E-school  di  Arrigo Amadori

in collaborazione con :

Associazione Astrofili Cesenati  http://www.astrofilicesena.it/index.html  


CORSO DI CULTURA SCIENTIFICA DI BASE

(11') incontro del 02/01/2004

resoconto


01 - Semplici esercizi di applicazione della formula   F = m · a .

Consideriamo un corpo di massa  m = 1000 kg . 

Supponiamo che su di esso agisca una forza costante  F . Da misure di spazio e tempo effettuate 
sul corpo in questione supponiamo che risulti che esso si muova (rispetto ad un sistema di riferimento 
inerziale) con una accelerazione costante  a = 3 m/s² . 

Domandiamoci : quanto vale la forza  F  applicata al corpo ?

Per il secondo principio della dinamica risulta :

        F = m · a .

Facendo i calcoli si ottiene allora :

        F = 3 · 1000 = 3000 N (newton).

(valendo 1 N  circa un etto, questa forza sarà circa  300  chili (nella vecchia unità di misura 
chilogrammo peso)).

Supponiamo ora che sullo stesso corpo agisca una forza costante  F = 3000 N . 

Domandiamoci : a che accelerazione  a  sarà soggetto il corpo ?

Applicando la medesima formula si ottiene :

        3000 = 1000 · a

da cui :

        a = 3000 / 1000 = 3 m/s² .

Supponiamo infine che su quel corpo agisca una forza nulla, ovvero  F = 0 .

Risulta, sempre applicando la formula  F = m · a , allora :

        0 = 1000 · a

da cui :

        a = 0 / 1000 = 0 m/s² .

L'accelerazione con cui risulta muoversi il corpo è nulla. Questo risultato naturalmente è estendibile 
ad un corpo di massa  m  qualunque. Possiamo cioè affermare che se su un corpo qualunque agisce
una forza nulla ( F = 0 )  l'accelerazione che ne risulta è anch'essa nulla ( a = 0 ).

Cosa significa che un corpo ha accelerazione nulla ? 

Un corpo con accelerazione nulla non cambia la propria velocità (l'accelerazione è infatti la variazione
della velocità nell'unità di tempo) quindi si muove di velocità costante.

Abbiamo visto allora che il secondo principio della dinamica contiene dentro di sé il primo 
principio (il principio d'inerzia) come caso particolare per  F = 0 .

02 - Moto uniformemente accelerato.

Supponiamo che su di un corpo agisca una forza costante. Siccome  F = m · a , se la forza è costante,
supponendo che la massa sia anch'essa costante, si avrà che anche l'accelerazione è costante.

Naturalmente l'accelerazione sarà data dalla formula :

        a = F / m .

Se l'accelerazione è positiva, il corpo aumenta la propria velocità istante per istante, se è negativa,
esso diminuisce la propria velocità istante per istante (cioè decelera). 

Un corpo su cui agisce una forza costante si muove allora con accelerazione costante, cioè si muove
di moto uniformemente accelerato.

Questo tipo di moto è molto importante e vale la pena approfondirlo.

Supponiamo che, osservando un corpo soggetto a moto uniformemente accelerato, si ottenga la 
seguente tabella oraria :

  t (s)   v (m/s)
  0   10
  1   13
  2   16
  3   19
  4   22

( t  sta per tempo e  v  sta per velocità).

Consideriamo il moto fra l'istante  1  e l'istante  4  e calcoliamo l'accelerazione fra questi due istanti. 
Poiché l'accelerazione è definita come variazione di velocità nell'unità di tempo, si avrà :

        ,

dove    è la velocità finale (all'istante finale) e    è la velocità iniziale (all'istante iniziale). 

Consideriamo ora il moto fra l'istante  0  e l'istante  4  . Si avrà :

        .

L'accelerazione non cambia (come dovevamo aspettarci perché il moto è uniformemente accelerato)
e rimane la stessa se si prendono in considerazioni altri istanti e le relative velocità.

Disegniamo ora il grafico orario velocità-tempo di questo moto. Si ottiene così :

       

Si vede bene che ciò che si ottiene è una retta. Questo perché ad intervalli di tempo uguali 
corrispondono variazioni di velocità uguali
. Diremo allora che le variazioni di velocità sono
direttamente proporzionali agli intervalli di tempo (raddoppiando gli intervalli di tempo le variazioni 
di velocità raddoppiano, triplicando ... ecc.)

Se la velocità al tempo  0  fosse nulla, il grafico sarebbe del tipo :

       

dove la retta passa per l'origine. In questo caso velocità e tempi sono direttamente proporzionali.

Se l'accelerazione fosse nulla ( a = 0 ), la velocità sarebbe costante ( v = cost. ) quindi il grafico 
orario del moto sarebbe del tipo : 

       

ovvero una retta orizzontale.

03 - Relazione inversa.

Consideriamo la seguente relazione  R  da  A  a  B :

       

Da questa relazione è possibile costruire la relazione inversa    da  B  ad  A  semplicemente 
invertendo le coppie ordinate. La coppia  (a , 1)  diventa  (1 , a)  ecc. . Così facendo si inverte il 
dominio con il codominio. Si ha cioè :

       
Abbiamo perciò mostrato con un esempio come si costruisce la relazione inversa di una relazione 
data.

La definizione matematica esatta di relazione inversa è :

        .

Le relazioni inverse ci saranno molto utili in seguito, specialmente nel grande capitolo delle funzioni 
numeriche.

04 - Classi di equivalenza. Partizione.

Consideriamo l'insieme di alcuni amici. Chiameremo  A  questo insieme ed indicheremo con le lettere 
minuscole i singoli amici. Supponiamo che sia  A = {a, b, c, d, e, f} . Supponiamo anche che :

        a  abbia  15  anni
        b    ''       17    '' 
        c    ''       20    '' 
        d    ''       17    '' 
        e    ''       15    '' 
        f     ''       50    ''  .

Creiamo la relazione  R  da  A  ad  A  definita dall'affermazione "avere la stessa età" . Graficamente :

       

Supponendo che ogni amico abbia la stessa età di se stesso, la relazione  R  è evidentemente una 
relazione di equivalenza perché soddisfa alle proprietà riflessiva, simmetrica e transitiva.

Consideriamo ora un elemento dell'insieme  A , per esempio  a , e costruiamo l'insieme degli elementi
in relazione con esso (cioè equivalenti ad esso). Indicando questo insieme col simbolo  [a]  otterremo
allora :

        [a] = {a, e} .

Questo insieme si chiama classe di equivalenza di  a .

Facendo la stessa cosa per gli altri elementi di  A (e ripetendo ancora  [a] ) otteniamo :

        [a] = {a, e} 
        [b] = {b, d} 
        [c] = {c} 
        [d] = {b, d}  
        [e] = {a, e} 
        [f] = {f} 

La definizione matematica di classe di equivalenza è allora :

        .

Si noti a questo punto una proprietà molto importante. L'insieme l'unione di tutte le classi di 
equivalenza
indotte dalla relazione  R  sull'insieme  A  dà esattamente l'insieme  A .

Si noti anche che le classi diverse sono disgiunte a due a due, cioè non hanno elementi in comune.

In altre parole si dice che una relazione di equivalenza induce in un insieme una partizione del 
medesimo in classi di equivalenza, lo scompone cioè nelle sue classi di equivalenza.

Questa proprietà è di estrema importanza ed è, per esempio, alla base della teoria dei numeri
che studieremo presto.

Fine.


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