del vertice  V  della parabola in funzione dei parametri  a, b, c  della 
medesima. Come si vede bene dal grafico cartesiano, le coordinate del vertice rispetto al sistema 
sono :

        .

Ricaviamo allora    dalla relazione    scritta sopra. Risulta ovviamente :

        .

Ricaviamo  d  dalla relazione  . Otteniamo :

         

che sostituiamo nella precedente ricavando :

       

da cui :

        .

Abbiamo così trovato l'espressione dell'ascissa del vertice  V  della parabola in funzione dei soli 
parametri della medesima.

Possiamo allora scrivere che il vertice  V  ha coordinate :

       

dove per il momento lasciamo indicata coi i puntini l'ordinata.

Supponiamo ora di conoscere l'equazione di una certa parabola e di volerne individuare il vertice.

Sia data, per esempio, la parabola di equazione :

        .

Il vertice risulta allora :

       

per cui, non conoscendone ancora l'ordinata, possiamo affermare che esso si trova in un punto 
qualsiasi della retta verticale (l'asse della parabola) di equazione   :

       

Come fare per trovare l'ordinata del vertice e così "fissarlo" sul piano cartesiano ? Siccome il vertice  
V  è un punto appartenente alla parabola, le sue coordinate devono soddisfare l'equazione della 
stessa. Questo significa che per trovare l'ordinata del vertice basta sostituire alla  x  dell'equazione 
della parabola l'ascissa precedentemente trovata. Avremo quindi :

         

e quindi potremo scrivere :

         

per cui il vertice  V  è perfettamente individuato sul piano cartesiano :

       

Una volta individuato il vertice, per disegnare completamente la parabola, dovremo fare altre semplici 
considerazioni che vedremo prossimamente.

02 - Esercizio sulle definizioni di unità di misura di pressione.

Vogliamo trovare a quanti  pascal ( Pa , ) corrisponde una atmosfera tecnica (
ovvero chilogrammo peso / centimetro al quadrato).

Siccome la forza vale :

        F = m · a ,

tenendo presente che :

       

e che :

        ,

possiamo scrivere :

        .

Abbiamo quindi trovato che una atmosfera tecnica corrisponde a  98000 pascal  . Si noti che una 
atmosfera tecnica è abbastanza diversa dalla pressione atmosferica (mediamente  101300 Pa ) che 
è detta anche atmosfera fisica.

03 - Legge di Pascal.

Consideriamo un recipiente contenente un liquido (per esempio dell'acqua) dotato di un pistone ben 
aderente alla superficie interna del contenitore ed a contatto con il liquido. Supponiamo che sul pistone 
agisca una certa forza :

       

Supponiamo di praticare dei fori nel recipiente (e nel pistone stesso). Ovviamente, se si aumenta la 
forza che agisce suo pistone, il liquido fuoriesce con maggior "intensità" dal recipiente.

       

L'esperienza mostra quindi che la pressione è aumentata non solo sulla superficie a contatto con il 
pistone, ma anche in corrispondenza dei fori. L'aumento di pressione è lo stesso in tutti i punti del 
liquido e corrisponde a quello esercitato dal pistone. 

Il fenomeno è descritto dalla legge di Pascal :

        "la pressione esercitata sulla superficie di un liquido si trasmette inalterata su tutte le superfici
        contatto con il liquido". 

La legge di Pascal vale anche per i gas e può essere enunciata in un modo più generale:

        "la pressione esercitata sulla superficie di un fluido si trasmette inalterata su tutte le superfici
        contatto con il fluido".

Chiariamo meglio quanto asserito con l'esempio del torchio idraulico.

Consideriamo il recipiente mostrato in sezione in cui è contenuto un liquido (di solito olio) ed in cui sono 
presenti due pistoni di superficie diversa :

       

Sia    la superficie del primo pistone e    quella del secondo. Sul primo pistone venga esercitata 
(dall'alto in basso) una forza   . A causa di questa forza, il secondo pistone risente della forza   
(dal basso in alto).

Applichiamo la legge di Pascal. Secondo questa legge la pressione si esercita in maniera uguale su tutte 
le superficie a contatto con il liquido. Per questo motivo, la pressione che esercita il primo pistone e che 
vale :

       

è la stessa esercitata (dal basso verso l'alto) sul secondo pistone :

        .

Da queste formule siamo in grado di ricavare la forza incognita  che vale (confrontando le due 
formule) :

          .

Consideriamo il caso concreto in cui si abbia :

       

(usiamo qui per comodità i centimetri).

Sostituendo nella formula precedente risulta infine :

        .

Questo risultato può essere compreso in maniera intuitiva con la seguente osservazione.

La pressione su    vale :

       

Siccome questa pressione si trasmette inalterata sulla superficie , avremo che su ogni centimetro 
quadrato di  compare una forza  F = 2N . Poiché  , la forza complessiva su   
sarà : 

        .

Abbiamo ricavato il sorprendente risultato che con una piccola forza    si ottiene una grande 
forza  .

La legge di Pascal può quindi essere sfruttata nelle applicazioni di ingegneria per sollevare con piccoli 
sforzi grandi pesi. Innumerevoli sono i congegni che sfruttano questo principio. Fra i tanti : il crick idraulico, 
i freni delle auto, presse ed elevatori ecc. ecc.

Da quanto mostrato (la possibilità di ricavare grandi forze con piccoli sforzi) sembrerebbe che si possa 
guadagnare energia. Purtroppo, le cose non stanno così ed il principio di conservazione dell'energia
non viene violato

Si dimostra facilmente che il lavoro fatto dalla forza    è uguale al lavoro fatto dalla forza  . E' 
sufficiente osservare che, con lo spostamento in basso di   , una parte di liquido passa dal cilindro 
di sezione     a quello di sezione  , provocando uno spostamento in alto di  . Indichiamo con    
lo spostamento di    e con    lo spostamento di  . Il volume del liquido spostato è dato da    
ed è naturalmente uguale

       

Supponiamo che    si abbassi con uno spostamento  . Utilizzando i dati del problema 
si ha:

       

da cui si ottiene :

        .

Si ricava che, se    è mille volte maggiore di  ,   sarà mille volte minore di  . Calcolando il 
lavoro fatto da    e da  si ha :

       

e :

        .

Otteniamo cioè che con una piccola forza ed un grande spostamento otteniamo una grande forza ma 
un piccolo spostamento. In questo modo l'energia è conservata (a parte quella dissipata a causa 
degli attriti).

Fine.


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