E-school di Arrigo
Amadori
in collaborazione con :
Associazione Astrofili Cesenati
http://www.astrofilicesena.it/index.html
2005 anno della fisica
introduzione alla cosmologia
resoconto 4' parte
04 - Modelli cosmologici relativistici.
L'equazione gravitazionale di Einstein :
curvatura dello spazio-tempo =
distribuzione della massa e dell'energia
permette di descrivere l'universo nel suo insieme. Facendo delle ipotesi
sulla distribuzione delle
masse (vista l'equivalenza fra massa ed energia, spesso ci riferiremo per
brevità solo alla massa)
è possibile conoscere la curvatura della geometria dell'universo su grande
scala.
La prima e più semplice supposizione che si può fare è che la materia
sia distribuita nello spazio
in modo omogeneo ed isotropo. Ovviamente, su piccola scala, la
materia si organizza in modo
disomogeneo ed anisotropo formando stelle e galassie inframmezzate da vasti spazi
pressoché
vuoti ma, su grande scala, possiamo immaginare che la materia sia distribuita
uniformemente.
Secondo questa ipotesi, non vi sono punti privilegiati nell'universo.
Tutti i punti di osservazione
sono equivalenti per cui ovunque andassimo, l'universo ci
apparirebbe sempre lo stesso (in termini
di distribuzione media di materia).
Questo principio di omogeneità ed isotropia può essere applicato anche al tempo
: l'universo, in ogni
momento della sua esistenza, potrebbe presentare sempre la medesima
distribuzione di massa. Anche
il tempo allora potrebbe essere pensato omogeneo ed isotropo.
In questo caso l'universo non avrebbe
avuto un inizio e non avrà una fine.
In realtà noi non sappiamo se queste ipotesi sono vere o false. Solo le osservazioni
astronomiche
sempre più accurate e precise dell'universo, specialmente nel suo passato
remoto, possono verificare
o confutare queste supposizioni. E' proprio sull'accettazione parziale o totale di
queste ipotesi che
si basano i vari modelli cosmologici che devono poi essere
assoggettati al vaglio delle verifiche
sperimentali.
Ipotizzando che lo spazio ed il tempo siano entrambi omogenei
ed isotropi si "costruiscono" i
cosiddetti modelli stazionari che possono essere non espansivi od
espansivi.
Secondi questi modelli, l'universo è sempre lo stesso, in termini di
densità media di materia e quindi di
curvatura, in ogni punto dello spazio e del tempo.
Se non accettiamo totalmente od in parte questi assiomi di omogeneità ed
isotropia, otteniamo una
serie di modelli cosmologici dalle differenti caratteristiche e proprietà.
Accettando che lo spazio sia omogeneo ed isotropo ma il tempo
non lo sia, otteniamo i cosiddetti
modelli non stazionari.
Le osservazioni astronomiche, già dagli anni '20, sembrano indicare che l'universo
si sta espandendo.
I modelli non stazionari, il principale dei quali si basa sull'ipotesi del big
bang, sono per questo motivo
più "accreditati" presso la comunità scientifica di quelli
stazionari. Questo, però, data la vastità e la
complessità delle problematiche legate alla cosmologia, non implica che questi ultimi debbano essere
considerati errati a priori.
Oggi stiamo vivendo un'enorme sviluppo della cosmologia grazie alle
misure astronomiche sempre
più precise che i satelliti fuori dall'atmosfera ci forniscono. Le ultime
recenti scoperte sono addirittura
sorprendenti. Sembrerebbe che l'universo che noi osserviamo (quello formato
dalla materia ordinaria
che conosciamo e che emette radiazione elettromagnetica) sia solo una esigua
minoranza ( 5 % )
dell'universo reale il quale sarebbe costituito in maggioranza da materia ed
energia di origine e natura
sconosciute e che per questo sono state chiamate materia ed energia
oscura.
04a - Modelli stazionari non espansivi.
Fra questi tipi di modelli riportiamo qui il più semplice che propose Einstein
stesso subito dopo la
pubblicazione della teoria della relatività generale. Esso si basa sull'ipotesi
che sia lo spazio che
il tempo siano omogenei ed isotropi.
Se la distribuzione della materia è omogenea, la curvatura dello spazio
deve essere costante in
ogni punto. Questo lo si deduce direttamente dall'equazione gravitazionale di
Einstein.
Geometricamente abbiamo allora tre diverse possibilità di curvatura dello
spazio :
la curvatura positiva, la
curvatura negativa, la curvatura nulla.
Nel primo caso si dice che lo spazio è chiuso, nel secondo che è aperto
e nel terzo che è piatto.
Il caso a curvatura nulla, ovvero di spazio piatto, corrisponde alla geometria
euclidea.
Siccome lo spazio fisico è a tre dimensioni, noi non siamo in
grado di immaginare una tale spazio
nel caso che sia curvo. Solo se è piatto lo possiamo immaginare, perché
esso coincide con lo spazio
della nostra esperienza quotidiana in cui le nostre strutture cognitive
si sono evolute, spazio che è
ovviamente euclideo.
Se lo spazio fosse a due dimensioni, invece, ce lo potremmo raffigurare
molto facilmente.
Ecco allora che, per comprendere e rappresentare i vari tipi di curvatura, utilizzeremo modelli
bidimensionali. Questi
modelli sono molto utili perché le proprietà geometriche di uno spazio
bidimensionale (ben rappresentabili e studiabili) possono essere in generale estese agli spazi
tridimensionali.
Uno spazio bidimensionale è una ordinaria superficie e su una
tale superficie dobbiamo immaginare
di muoverci senza mai abbandonarla. Dobbiamo pensare che tutto
l'universo sia la sola superficie.
Uno spazio bidimensionale a curvatura costante positiva è la superficie
sferica :
Questa affermazione è intuitivamente ovvia. Un esempio di curvatura positiva non
costante è per
esempio la superficie di un ellissoide :
In questo caso, la curvatura nel punto A è maggiore di quella del
punto B .
Il caso di una superficie a curvatura costante negativa è un più complicato
da immaginare. Una sella
costituisce una tale superficie :
Il caso della superficie piatta è ovviamente il piano ordinario su cui
vale la geometria euclidea.
Einstein ipotizzò che il suo modello stazionario dovesse avere una curvatura
costante positiva.
Un tale universo, rappresentabile dal modello bidimensionale a superficie sferica
:
è finito ma illimitato. Finito significa che esso ha una
superficie ben precisa (in tre dimensioni un
volume ben preciso). Illimitato significa che non vi sono "frontiere".
Si può "viaggiare" sulla superficie
sferica senza mai fermarsi. Un raggio di luce che seguisse la superficie sferica
ritornerebbe al punto
di partenza :
In tre dimensioni, se il modello fosse vero, inviando un raggio di luce in una
direzione, esso, dopo un
tempo molto lungo dipendente da quanto "grande" è l'universo,
giungerebbe alle spalle dell'osservatore.
Dal punti di vista temporale, questo modello è tale per cui l'universo
mantiene una distribuzione di
materia costante. In due dimensioni questo significa che il raggio della sfera
non varia nel tempo.
Il modello stazionario chiuso (lo indicheremo sinteticamente così) ha il
vantaggio di essere molto
semplice perché basato su semplici e logicamente (antropomorficamente
parlando) verosimili ipotesi,
ma ha lo svantaggio di essere instabile. Una piccola fluttuazione
statistica della distribuzione delle
masse potrebbe fare sì che l'universo inizi a contrarsi o ad espandersi
rompendo così l'omogeneità
e isotropia temporale.
Qualche anno dopo la presentazione di questo modello da parte di Einstein, lo
scienziato russo Fridman
dedusse una serie di soluzioni non stazionarie dell'equazione
gravitazionale di Einstein. Queste soluzioni,
pur mantenendo lo spazio omogeneo ed isotropo, considerano il tempo non più
anch'esso omogeneo ed
isotropo. Per questo motivo, l'universo descritto da queste soluzioni presenta una evoluzione temporale.
Nacquero così i modelli non
stazionari.
Einstein si oppose a queste scoperte teoriche e propose una correzione
alla propria equazione
gravitazionale in modo tale che questa evoluzione temporale ne venisse neutralizzata.
Egli aggiunse
al secondo membro dell'equazione il termine
che chiamò costante cosmologica :
curvatura dello spazio-tempo =
distribuzione della massa e dell'energia +
.
Con l'aggiunta di questo termine,
lo spazio-tempo acquisisce una sua intrinseca curvatura (in assenza
di masse l'equazione si riduce a "curvatura dello spazio-tempo
=
" ) tale da
neutralizzare la tendenza
ad evolvere nel tempo che hanno le soluzioni dell'equazione
originaria, senza il temine cosmologico.
Pochi anni dopo (attorno al '24), però, avvennero da parte di Hubble due
scoperte rivoluzionarie
che cambiarono profondamente il modo di concepire il cosmo :
- 1 - l'universo è
composto da innumerevoli galassie e non solo dalla Via Lattea
- 2 - le galassie
presentano uno spettro spostato verso il rosso (red-shift)
Questa seconda scoperta fu interpretata in termini di effetto Doppler secondo
il quale la frequenza
della radiazione emessa da una sorgente in moto rispetto all'osservatore
viene osservata aumentata,
se la sorgente si avvicina, e diminuita, se la sorgente si allontana.
Il red-shift delle galassie si può quindi spiegare in termini di un loro allontanamento
da noi e, se esse si
allontanano, vuol dire che l'universo si espande in tutte le direzione.
Verrebbe così a cadere l'ipotesi
che il tempo sia omogeneo ed isotropo. I modelli
cosmologici stazionari ricevettero così una forte
smentita sperimentale.
Einstein stesso, preso atto di questo, affermò successivamente che l'introduzione
della costante
cosmologica fu "il più grande errore della sua vita".
Oggi, invece, dobbiamo ancora di più riconoscenza ad Einstein per avere
avuto l'idea di inserire
nella sua equazione. Grazie alle ultime osservazioni astronomiche, la costante
cosmologica ritorna,
anche se per fini opposti (vedi più avanti), a giocare un ruolo fondamentale.
04b - Modelli stazionari espansivi.
Altri scienziati, fra cui l'anticonformista e geniale Fred Hoyle, non vollero
mai accettare l'ipotesi che
l'universo non sia stazionario. Venne quindi proposto un modello che accetta
l'espansione dell'universo
(red-shift delle galassie) ma mantiene l'ipotesi dell'omogeneità ed
isotropia del tempo.
Questo apparente contrasto (fra stazionarietà ed espansione) viene risolto
immaginando che un atomo
di idrogeno (la specie atomica più abbondante) venga spontaneamente
creato in un volume di
ogni anno.
In questo modo, l'inserimento costante di materia manterrebbe costante
nel tempo la densità della
medesima.
La creazione spontanea di materia non venne accettata dalla
maggioranza dei fisici perché in contrasto
con il principio di conservazione della massa e dell'energia.
Oggi, però, alla luce delle ultime teorie sull'energia del vuoto, si
ipotizza che la materia può scaturire
spontaneamente dal vuoto. L'universo stesso potrebbe essere una fluttuazione
quantistica del vuoto.
Anzi, infiniti universi potrebbero scaturire dal vuoto così come le bolle si
formano incessantemente
in un liquido in ebollizione.